Metamorfosi del Femminile
Friday October 31, 2008
Attento i tuoi pensieri;
diventeranno parole.
Attento alle tue parole;
si tradurranno in azioni.
Attento alle tue azioni:
si trasformeranno in abitudini.
Attento alle tue abitudini
diventeranno il tuo carattere.
Attento al tuo carattere;
sarà il tuo destino.
Anonimo
foto A.Iurilli Duhamel
category: Poesia - October 31, 2008 11:47 AM [edited: October 31, 2008 11:51 AM]
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Wednesday October 29, 2008
La mia anima è una misteriosa orchestra; non so quali strumenti suoni e strida dentro di me: corde e arpe, timballi e tamburi.Mi conosco come una sinfonia. Io sono la periferia di una città esistente, la chiosa prolissa di un libro non scritto.
Non sono nessuno, nessuno. Non so sentire, non so pensare, non so volere. Sono una figura di un romanzo ancora da scrivere, che passa aerea e sfaldata senza aver avuto una realtà, fra i sogni di chi non ha saputo completarmi.
Penso in continuazione, sento in continuazione; ma il mio pensiero è privo di raziocinio, la mia emozione è priva di emozione! Da una botola situata lassù, sto precipitando per lo spazio infinito, in una caduta senza direzione, infinitupla e vuota.
La mia anima è un maelstrom nero, una vasta vertigine intorno al vuoto, un movimento di un oceano senza confini intorno ad un buco nel nulla, e nelle acque, che più che acque sono turbini, galleggiano le immagini, di ciò che ho visto e sentito nel mondo: vorticano case, volti, libri, casse, echi di musiche e spezzoni di voci in un turbine sinistro e senza fondo.
E io, proprio io, sono il centro che esiste soltanto per una geometria dell'abisso; sono il nulla intorno a cui questo movimento gira, come fine a se stesso, con quel centro che esiste solo perché ogni cerchio deve possedere un centro.
Io, proprio io, sono il pozzo senza pareti ma con la resistenza delle pareti, il centro del tutto con il nulla intorno. Quello che ci circonda diventa parte di noi stessi, si infiltra in noi nella sensazione della carne e della vita e, quale bava del grande Ragno, ci unisce in modo sottile a ciò che è prossimo, imprigionandoci in un letto lieve di morte lenta dove dondoliamo al vento.
Tutto è noi e noi siamo tutto; ma a che serve questo, se tutto è niente? Un raggio di sole, una nuvola il cui passaggio è rivelato da un'improvvisa ombra, una brezza che si leva, il silenzio che segue quando essa cessa, qualche volto, qualche voce, il riso casuale fra le voci che parlano: e poi la notte nella quale emergono senza senso i geroglifici infranti delle stelle.
Alla fine di questa giornata rimane ciò che è rimasto di ieri e ciò che rimarrà di domani; l'ansia insaziabile e molteplice dell'essere sempre la stessa persona e un'altra.
Nuvole... Esisto senza che io lo sappia e morirò senza che io lo voglia. Sono l'intervallo fra ciò che sono e ciò che non sono, fra quanto sogno di essere e quanto la vita mi ha fatto essere, la media astratta e carnale fra cose che non sono niente, più il niente di me stesso.
Bernardo Soares Il libro dell'inquietudine
opera A. Iurilli Duhamel "Solitudine" 2008
category: Letteratura - October 29, 2008 11:44 PM [edited: October 29, 2008 11:47 PM]
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Tuesday October 28, 2008
"Di che vi meravigliate? Di che stupite,
se fu mio maestro un sogno
e sto tuttavia temendo nelle mie ansie
di dovermi svegliare
e trovarmi ancora una volta nel mio chiuso carcere?
E se pur ciò non avvenga basta il sognarlo soltanto,
perché così sono giunto a sapere che tutta la felicità umana infine passa come un sogno...
Ed ora voglio farne buon uso
per tutto il tempo che mi dura...".
Calderòn de la Barca La vida es sueño
opera A.Iurilli Duhamel
category: Letteratura - October 28, 2008 02:34 PM [edited: October 28, 2008 08:16 PM]
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Sunday October 26, 2008
E’ una legge non scritta:
chi vuole starmi vicino deve assumersi la responsabilità della mia anima.
