Metamorfosi del Femminile
Saturday August 16, 2008
La nostra poesia, vi dico, manca di un centro, qual era la mitologia per la poesia degli antichi. E tutto l'essenziale per cui la poesia moderna resta addietro rispetto a quella antica, può essere espresso col dire che noi non abbiamo una mitologia.
Ma, aggiungo, siamo prossimi ad averne una o, piuttosto, s'avvicina il momento nel quale dovremo seriamente collaborare a crearne una. Poiché essa verrà a noi per una via del tutto opposta a quella dell'antica, che fu soprattutto la prima fioritura della giovanile fantasia, riattaccandosi e informandosi immediatamente a ciò che di più vicino e più vivo era nel mondo sensibile.
La nuova mitologia deve, all'opposto, venir tratta dalla più remota profondità dello spirito. Essa deve esistere come la più artistica di tutte le opere d'arte, perché deve comprendere tutte le arti, un nuovo letto e un nuovo vaso per l'antica eterna primigenia sorgente della poesia, la poesia infinita stessa, che cela i germi di tutte le altre poesie.»
F. Schlegel, Frammenti critici e scritti d'estetica, Firenze, Sansoni, 1967, p. 192
opera, John William Waterhouse Circe Invidiosa -
category: Arte - August 16, 2008 09:47 PM [edited: August 16, 2008 09:55 PM]
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Friday August 1, 2008
Quando penso a cosa per me significhi fare arte, mi trovo spesso in difficoltà, e così mi trovo a cercare parole appropriate che possano rendere pienamente il mio desiderio di catturare il singolo momento al di fuori del tempo, nel tentativo disperato di cogliere quella bellezza assoluta capace dicollegare il sacro al profano, il passato al futuro senza scadere o perdermi in dettagli inutili che alla fine fanno perdere di vista il tutto.
La mia ambizione è grande quanto gli instancabili tentativi pieni di insuccessi, mentre le parole non riescono mai a trasmettere la complessità del mio conflitto interiore e la portata della mia tensione.
Questi versi di Baudelaire mi sono di aiuto per esprimere il senso della mia ricerca:
"Tutte le forme di bellezza contengono qualcosa di eterno e qualcosa di transitorio".
La vita quotidiana, l’attimo presente che non torna più, il tentativo di tendere verso l’unità, , di testimoniare costantemente il collegamento ora fragile ora forte con la vita questo è quanto mi sta veramente a cuore.
Tento di esprimere come posso la connessione con me stessa e quanto mi circonda grazie alla fotografia, alla scultura, la pittura e la scrittura.
Monsieur de Diesbach suggerisce che è compito dell’artista catturare 'l'istante,' i momenti di transizione unendoli in un contesto che dia senso a ciò che è stato e ciò che verrà. Credo che la nostra ricerca di significato ci obbliga a ristabilire i confini che sono stati abbattuti e distorti dalle generazioni precedenti: Uomini e donne, bianco e nero la confusione dei ruoli la perdita di equilibrio ci spingono costantemente verso la ricerca di nuovi ordini e armonie.
In questo grande stato di confusione e di perdita di equilibri naturali ci troviamo, giovani e meno giovani alla ricerca di un nuovo ordine mondiale, di nuove frontiere da esplorare e di nuove idee. Media e società hanno creato capitali su questa confusione dividendo le masse in nicchia isolate, fabbricando ossessivamente materiale che soddisfa momentaneamente ma che non riesce a guardare oltre.
Divisione, evasione,vecchie idee riciclate e ripetute fino alla nausea popolano riviste, gallerie d'arte e sfilate di moda lasciandoci basiti e alienati. Tuttavia credo che in questo mondo ci sia ancora molto da esplorare e anche se non giungeremo mai ad alcuna soluzione o risposta giusta, l’importante è continuare a porsi domande alla ricerca di una nuove verità, di un nuovi modi di vedere le cose al di là di tutte quelle forme di intellettualizzazione dettate dalla paura e dal bisogno di sicurezza che alla fine creano divisioni più che connessioni e vera conoscenza.
Ritengo che ci sia più che mai bisogno di sostegno e confronto umano per inoltrarsi in nuovi territori, per continuare a cercare, imparare, filosofeggiare , creare e condividere, perché alla fine non credo ci sia molto di più che si possa fare .
Antonella Iurilli Duhamel
opera A Iurilli Duhamel, Psiche, 2007
category: Arte - August 1, 2008 10:34 AM [edited: August 6, 2008 08:55 AM]
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Tuesday July 29, 2008
“L’arte non si impara e non può essere insegnata, ma... la sua vena, se è condotta e indirizzata per uno stretto sentiero, indomita sprizza fuori dall’anima".
Nelle “Herzensergiessungen eines kunstliebenden Klosterbrudersgrassetto”, una raccolta di nove saggi, e precisamente nel primo: “Raphaels Erscheinung” (“La visione di Raffaello”), Wilhelm Heinrich Wackenroder polemizza contro coloro che vorrebbero spiegare l’arte secondo regole e canoni prestabiliti, negando così il "mistero"
dell’ispirazione artistica, nella quale non volgono vedere “i chiari segni... dell’impronta del dito di Dio”...
Raffaello è un esempio di come l’artista stesso non sappia spiegarsi l’”innato stimolo” che lo tiene “in continua ed attiva tensione”
Wilhelm Heinrich WackenroderHerzensergiessungen eines kunstliebenden Klosterbruders, Berlino 1796 (“Gli sfoghi del cuore di un monaco amante dell’arte” – da “Scritti di poesia e di estetica”, Firenze 1923).
category: Arte - July 29, 2008 08:06 AM [edited: July 29, 2008 08:09 AM]
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Wednesday June 11, 2008
..La mia storia..è la mia.
E’ la storia di un uomo non inventato e possibile, non ideale...ma di un uomo vero, unico, vivente. Ogni uomo però non è soltanto lui stesso è anche il punto unico, particolarissimo, in ogni caso importante, curioso, dove i fenomeni del mondo si incrociano una volta sola, senza ripetizione.
Perciò la storia di ogni uomo è importante, eterna, divina, perciò ogni uomo, fintanto che vive e adempie il volere della natura è meraviglioso e degno di ogni attenzione…
In ognuno lo spirito ha preso forma, in ognuno soffre il creato, in ognuno si crocifigge il Redentore..
La mia storia non è dolce e armoniosa come le storie inventate, sa di stoltezza e confusione, di sogno e di follia, come la vita di tutti gli uomini che non intendono più mentire a se stessi.
La vita di ogni uomo è una via verso se stesso, il tentativo di una via, l’accenno di un sentiero. Ogni uomo non è mai interamente lui stesso, eppure ognuno cerca di diventarlo, secondo le possibilità. Certuni non diventano mai uomini, rimangono rane, lucertole, formiche.
Taluno è uomo sopra e pesce sotto..tutti noi abbiamo in comune le origini, la madre, tutti veniamo dallo stesso abisso; ma ognuno, tentativo e rincorsa dalle profondità, tende alle proprie mete.
Possiamo comprenderci l’un l’altro ma ognuno può interpretare soltanto se stesso.
Herman Hesse - Demian
opera A-Iurilli Duhamel . Angelo.2006
category: Arte - June 11, 2008 11:13 PM [edited: June 11, 2008 11:17 PM]
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Tuesday April 15, 2008
La modernità è il transitorio, il fuggitivo, il contingente, la metà dell’arte, di cui l’altra metà è l’eterno e l’immutabile. Insomma, perché ogni modernità acquisti il diritto di diventare antichità, occorre che ne sia tratta fuori la bellezza misteriosa che vi immette, inconsapevole, la vita umana".
