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Metamorfosi del Femminile

equilibriarte.org : Antonella Iurilli Duhamel : blog

A MAURIZIO CON TANTO AFFETTO




































Anche se non ci sei più, continui ad essere
nel ricordo di quelli che t'han visto,
in quelli che so io,
ai quali chiedo
una entrata atraverso i loro occhi,
per potermi acquistare la tua presenza.

Anche se non ci sei più. continui ad essere
con il corpo diviso in altri corpi
nei quali riconosco
in questo il tuo sguardo,
in quello la tua voce,
in quell'altro il tuo profilo.

Continui a stare qui integro, o quasi
per me eri tutto
e tutto era parte di te: La terra. l'aria,
gli uccelli, i fiori...
come se il mondo fosse un tuo vestito.

Ed ora mi manca solo
una parte di quel vestito,
perché continui ad essere
l'intero paesaggio che contemplo
con l'aria, con la terra,e fiori e uccelli,
ma senza carne umana:
La sola parte di te che resta assennte.

Manuel Altolaguirre


opera Maurizio Citti

IL BUON SELVAGGIO










































Noi siamo innocenti, noi siamo felici; e tu non puoi che nuocere alla nostra felicità. Noi seguiamo il puro istinto della natura; e tu hai cercato di cancellarne il carattere dalle nostre anime. Qui tutto appartiene ad ognuno; e tu ci hai insegnato non so quale distinzione tra il tuo e il mio. Le nostre figlie e le nostre donne sono comuni; tu hai condiviso con noi questo privilegio, e hai acceso in esse furori sconosciuti.

Esse sono diventate folli nelle tue braccia, e tu sei diventato feroce tra le loro. Esse hanno cominciato a odiarsi; voi vi siete battuti per esse, e ci sono ritornate macchiate del vostro sangue. Noi siamo liberi; ed ecco che tu hai sotterrato nella nostra terra il simbolo della nostra schiavitú futura. [...]

Noi abbiamo rispettato in te la nostra immagine. Lasciaci i nostri costumi; essi sono piú saggi e piú onesti dei tuoi: non vogliamo scambiare ciò che tu definisci la nostra ignoranza con i tuoi lumi inutili.

Noi possediamo tutto ciò che ci è necessario, tutto ciò che è bene per noi. Siamo forse degni di disprezzo per non aver saputo crearci bisogni superflui? Quando abbiamo fame, noi abbiamo di che sfamarci; quando abbiamo freddo, noi abbiamo di che vestirci.

Tu sei entrato nelle nostre capanne: che cosa vi manca, secondo te? Ricerca fin dove vuoi quelle che tu chiami comodità della vita; ma consenti a esseri forniti di buon senso di arrestarsi quando essi potranno ottenere soltanto, dalla continuazione dei loro sforzi penosi, dei beni immaginari [...].

Quanto sarebbe breve il codice delle nazioni, se si conformasse rigorosamente al codice della natura!

E quanti vizi ed errori sarebbero risparmiati agli uomini! [...]

Esisteva un tempo un uomo naturale; all’interno di quest’uomo si è introdotto un uomo artificiale, e nella caverna si è accesa una guerra continua che dura per tutta la vita. Talvolta l’uomo naturale è piú forte, talvolta è invece sconfitto dall’uomo morale e artificiale. [...]

Ma allora, si deve civilizzare l’uomo, oppure abbandonarlo al suo istinto? - Se si deve rispondere francamente, dirò che dovete civilizzarlo, se avete intenzione di diventarne il tiranno: avvelenatelo quanto piú potete di una morale contraria alla natura; frapponetegli ostacoli di ogni specie; impedite i suoi movimenti in mille modi; ispirategli fantasmi che lo spaventino; perpetuate la guerra nella caverna, di modo che l’uomo naturale sia sempre incatenato ai piedi dell’uomo artificiale.

Se invece lo volete felice e libero, non intervenite nelle sue faccende: già troppi incidenti imprevisti lo condurranno alla luce e alla disperazione; e restate pur sempre convinti che non è a vostro profitto, ma per proprio vantaggio, che alcuni saggi legislatori vi hanno costruiti e conformati cosí come siete.