Perché qualunque idiota può capire come sia facile uccidermi. Uno sguardo ben mirato basterebbe.
Sono convinto che da qualche parte, dentro me, c’è un punto vulnerabile che chiunque, anche uno sconosciuto, può vedere e colpire.
Eliminarmi con una parola.
David Grossman, da “Che tu sia per me il coltello”
opera A.Iurilli Duhamel 2008
category: Letteratura - October 26, 2008 09:58 AM [edited: October 27, 2008 01:54 PM]
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Saturday October 25, 2008
... L'anima se ne sta smarrita per la stranezza della sua condizione e, non sapendo che fare, smania e fuor di se non trova sonno di notte né riposo di giorno, ma corre, anela là dove spera di poter rimirare colui che possiede la bellezza.
E appena l'ha riguardato, invasa dall'onda del desiderio amoroso, le si sciolgono i canali ostruiti: essa prende respiro, si riposa delle trafitture e degli affanni, e di nuovo gode, per il momento almeno, questo soavissimo piacere.
Perché, oltre a venerare colui che possiede la bellezza, ha scoperto in lui l'unico medico dei suoi dolorosi affanni. Questo patimento dell'anima, mio bell'amico a cui sto parlando, è ciò che gli uomini chiamano amore.
Platone, Fedro
category: Filosofia Antica - October 25, 2008 09:56 PM [edited: October 25, 2008 10:56 PM]
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Tuesday October 21, 2008
Si ha sempre più bisogno di buone motivazioni, di buone azioni scevre da dogmatismi o complicate filosofie ma solo dettate dalla compassione e dalla capacità di sentire gli altri come fratelli e sorelle, rispettando i loro diritti e la loro dignità.
Gli esseri umani hanno una peculiare capacità, quella di potersi di aiutar l'un l'altro.
Sua Santità il Dalai Lama
Per il 60° anniversario della
COSTITUZIONE DEI DIRITTI UMANI,
molti artisti capitanati da Peter Gabriel hanno dato la loro testimonianza e il loro apporto artistico per testimoniare l’importanza di tale evento.
Amnesty ha creato uno speciale sito:
www.amnesty-small-places-tour.it/
dove gli artisti e le attività coinvolte sono chiaramente menzionate.
Alcuni mesi va ho invitato molti di voi ad unirsi a questo speciale evento, offrendo una vostra opera che sarà venduta durante una mostra che si inaugurerà
il 7 dicembre
presso la Galleria Incorniciarte di Verona.
www.incorniciarte.it/index.php
Il ricavato verrà devoluto alla causa Tibet, Qualora la vendita non ci fosse l’opera verrà restituita a spese di Amnesty al suo proprietario.
Ringrazio quanti generosamente hanno aderito e invito chi fosse ancora disponibile a spedire al più presto la propria opera.
Grazie di cuore
category: RANDOMS - October 21, 2008 11:12 PM [edited: October 23, 2008 08:20 AM]
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Sunday October 19, 2008
La Pinacoteca di Parigi, ha inaugurato una mostra che finalmente prende in seria considerazione la relazione tra il lavoro di Jakson Pollock e lo shamanesimo degli indiani d’America.
Le opere di Pollock pre-dripping colpiscono per la plasticità delle forme,la potenza del colore, la pregnanza di contenuti religiosi primitivi legati al culto della Natura, e si inoltrano lungo un percorso che esplora tematiche tipicamente shamaniche come: La nascita, il Sacrificio, la Morte, la fusione Uomo-Animale, la fusione Uomo-Donna, la Danza, la Maschera ed infine le Astrazioni.
Dopo la II Guerra mondiale, l’opera di Pollock si pone in netto contrasto con i principi di una America rampante e materialista, essa rivolge la sua attenzione al passato arcaico, ravvisando nello shamanesimo degli amerindi la chiave per un autentico rinnovamento.
Pollock ebbe modo di intraprendere l’esperienza di una analisi personale junghiana della durata di quattro anni, e sebbene questa esperienza non sia sempre opportunatamente valutata dai critici d’arte è più che evidente la connessione esistente tra la sua ricerca artistica e molteplici assunti junghiani; in particolare quella teoria di Carl G. Jung secondo la quale un popolo dominatore finisce con l’assorbire l’anima del popolo sottomesso anche se poi questa finisce con l’essere stipata in una zona d’ombra che poi fa irruzione in maniera indiretta e distruttiva.
