L'arte... la mia vita!
Saturday June 14, 2008
Penso che un vero pittore possa ritenersi tale quando sente nel suo animo e nel suo cuore l'impeto di dipingere. Il suo immenso desiderio di dipingere deve essere appagato, il prima possibile. In questi momenti le altre cose della vita passano in secondo ordine, così la pittura diventa per il pittore come la sigaretta per il fumatore, una droga di cui non se ne può fare a meno che per un po' ti esalta in altri momenti ti fa star male.
Il bisogno di dipingere è l’elemento qualificante del "pittore vero". Tale stato di bisogno trova le sue radici nell'anima dell'artista e attraverso esso emergono per mezzo dell’arte pittorica le proprie emozioni, non volendo o non conoscendo altro modo per poterle manifestare.
June 14, 2008 10:21 AM
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Thursday April 3, 2008
Normalmente pubblico testi piuttosto brevi perché credo che la brevità e la leggerezza costituiscano una virtù... in questo caso però devo fare un'eccezione perché poche parole non sono sufficienti per presentare un artista come Giacomo Sonaglia; ne devo spendere qualcuna in più, ...questo pittore si scoprirà che egli si dichiara disponibile a eseguire ritratti su commissione, vetrate artistiche, Trompe l'oeil, copie di capolavori e quadri originali. Alcuni storgono la bocca quando sentono che qualche artista opera su commissione, ma anch'io storgo la bocca quando vedo che queste persone storgono la bocca. So di avere la ragione dalla mia: conosco abbastaza bene la storia dell'arte per sapere che Giotto, il Beato Angelico, Raffaello, Michelangelo, Picasso e tutti i grandissimi lavoravano proprio in questo modo. Qualcuno si scandalizza perché Renzo Piano progetta edifici soltanto se gli viene chiesto di farlo, ovvero se gli viene commissionato un progetto? Mozart o Verdi forse componevano per hobby? No, tutti i grandi artisti hanno lavorato su commissione. Il committente è fondamentale perché l'arte possa vivere; non soltanto il singolo artista, l'arte. Da qualche decennio si è diffusa l'errata convinzione che l'artista deve essere completamente indipendente e che soltanto se fa quello che decide lui, dove e quando sceglie lui, potrà creare capolavori; ma è sbagliata e irrealistica. Tra i grandi, per quello che risulta a me, soltanto Cezanne ha potuto fare a meno del mercato, e soltanto perché suo padre, grande banchiere, gli assicurò un rendita per tutta la vita. Sonaglia....se pure fosse bravo (come è) anche in uno solo dei cinque campi in cui opera, avrebbe il successo che ha e ne meriterebbe molto altro ancora; il fatto che di talenti ne possieda cinque (ma in realtà è sempre lo stesso) lo rende un personaggio e un artista straordinario. Sonaglia è un maestro, ovvero uno che conosce in profondità le tecniche che utilizza, che dal loro impiego trae opere di livello qualitativo altissimo e che è in grado di insegnare ad altri i loro segreti. Non è questo che deve saper fare colui a cui attribuiamo il titolo di Mastro? Visitando le gallerie si vedrà che sto descrivendo semplicemente le cose come sono. Si potrà dire che vetrate e trompe l'oeil belli come quelli che lui disegna e realizza hanno più a che fare con l'artigianato, seppure di alto livello, che con l'arte, intesa come capacità di creare. Un'osservazione come questa, che pure è accettabile, non tiene conto di parecchi elementi. Assumersi la responsabilità di affrescare la parete della sala più importate di una magione prestigiosa, non è cosa da tutti. Allo stesso modo copiare un Gauguin o un Renoir può portare a risultati squallidi e perfino grotteschi, ma può anche, all'opposto, riprodurre lo spirito dell'artista di cui si sta copiando l'opera. Per riuscirci occorre penetrare nell'animo di quell'artista, non basta limitarsi a ricalcare i suoi tratti e le sue pennellate. La maestria di Sonaglia in questa parte non puramente creativa della sua attività può essere paragonata a quella di un grande concertista, che esegue musiche composte da altri, ma che è in grado di affascinare chi ascolta. Ma come un grande concertista può essere anche compositore lui stesso, così Giacomo Sonaglia è anche artista "in proprio". Quando segue la propria ispirazione appare molto libero e moderno, quasi selvaggio. Di Sonaglia "pittore in proprio" parlerò ancora.
