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Il dono della parola

"Penso che la gioia maggiore che deve aver provato il Signore, non sia stata quando si vide innanzi il suo uomo bell'e fatto di raggi di sole impastati col limo della terra. Penso che la gioia maggiore Egli l'abbia provata quando, chinatosi sulla bocca di lui, gli comunicò il divino privilegio della parola: perché solo allora fu veramente creato l'uomo e la creazione ebbe l'ultimo tocco, il più delicato e stupendo. Ciò avvenne al tramonto del giorno sesto, un tramonto tutto sereno come si conveniva alla vigilia di un giorno di riposo.
E' doveroso supporre che la prima parola di Adamo sia stata di ringraziamento al Signore, mentre tutta la creazione ascoltava, presa
dalla gran calma dell'ora. Adamo ringraziava per tutte le creature, tese verso lo sforzo d'aver la parola; d'altra parte il Signore aveva certamente profuso tanto splendore nel Paradiso Terrestre perché l'uomo potesse commentarlo con la parola. Cos'è mai per l'artista l'ottima delle statue ma che non parla, se non un segno di cocente
umiliazione? Ricorda Michelangelo e il suo Mosé...
Ad ogni modo è positivo che quella memorabile sera il Signore aveva trovato uno col quale poter scambiare quattro parole e confidargli alcuni di quei segreti che almeno a un amico si ha sempre il bisogno di dire. Così, sul far della sera - che è da sempre l'ora più favorevole per le confidenze - il Signore, dimenticando familiarmente la distanza che correva tra Creatore e creatura, scendeva a
conversar con Adamo, al quale la parola stava assai bene in bocca. Quest'ometto anzi gli riusciva interessante per il modo di
esprimersi quanto mai originale e per certe trovate innanzi alle quali il Signore ora faceva bocca da ridere ora diveniva leggermente pensoso, sospettando d'avergli comunicato più comprendonio del bisogno. Finì per capire che questo della parola era proprio il particolare più perfetto della creazione.
Con questo dono in bocca che tutti gl'invidiavano, Adamo camminava ogni giorno fra l'erbe del Paradiso e le piante e le bestie, con un'aria disinvolta e sicura da parer lui il vero signore. Né Iddio, che lo teneva d'occhio, ne aveva gelosia. Anzi, tanta era la compiacenza e la lieta fiducia riposta in lui che un bel dì, ricordatosi che restava ancora un'ultima cosa da fare, dare il nome a tutti gli esseri del creato, pensò d'incaricarne Adamo. Sapientissima deliberazione! Prima di tutto perché era un modo per tener Adamo lontano dai pericoli dell'ozio e poi perché veramente una cosa non è del tutto creata se non quando ha il suo nome proprio.
Dunque un bel giorno, il primo della settimana, il Signore chiamò Adamo e gli condusse davanti tutti gli esseri del Creato. Adamo capì che da lì cominciava il suo gran daffare; diede un'occhiata all'ingrosso a tutta quella marmaglia anonima e leggermente screanzata e si accorse che ne avrebbe avuto per tutta la settimana, ch'era di giorni lunghi come stagioni.
Per guadagnare tempo si mise subito all'opera. Squillò un certo suo trombetto per ottenere silenzio, il che gli riuscì d'incanto e a meraviglia e cominciò dai volatili per due buone ragioni: prima, perché essi sono naturalmente le creature più inquiete del mondo; seconda, perché, dato ad essi il fatto loro, potevano spaziarsi nel cielo, sgombrando il terreno e agevolando il lavoro.
Gli passarono innanzi i volatili di ogni forma e colore, di ogni genere e specie e ciascuno ebbe il suo nome. Vennero gli animali che strisciano sulla terra, molte e molte migliaia e ciascuno ebbe il suo nome. Vennero i pesci che guizzano nelle acque, dolci e saline e ciascuno ebbe il suo nome. Inconvenienti veri e propri, durante la laboriosa operazione, grazie a Dio, non ci fu da lamentarne; se non una certa indocilità da parte di quelle che furono poi dette bestie feroci, che più di una volta gli fecero scappar la pazienza; ma c'era nella voce di Adamo un tale timbro d'imperio, che l'inconveniente fu subito rimosso.
In questo modo tutti ebbero i loro nomi; così convenienti e indovinati, che il Signore, passando poi in rivista tutta la popolazione
delle sue creature, non ebbe proprio nulla da mutare o correggere. Adamo aveva esattamente compreso ogni individuo e ogni situazione, rendendo coi nomi il loro essere vero, la loro qualità. E una controprova si ebbe più tardi, con Noè, che, l'appello e la scelta di tutti gli animali per la sua gran barcata, li fece senza fatica perché ognuno rispondeva puntualmente al suo nome.
Stupenda bellezza della parola! Solo a lavoro compiuto, Adamo poté capire tutta intera la grandezza del dono: quando, rispondendo ogni cosa al suo nome, la creazione parve anche a lui più ordinata e veramente finita; con la parola il Signore gli aveva pertecipato gli
stessi poteri della creazione.
Fu a questo punto che Iddio rivelò ad Adamo una cosa mirabile: gli mostrò in visione le conseguenze stupende che avrebbe avuto nei
secoli il dono della parola. Gli svelò come l'uomo, che per la parola era stato creato da Dio, proprio con la parola insegnatagli dal
grande Rivelatore, avrebbe potuto creare il suo Dio. Tanto che Adamo, caduto in ginocchio adorando, stupito e rapito nella visone
meravigliosa, poco mancò che restasse muto. Ma in quel momento il Signore gli mandò incontro Eva e il pericolo fu scongiurato."

*Cesare Angelini, Carta penna calamaio, Garzanti, 1944

*Adamo ed Eva, mosaico, sec. XIII, Venezia, San Marco, Cupola della Genesi

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