Pollock considerava estremamente fondamentale per il suo lavoro riattivare questa zona d’ombra al fine di una propria e collettiva rinascita spirituale ed artistica. In particolare era attratto dal lavoro artistico religioso degli indiani Navajos, i quali disegnavano sulla sabbia delle complesse figure secondo finalità ritualistiche di guarigione.. a lavoro ultimato come accade per i mandala tibetani l’immenso e paziente lavoro era eliminato da un soffio di vento.
Il bisogno di guarigione spinse Pollock a valorizzare la figura simbolica dello shamano. Shamano è una parola di origine manchi-tangu che significa conoscere; lo shamano è colui che sa , che è saggio, che è in grado di comunicare con gli spiriti, di indicare il modo per ricollegarsi con la natura e guadagnare la pace e la salute, che è in grado di fornire interpretazioni e attribuire senso.
In questa mostra si possono ammirare molti quadri in cui Pollock prende a prestito la dimensione arcaica degli shamani amerindi per i quali l’opera d’arte ha una sua propria vita e identità, il pittore in questo caso ha solo la funzione di medium, quindi, di partecipante ad un processo creativo più ampio della sua persona e della sua volontà.
Quando alla fine del percorso della mostra si giunge alle astrazioni del dripping, queste si rivelano nella loro piena autentica natura: un rito sacro di guarigione, dove Jacson Pollock impersona lo shamano di una danza rituale ed estatica.
Antonella Iurilli Duhamel
opera Jackson Pollock " composizione con serpente e maschera"1938-1941
category: Arte - October 19, 2008 06:36 PM [edited: October 19, 2008 11:25 PM]
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Saturday October 18, 2008
Ascolta il tuo cuore,
esso conosce tutte le cose...
...riponi fiducia nell’amore
che provi per qualcuno.
Se quanto hai già provato
è fatto di materia pura,
allora potrà tornare..
Se è stato soltanto
un attimo di luce,
come l’esplosione di una stella,
allora non tornerà più
ma avrai comunque
visto un’esplosione di luce…
...e anche solo per questo
ne sarà valsa la pena!
I cuori degli uomini hanno
paura di realizzare i propri sogni
perché pensano di non meritarli
o di non riuscire a raggiungerli.
Ed i cuori,
i cuori stessi,
sono terrorizzati
al solo pensiero di amori
che sono finiti per sempre,
di momenti che avrebbero
potuto essere belli
e non lo sono stati,
di tesori che avrebbero
potuto essere scoperti
e sono rimasti per sempre
nascosti nella sabbia..
Soltanto una cosa rende impossibile
un sogno: la paura di fallire…
Kahlil Gibran
opera A Iurilli duhamel
category: Poesia - October 18, 2008 11:13 PM [edited: October 18, 2008 11:18 PM]
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Friday October 10, 2008
Gli incontri più importanti sono già combinati dalle anime prim'ancora che i corpi si vedano. Generalmente, essi avvengono quando arriviamo a un limite, quando abbiamo bisogno di morire e rinascere emotivamente.
Gli incontri ci aspettano, ma la maggior parte delle volte evitiamo che si verifichino.
Se siamo disperati, invece, se non abbiamo più nulla da perdere oppure siamo entusiasti della vita, allora l'ignoto si manifesta e il nostro universo cambia rotta.
Tutti sanno amare, poiché nascono con questo dono.
Alcuni praticano l'amore naturalmente, ma la maggioranza deve apprendere di nuovo, ricordare come si ama; e tutti - senza alcuna eccezione - hanno bisogno di bruciare nel fuoco delle proprie emozioni passate, di rivivere gioie e dolori, cadute e riprese, fino al momento in cui sono in grado di intravedere il filo conduttore che esiste dietro ogni nuovo incontro.
Sì, perché c'è un filo."