Baudelaire
Exempla, è una mostra singolare che in molti sentiremo il bisogno di visitare. Exempla significa: modelli, la mostra fa riferimento ai modelli classici dei quali la storia dell’Arte si è ampiamente servita a partire dal 200.
L’evento ha luogo a Rimini, presso il Castel Sismondo a partire dal 20 aprile sino al settembre di quest’anno.Una esposizione unica a partire dalla qualità e rarità delle testimonianze che senza ombra di dubbio mettono in risalto l’eredità classica dell’arte medievale
L’itinerario si conclude con un’opera d’eccezione: la formella di Andrea Pisano con Fidia che scolpisce una scultura, un tempo sul campanile di Giotto. Come si diceva essa è una specie di emblema della mostra stessa, perché ritrae il più grande scultore dell’antichità intento nella sua opera..
La rinascita dell’antico nel Duecento non può venire illuminata, senza un confronto ravvicinato con i modelli antichi. Questa è la prima mostra che visualizza tale rapporto presentando sculture e cammei classici, che sono serviti, appunto, da “esempio” agli artisti del Duecento.
category: Arte - April 15, 2008 12:02 PM [edited: April 15, 2008 12:04 PM]
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Sunday April 6, 2008
...se tacessimo tutti
alfine
tacessero madri e maestri
tacessero profeti e savonarola
tacessero i bambini e i loro cani
e anche gli uccelli facessero silenzio
e non ruggissero gli animali altrove
se l’acqua si fermasse
e il mare si acquietasse
per un solo momento
non si muovesse foglia intorno
non volassero api e calabroni
non si intonassero né inni né canzoni
potremmo ascoltare
insieme
finalmente
l’universo che ride...
Carla Collesei Billi
Belvedere Marittimo è un paese molto antico arroccato sulla costa tirrenica dell’alto cosentino: la Costiera dei Cedri.La sua posizione strategica lo rende unico sia dal punto di vista difensivo quanto da quello panoramico. Alle sue spalle la protezione di una grande montagna , l’ultima del Parco del Pollino, davanti ai suoi occhi l’apertura del mare aperto, dove la vista può liberamente spaziare nei giorni più limpidi, dal Golfo di Policastro fino all’isola di Vulcano. Non a caso il suo nome è: Belvedere.
Il paese visto dall’alto somiglia ad un cuore da cui si si snoda, come arterie, un saliscendi di stradine che grazie alla loro tortuosità hanno miracolosamente impedito l’invasione dei mezzi di locomozione.
In un passato non tanto remoto a Belvedere, come testimoniano gli alti gradini, si poteva circolare con i muli, oggi ci si muove esclusivamente a piedi, e persino i più anziani riescono ad arrampicarsi con grazia lungo quelle scalette che a volte tolgono il respiro ai meno allenati. La natura che lo circonda è integra e selvaggia.
L’assenza di colture intensive oltre alla mancanza dei rumori e degli odori del traffico contribuiscono a creare la dimensione atemporale del sogno e la dolcezza di un antico presepe.
Da circa due anni questo paese, che così gelosamente è riuscito a mantenere intatta la propria bellezza, fa da culla ad un progetto artistico, promosso dall’Associazione Culturale Agorà diretta da Enzo Molino, e curato da Antonella Iurilli Duhamel e Georges Duhamel.
Una realizzazione insolita resa possibile dal felicissimo connubio dell’amicizia, e della voglia di fare qualcosa di bello, al di là delle limitazioni di tempo e denaro.
Gli artisti coinvolti nel progetto hanno realizzato e generosamente donato al paese dei bassorilievi in terracotta, facendo così rivivere sui suoi muri, l’antica tradizione dei ceramisti belvedere.ati in modo permanente, costituiscono le stazioni di un una “Via Pulchritudinis”, un percorso estetico ed emotivo, impreziosito ulteriormente dal commento poetico di Carla Collesei Billi, inciso su rosoni di terracotta.
Partendo dalla Piazza Parmint, dal cuore del paese, e incamminandoci verso il Duomo avremo modo di incontrare la Nostalgia simbolizzata da una duplice figura femminile che da un lato si accomiata e dall’altro sfoglia il libro della memoria.
La Paura rappresentata da un Cerbero impietoso a tre teste. La Tenerezza di una fanciulla che gioca con il suo cucciolo. L’Amore di un cuore che batte fino al cervello. La Serenità di un villaggio che vive di semplicità. Il Perdono di due fratelli che hanno smesso di odiarsi. La “Malinconia” della fine del giorno, solo per citarne alcuni.
I Bassorilievi di Belvedere installati in modo permanente,desiderano condurci ad un un momento di raccoglimento ulteriormente facilitato dal silenzio di queste stradine assolate alla possibilità di un viaggio interiore verso una meta ambiziosa : l’indispensabile ricerca la nostra più autentica ricchezza, i nostri sentimenti, i nostri Stati D’Anima.
Di seguito, i nomi degli Artisti che hanno realizzato i Bassorilievi esposti nella Mostra di Belvedere:
Alice, Claudio Anzidei, Franco Batacchi, Sergio Billi, Anna Borrelli, Garcia Bonomi, Sergio Capellini, Carla Collesei Billi, Georges Duhamel, Faber, Carlo Fayer, Antonio Gaglianone, Antonella Iurilli Duhamel, Edwin Kayton, Pino La Fauci, Paolo Lualdi, Massimina Pesce, Damiano Minisci, Giancarlo Montuschi, Gianfranco Renzini, Riva Andrea Tedeschi.
Antonella Iurilli Duhamel
www.calabriaonline.com/c [...] php
Georges Duhamel, La tenerezza,2004 terracotta patinata
category: Arte - April 6, 2008 08:19 AM [edited: April 6, 2008 08:52 AM]
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Sunday February 24, 2008
Lo psicoanalista Carl Gustav Jung iniziò la sua carriera come allievo di Freud ma ad un certo punto intraprese una propria ricerca che lo portò ad esplorare in profondità la natura della creatività.
Per Jung, ogni persona creativa è una dualità o una sintesi di attitudini contraddittorie. Da un lato è un essere umano con una vita personale, dall’altro è un impersonale processo creativo strumento del suo lavoro e ad esso subordinato.
In quanto essere umano può apparirci dotato di una specifica personalità, tuttavia possiamo comprenderlo nel suo lato artistico solo vagliando i frutti del suo lavoro.
Non possiamo aspettarci che sia lui ad interpretarli, ha già fatto del suo meglio dando loro forma; ogni possibile esegesi va lasciata agli altri e al futuro.
Per cogliene il significato dobbiamo consentire alla sua opera di plasmarci così come è accaduto a lui, vale a dire dobbiamo consentire alle forze creative di entrare in noi.In questo modo riusciremo a comprendere la natura della sua esperienza.
Constateremo che il suo operato ha influito sulle capacità di guarigione e di redenzione della psiche collettiva, che è riuscito a penetrare la Matrix della vita: questa grande membrana che tiene assieme tutti gli uomini e impartisce alla loro essistenza un ritmo comune consentendo all’individuo di comunicare i propri sentimenti per tutelare l’integrità umana.
