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Metamorfosi del Femminile

equilibriarte.org : Antonella Iurilli Duhamel : blog : IN NOME DELLA NORMALITA' ultima parte

IN NOME DELLA NORMALITA' ultima parte

Lo sviluppo umano può prendere due strade: una mediata da una vita interiore in grado di preservare una ferma connessione con il mondo esteriore, ed un’altra diretta dall’esterno, assecondata dalla rinuncia della percezione del proprio mondo interiore. Se la modalità esterna riconosce solo obbedienza e conformismo non prestando più orecchio al dolore interno, il risultato finale sarà un comportamento esplosivo distruttivo.

La biforcazione tra la modalità interiore e quella esteriore ci chiarisce non solo due diversi tipi di organizzazione del Sè ma ci illustra due stati dell'essere autoannullanti : Il potere e l’amore.

Ci sono due diverse forme di insanità; una che è divenuta un modo consueto di vivere ed un’altra che è il sintomo di protesta nei confronti di un mondo e di un modo di vivere divenuto insopportabilmente doloroso. Nel nostro tipo di cultura, il primo è considerato realismo, il secondo patologia.

Secondo questa visione uno psicopatico è una persona realista che sa ben tirare l’acqua al suo mulino; uno schizofrenico è un disgraziato che ha perso il controllo sulla sua vita.

Il mondo dell’arte, per fortuna, può tuttora costituire una possibilità di salvezza quando ci mette in contatto con artisti che non hanno smarrito la loro connessione con i bisogni umani e le loro motivazioni; pur andando contro la corrente dell’omologante conformismo sono ancora in grado di parlare una lingua che è in grado di considerare la globalità dell’esperienza umana nella sua totalità e profondità.

La tendenza attuale è quella di limitare o eliminare l’apporto umano, la naturalezza del suo esistere a favore di un atteggiamento epurato mentale, schizoide, nascosto dietro la maschera della salute e della normalità.

In realtà questa tendenza ci conduce verso l’eliminazione totale della nostra umanità a favore di idee vuote, devitalizzate; di categorie e compartimenti che servono ad aumentare ulteriormente i dubbi sulle nostre identità e i nostri sentimenti indebolendoci.

Ne consegue una ulteriore perdita dal momento che neghiamo che l’essenza della nostra unita ed integrità giace nei nostri sentimenti e nella voce del nostro cuore.
La lingua del cuore si muove dall’intimo bisogno di calore e amore che vorremmo dare e ricevere, la nostra civilizzazione ci ha resi ansiosi e vergognosi ogni qualvolta ci troviamo in una posizione di vulnerabilità.

Il linguaggio della “realtà” ci promette un alleggerimento dal peso dei nostri bisogni spingendoci a tradire e negare le nostre intime percezioni ecco perché il linguaggio del cuore è l’unica via d’uscita: la nostra integrita non può essere raggiunta grazie all’acquiescienza ad una realtà di compromesso tesa all’accumulo costante di controòòo e potere ma grazie allo sviluppo della nostra capacità di provare compassione, di sperimentare dolore e gioia.


Antonella Iurilli Duhamel



opere A. Iurilli Duhamel "Rituali di trasformazione"

comments

Lorenzo Basile 05/15/2008 08:48 AM
Antonella le tue riflessioni sono profondissime oltre che dettate da rigore scientifico. Ne condivido il contenuto fino all'ulta parola.
Hai ragione oggi ci vergogniamo delle nostre emozioni in ragione di una psuedo-razionalità e di una civiltà che ha mercificato tutto, anche i sentimenti. E la compassione, non la ricerca di potere o affermazione di sugli altri, è una delle possibilità per l'uomo che non vuole rinunciare al suo essere.
Voglio complimentarmi anche per la tua meravigliosa opera perfettamente in armonia con le riflessioni
Elisabetta Trevisan 05/15/2008 09:25 AM
idem.....avete già detto tutto
Luca Mesini 05/15/2008 11:16 AM
Il tuo perfetto raccordo multievidenziato fra le cosce, le anche e l'interno vita - che è “interno vita“ è sempre una zona, per me, di bellezza armonica e modernismo stilistico al tendere del femminile, eccezionale. Questi tuoi gesti plastici al coordinamento de la forma con l'interconnessione curvilinea per ellisse non la trovo solo complemetare all'equilibrio dello studio dell'insieme (il femminile), ma l'utile studio di forma per slittare opere e creatività su scultura, disegno e pittura come tu già fai spesso (intendo crete, argille, terre ma pure bronzi - sui quali bronzi devi giungere con la forma “perfetta“) - è, parafrasando un'abitudine di molti uomini, la “recinta“ che serve a sti uomini a poter continuare la vita e il loro tempo libero - anche a Torino ci son delle recinte. Sono delle specie di Garage, Piccole tettoie fienile rimessa laboratorio dove l'uomo trova sempre qualcosa da trabaccare, hanno sempre o un muro da rifare, o un trave da rinforzare - sono la ragione per terminare la vita con uno scopo (sì, perché fra quello e il bar della cooperativa - la donna è un complemento oggetto credo meno interessante della grondaia del loro recinto. A volte, l'artista trova il suo recinto dove lavorare, la forma che sottende al gesto e all'intnzione del siglo che vuole elaborare - come i Cardinali di Manzù o altri punti centrici dello sviluppo temporale di chi gli ha voluto lavorare... i testi me li stampo - sono sempre utili riferimenti a stimolo riflessivo multiplo.
Clelia Vettrici 05/15/2008 08:23 PM
mamma mia... che bel testo a parte certo parolone un po' difficile... ma tocca in pieno l'attuale società... adesso me la rileggo un'altra volta x ci sono dei pezzi che m'interessano... e meno male che c'è qualcuno che scrive certi pezzi...non sono brava ad esprimermi ma mi sono sentita sollevata nel vedere che c'è qualcuno che nota queste cose...... un saluto caro ...Clelia...
Antonella Iurilli Duhamel 05/15/2008 10:49 PM
questo testo è la mia riflessione sui fatti appena accaduti a Verona, come ben saprai un ragazzo è stato selvaggiamente ucciso da altri due ragazzi. Eventi del genere non possono che farci riflettere sui valori della nostra società, casi del genere non nascono dal nulla sono l'espressione di un certo tipo di malessere al quale non si presta attenzione data la tendenza a dissociarsi dal Sé.