Paulo Coelho Undici minuti
opera A. Iurilli Duhamel "Ariadne"
category: Letteratura - October 10, 2008 08:53 AM [edited: October 10, 2008 08:55 AM]
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Thursday October 9, 2008
Nell'uomo, la coscienza è soprattutto intelligenza: avrebbe dovuto, avrebbe potuto essere anche intuizione. Intuizione e intelligenza rappresentano due direzioni opposte dell'attività cosciente: la prima, procede nel senso stesso della vita; la seconda, in senso inverso, e come tale è naturalmente regolata sul movimento della materia. Un'umanità compiuta e perfetta sarebbe quella in cui tali forme dell'attività cosciente raggiungessero ambedue il loro pieno sviluppo.
[…] Di fatto, nell'umanità di cui facciam parte, l'intuizione è quasi completamente sacrificata all'intelligenza. Sembra che la coscienza abbia consumato il meglio della sua forza nella lotta per conquistar la materia e per riconquistare se stessa. Tale conquista, date le condizioni particolari in cui si è realizzata, esigeva che la conoscenza si adattasse alle abitudini della materia e concentrasse su questa la propria attenzione: ossia, che si determinasse specialmente come intelligenza. Tuttavia, l'intuizione sussiste sempre, ancorché vaga e, soprattutto, discontinua, simile a una lampada quasi spenta, che si rianimi solo a tratti, per brevi istanti. Di queste intuizioni evanescenti, che illuminano il loro oggetto solo a tratti, deve impossessarsi la filosofia, dapprima per sostenerle, poi per dilatarle e per collegarle insieme. Quanto più procede nel suo lavoro, essa si avvede che l'intuizione è lo spirito stesso, e, in un certo senso, la vita stessa: l'intelligenza si ritaglia in essa attraverso un processo che imita quello che ha generato la materia.
Solo così si rivela l'unità della vita mentale: ponendosi nell'intuizione per muovere da questa all'intelligenza, perché dall'intelligenza è impossibile passare all'intuizione. Tutti questi problemi rimarranno senza risposta, una filosofia fondata sull'intuizione sarà la negazione della scienza e verrà, presto o tardi, spazzata via dalla scienza, se non si deciderà a cercare la vita del corpo là dove questa effettivamente si trova: sulla via che conduce alla vita dello spirito. Ma in questo caso essa non avrà più da fare con questo o quell'essere vivente: la vita tutt'intera, a partire dall'impulso iniziale che l'ha lanciata nel mondo, le apparirà come un'onda che sale e che si oppone al movimento discendente della materia.
Sulla massima parte della sua superficie, ad altezze diverse, la corrente vien convertita dalla materia in un vortice: su un punto solo essa passa liberamente, trascinando con sé l'ostacolo, che appesantirà il suo cammino ma non lo arresterà. In questo punto è l'umanità; e qui sta la nostra posizione privilegiata. D'altra parte, questa onda che sale è la coscienza.
La coscienza è essenzialmente libera: è, anzi, la libertà stessa; ma non può attraversar la materia senza modellarsi su di essa, senza adattarsi ad essa. Tale adattamento è ciò che si chiama "intellettualità". Ora, l'intelligenza, rivolgendosi verso la coscienza agente, cioè libera, la fa rientrare naturalmente negli schemi in cui è avvezza a veder inserirsi la materia. Perciò vede sempre la libertà sotto forma di necessità, trascura sempre la parte di novità o di creazione inerente all'atto libero; sostituisce sempre all'azione un'immagine artificiale e approssimativa di essa, ottenuta associando l'antico con l'antico e l'identico con l'identico. Così agli occhi di una filosofia che si sforza di riassorbire l'intelligenza nell'intuizione, molte difficoltà svaniscono o si attenuano. Ma una tale filosofia non solo rende più facile la speculazione; ci dà altresì più forza per vivere. In virtù di essa non ci sentiamo più isolati nell'umanità, e l'umanità non ci appare più isolata nella natura che essa domina: come il più piccolo granello di polvere è connesso con tutto intero il nostro sistema solare, ed è trascinato con esso in quel moto indivisibile di discesa che è la materialità stessa, così tutti gli esseri organici, dal più umile al più elevato, dalle origini prime della vita sino a oggi, in tutti i luoghi come in tutti i tempi, non fanno che manifestare in modo sensibile un impulso unico, inverso al movimento della materia e, in se stesso indivisibile.
