/blogs

remember

MATRICI

Metamorfosi del Femminile

equilibriarte.org : Antonella Iurilli Duhamel : blog : TRATTATO DEL RIBELLE

TRATTATO DEL RIBELLE

Nei primi anni del secondo dopoguerra Ernst Jünger scrive una preziosa guida alla libertà che uscirà nel 1951 con il titolo enigmatico Der Waldgang (passaggio al bosco), oggi edito in Italia con il titolo Trattato del Ribelle (Adelphi).

Nell’antica Islanda il Waldgänger (letteralmente, colui che passa al bosco), è il proscritto che si dà alla macchia e conduce una vita solitaria, libera e rischiosa. Lo scrittore tedesco si rifà a questa tradizione nordica per tracciare la figura del Ribelle, un tipo d’uomo che sceglie di resistere al nichilismo desertificante del nostro tempo. Jünger individua nelle “teorie che tendono ad una spiegazione logica e razionale del mondo”, e nel “progredire della tecnica”, l’origine dell’assedio all’uomo moderno. Com’è possibile salvarsi da questa realtà che annienta l’essere, o perlomeno lo nasconde sotto identità artificiali? La risposta che Junger dà è : Incamminandosi lungo la Via del Bosco…

Se la nave, il Titanic, è il simbolo della civiltà tecnologica avanzata in cui trionfano razionalismo, ostentazione volgare, ed automatismo, il Wald /(Selva) è lo spazio sacro in cui l’uomo incontra se stesso, riscoprendo le forze primordiali della vita. Che il mondo della sicurezza borghese invece nega, intimorito dalla natura elementare. Come se si potessero cancellare gli istinti, le pulsioni profonde e la stessa morte (tutto ciò che troviamo nel Bosco), con una scelta razionale. La Selva non è quindi semplicemente un paesaggio naturale, ma soprattutto il simbolo di quella “terra selvaggia” (Wildnis), che ogni uomo ha in sé.

In questo senso il bosco può crescere ovunque, sulla nave come nella metropoli moderna e per questo Jünger parla del bosco come di qualcosa di intimo, di segreto, che molti possono ritrovare, lì dove sono, dentro di sé. La parola tedesca heimlich significa appunto segreto, e quindi luogo protetto. Il passaggio al bosco è però anche unheimlich/inquietante : una “escursione perigliosa” , oltre il “meridiano zero del nulla” che comporta un “avvicinamento” alla morte.

Come insegnano le dottrine tradizionali, solo nell’estremo pericolo cresce ciò che salva. Nella foresta infatti il Ribelle rinasce ad una vita nuova e più autentica: solo andando verso la morte il singolo, che è “l’uomo libero come Dio l’ha creato, l’uomo che si nasconde in ciascuno di noi”, può vincere la paura dell’annientamento, e quindi ogni altro timore che discende da quella paura.

Diventando così un uomo libero, conscio della sua natura principesca e dell’immensità della sua forza che lo mette in relazione con l’Assoluto. Il passaggio al bosco non sembra dunque, come lascia intendere lo stesso Jünger, un regresso al mondo delle madri. Ce lo ricorda Nietzsche: il “ritorno alla natura” non è propriamente un retrocedere ma un andare in alto verso “l’eccelsa, libera, e anche tremenda natura e naturalità, una natura che gioca e può giocare coi grandi compiti”.

In definitiva possiamo dire che con il Trattato del Ribelle Jünger ci consegna un’immagine della foresta (che ritroviamo spesso anche nella mitologia e nelle fiabe europee, a testimonianza di quanto sia radicato nel nostro animo il simbolo del bosco), come luogo in cui l’uomo diviene sovrano di sé, ritrovando il contatto con quei poteri che sono superiori alle forze del tempo.

E , come afferma Claudio Risé ne L’ombra del potere (Red edizioni), il Waldgänger è una rappresentazione contemporanea dell’archetipo dell’Uomo Selvatico, colui che si salva grazie al suo sapere naturale. La Via del Bosco è dunque il percorso che ogni uomo deve compiere per recuperare la sua “selvatichezza”, e per riscoprire quelle forze ed energie maschili, anche violente ma necessarie alla trasformazione della realtà, che la società grandematerna ha sacrificato sull’altare delle buone maniere.

comments

Chiara Catapano 05/19/2008 08:07 AM
Cara Antonella, inutile dire -forse è banale- che questa condizione di intimo avanzare verso la parte nascosta e naturale, verso il segreto interiore, oltrepassare il meridiano zero dove morte/vita si confondono, l'ho provato subito prima e durante il parto. Impossibile da descrivere, la sensazione forte è quella di trovarsi "dentro" il più grande dei riti di passaggio...lì davvero la natura primordiale non può che esprimersi. E davvero la dimensione morte/vita sembra annullarsi per poi rincorrersi senza soluzione di continuità.

