Friday July 4, 2008
“NON SAI COSA DAREI PER AVERTI”
I miei lavori sono spesso giochi che cercano la complicità del fruitore...
L’installazione “non sai cosa darei per averti” è infatti smontabile "pezzo per pezzo" e ricostruibile cambiando l'ordine dei colori e la direzione delle teste..ops crani..
E’ evidente nel lavoro la precarietà dell’insieme e allo stesso tempo l’immaterialità del volume. Nonostante la sua architettura, l’installazione non potrà contenere altro che il vuoto. Però.. sappiamo bene che il vuoto invisibile alla percezione della nostra vista, in realtà può contenere “energie altre”... proiezioni nello spazio e nel tempo. L’effetto è ottenuto con semplici fonti luminose che puntate sul lavoro proiettano sulla parete, moltiplicando e fondendo, inaspettate composizioni visionarie.
Giocare con la morte è il luogo comune della nostra vita...
Il nostro continuo, e a volte inutile, tentativo di costruire qualcosa, ci fa dimenticare che la nostra esistenza è perennemente precaria... e senza alcun avviso essa può terminare.
Il segno del teschio doveva essere forte perché anche se la vita ci abbandona, la scatola cranica può restare per sempre, sopravvivere fisicamente e materialmente al tempo.
Mi sono procurato un teschio di una donna vissuta verso la fine dell’ottocento. L’ ho fotografato e poi ho inciso con una fresa le 48 lastre di plexiglas trasparente colorate di un rosso e un blu profondo.
Questo segno è indelebile non si potrà più cancellarlo fino a che non si distrugge il materiale.
"non sai cosa darei per averti" una frase d'amore verso l'unica certezza della nostra vita
e riflessiva è la domanda da parte sua...
spesso ci vorrebbe con sé prima del tempo.
Gabriele Pellegrini
July 4, 2008 05:29 PM [edited: July 4, 2008 06:25 PM]
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