Tutti gli esseri viventi sono congiunti insieme, e tutti obbediscono al medesimo formidabile impulso. L'animale ha il suo punto d'appoggio nella pianta, l'uomo nella animalità, e l'umanità intera, nello spazio e nel tempo, è come uno sterminato esercito che galoppa al fianco di ciascuno di noi, avanti e dietro a noi, in una carica travolgente capace di rovesciare tutte le resistenze e di superare moltissimi ostacoli, forse anche la morte.
Henry Bergson
October 9, 2008 04:06 PM
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Wednesday October 8, 2008
Sono un guardiano del gregge
Il gregge sono i miei pensieri
E i miei pensieri sono tutti sensazioni.
Penso con gli occhi e con le orecchie
E con le mani e coi piedi
E con il naso e con la bocca..
Pensare un fiore, è vederlo e respirarlo.
E mangiare un frutto è saperne il senso.
Ecco perché quando un giorno di caldo
Mi sento triste di goderne tanto,
E mi stendo completamente nell'erba,
E chiudo gli occhi che bruciano,
Sento che tutto il corpo è steso nella realtà,
So la verità e sono felice.
Tu dici, vivi nel presente;
Vivi solo nel presente.
Ma io non voglio il presente, voglio la realtà:
Voglio le cose che esistono, non il tempo
Che le misura.
Cos'è il presente?
È qualcosa di relativo al passato e al futuro.
È una cosa che esiste in funzione dell'esistenza
Di altre cose.
Ma io voglio la sola realtà, le cose senza presente.
Non voglio includere il tempo nel mio schema.
Non voglio pensare le cose in quanto presenti:
Le voglio pensare in quanto a cose.
Non le voglio separare da esse stesse,
Trattandole come presenti.
Non dovrei nemmeno trattarle come reali.
Non dovrei trattarle affatto.
Dovrei solo vederle, semplicemente vederle;
Vederle fino al punto di non poterle pensare,
Vederle fuori dal tempo, fuori dallo spazio,
Vederle con la facoltà di toglier tutto tranne il visibile.
Ecco la scienza del vedere, che non è scienza.
Fernando Pessoa
category: Poesia - October 8, 2008 08:45 AM
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Tuesday October 7, 2008
Considero valore ogni forma di vita,
la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto,
un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e’ risparmiato,
due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varra’ piu’ niente,
e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua,
riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo,
accorrere a un grido,
chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordarsi di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’e’ il nord,
qual’e’ il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo,
la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare
e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.
Erri de Luca, 'Opera sull’acqua e altre poesie
category: Poesia - October 7, 2008 10:40 AM
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Monday October 6, 2008
L'uccellino mattiniero acchiappa il verme. Chi ha tempo non aspetti tempo. Colui che esita è perduto. Non possiamo far finta che non ci sia stato detto, abbiamo sentito i proverbi, abbiamo sentito i filosofi, abbiamo sentito i nostri nonni che ci ammonivano sullo spreco del tempo, abbiamo sentito i poeti maledetti che ci spingevano a prendere al volo il momento, però qualche volta dobbiamo cavarcela da soli.
Dobbiamo compiere i nostri errori, dobbiamo imparare sulla nostra pelle. Dobbiamo spazzare le possibilità dell'oggi sotto il tappeto del domani, fino a che non potremo più farlo, fino a che finalmente non comprenderemo da soli quello che voleva dire Benjamin Franklin.
Che cercare risposte è meglio che farsi domande, che stare svegli è meglio che dormire, e anche il più terribile fallimento, anche il peggiore, il più irrimediabile degli errori è di gran lunga preferibile a non averci provato.
Grey’ Anatomy
category: Filosofia Antica - October 6, 2008 08:37 AM [edited: October 6, 2008 08:38 AM]
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Sunday October 5, 2008
......Arriva un tempo, nell'educazione di ciascun uomo, in cui egli si convince che la competizione è ignoranza; che l'imitazione è suicidio; che deve saper accettare se stesso per il meglio e per il peggio, come parte sua; che per quanto il grande universo sia buono e generoso, nemmeno un chicco di nutriente grano può arrivare à lui se non attraverso la fatica prodigata su quel pezzo di terra che gli è stato dato da dissodare.
Il potere che è in lui è qualcosa di nuovo in natura, e nessuno, eccetto lui stesso, può sapere che cosa sia quello che egli può fare, né può mai saperlo finché non ha provato. Non per nulla una faccia, un carattere, un fatto possono maggiormente colpirlo, e un altro lasciarlo indifferente.