Antonella Iurilli Duhamel
Caspar David Friedrich, Der Wanderer über dem Nebelmeer (Il viandante sul mare di nebbia)1817
category: Arte - February 24, 2008 12:13 PM [edited: February 24, 2008 06:40 PM]
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Monday February 18, 2008
Ci sono persone in grado di donare se stesse anche nell’imminente fine annunciata della loro esistenza e nelle condizioni più barbariche di vita; mi riferisco all’arista Charlotte Salomon, eroica e poetica quanto Anna Frank ma molto meno nota.
Nell’ultimo anno della sua vita, quando tutti suoi parenti ed amici erano già stati catturati dai nazisti e spediti nei campi di massacro; lei in un impeto spasmodico compie la sua opera d’arte più ricca ed estrema, ci lascia un capolavoro che forse è la prima opera multimediale: “ Vita o Teatro?” una raccolta di 800 piccole gouaches accompagnate da descrizioni, scritti e musica.
Prima di essere catturata riesce ad affidare l’immenso lavoro al prorio medico dicendo: dottore ne abbia cura le affido tutta la mia vita.
Lo stesso giorno in cui viene deportata ad Auswitz viene immediatamente uccisa, era incinta di quattro mesi ed aveva solo 26 anni.
Le opere della Salomon sono custodite nel Museo Ebraico di Amsterdam ma credo che questo sia un limite che probabilmente ha contribuito non poco alla scarsa conoscenza della sua opera.
Charlotte Salomon non è una prerogativa del mondo ebraico, appartiene a tutto il mondo; rappresenta l’artista nel modo più autentico quello motivato da un debito di gratitudine verso la vita per quanto crudele ed ingiusta essa possa essere e dall’intima necessita di esprimere questo sentimento attraverso la sua arte.
Un generoso messaggio di amore che non può e non deve passare inosservato
Antonella Iurilli Duhamel
Charlotte Salomon, Tre ragazze che disegnano
category: Arte - February 18, 2008 07:17 PM [edited: February 24, 2008 05:52 PM]
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Saturday February 16, 2008
"Il colore è l’espressione di una virtù nascosta" , i colori hanno il loro linguaggio la loro magia la forza di guarire.
È quanto scopre un bimbo di nove anni di fronte alla perdita traumatica del suo amico pittore che un bel giorno decide di suicidarsi.
Il bimbo scopre che il giallo, il colore presente nelle figure femminili dipinte dal suo amico, è il colore della gioia.
Il rosso appare sempre nelle situazioni complicate e controverse, come l’amore e la morte.
Il bianco fa più male del nero e più di qualunque altro colore perché portatore di silenzio.
L’indefinitezza del beige invece tra il marrone chiaro, il rosa è il colore della nostalgia.
Impara che la vita come l’arte si basa su fragili equilibri .
La riflessione sui colori è il suo modo di ricomporre in se lo squarcio lasciato dalla perdita dell’amico,le infinite domande senza risposta portatrici di ineffabili smarrimenti e straziante dolore.
Questo romanzo di rara bellezza, è stato scritto da Lygia Bojunga un’autrice brasiliana di letteratura per ragazzi, grazie alla sua poesia è possibile entrare nel delicato e misterioso mondo dell’infanzia dove ogni giorno si è posti di fronte ai grandi temi della vita: L’arte, l’amore, la politica, l’introspezione, la morte, il suicidio dove ogni giorno la sincerità delle emozioni e dei colori è di contrappeso al baratro e al caos di un momdo troppo grande e incomprensibile.
Lygia Bojunga, “Il mio amico pittore”, Salani, Milano, 2004
category: Arte - February 16, 2008 11:28 AM [edited: February 24, 2008 05:53 PM]
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Monday February 4, 2008
solo ciò che hai amato per davvero
non ti sarà strappato
ciò che hai amato per intero
è la tua vera eredità
E. Pound
Una delle maggiori virtù dell’arte è la capacità di narrare la vita. Sentiamo spesso dire “ l’Arte è ciò che siamo”.
Ma se l’arte riflette e documenta la vita dobbiamo ammettere che anche la morte è parte del suo contenuto.
Fino al quindicesimo secolo l’arte aveva familiarità con la morte ma progressivamente e di pari passo con l'attitudine culturale generale, è stata ignorata, isolata e relegata a spazi ghettizzati.
Spesso nella storia dell’arte è stata simbolizzata da una giovane vergine corteggiata da figure orripilanti, riecheggiando l'antico mito della giovane Proserpina/Persefone, rapita e condotta da Plutone/Ades nel suo regno sotterrano.
Il rimando al rapporto tra Eros e Tanatos è lampante,basti pensare a certi quadri di Schiele, Eduard Munch, Hans Baldung in questi casi la morte è puntualmente rappresentata da una giovane fanciulla circuita da raccapricianti figure, e nel caso di “ La morte che abbraccia una donna” di Kate Kollwitz’” abbiamo una potente espressione di questa dicotomia .
Fra i tanti il mio preferito è quello di Klimt dove la polarità Vita/morte è rappresentata da un intreccio di figure teneramente e calorosamente abbracciate, mentre uno scheletro in agguato veglia il loro sonno sereno.
Le seduzioni della vita appaiono ancor più potenti nei pressi della morte.
Avviluppate nella sensualità dell'oro e nella sinuosità delle forme e del movimento, queste figure richiamano certi lavori bizantini dove lo sfondo oro nega lo spazio e colloca la figura umana in uno spazio atemporale regalandoci attimi di eternità.
Antonella Iurilli Duhamel
Gustav Klimt, Morte e Vita, 1916
category: Arte - February 4, 2008 02:12 PM [edited: February 24, 2008 06:23 PM]
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Monday January 7, 2008
L
omo è detto da li antiqui mondo minore, e certo la dizione è bene collocata imperò che, sí come l’omo è composto di terra, acqua, aria e foco, questo corpo della terra è il simigliante.
Se l’omo à in sé ossa, sostenitore e armadura della carne, il mondo à i sassi sostenitori della terra; se l’omo à in sé il lago del sangue, dove cresce e discresce il polmone nello alitare, il corpo della terra à il suo oceano mare, il quale, ancora lui, cresce e discresce ogni sei ore per lo alitare del mondo; se dal detto lago di sangue dirivan vene, che si vanno ramificando per lo corpo umano, similmente il mare oceano empie il corpo de la terra d’infinite vene d’acqua.
Manca al corpo della terra i nervi, i quali non vi sono, perché i nervi sono fatti al proposito del movimento, e il mondo, sendo di perpetua stabilità, non v’accade movimento e, non v’accadendo movimento, i nervi non vi sono necessari. Ma in tutte l’altre cose sono molto simili.
Leonardo da Vinci, Cod. Atlantico, 55 v.
category: Arte - January 7, 2008 12:30 AM [edited: February 24, 2008 06:30 PM]
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Sunday January 6, 2008
Per chiarire l’idea di Kandinskij, per cui i due elementi artistici, l’astratto e il concreto, si sono "separati", ricorderemo che, nel 1913, il pittore russo Casimir Malevic disegnò un quadro, che consisteva esclusivamente in un rettangolo nero su fondo bianco. Si tratta, con ogni probabilità, del primo quadro "astratto" che sia mai stato dipinto. Malevic scrisse: «Nella mia lotta disperata per liberare l’arte dalla zavorra del mondo oggettivo, ho trovato rifugio nella forma del quadrato».