Richiamiamoci a tutte le istituzioni politiche, civili e religiose: esaminatele profondamente - e, se non mi inganno, vi vedrete la specie umana piegata di secolo in secolo sotto il giogo che un ristretto numero di imbroglioni si proponeva di imporle. Diffidate di colui che vuol mettere ordine [...]


Denis Diderot
, Supplemento al viaggio di Bougainville

Un pitagorico a Roma PUBLIO NIGIDO FIGULO

Publio Nigidio Figulo, fondatore del neopitagorismo romano, fu uno degli uomini di cultura più importanti della sua epoca, la cui personalità può agevolmente essere comparata a quella di un Varrone, dell'amico Cicerone e dello stesso Cesare.
Il sistema dottrinale pitagorico con la sua rappresentazione della "rota mundi", con l'indicazione del significato della fascia zodiacale e con la sua complessa interpretazione astrale dei miti e delle leggende, ha senz'altro costituito il secondo
elemento portante della sua speculazione.

Accanto a questi elementi dottrinali emerege anche una tradizione rituale riconducibile all'arcaico mondo etrusco-latino: un complesso di divinità cosiddette "minori" che contribuivano a rendere vitale quella specie di "religio seconda" così importante per i singoli, per lo stato e per il sofisticato sistema di scienze spirituali (diviniazione, aruspicina, scienza
augurale ecc.).

Il terzo elemento che arricchisce l'opera di Nigidio è l'apporto delle dottrine dei "Magi ellenizzati" (iraniani e caldei) e del complesso sistema speculativo che ne sostanziava i rituali. La sintesi che Nigidio opera di questi elementi dottrinali (pitagorismo, mondo etrusco-latino e dottrine dei "Magi ellenizzati" ) ha reso i suoi libri adatti ad una esiguia élite spirituale, una specie di residuo oracolare di un mondo arcaico.

Nigidio appartiene a quel mondo di raffinata cultura che aveva conservato memoria dei fondamenti spirituali che avevano consentito a Roma di realizzare la "pax deorum" e di diventare per un intero ciclo umano un vero e proprio "umbilicus mundi".

comunicazione editoriale

Nuccio D'Anna
PUBLIO NIGIDIO FIGULO
Un pitagorico a Roma nel 1° secolo a. C.


opera Antonella Iurilli Duhamel


R. A. SCHWALLER DE LUBICZ: LA POLITICA, L'ESOTERISMO, L'EGITTOLOGIA.






Giovane allievo di Matisse nella Parigi della Belle époque, amico e maestro di poeti ed artisti del calibro di O. V. de Lubicz Milosz, agitatore
politico e sociale protagonista di falansteri e progetti utopistici di matrice socialista, alchimista ed occultista coinvolto nella formazione
della leggenda di Fulcanelli, studioso di geometria pitagorica e simbolica, teorico di una filosofia erotica dell’eccesso, studioso di egittologia e
maestro di un gruppo di egittologi eretici e spiritualisti, riferimento indiscusso di una corrente di studiosi di simbolismo intorno alla quale vediamo avvicendarsi personaggi del calibro di René Alleau, Marie Madeleine Davy, Matila Ghyka, il poeta sufi Mounir Hafez....

Stimato da André Breton, che lo considera un riferimento per il surrealismo, studiato da filosofi come Maurice de Gandillac, venerato da artisti come Jean Cocteau (che gli dedica un capitolo del suo Maalesh) e, nel contempo, sospetto di pratiche e ideologie esoteriche luciferine, latore di concezioni razziste ed antisemite, Schwaller è un personaggio complesso, di difficile decrittazione.

Frutto maturo di suggestioni culturali ed esoteriche complesse che vanno dalla teosofia al socialismo fourierista, dalla magia sexualis della
Hermetic Brotherhood of Luxor alla sinarchia di Sant-Yves d’Alveydre, passando per coloriture di volta in volta corporativiste e libertarie, un tale personaggio è forse il crocevia più indicato per illustrare, attraverso l’analisi della sua complessa vicenda spirituale, le tensioni e le influenze che agivano all’interno di un’intera generazione di intellettuali ed artisti francesi ed europei, nati all’ombra della prima, grande crisi del positivismo, figli di una borghesia smarrita ed eradicata, fecondamente incapace ad assumere l’onere plumbeo dell’aridità scientista.

www.mimesisedizioni.it/


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