Né è senza una prestabilita armonia che vi sia, per così dire, questa scultura nella memoria. L'occhio fu collocato là dove un raggio sarebbe caduto, di modo che potesse testimoniare di quel particolare raggio. Noi esprimiamo noi stessi soltanto a metà e quasi ci imbarazza quell'idea divina che ciascuno di noi rappresenta. Si può, certo, senz'altro ritenere che essa sia qualcosa di buono, di equanime e di giusti esiti, per cui a buon diritto se ne dovrebbe parlare.
Un uomo si sente sollevato e lieto quando ha riposto tutto se stesso nella propria opera e ha fatto del suo meglio; ma ciò che ha detto o fatto in diversa maniera non gli darà pace. È una liberazione che non libera. Nei tentativi, il suo genio l'abbandona; nessuna musa lo soccorre; non ha più inventività, non ha speranze.
Confida in te stesso: ogni cuore vibra a una tale corda di ferro. Accetta il posto che il divino provvedere ha trovato per te, la società dei tuoi contemporanei, la connessione degli eventi. Gli uomini grandi sempre fecero così, e affidarono se stessi fanciullescamente al genio della loro età, testimoniando la loro percezione che l'assolutamente affidabile aveva preso posto nei loro cuori, operando attraverso le loro mani, prendendo possesso di tutto il loro essere.
E siamo ora anche noi uomini, e dobbiamo accogliere con la più alta convinzione il nostro trascendente destino; e non come minorenni e invalidi riparati in un cantuccio, non come codardi in fuga davanti a una rivoluzione, ma come guide, redentori e benefattori obbedienti allo sforzo Onnipotente e avanzanti sul Caos e le Tenebre.
Ralph Waldo Emerson, Self- reliance
opera A Iurilli Duhamel
category: Filosofia Antica - October 5, 2008 09:45 AM [edited: October 5, 2008 09:47 AM]
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Saturday October 4, 2008
I sentimenti dolorosi e le emozioni più pungenti, sono quelli assurdi : l’ansia di cose impossibili, proprio perché sono impossibili, la nostalgia di ciò che non c’è mai stato, il desiderio di ciò che potrebbe essere stato, la pena di non essere un altro, l’insoddisfazione per l’esistenza del mondo.
Tutti questi mezzi toni della coscienza dell’anima creano in noi un paesaggio dolorante,. un eterno tramonto di ciò che siamo.
Il sentirci è allora un campo deserto che imbrunisce, triste di giunchi accanto a un fiume senza imbarcazioni, nereggiando chiaramente fra rive lontane.
Non so se questi sentimenti sono una follia lenta dello sconforto, se sono reminiscenze di un altro mondo che abbiamo conosciuto: reminiscenza incrociate e mescolate come cose viste in sogno, assurde nell’immagine che vediamo ma non all’origine, se la conoscessimo.
Non so se sono esistiti altri esseri che noi siamo stati, la cui maggior completezza sentiamo oggi nell’ombra loro che noi siamo, in un modo incompleto: perduta la lo solidità e immaginandola appena nelle due dimensioni dell’ombra che viviamo.
So che questi pensieri dell’emozione addolorano rabbiosamente l’anima.
L’impossibilita per noi di figurarci un qualcosa a cui corrispondano, l’impossibilità di trovare un qualcosa di sostitutivo alla visione che esse abbracciano: tutto ciò pesa come una condanna assegnata non si sa dove o da chi o perché.
Ma ciò che resta del sentire tutto questo è sicuramente una pena della vita e di ogni suo gesto, una stanchezza anticipata dei desideri e di ogni loro maniera, una pena anonima di ogni sentimento.
In questi momenti di sottile dolore è impossibile, perfino in sogno, essere amante, essere eroe, essere felice: tutto è vuoto, perfino nell’idea di esserlo.
Tutto è detto in altro linguaggio a noi incomprensibile, semplici suoni di sillabe senza forma nell’intelletto.
La vita è vuota, l’anima è vuota, il mondo è vuoto. Tutti gli dei muoiono di una morte più grande della morte tutto è più vuoto del vuoto. Tutto è un caos di cosa nessuna
Se penso questo e guardo per vedere se la realtà mi disseta, vedo case inespressive, visi inespressivi, gesti inespressivi. Pietre, corpi, idee: tutto è morto.
