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Metamorfosi del Femminile

equilibriarte.org : Antonella Iurilli Duhamel : blog : 2008 : July

INTUIZIONI















Ho conosciuto il mare meditando su una goccia di rugiada.

Kahlil Gibran


opera A.Iurilli Duhamel

SPIRITUALITA' E ARTE










“L’arte non si impara e non può essere insegnata, ma... la sua vena, se è condotta e indirizzata per uno stretto sentiero, indomita sprizza fuori dall’anima".

Nelle “Herzensergiessungen eines kunstliebenden Klosterbrudersgrassetto”, una raccolta di nove saggi, e precisamente nel primo: “Raphaels Erscheinung” (“La visione di Raffaello”), Wilhelm Heinrich Wackenroder polemizza contro coloro che vorrebbero spiegare l’arte secondo regole e canoni prestabiliti, negando così il "mistero"
dell’ispirazione artistica, nella quale non volgono vedere “i chiari segni... dell’impronta del dito di Dio”...
Raffaello è un esempio di come l’artista stesso non sappia spiegarsi l’”innato stimolo” che lo tiene “in continua ed attiva tensione”

Wilhelm Heinrich WackenroderHerzensergiessungen eines kunstliebenden Klosterbruders, Berlino 1796 (“Gli sfoghi del cuore di un monaco amante dell’arte” – da “Scritti di poesia e di estetica”, Firenze 1923).

BELLEZZA E VERITA'























«La verità, manifestata dalla bellezza, è enigmatica; essa non può essere né decifrata né spiegata con le parole, ma quando un essere umano, una persona si trova accanto a questa bellezza, si imbatte in questa bellezza, sta di fronte a questa bellezza, essa fa sentire la sua presenza, almeno con quei brividi che corrono lungo la schiena. La bellezza è come un miracolo, del quale l'uomo diventa involontariamente testimone.»

Andrej Tarkovskij

opera A.Iurilli Duhamel, Evalilith

ETERNITA' O CASO?









Poiché siamo costretti, quando ricorriamo col pensiero all’origine del gran tutto, a incorrere in tre o quattro assurdità, la cosa piú ragionevole è di prendere il cammino che ci faccia inciampare il meno possibile.

Il nostro primo ostacolo, dunque, è l’eternità del mondo. E poiché lo spirito degli uomini non è abbastanza forte da concepirla, e non può neanche immaginare che questo grande Universo, cosí bello, cosí ben ordinato, abbia potuto farsi da se stesso, hanno fatto ricorso alla creazione. [...]

Quando, gettati tre dadi sulla tavola, viene tris di due, oppure tre, quattro e cinque, oppure doppio sei e uno, direte: "Che miracolo! in ogni dado è uscito lo stesso punto, mentre ne potevano uscire tanti altri!

Che miracolo! sono usciti tre punti consecutivi! Che miracolo! sono usciti esattamente due sei e l’opposto del terzo". Son certo che essendo uomo di spirito, non farete mai simili esclamazioni. Infatti, poiché sui dadi c’è solo una data quantità di numeri, è impossibile che non ne esca qualcuno. E con tutto ciò vi stupite che la materia, mescolata alla rinfusa, secondo il capriccio del caso, abbia costituito un uomo, considerando tutte le cose che sono necessarie alla sua costruzione. Ma non sapete che sulla via della formazione dell’uomo, la materia si è fermata un milione di volte a formare ora una pietra, ora del piombo, ora del corallo, ora un fiore, ora una cometa, e tutto ciò per l’eccesso o il difetto delle figure che occorrevano o non occorrevano per determinare un uomo? Sí che non fa meraviglia che un’infinità di materia che cangia e si muove senza posa abbia prodotto a caso i pochi animali, minerali e vegetali che vediamo, piú di quanto non meravigli che in cento gettate ai dadi esca un tris.

Allo stesso modo è impossibile che da quel moto non si produca qualche cosa; la quale sarà sempre guardata con meraviglia da uno sventato che non riesca a capire quanto poco ci sia mancato che non si producesse.

S. de Cyrano de Bergerac,L’altro mondo o gli Stati e gli imperi della Luna


opera A Iurilli Duhamel

A MAURIZIO CON TANTO AFFETTO




































Anche se non ci sei più, continui ad essere
nel ricordo di quelli che t'han visto,
in quelli che so io,
ai quali chiedo
una entrata atraverso i loro occhi,
per potermi acquistare la tua presenza.

Anche se non ci sei più. continui ad essere
con il corpo diviso in altri corpi
nei quali riconosco
in questo il tuo sguardo,
in quello la tua voce,
in quell'altro il tuo profilo.

Continui a stare qui integro, o quasi
per me eri tutto
e tutto era parte di te: La terra. l'aria,
gli uccelli, i fiori...
come se il mondo fosse un tuo vestito.

Ed ora mi manca solo
una parte di quel vestito,
perché continui ad essere
l'intero paesaggio che contemplo
con l'aria, con la terra,e fiori e uccelli,
ma senza carne umana:
La sola parte di te che resta assennte.