Un anno più tardi, il pittore francese Marcel Duchamp pose su un piedistallo un oggetto scelto a caso (uno scolabottiglie) e lo presentò a una mostra. Scrisse, al riguardo, Jean Bazaine: «Quell’oggetto, distolto dal suo contesto utilitaristico, e come spogliato ed esaurito, è investito della desolata dignità delle cose abbandonate. Buono a niente, o pronto per essere usato, aperto a ogni possibilità, esso è vivo. Vive, sul limite dell’esistenza, la sua vita assurda e imbarazzante.
Quell’oggetto imbarazzante - è il primo passo verso l’arte». Colto nella fatale dignità del suo abbandono, e incommensurabilmente esaltato, a quell’oggetto veniva attribuito un significato che può definirsi soltanto magico. Onde la sua «vita assurda e imbarazzante». Diveniva un feticcio e, al contempo, un oggetto da burla. La sua concreta e reale natura veniva completamente superata. Così il quadrato di Malevic, come lo scolabottiglie di Duchamp, costituivano gesti simbolici, che non hanno niente a che fare con l’arte in senso stretto. E tuttavia essi valgono a indicare i due poli ("astrazione rigorosa" e "rigoroso realismo"), nello spazio fra i quali può ritenersi compresa l’arte immaginativa dei decenni successivi.
Dal punto di vista psicologico, i due gesti, nei confronti dell’oggetto nudo (la materia) e del nudo non-oggetto (lo spirito), sono indicativi di una lacerazione psichica collettiva che trovò la sua espressione simbolica negli anni che precedettero la catastrofe della prima guerra mondiale. Tale lacerazione aveva incominciato a rivelarsi fino dall’epoca del Rinascimento, manifestandosi nei termini del conflitto fra fede e ragione. Nel contempo, il progresso distoglieva sempre di più l’uomo dai fondamenti istintivi della sua natura, talché si apriva un abisso fra mente e natura, fra conscio e inconscio. Questa opposizione caratterizza la situazione psichica che cerca espressione nell’arte moderna.
category: Arte - January 6, 2008 12:29 AM [edited: February 24, 2008 06:30 PM]
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Saturday January 5, 2008
Del resto, i prezzi fantastici pagati per certe opere d’arte moderna danno la misura precisa della valutazione sociale di esse. Il fascino sorge quando l’inconscio resta colpito. L’effetto che produce l’arte moderna non può spiegarsi soltanto nei termini dei valori formali coinvolti. Per l’occhio educato alla scuola tradizionale dell’arte "classica", o "sensitiva", quei valori si rivelano come nuovi ed estranei. Non c’è assolutamente niente, nella pittura non-figurativa, che valga a richiamare allo spettatore il suo mondo abituale - non oggetti immessi nel loro ambiente normale, né figure umane, o animali, che parlino un linguaggio familiare. Il cosmo creato dall’artista non rivela nessuna condiscendenza, nessuna visibile corrispondenza.
E tuttavia, senza ombra di dubbio, scocca un contatto umano, che può essere anche più intenso che non nel caso dell’arte sensitiva, la quale fa appello diretto alla corrispondenza sentimentale. Scopo dell’artista moderno è di esprimere le proprie visioni interiori, di individuare il fondo spirituale della vita. La moderna opera d’arte ha abbandonato non soltanto il piano delle cose concrete, "naturali", sensitive, ma anche il piano dell’individuale. Ha assunto carattere collettivo, e pertanto (anche nella compendiosità del geroglifico pittorico) tocca e interessa non pochi prescelti, ma la massa. Ciò che resta di individuale è il metodo della rappresentazione, lo stile e la qualità dell’opera d’arte.
È spesso difficile, per il profano, appurare se le intenzioni dell’artista siano sincere, e i suoi criteri espressivi spontanei, o siano invece frutto di imitazione, o tendano all’effetto più facile. In molti casi l’uomo della strada deve "far l’occhio" a nuovi tipi di linee e di colori. Egli deve imparare il nuovo linguaggio espressivo, proprio come imparerebbe una lingua straniera, prima di poter emettere giudizi sui valori espressivi dell’opera d’arte.
I pionieri dell’arte moderna si rendono evidentemente conto di ciò che chiedono al loro pubblico. Mai gli artisti hanno pubblicato tanti "manifesti", tante dichiarazioni esplicative delle loro intenzioni, come nel corso del ventesimo secolo. E tuttavia, non è soltanto agli altri che essi cercano di spiegare e di giustificare il loro operato; quei tentativi valgono anche nei confronti di loro stessi.
Per la maggior parte, quei manifesti sono artistici attestati di fede - tentativi poetici, e spesso confusi e incoerenti, di chiarire gli strani risultati dell’attività artistica moderna. Ciò che realmente ha importanza, come è ovvio, è (ed è sempre stato) l’incontro e il contatto diretto con l’opera d’arte. Tuttavia, per lo psicologo che si interessa del contenuto simbolico dell’arte moderna, lo studio di quei manifesti e di quelle apologie è quanto mai istruttivo.
Ed è per questa ragione che, nel corso del presente studio, ogniqualvolta sarà possibile, lascerò che siano gli artisti stessi a parlare di sé. Gli inizi dell’arte moderna si fanno datare ai primi anni del 1900. Una delle più importanti personalità di questa fase iniziale fu Kandinskij, la cui influenza è chiaramente rintracciabile anche in dipinti della seconda metà del nostro secolo. Molte sue idee si sono rivelate profetiche. Nel suo saggio Sulla forma, egli scrive: «L’arte di oggi esprime il mondo spirituale saturato fino al limite della rivelazione. Le forme di questa espressione si polarizzano intorno a due estremi:
1)) rigorosa astrazione;
2)) rigoroso realismo.
Da tali estremi si partono due strade che spesso conducono, in definitiva, a un solo esito. Quei due elementi sono stati sempre presenti nel mondo dell’arte; il primo trovava espressione nel secondo. Oggi sembra che essi si sviluppino secondo direttive distinte. Sembra che l’arte abbia posto un punto finale alla piacevole complementarietà di astratto e concreto, e viceversa».
category: Arte - January 5, 2008 05:18 AM [edited: February 24, 2008 06:31 PM]
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Friday January 4, 2008
I termini arte moderna e pittura moderna vengono impiegati, in questo capitolo, nello stesso senso in cui li usa il profano. Oggetto del nostro esame sarà, per usare la terminologia di Kühn, la moderna pittura immaginativa. I quadri che rientrano nell’ambito di questa possono essere astratti o, piuttosto, "
non-figurativi, ma non lo sono necessariamente.
Non faremo alcuna distinzione fra le varie correnti, quali il cubismo, il fauvismo, l’espressionismo, il futurismo, il suprematismo, il costruttivismo, l’orfismo, e così via. Qualsiasi specifica allusione all’una o all’altra di tali correnti avrà carattere assolutamente eccezionale. Né azzarderò una differenziazione estetica delle moderne scuole pittoriche; e, soprattutto, non mi permetterò valutazioni di ordine artistico.
La moderna pittura immaginativa verrà considerata esclusivamente come un fenomeno tipico del nostro tempo. Questo è il solo metodo per impostare e risolvere il problema del suo contenuto simbolico. In questo breve capitolo sarà possibile fare menzione soltanto di pochissimi artisti, e di un numero esiguo delle loro opere, scelte, per lo più, a caso. Ci dovremo dunque accontentare di esaminare l’arte moderna, prendendo in considerazione solo qualche artista, o qualche singola opera d’arte.