Roberto Malfatti
April 3, 2008 01:19 PM
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Wednesday April 2, 2008
Quando ritraggo la donna che amo, il pennello diventa una naturale estensione della mano, accarezza i piccoli dettagli, i contorni del volto, gli occhi, le labbra turgide, i capelli, il corpo, i fianchi, il seno, le gambe, mentre a poco a poco l'emozione entra prepotentemente dal braccio al cuore... e sempre oltre fino a raggiungere l'anima.
April 2, 2008 09:47 AM
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Tuesday April 1, 2008
Giacomo Sonaglia é nato il 19 giugno 1950 a Roma. Negli anni '70 compie gli studi artistici e coltiva la passione pittorica contemporaneamente al lavoro di pubblicitario. Artisticamente autodidatta, opera all'inizio della sua attività artistica nella sfera del surrealismo e del fantastico, pur nella sua diversità Salvador Dalí é stato il suo primo ispiratore. Dipinge ad olio su tela, con raffinata stesura, ogni quadro è il frutto di una sofferta elaborazione interiore e di una ricerca assidua e costante che ne testimoniano la serietà e la profondità del suo impegno pittorico. Già da allora l’insegnamento dell’elemento compositivo, l’intuizione di un disegno preciso, la costante attenzione ai ritmi, fanno in modo che le sue opere non siano mai un’esercitazione cromatica ma un preciso e costante impegno evolutivo verso nuovi moderni obiettivi.
Prende come riferimento il Surrealismo di Dalí e la Metafisica di De Chirico; l’Isola (l’opera di cui ne va più fiero) è il ritratto di sua moglie, che ha trasformato in simboli, “che mai nessuno arriverà a capire che questi rispecchiano il suo carattere e il suo modo di essere.” Sonaglia quindi nella prima fase, non abbraccia solamente il Surrealismo, ma anche la poesia simbolista che cerca di rivestire l’Idea di una forma sensibile che però non deve essere fine a se stessa.
Sonaglia inizialmente attratto dal surrealismo, sente il bisogno di novità. La continua ricerca, la curiosità e la voglia di nuove esperienze, dopo vari passaggi, lo hanno portato verso uno stile molto più espressivo, con volti intensi, colori forti e violenti, dove ama lavorare la materia con la spatola.
“L’insoddisfazione, la fantasia, la sensibilità e la voglia di comunicare emozioni, mi spronano a cercare e provare sempre; non mi fermo a quanto ho raggiunto, non mi piace ripetere a lungo un procedimento, il linguaggio, lo stile usato una volta”. C’è quindi un passaggio da colori freddi a quelli caldi e intensi; dalla simbologia alla piena esplosione dei sentimenti; dall’ambiguità di atmosfere enigmatiche a volti che gridano, che ti chiamano con la sola forza dello sguardo, ...i suoi quadri non lasciano scampo: è impossibile non sentire il respiro delle anime, la loro voce che ti interpella. Hanno una carica talmente espressiva che potrei definirli dei “quadri vivi”. Se guardiamo a lungo quei volti, quelle espressioni... sentiamo i loro pensieri e le loro emozioni, tanto che restiamo immobili ad aspettare un gesto od un movimento. Il tema che ricorre nelle opere del 2000, come abbiamo visto, è quello dello sguardo, di questi volti, alcuni tristi altri invece seducenti, ma che comunque hanno una forte carica espressiva. Occhi che ti chiamano, cercando un contatto con il mondo esterno. Anime intrappolate dal colore sulle cornici.
Alto tema è quello della donna già elaborato nel periodo surrealista. Non più però una donna trasformata in simboli segreti che solamente il pittore può decifrare, ma una donna che mette in mostra tutte le sue forme, in una passionale seduzione. Sonaglia non è mai volgare, anzi mette in risalto le curve dei corpi femminili e la loro sensualità attraverso il gioco del vedo-non vedo. Qui la passione è data dal contrasto di colori caldi e freddi che generano un ibrido di emozioni. Per certi aspetti le sue opere possono essere considerate Selvagge collegate a quelle dei Fauves. Infatti presentano una prospettiva che si allarga e che spinge i quadri in avanti verso lo spettatore, creando il movimento con la sola violenza espressiva del colore. Riportano sulla tela le loro sensazioni usando il colore: “I colori sono per noi come cartucce di dinamite”. Dinamite sono anche i suoi quadri che letteralmente esplodono nello spazio circostante, dotati però anche di una calamita, che cerca e trova la nostra attenzione. In fondo è un po’ selvaggio. Inoltre interessante notare come Sonaglia accosta colori primari e brillanti come il giallo, il rosso e il blu a delle tonalità molto scure, come il nero, questo accentua la forza espressiva del colore che sfocia in un movimento ondulatorio.
April 1, 2008 06:55 PM [edited: April 2, 2008 09:35 AM]
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