Tutti i movimenti sono fermi, la stasi è tutti loro.
Nulla mi dice nulla. Nulla mi è conosciuto, non per la sua stranezza ma perché non so cosa sia.
Il mondo si è perduto.
E in fondo alla mia anima (unica realtà di questi momento) c’è una pena intensa e invisibile, una tristezza simile al rumore di qualcuno che piange nel buio di una stanza.
Fernando Pessoa "Il libro dell'inquietudine"
category: Letteratura - October 4, 2008 12:19 AM [edited: October 4, 2008 12:21 AM]
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Friday October 3, 2008
Dunque, una volta per tutte,
ti viene proposto un breve precetto:
ama, e fa ciò che vuoi.
Se tu taci, taci per amore:
se tu parli, parla per amore;
se tu correggi, correggi per amore;
se tu perdoni, perdona per amore.
Sia in te la radice dell'amore;
e da questa radice non può derivare
se non il bene.
Agostino d'Ippona
category: Filosofia Antica - October 3, 2008 09:53 AM
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Thursday October 2, 2008
Ci sono donne che camminano controvento da una vita.
Ci sono donne che hanno occhi profondi e sconosciuti come oceani
Ci sono donne che cambiano pelle per amore.
Ci sono donne che donano il loro cuore…per poi ritrovarsi a raccattarne i cocci da sole
Ci sono donne che in silenzio fanno ballare la propria anima su una spiaggia al tramonto.
Se ti fermi un istante le puoi sorprendere mentre lottano contro il proprio istinto mentre fanno passeggiare il proprio dolore a piedi nudi affrontando onde che ad ogni mareggiata sono sempre più minacciose.
Ci sono donne che chiudono gli occhi ascoltando una musica lenta che rende ancora più salate le loro lacrime…
Ci sono donne che con orgoglio ma con il nodo in gola, rinunciano alla felicità.
Ci sono donne che con i loro occhi fotografano quegli splendidi ma così fugaci attimi in cui si sentono abbracciate dall'amore, sperando di mantenerli vivi e colorati per sempre.
Se apri gli occhi un istante le puoi osservare mentre disseminano briciole di se stesse lungo il percorso verso quel treno che le porterà via mentre urlano la loro rabbia contro vetri tremolanti di una casa diventata prigione…
mentre sorridono di disperazione a chi le vorrebbe far tornare alla vita di sempre.
Ci sono donne che non si fermano davanti a nulla perché non troveranno mai la fine di quel filo
Ci sono donne che hanno fatto un nodo per ogni loro lacrima sperando che
arrivi qualcuno a scioglierli.
Non fermare il cuore di una donna, niente vale di più non far piangere.
Una donna… ogni lacrima è un po' di lei stessa che se ne va… non farla
aspettare da sola ed impaurita seduta sul confine della pazzia, e se la vuoi
amare fallo davvero con tutto te stesso, stringila e proteggila, lotta per
lei, uccidi per lei, piangi con lei, donale il più bel raggio di sole.
Ogni giorno tieni sempre accesa quella luce nei suoi occhi, quella luce è
speranza, è amore, è puro spirito, è vento, è la più bella stella di
qualsiasi notte.
Anonimo
category: Poesia - October 2, 2008 12:44 AM [edited: October 2, 2008 12:52 AM]
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Wednesday October 1, 2008
Ah… si putesse dicere
Chell' c'o core dice
Quant' sarria felice
Si t' o sapesse di'
E si putesse sentere
Chell' che 'o core sente
Dicisse eternamente
Voglio resta' cu te'
Ma 'o core sape scrivere
'O core e' analfabeta
E' comm' a nu' pueta
Ca nun sape canta'
Se 'mbrogia sposta e vvirgole
Nu punto ammirativo
Mette nu' cungiuntivo
Addo nun 'nce adda sta'
E tu che o staje a sentere
Te 'mbruoglie appriesso a isso
Comme succede spisso,e addio felicita'
Edoardo De Filippo
www.youtube.com/watch?v=ZW0m-pi4Dxw
opera Antonella Iurilli DUhamel
category: Poesia - October 1, 2008 12:04 AM [edited: October 1, 2008 12:06 AM]
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