Grazie per l'immancabile spunto di riflessione...spero tu stia bene. Un caro abbraccio...
Ciro D' Alessio 05/19/2008 09:31 AM
Ciao Antonella, non ho ancora letto quest' opera di junger, ma in passato ho cercato di analizzare un altro suo scritto "Il lavoratore"; Ernst Junger è un pensatore profondo in quanto fa una critica alla società borghese rea di aver dimenticato il suo contatto con quella regione che egli chiama "dell' elementare"; con quella regione, cioè, fatta di bisogni e pulsioni profonde, cui il nostro mondo non dà alcuno spazio.
C' è un aspetto però che non mi piace di Ernst Junger, e credo tu già abbia capito a cosa voglio riferirmi.
Egli aderì con convinzione al nazismo, e non ne prese mai con convinzione le distanze dopo, quando ormai era chiaro a tutti che immane catastrofe, che abisso per l' umanità era stato.
Ora io mi chiedo; un pensiero, per quanto profondo, che non riesce a mettere in quardia, ed ad esprimere una parola di condanna verso quella che è stata forse l' esperienza più abberrante dell'umanità, deve pur avere qualcosa che non và?
Un discorso analogo vale per Heidegger, che è considerato il più proficuo pensatore continentale del secolo, ma che si lasciò sedurre anch' egli dalle sirene del sangue e del suolo, dell' autenticità di una vita, anche violenta, contro la banalità borghese.

Vanno bene le critiche alla società borghese, fatte in nome dell' elementare, di una vita fatta di più autentico contatto con il dolore e la gioia, ma attenzione ai risvolti etici e politici di certe posizioni!

In genere, ogni posizione che invita ad accettare uan vita fatta di lotta e di dolore, è una posizione che poi non ha nulla da ridire a mandarti in guerra, anzi che ritiene che in guerra si viva una vita più profonda ed autentica, che nella piatta e banale pace borghese!
Sono posizioni profonde, ma che vanno valutate con molta attenzione e con molto sesno critico!

Antonella Iurilli Duhamel 05/19/2008 09:39 AM
comprendo come in quel momento così forte e naturale tu ti sia sentita parte della natura, arrendersi alle onde del parto è una esperienza travolgente e sacra dove come tu dici ci si sente di essere in bilico tra la vita e la morte potente e vulnerabilissima allostesso tempo.

Tuttavia anche questo tipo di esperienza viene depotenziata dall'uso crescente dell'epidurale, non rendendosi conto di quanto madre e bambino siano danneggiati sul piano energetico: la forza necessaria ad entrambi per superare il cancello della vita e della morte li riempie di forza necessaria ad affrontare la vita e la fede in essa,la paura di provare dolore crea sin dall'inizio individui deboli. Un conto è la preparazione naturale al parto ed un altro è anestetizzare madre e bambino perché anche quel momento sia banalizzato ed epurato delle sue implicazioni emotive e fisiche fondamentali.
Grazie per il tuo apprezzamento, ma l'articolo non è mio , avrei voluto citarne l'autore ma non sono riuscita a trovarlo mi scuso per la confusione
buona giornata
Chiara Catapano 05/19/2008 09:44 AM
Sai, in quel momento ho avuto la fortuna di avere accanto due ostetriche giovanissime e davver brave! hanno tenuto letteralmente lontano da me il medico, perché già sapevano che mi avrebbe fatto l'ossitocina, per velocizzare il tutto (tieni presente che tra travaglio a parto son passate 6 ore, quindi non si capisce cosa bisognava accellerare!). Si, la cultura del non-dolore, ha creato esseri umani deboli, che al primo impedimento -incapaci di affrontarlo, perché privi dei mezzi necessari- si buttano via, ...droghe o siucidio addirittura, nei casi più gravi.

Anche se l'articolo non è tuo, il ringraziamento è comunque doppio...perché in ogni momento della tua vita, trovi il tempo e lo spazio mentale per donarci queste perle.
Antonella Iurilli Duhamel 05/19/2008 09:52 AM
hai perfettamente ragione non è possibile prendere in toto un messaggio , Junger è un valido pensatore e più che mai attuale ma ci sono implicazioni del suo lavoro che ci lasciano giustamente dubbiosi e perplessi .

Il dubbio è un fondamentale organo di senso, valido nei nostri confronti quanto nei confronti di ciò che ci circonda per evitare di buttare via il bambino con l'acqua sporca, e cadere nel fanatismo.

Mi è piaciuto questo intervento e l'ho inserito sulla scia dell'esplorazione del concetto di Normalità ed inoltre costituisce un piccolo apporto dal momento che Italia esistono pochi testi sulla coscienza del maschile a differenza di quella femminile a differenza di altre nazioni dove gli uomini lavorano da anni su se stessi per recuperare i valori più costruttivi ed elevati del maschile.

Vorrei aggiungere che dieci anni fa il poeta psicologo Robert Bly scrisse uno molto bello sulla coscienza del maschile intitolato _ Iron John, edito da Mondadori.Un piccolo gioiello oggi pressocché introvabile, forse nelle biblioteche.


Antonella Iurilli Duhamel 05/19/2008 09:58 AM
é pazzesco il trauma comoincia alla nascita gli studi di Leboyer sono tuttora ignorati, la nascita al pari della morte è depotenziata e deritualizzata e ci condanna all'esistenza di polli da batteria.
Tu sei stata fortunata ad incontrare queste due vestali queste due "Horae" che ti hanno protetta assieme a tuo figlio dalla barbarie di un mondo dove la vita sempre più cessa di essere un valore .
il mio Avatar rappresenta le due Horae le levatrici degli Dei te lo dedico
Chiara Catapano 05/19/2008 10:00 AM
Grazie infinitamente! è un dono prezioso!


« August 2008
SuMoTuWeThFrSa
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31 

Categories

Links

32,111 visits