Possiamo incominciare sottolineando il fatto, di ordine psicologico, che l’artista è stato, in ogni tempo, lo strumento rivelatore dello spirito della propria epoca. Solo in parte è possibile interpretare e comprendere la sua opera nei termini della sua psicologia individuale. Consciamente o inconsciamente, l’artista dà forma ai caratteri e ai valori tipici del suo tempo, e resta, a sua volta, condizionato e formato da questi. Lo stesso artista moderno, del resto, si rende spesso conto dell’interrelazione fra la propria opera e il proprio tempo. Così, il critico e pittore francese Jean Bazaine scrive nel suo libro Note sulla pittura contemporanea: «Nessuno può dipingere come vuole. Tutto ciò che un pittore può fare, è di voler perseguire, con tutte le sue forze, quel tipo di pittura di cui la sua epoca è capace».
L’artista tedesco Franz Marc, morto nella prima guerra mondiale, disse: «I grandi artisti non vanno a ricercare le loro forme nella nebbia del passato, ma accolgono le risonanze più profonde del vivo e reale centro di gravità della loro epoca».
E, solo nel 1911, Kandinskij scriveva nel suo famoso saggio Sullo spirituale nell’arte: «In ogni epoca esiste una certa misura di libertà artistica, e anche il genio più creativo non può superare i limiti di quella libertà». Nel corso degli ultimi cinquant’anni l’arte moderna ha dato occasione a una contesa generale, e la discussione continua ancora con tutto il suo calore. I "sì" sono altrettanto convinti e appassionati che i "no"; e, tuttavia, la profezia, più volte ripetuta, che l’arte "moderna" è finita, non si è mai avverata.
I nuovi metodi espressivi hanno trionfato decisivamente. L’unico pericolo che li minaccia è costituito soltanto dalla possibilità della loro degenerazione in manierismo. (Nell’Unione Sovietica, dove l’arte non-figurativa è stata spesso ufficialmente proibita, e viene seguita solo privatamente, l’arte figurativa è minacciata da una simile degenerazione). La generalità del pubblico, quanto meno in Europa, si trova ancora in piena battaglia. La violenza della controversia dimostra che gli animi sono eccitati da una parte e dall’altra. Anche chi si mostra ostile all’arte moderna, non può fare a meno di restare impressionato dalle opere che condanna; resterà irritato, proverà della repulsione, ma (come prova la violenza dei suoi sentimenti) verrà, in ogni caso, anche scosso. Di regola, il fascino di ordine negativo non è meno forte di quello positivo. La folla dei visitatori che si accalcano alle mostre di arte moderna, dovunque queste siano tenute, testimonia di un atteggiamento che non si limita alla semplice curiosità. La curiosità si esaurirebbe presto.
Carl Gustav Jung
category: Arte - January 4, 2008 02:21 PM [edited: February 24, 2008 06:32 PM]
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Saturday December 8, 2007
Non ho filosofie: ho sensi...
Se parlo della Natura non è perché sappia cosa essa è,
ma perché la amo, e la amo per questo,
perché chi ama non sa mai quello che ama
nè sa perché ama, né cosa sia amare...
Amare è l'eterna innocenza,
e l'unica innocenza, è non pensare...
Fernando Pessoa
Per ricordare Frida Khalo, ho pensato ad un retablo.Il retablo è un’opera commemorativa religiosa. Dal latino "Rerum Tabula" (dietro all’altare), questo compendio di immagini religiose, unite da strutture o cornici, abitualmente viene collocato posteriormente al grande altare oppure nelle piccole cappelle laterali.
Il retablo è anche una sorta di icona da viaggio e fu introdotta in Messico dai primi colonizzatori spagnoli altresì come sussidio didattico per la comprensione dei testi sacri.
In Messico, il retablo, o retablo santo si riferisce a piccoli quadri ad olio che rappresentano i Santi , Cristo e la Madonna. Nel XVI secolo in Messico ci fu una grande diffusione di queste tavolette dipinte ad olio ma a differenza di quelle realizzate in Europa, erano realizzate da devoti sprovvisti di formazione artistica accademica, degli autodidatti motivati da un forte sentimento religioso che si rivela attraverso una qualità naive della composizione, dell’anatomia, della prospettiva, e dell’uso vibrante del colore.
Molti artisti messicani post rivoluzionari identificarono nei temi e nelle forme artistiche popolari quegli elementi rivoluzionari capaci di unificare e rendere indipendente il loro paese, il rifiuto dell’accademismo dominante conteneva dei forti elementi di ribellione culturale e per questo motivo la spiritualità oltre che la forma di questo genere di dipinto divenne emblema di libertà autodeterminazione.
Anche Frida Khalo fu molto attratta dalla cultura e dall’arte popolare, non solo fu un’appassionata collezionista di statuette precolombiane ma attinse al grande bacino folcloristico elementi mitologici e terapeutici che divennero costante fonte di ispirazione e insegnamento per la propria arte.
Frida coglieva nel rapporto con la tradizione quegli elementi di forza e guarigione utili a risanare la propria integrità oltre quella del suo paese. Il retablo e l’ex voto divennero il suo modo specifico di raccontare i fatti salienti della sua vita, le sue intime ferite, le sue speranze e i sentimenti per le persone più care. Ma soprattutto rappresentò l’espressione tangibile della propria gratitudine nei confronti del miracolo della vita.
L’umanità e soprattutto gli artisti sono in debito con lei per quello che ci ha mostrato con sincerità e naturalezza, pochi prima di lei sono riusciti a trasmetterci tanta onestà nei confronti delle contraddizioni della nostra cultura riuscendo a parlarci della vita, della morte, della malattia e della sessualità con estrema e disarmante franchezza. Non ha mai smesso di chiedersi: “Chi sono, a cosa servo in questo mondo, qual è la mia missione come posso rimettere assieme i miei pezzi e dunque sorgere e risorgere dalle ceneri della mia devastazione fisica e morale?” E così facendo ci ha anche indicato una via spirituale di non poco conto.
Il mio retablo esprime la mia gratitudine verso questa grande artista e verso il suo messaggio di amore nei confronti della vita anche nei momenti di maggiore disperazione ed infine anche se non ultimo, il mio proprio rispetto e amore per il passato e le mie radici.
Grazie Frida!
Desidero ringraziare Maria Rosaria D'Alessandro, senza la sua segnalazione ed il suo invito avrei perso l'opportunità di lavorare su questa artista che apprezzo tanto
testo Antonella Iurilli Duhamel
opera A. Iurilli Duhamel "Frida e Diego 2007"
category: Arte - December 8, 2007 02:07 PM [edited: February 24, 2008 06:35 PM]
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Saturday September 29, 2007
L’universo è essenzialmente Coscienza e in tutte le sue apparenze rivela niente di più che l’evoluzione della Coscienza dalle sue origini alla sua fine; il ritorno alla sua prima causa. L’obiettivo di ogni religione “iniziatica” dovrebbe essere quello di insegnare il modo di giungere a questa unione.
R. S. Schwaller de Lubicz
Lo spirituale nell’Arte " Uber das Geistige in der Kunst" rappresenta il manifesto dell’Astrattismo. Kandinsky lo scrisse nel 1910 e a differenza di molti trattati di estetica è un compendio della relazione tra arte e spiritualità
Il trattato denota quanto Kandinsky fosse stato influenzato dall’insegnamento teosofico di H. P. Blavatsky, Annie Besant e C.W. Leadbeter.
