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L'arte richiede un vuoto?

equilibriarte.org : Laura Tedeschi : blog : 2008 : July : 01

Il paradosso della felicitá.

Succede di sentirsi a disagio nel mondo e nel divenire si prova il desiderio, umanissimo ancorché regressivo, di nascondersi, di mettere la testa sotto le coperte; sono così rifioriti in me i sogni dell'isola remota in cui rifugiarmi dalle grinfie della Storia, dell'arca di Noè in cui salvarsi dal diluvio.
Ricordo che da bambino, accarezzavo una simile fantasia, una specie di Robinsonata, non subita, come quella di Robinson per il quale l'isola e l'isolamento sono una
disgrazia, ma cercata. Immaginavo una prossima apocalisse atomica e i modi di sopravviverle.
Immaginavo di scoprire per caso, fra le montagne, un piccolo passaggio dietro un'enorme cascata, una muraglia d'acqua spessa decine di metri, che nella mia fantasia sorretta da ignoranza delle leggi fisiche era impenetrabile a ogni radazione atomica e ad ogni altra arma e che nessuno avrebbe potuto attraversare.
Dietro ad essa, nascosta e protetta, c'era una splendida valle, ricca di ogni ben di dio, una sorta di Shangri-la.
Seguivano nella mia fantasia, i preparativi per trasportare - attraverso quel passaggio che poi sarebbe stato colmato e chiuso - tutte le cose necessarie a una felice sopravvivenza, compreso un gabinetto dentistico,
incluso il dentista, perché a quell'epoca soffrivo di mal di denti. Erano previste carovane, trasporti d'ogni genere,tutto nella massima segretezza.
Naturalmente non pensavo di fuggire lì da solo , col dentista, non volevo solo sopravvivere, ma, ancor di più, vivere felice e non potevo essere felice senza avere con me le persone che amavo, i miei genitori, le mie sorelle, alcuni amici e alcune amiche. Avevo anche stilato una lista delle persone la cui salvezza era indispensabile per la mia.
E' la lista che ha fatto saltare il progetto! Per quel che mi riguarda, avrei potuto anche definirla rigorosamente, affrontando l'ingrata necessità delle esclusioni. Ma per essere felice, dovevo vivere con persone amate che fossero anch'esse felici e non tristi e disperate a causa mia e delle mie esclusioni.
Nel " Mercante di Venezia" Porzia capisce che, per vivere a fondo l'amore col suo amato Bassanio, deve prima liberarlo dall'angoscia che egli prova per la sorte dell'amico Antonio:" Voi - gli dice - non giacerete accanto a Porzia con l'animo inquieto". Io ero troppo piccolo, a quel tempo, per amare una donna, ma l'afflizione degli amici avrebbe, analogamente turbato l'amicizia.
E così ho capito che ognuno, come me, doveva portarsi dietro le persone che gli erano care, ma che ognuna di queste,a sua volta, amava altre di cui non poteva fare a meno e così via, sicché quella valle, alla fine, doveva contenere tutto il mondo.
Così ho capito che non c'era vera salvezza se non rivolta all'intera umanità. Forse per questo, ho sempre messo nel mio presepe finché l'ho fatto, non solo Gesù, Maria, Giuseppe e le altre figure deputate, ma anche tanti Magi, almeno otto o nove, soldatini di stagno, elefanti di cartapesta, animali di stoffa, tutta una scalcagnata corte dei miracoli.

Testo: A.N. Di Franco

Dipinto: Laura Tedeschi "Serenitá"


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