Clelia Vettrici 05/16/2008 10:05 AM
a me è venuta la pelled'oca... fra un po' magari ci ammazzano per fastidio di vederci... se a questo è successo per una sigaretta... ad un altro perche le avevano fatto dei complimenti alla sua ragazza... qui non si può più guardare... respirare... e nessuno interviene...
Gesù...che società...indifferenza assoluta... caos...ignoranza....cattivi esempi magari dai film troppo violenti... che ne so...altro che riflettere qui... bisogna agire... ciao ...Clelia...
Alessandra Puppo 05/16/2008 10:07 AM
che bello leggere queste riflessioni, antonella!
anche io mi sento smarrita, quando la società mi suggerisce (quasi impone) di avere il massimo profitto allo scapito del prossimo, di ragionare solo in termini monetari e di efficienza..
ho lasciato il primo lavoro che avevo per questo motivo.. i ns titolari volevano che noi impiegate fossimo automi, robot senza cuore, efficenti e professionali, perfette..
ma noi siamo umane, proviamo sentimenti e facciamo errori..
a volte mi sento smarrita davanti ad una scelta, perché il cuore mi dice una cosa e la gente me ne suggerisce un'altra..
solo ascoltando il mio cuore mi sento a posto, altrimenti mi sembra di tradire me stessa.
Ciro D' Alessio 05/18/2008 09:59 AM
Grazie, Antonella, per questi interventi sul concetto di normalità. Penso che tu abbia perfettamente ragione; oggi l' uomo è obbligato a dissociarsi, a disumanizzarsi, a costruirsi identità di facciata cui finisce per credere egli stesso, se vuole adegaursi al mondo in cui vive. Se invece non vuole adeguarsi e continua a reagire emotivamente al suo mondo interiore ed al mondo fuori di lui, viene preso per pazzo o anormale.
L' uomo è un essere naturale con dei bisogni che non si lasciano plasmare completamente dalla società e dalla storia; è proprio chi presta ascolto a questa naturlaità, che può contestare gli sviluppi storici della società.
Quei pensatori e quegli artisti che non riconoscono un' autonomia ed una dignità al momento naturale, in nome di cosa possono criticare il mondo in cui vivono?

Antonella Iurilli Duhamel 05/18/2008 01:45 PM
Il mondo dell'Arte è pieno di esempi di superamento delle dicotomie Salute|Pazzia, Normalità|Devianza ecc.


L'artista si allontana dalla realtà e trova il suo modo di ritornavi grazie ai suoi talenti che gli consentono di dare forma alle fantasie trasformandole in nuove verità di grande contributo per l'umanità intera donandogli una preziosa risorsa di riflessione al di fuori dei normali parametri che acciecano in nome del dio "conformismo"

In un certo senso grazie alla sua sensibilità e alla sua abilità di risolvere i conflitti in modo creativo indica quella sofferenza negata e imposta in nome della cosiddetta realtà.

Il processo creativo come un grande crogiuolo ha bisogno di quante più parti possibili del nostro essere, Henry Moore sosteneva che proprio quelle parti non logiche, istintive emotive sono quelle che giocano il ruolo più importante per il processo creativo.

"L' artista attinge all'interezza della sua personalità e utilizza la sua mente conscia per risolvere i conflitti, organizzare le memorie ed evitare di camminare in due direzioni allo stesso tempo.

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