La Teosofia fu un movimento spirituale iniziato da Mme Elena Blavatsky al ritorno da un lungo soggiorno di studi in India, trovò una certa importante diffusione in Europa e negli Stati Uniti e contribuì a creare un 'espansione di coscienza che affascinò molti intellettuali ed artisti dell'epoca. Alle radici del suo insegnamento c’è la convinzione che alla base di tutte le religioni e mitologie, esistono saggezza e dottrina segreta, la sua massima è :“ Non esiste nessuna religione più elevata della verità”. La Teosofia afferma che solo esplorando gli abbissi e le cime della nostra più autentica natura, possiamo giungere all’esperienza di questa Verità, che tutta la vita è Una, che ci sono leggi naturali a pervadere l’universo intero e che il processo evolutivo è universale.
La parola spirituale assume un significato diverso a seconda delle persone, per Kandisky significa: “Conscio, consapevole, propositivo, alla ricerca di significato, in contrasto con “l’incubo materialista", associato a: Disperazione,mancanza di senso e scopo, ateismo, positivismo nelle scienze, naturalismo e realismo nell’arte. Per Kandinsky, la rappresentazione naturalistica in arte può rappresentare solo la superficie delle cose e spesso diviene causa di una una perdita di significato e di contenuto interiore.
Il percorso artistico di Kandinsky, può essere suddiviso in quattro fasi fondamentali:
1.Fisico, con una pittura impressionista e simbolista, prima del 1910
2.Emozionale, con quadri astratti di due tipi, a) improvvisazione inconscia con una natura immateriale contenente oggetti non riconoscibili ma forme colorate espressione di emozioni, b) composizioni, che sono l' espressione più articolata di stati d’animo interiori, contenenti oggetti riconoscibili ma spesso velati e mimetizzati.
3.Mentale. Il periodo geometrico di Bauhaus 81920)
4.Intuitivo, pittura biomorfica a partire da 1930
La sua teoria del rapporto tra spiritualità e arte contiene questi aspetti fondamentali:
Significato e senso. Tutto nell’universo ha senso e scopo. Come per Cezanne, quando afferma: “In natura il vuoto non esiste”, anche per Kandisky tutto è animato e persino un oggetto ha il suo spirito.
Evoluzione e Insegnamento. Kandisky ha una visione ciclica della storia, e pertanto essa è considerata una successione di culture, ognuna con le sue specifiche qualità. In questo percorso di successione ciclica la natura evolve verso stati coscienza più ampi. Nel corso della storia ci sono stati individui i cui livelli di coscienza, in continuo progresso, sono stati utili per tutta l’umanità. Dotati di capacità profetiche e di chiarezza di visione hanno rappresentano una guida nel processo di evoluzione dei meno evoluti. Kandinsky ci propone una visione dell’umanità che somiglia ad un triangolo, alla cui base ci sono le persone con bassi livelli di coscienza e gradualmente verso l'alto troviamo i più illuminati, fino ad arrivare alla cima dove incontreremo il Bodhisattva; colui che vive solo per aiutare il resto dell’umanità a raggiungere livelli sempre più alti di spiritualità.
Secondo Kandinsky il miglioramento delle condizioni spirituali dell’umanità è il vero scopo dell’arte, perché grazie ad essa è possibile incrementare i nostri livelli di consapevolezza e spiritualità. “Compito dell’arte è l’onestà, la ricerca della verità. Dunque l’arte è “gnosi”, ricerca, una sorta di moderna scienza di analisi della società. Affascina questo compito straordinario destinato all’arte che deve farsi “ancilla” dell’universalità e rendere manifeste le ansie e le angosce , le gioie e le attese”.
Necessità interiore.Per Kandinsky ogni persona ha una necessità interiore che inevitabilmente influenza forme ed azioni. L’universo si muove dall’interno verso l’esterno e nel processo evolutivo ci muoviamo verso un obiettivo che è stabilito dal nostro interno e che esprime la nostra più autentica natura, ci trasformiamo per divenire ciò che veramente siamo.
Arte come yoga. Per Kandinsky l’arte e il pensiero sviluppano costantemente le proprie qualità di autocoscienza, pertanto sono di valido aiuto per stimolare e aumentare la consapevolezza dell'umanità a tal punto da affermare che gli esseri umani raggiungeranno grazie a questa evoluzione i più alti livelli di spiritualità.
Per Kandisky “La pittura è un’arte, e l’arte non è inutile creazione di cose che svaniscono nel vuoto, ma è una forza che ha un fine, e deve servire allo sviluppo e all’affinamento dell’anima.E’ un linguaggio che parla all’anima con parole proprie, di cose che per l’anima sono il pane quotidiano, e che solo così può ricevere.
Se l’arte si sottrae a questo compito rimane un vuoto.”
BIBLIOGRAFIA
Algeo, John, 'Kandinsky and Theosophy', in H.P. Blavatsky and The Secret Doctrine, ed. Virginia Hanson, 217-35, Theosophical Publishing House, Quest Books, Wheaton, IL, 1988.
W. Kandinsky, “Dello spirituale nell’arte”, SE edizioni 2005
Antonella Iurilli Duhamel 2007
Continua
category: Arte - September 29, 2007 10:14 PM [edited: February 24, 2008 07:14 PM]
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Thursday September 27, 2007
Preambolo
Considerato che ogni creativo ha i propri diritti;
considerato che il primato dell'arte e della cultura sull'economia rende la tutela del diritto all'arte e al sapere dell'uomo prioritaria di fronte ad ogni altro interesse materiale ed economico;
considerato che il riconoscimento da parte della specie umana del diritto alla creatività e al sapere, fondato su Liberté, Egalité, Fraternité, costituisce il fondamento della coesistenza della vita nel Mondo;
considerato che l’arte e la cultura vanno gestite dagli artisti e non dai mercanti e dai tecnocrati;
considerato che un concreto diritto di accesso all'arte e alla cultura - inteso in rafforzativo quale diritto a non essere esclusi - è fondamentale per l'elevazione dell'Uomo, il che si realizza sostituendo l'attuale modello gerarchico a Piramide della società con la nuova struttura Sferica di platonica memoria;
considerato che all'autore dell'opera, portavoce del sapere e dell'arte espresse in nome dell'Uomo in Grande, va riconosciuto il diritto morale d'autore e solo un limitato diritto di sfruttamento commerciale, ciò al fine di conciliare la creatività individuale col diritto economico e morale di ciascuno di usufruire della sua opera;
considerato che la primarietà dell'arte sull'economia comporta l'affermazione di un diritto incondizionato all'espressione e all'informazione senza che alcuna censura possa essere praticata;
considerato in particolare che l'educazione alla creatività e al sapere è il fondamento della disciplina della nuova infanzia affinché impari a osservare, a comprendere, a rispettare e amare il Mondo in uno spirito di libera eguaglianza, gratuità e solidarietà delle opere;
considerato, infine, che l'Utopia del Nuovo Mondo è realizzabile soprattutto attraverso Internet e va coltivata sostituendo al modello dell'Uomo Burocrate la figura dell'Uomo Artista.
SI PROCLAMA
Articolo 1
Il Mondo è una Repubblica Democratica fondata sull'Arte.
La sovranità appartiene agli Artisti e al Popolo, che la esercitano nelle modalità indicate nella Carta.