Manuel Altolaguirre


opera Maurizio Citti

IL BUON SELVAGGIO










































Noi siamo innocenti, noi siamo felici; e tu non puoi che nuocere alla nostra felicità. Noi seguiamo il puro istinto della natura; e tu hai cercato di cancellarne il carattere dalle nostre anime. Qui tutto appartiene ad ognuno; e tu ci hai insegnato non so quale distinzione tra il tuo e il mio. Le nostre figlie e le nostre donne sono comuni; tu hai condiviso con noi questo privilegio, e hai acceso in esse furori sconosciuti.

Esse sono diventate folli nelle tue braccia, e tu sei diventato feroce tra le loro. Esse hanno cominciato a odiarsi; voi vi siete battuti per esse, e ci sono ritornate macchiate del vostro sangue. Noi siamo liberi; ed ecco che tu hai sotterrato nella nostra terra il simbolo della nostra schiavitú futura. [...]

Noi abbiamo rispettato in te la nostra immagine. Lasciaci i nostri costumi; essi sono piú saggi e piú onesti dei tuoi: non vogliamo scambiare ciò che tu definisci la nostra ignoranza con i tuoi lumi inutili.

Noi possediamo tutto ciò che ci è necessario, tutto ciò che è bene per noi. Siamo forse degni di disprezzo per non aver saputo crearci bisogni superflui? Quando abbiamo fame, noi abbiamo di che sfamarci; quando abbiamo freddo, noi abbiamo di che vestirci.

Tu sei entrato nelle nostre capanne: che cosa vi manca, secondo te? Ricerca fin dove vuoi quelle che tu chiami comodità della vita; ma consenti a esseri forniti di buon senso di arrestarsi quando essi potranno ottenere soltanto, dalla continuazione dei loro sforzi penosi, dei beni immaginari [...].

Quanto sarebbe breve il codice delle nazioni, se si conformasse rigorosamente al codice della natura!

E quanti vizi ed errori sarebbero risparmiati agli uomini! [...]

Esisteva un tempo un uomo naturale; all’interno di quest’uomo si è introdotto un uomo artificiale, e nella caverna si è accesa una guerra continua che dura per tutta la vita. Talvolta l’uomo naturale è piú forte, talvolta è invece sconfitto dall’uomo morale e artificiale. [...]

Ma allora, si deve civilizzare l’uomo, oppure abbandonarlo al suo istinto? - Se si deve rispondere francamente, dirò che dovete civilizzarlo, se avete intenzione di diventarne il tiranno: avvelenatelo quanto piú potete di una morale contraria alla natura; frapponetegli ostacoli di ogni specie; impedite i suoi movimenti in mille modi; ispirategli fantasmi che lo spaventino; perpetuate la guerra nella caverna, di modo che l’uomo naturale sia sempre incatenato ai piedi dell’uomo artificiale.

Se invece lo volete felice e libero, non intervenite nelle sue faccende: già troppi incidenti imprevisti lo condurranno alla luce e alla disperazione; e restate pur sempre convinti che non è a vostro profitto, ma per proprio vantaggio, che alcuni saggi legislatori vi hanno costruiti e conformati cosí come siete.

Richiamiamoci a tutte le istituzioni politiche, civili e religiose: esaminatele profondamente - e, se non mi inganno, vi vedrete la specie umana piegata di secolo in secolo sotto il giogo che un ristretto numero di imbroglioni si proponeva di imporle. Diffidate di colui che vuol mettere ordine [...]


Denis Diderot
, Supplemento al viaggio di Bougainville

Un pitagorico a Roma PUBLIO NIGIDO FIGULO

Publio Nigidio Figulo, fondatore del neopitagorismo romano, fu uno degli uomini di cultura più importanti della sua epoca, la cui personalità può agevolmente essere comparata a quella di un Varrone, dell'amico Cicerone e dello stesso Cesare.
Il sistema dottrinale pitagorico con la sua rappresentazione della "rota mundi", con l'indicazione del significato della fascia zodiacale e con la sua complessa interpretazione astrale dei miti e delle leggende, ha senz'altro costituito il secondo
elemento portante della sua speculazione.

Accanto a questi elementi dottrinali emerege anche una tradizione rituale riconducibile all'arcaico mondo etrusco-latino: un complesso di divinità cosiddette "minori" che contribuivano a rendere vitale quella specie di "religio seconda" così importante per i singoli, per lo stato e per il sofisticato sistema di scienze spirituali (diviniazione, aruspicina, scienza
augurale ecc.).

Il terzo elemento che arricchisce l'opera di Nigidio è l'apporto delle dottrine dei "Magi ellenizzati" (iraniani e caldei) e del complesso sistema speculativo che ne sostanziava i rituali. La sintesi che Nigidio opera di questi elementi dottrinali (pitagorismo, mondo etrusco-latino e dottrine dei "Magi ellenizzati" ) ha reso i suoi libri adatti ad una esiguia élite spirituale, una specie di residuo oracolare di un mondo arcaico.

Nigidio appartiene a quel mondo di raffinata cultura che aveva conservato memoria dei fondamenti spirituali che avevano consentito a Roma di realizzare la "pax deorum" e di diventare per un intero ciclo umano un vero e proprio "umbilicus mundi".

comunicazione editoriale

Nuccio D'Anna
PUBLIO NIGIDIO FIGULO
Un pitagorico a Roma nel 1° secolo a. C.


opera Antonella Iurilli Duhamel



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