Articolo 2
Il Mondo riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'Uomo Artista, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità.
Articolo 3
Gli Artisti nascono uguali davanti alla vita e hanno gli stessi diritti all'esistenza estetica, senza nessuna distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali anche in relazione alla qualità delle opere tutte di pari dignità.
E' compito del Mondo rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà, l'eguaglianza, la fratellanza degli Artisti, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti gli Artisti all'organizzazione politica, economica e sociale del pianeta.
Articolo 4
Ogni Artista ha diritto al rispetto.
L'Artista ha il diritto di svolgere, secondo le proprie capacità e la propria scelta, un'arte che concorra al progresso spirituale della società.
Il Mondo garantisce a tutti gli Artisti il diritto al riconoscimento della loro opera e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Articolo 5
L'arte e il sapere sono liberi e gratuiti, essendo consentite solo limitate eccezioni alla gratuità con prezzi comunque accessibili al popolo e particolarmente all'infanzia.
Articolo 6
All'autore dell'opera è riconosciuto il diritto morale d'autore e il mero possesso a nome altrui(detentio) delle forme artistiche, con un ridotto diritto di sfruttamento commerciale, senza che chicchessia possa vantare alcuna proprietà assoluta sul prodotto artistico.
Ogni limitazione posta all'arte e alla cultura dall'homo oeconomicus a fini puramente mercantili costituisce un attentato all'arte e al sapere dell'umanità.
Articolo 7
Tutti hanno pari diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione senza alcuna repressione penalistica di tale facoltà.
La pubblicazione di opere, la stampa, la televisione, internet e ogni altro media diffusivo dell'arte e del sapere non possono essere soggette ad autorizzazioni o censure.
Articolo 8
Gli Artisti hanno il diritto privilegiato e solidale di gestire i mezzi di produzione, diffusione e distribuzione dell’arte e del sapere.
Articolo 9
Gli Artisti hanno uguale, concreto e incondizionato diritto di accesso ai media pubblici e privati, tutti compresi e nessuno escluso, in compartecipazione da garantire in ogni caso col sistema della rotazione.
Articolo 10
Gli Artisti hanno diritto all'equanime ripartizione degli spazi, delle strutture e delle sovvenzioni pubbliche da garantire in ogni caso col sistema della rotazione.
Il Mondo riserva trattamenti privilegiati ai Mecenati che privatamente e in maniera equanime sovvenzionano l'attività artistica.
Articolo 11
Gli Artisti hanno il diritto alla Fratellanza e alla Cooperazione, attuata attraverso associazioni di mutuo soccorso col compito di garantire la loro vita materiale e spirituale.
Le associazioni di protezione e di salvaguardia degli Artisti devono essere rappresentate a livello governativo.
Articolo 12
L'Artista ha un unico dovere fondamentale: l'UOMO.
progetto elaborato da Gennaro Francione giudice drammaturgo
opera Antonela Iurilli Duhamel
category: Arte - September 27, 2007 07:13 AM [edited: February 24, 2008 07:15 PM]
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Tuesday September 25, 2007
L'arte moderna specialmente quella astratta ha forti radici spirituali. Molto spesso tale aspetto viene negletto a favore di una maggiore attenzione nei confronti degli aspetti formali.
Ciò che viene omesso è che pionieri come Kandisky Mondrian, Arp, Duchamps, Malevich, Newman, Pollack, Rothko e molti altri grandi giganti del periodo hanno condiviso radici spirituali comuni.
Per molti di questi artisti l'arte è stata considerata il veicolo più appropiato per quelle tematiche legate alla spiritualità.
Lo menziona chiaramente Kandisky nel suo libro del 1912 " Lo spirituale nell'arte":
"Quando religione, scienza e moralità sono scosse ed ogni altro sostegno viene meno. l'uomo ritira la sua attenzione dall'esterno e la dirige verso l'interno.
Letteratura, musica e arte, sono le sfere più sensibili in cui questo tipo di rivoluzione inizia a prendere corpo mostrando l'importanza di quanto inzialmente era stato percepito solo da pochi. Ci si allontana quindi dagli aspetti privi di anima di questi giorni e ci rivolge verso quegli aspetti che costiuiscono cibo per l'anima"
Molti artisti del XX secolo hanno soprattutto considerato l'obiettivo spirituale della loro arte, molti di loro furono ispirati da dottrine orientali come il buddismo o il taoismo, e altri ancora furono influenzati dall'esoterismo di Mme Blavatsky, Rudolph Steiner e della Società Teosofica.
Mondrian per esempio fu membro attivo di questa società.
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L'obiettivo di questi artisti è stato quello di esprimere un'arte che andasse oltre i limiti materiali, che ponesse l'artista in uno stato non ordinario di coscienza nello struggente anelito verso la trascendenza.
Questo modo di fare arte richiama le modalità della meditazione e di altre antiche discipline spirituali volte a creare una centratura della persona e allo stesso tempo una espansione della sua coscienza.
Basti pensare al dripping di Pollack fortemente influenzato dalla spiritualità degli Indiani d'America: I Navaho per esempio, utilizzavano il dripping come modalità terapeutica .
continua
category: Arte - September 25, 2007 12:42 AM [edited: February 24, 2008 07:16 PM]
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Thursday September 20, 2007
In tempi più remoti le arti erano sette; Grammatica, Logica,Retorica,Geometria,Aritmetica, Astronomia e Musica. La Filosofia era considerata la madre di tutte le arti, ad un gradino più basso c’erano, le arti tecniche come Architettura, Agricoltura, Pittura, Scultura e altri tipi di manufatto. L'Arte così come la concepiamo ai nostri giorni era solo un mero manufatto.
L’arte nell’antichità prendeva a modello la natura ma ai nostri giorni è sempre più difficile dare una definizione di arte. Da quando nei musei è entrata la merda in scatola di Manzoni dando via libera ad ogni altra forma di dissacrazione e provocazione possibile ed immaginaria, una cosa certa, la cosiddetta Arte del nostro secolo è diventata sempre più indefinibile e incomprensibile. La continua ricerca di originalità, novità hanno distrutto la comunicazione tra artista e pubblico: poesie senza capo e né coda, ferri arrugginiti che creano maestose e pretenziose installazioni,residui organici di ogni tipo, radiografie e quantaltro...esposte nelle gallerie e persino nei musei più prestigiosi del mondo.
Sembra che tutto sia diventato arte e non si capisce più cos’è Arte e cosa non lo è.
Quando questa domanda fu posta a Peggy Guggenheim rispose:“E’ evidente che viviamo in un mondo oramai arresosi al conformismo delle idee, Un mondo non più destinato ad avere una grande filosofia,una grande arte, una grande religione”.
Steven Mithen nel suo libro “ La preistoria della mente”, afferma : "L’arte nell’uomo moderno (homo sapiens sapiens) è il prodotto della fluidità cognitiva e nel fare arte sono presenti tre processi cognitivi fondamentali, presenti anche se in forma separata nella mente dell’uomo primitivo ( Neanderthal):
1. La capacità di interpretare i simboli naturali (intelligenza storica naturale).
2. La comunicazione intenzionale (intelligenza sociale)
3. L’abilità di produrre manufatti ( intelligenza tecnica)
Secondo tale definizione l’arte è sostanzialmente comunicazione di immagini simboliche che si esprimono attraverso dei manufatti.
John Fowles l’autore di “ La donna del tenente francese” sempre allo stesso riguardo afferma: l’Arte è il miglior mezzo di comunicazione tra esseri umani in quanto complessa ricca di significati e facilmente comprensibile."
C’è da chiedersi allora perché in campo artistico comunicazione ed espressione sono andati gradualmente annullandosi? Perché la Filosofia rinuncia a percorrere l’arduo cammino del “Bello” e del “Bene”? Perché le arti si allontanano sempre più dalla realtà della vita, non riuscendo più ad immaginare e a indicarci mondi possibili in cui vivere diventando complici della nostra decadenza e del nostro inaridimento come esseri umani?
L’uomo occidentale ha ridotto la sua esistenza entro gli angusti limiti della propria testa e delle proprie idee, corpo, sentimenti e anima sono diventati il vero tabù dei nostri giorni.
L’artista al contrario avrebbe ha la capacità di vestire di anima gli oggetti, di farli vibrare e di comunicarci queste emozioni, di farci percepire attraverso l'opera il suo corpo, i suoi sentimenti la sua anima.
Spetterebbe all’arte e agli artisti combattere per quei valori che ci rendono unici ma credo che questo sia possibile solo grazie alla capacità di ristabilire la differenza tra ciò che è dignitoso e ciò che è miserabile, ciò che è bene e ciò che è male sfidando l’indifferenza e l'abulia della nostra quotidianità, vere malattie spirituali dei nostri tempi.
Dal momento in cui l’arte ha cominciato a separarsi dalla vita è iniziato il processo della sua desimbolizzazione; l’arte sin dai suoi albori ha sempre rappresentato la vita. Nella semplicità della loro filosofia, i nostri antenati sapevano che la vita era più importante dell’arte, l’arte era necessaria per dare un senso a quei fatti della vita che tuttora ci angosciano come: nascita, morte, vita , morte amore ecc tentando di esprimere grazie ad immagini simboliche il rapporto umano con l’assoluto, cercando di dare voce e forma e senso allo smarrimento e alla paura che possono condurre l’essere umano verso il più totale nichilismo.
L’arte non è la semplice riproduzione di immagini o la ricerca di stili e tecniche per quanto sofisticate ed originaliesse possano esssere. L'arte non è una graduatoria.L’arte è un fatto fondamentale dell’essere metafisico.
Nietzsche soleva affermare: "L’arte è l’unica attività metafisica alla quale la vita ci obbliga”.
Dobbiamo riuscire in quanto artisti a contrapporre al nichilismo dilagante una nuova trascendenza, quella dell’espressione dei sentimenti più profondi ed intensi.
BIBLIOGRAFIA
S.Mithen, The Prehistory of The Mind: A Search for the Origins of Art, Religion and Science, London,Thames & Hudson, 1996.
F. Fowles, The Aristos, Pan Book. London 1968
D. Bohm, On the Relationships of Science and Art, in: Anthony Hill , Directions in Art, Theory and Aesthetics] .London,Faber & Faber, 1968.
Testo e opera di Antonella Iurilli Duhamel
category: Arte - September 20, 2007 02:24 PM [edited: February 24, 2008 07:17 PM]
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Thursday July 5, 2007
"...Per me l’unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni attraverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno Ooohhh!"(1)
Il poeta franco canadese Jack Keruac andava pazzo per il Jazz e Charlie Parker era il suo idolo. Amava la sua libertà espressiva, il suo fraseggio ma soprattutto la rivoluzionarietà della proposta anticonvenzionale, spontanea e fluida. Insieme ad Allen Ginsberg, Gregory Corso, Lawrence Ferlinghetti e molti altri ha rappresentato dagli anni ’50 in poi la controcultura, il desiderio di rompere con gli schemi abituali.
Beat termine coniato da Keruac nel 1948 assume il significato di rotto, stufo e nello stesso tempo battente, pulsante e risulta significativo per quel nuovo movimento politico, culturale ed artistico nato alla fine degli anni ’50 in America in aperto contrasto con l’Establishment, e con la falsa immagine di una America post bellica, dove solo in apparenza tutti potevano avere il diritto ad avere un lavoro, una casa, un’automobile oltre ad un gran numero di moderni elettrodomestici.
Gli artisti, i visionari dell’epoca- grazie alla loro sensibilità- percepirono la falsità e la temporaneità di questa idilliaca prosperità. Volevano vivere subito e non in età da pensione, rifiutando qualsivoglia manipolazione da parte delle istituzioni. Amavano piuttosto, lanciarsi per le strade in cerca di jazz bar dove perdere il proprio tempo ubriacarndosi di musica, di alcol e di poesia, per poi esausti ululare alla luna.
Ciò che accomunava Keruac e Ginsberg al Jazz era la comune voglia di guardarsi intorno e dentro, di porre domande e di trovare il coraggio di parlare con propria voce cercando prepotentemente la propria unicità. La ricerca di questa unicità costituiva per il beat la più autentica consolazione contro il marcio della terra, e nello stesso tempo rappresentava un potente mezzo di accusa contro l’oligarchia industriale e la sua burocazia. Jazz e Poesia come rivoluzione, come stato altro di coscienza in aperto contrasto con un modo di vivere ottuso e manipolato dagli interessi di quel potere senza faccia che cominciava a prendere sempre più piede in quegli anni.
Rappresentava quindi una via d’uscita, l’inizio di un viaggio senza fine lontano dalla stasi dell’ordinario e la sfiducia totale nelle apparenze di un mondo in cui solo poche cose sono come appaiono.
Molti di loro si sono impegnati e sacrificati scegliendo strade meno battute in campo politico, nell’arte e della psicoanalisi ecc., altri si sono rovinati e sono morti, ma i sopravvissuti sanno di certo, di essere stati parte di un tentativo nobile e glorioso.
Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche, trascinarsi per strade di negri all'alba in cerca di droga rabbiosa, hipsters dal capo d'angelo ardenti per l'antico contatto celeste con la din-amo stellata nel macchinario della notte, che in miseria e stracci e occhi ínfossati stavano su partiti a fumare nel buio soprannaturale di soffitte a acqua fredda fluttuando sulle cime delle città contemplando jazz, che mostravano il cervello al Cielo sotto la Elevated e vedevano angeli Maomettani illuminati barcollanti su tetti di casermette che passavano per le università con freddi occhi radiosi allucinati di Arkansas e tragedie blakiane fra gli eruditi della guerra, che venivano espulsi dalle accademie come pazzi & per aver pubblicato odi oscene sulle finestre del teschio che si accucciavano in mutande in stanze non sbarbate, bruciando denaro nella spazzatura e ascoltando il Terrore attraverso il muro, che erano arrestati nelle loro barbe pubiche ritornando da Laredo con una cintura di marijuana per New York...(2)
Forse questo spirito, questo sogno che sembrava perduto sta ritornando, ed insieme ad esso il bisogno di mettere insieme vecchie e nuove conoscenze per approdare ad una qualche certezza. Nel frattempo se vogliamo, possiamo rinverdire il rincordo di quegli anni e consolarci con la lettura di L’ultima Parola, un viaggio nel Jazz di Jack Keruac ed il sempre mitico l’Urlo di Allen Ginsberg, il tutto condito dal sottofondo dell’intramontabile Parker with strings.
(1) J. Keruac “On the Road”
(2) A.Ginsberg “ The Howl”
category: Arte - July 5, 2007 02:49 PM [edited: February 24, 2008 07:33 PM]
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