dove, come e quando....
Saturday September 27, 2008
Mi è successo in questi giorni.
Tempo fa avevo scritto, come spesso accade nel nostro mondo, ad una persona in qualità di referente di una importante manifestazione artistica e quindi con una discreta conoscenza degli operatori del settore, nonché delle dinamiche.
Ovviamente non ebbi risposta, come costume italico prevede.
In questi giorni ricevo un invito personale a presenziare al vernissage di una importante mostra, curata da tale persona cui, solo dopo ricerche nella mia mente e presso la sua segreteria, ricordo con fatica di aver scritto illo tempore. Certe cose poi si fanno anche meccanicamente.
Bene. Scambio quindi 2 mail cordialissime nelle quali propongo un incontro (prima, durante o dopo) la manifestazione (tra l’altro molto lontana da me) per unire l’utile al dilettevole e mostrare il mio nuovo lavoro (motivo tra l'altro per il quale avevo scritto).
In calce alle mail della persona ci sono tutti i riferimenti con numeri di telefono.
Decido quindi di telefonare per fare prima, per avere un rapporto “umano”, per chiudere lì la litania delle mail.
La persona si dimostra seccata (???) e dice che ho passato il limite del rapporto (???) perché potevo dirglielo per mail. La persona è di Roma, particolare molto importante.
Io le dico ciò che volevo dire, semplicemente “va bene il rimando a dopo e buona mostra” (chissà cosa pensava volessi dire) e poi le mando questa mail:
Bene, [omissis].
Ci siamo sentiti al telefono e sinceramente c'è stato un quiproquo notevole.
Non conoscendomi, non può sapere come sono e qual è il mio costume di comportamento.
Rimango quindi sconcertato del "richiamo" soprattutto perché mai mi è successo, ci mancherebbe, e perché ho semplicemente trovato il suo numero di telefono in calce alla lettera. Ma c'è sempre una prima volta e va bene così.
Ho sempre pensato il contatto "verbale" superiore, per empatia ed efficacia, alle mail scritte. E non credo che comunicare a voce sia differente dal farle perdere tempo a scrivermi una risposta. Si ha sempre da guadagnare nel contatto con gli altri. E' uno scambio. Volevo "conoscerla" per la cortesia che ha mostrato nell'invitarmi alla mostra.
Quindi il senso della mia telefonata era di dirle che:
1. non ci sono problemi e non ci sono sollecitudini
2. se lei avesse voluto ci saremmo potuti vedere a Roma ampiamente dopo il 22 (magari entro l'anno)
3. farle quindi gli auguri per l'apertura della bella mostra
E invece non me l'ha lasciato dire. Me ne dispiace. Mi avrà preso per uno dei tanti rompiscatole che la tartassano. Sarà un po' tesa per il lavoro in itinere.
Ma le ho semplicemente chiesto un appuntamento e volevo definirlo, da ora a quando vuole lei, senza che rimanesse un'intenzione volatile. L'agenda l'abbiamo impegnata entrambi e una data è sempre bene concordarla.
Non mi sembra obbiettivamente di aver superato alcun limite. Oltre alle mie attività artistica e professionale scrivo su alcuni blog come quello della [omissis] (l'azienda di [omissis]) o quello dell'On. [omissis] e mi relaziono con gli stessi senza alcuna difficoltà, anche telefonicamente. Mi scuso se può aver pensato ad un eccesso di confidenza o se ho adottato lo stesso criterio di relazione con lei.
Ma non sono nato ieri. E neanche lei. Quindi entrambi abbiamo conosciuto abbastanza mondo per sapere con chi si ha a che fare e come relazionarci al prossimo.
Distinti saluti e spero avrà voglia ancora di conoscermi (le persone interessanti hanno sempre un verve di follia)
Ing. Danilo Verticelli
La domande che mi pongo ora, sono queste:
Perché questi personaggi rifiutano una forma di comunicazione naturale quanto lo è la “parola” per rifugiarsi dietro e lettere scritte e prive di ogni connotazione umana?
Perché questi personaggi, pur nella loro preparazione, non sono affatto all’altezza di relazionarsi con chi li circonda?
Perché confondono miseramente la propria cultura (forse anche aiutata da una cultura delle entrature politiche da noi inevitabile) con l’appartenenza a caste sociali intoccabili?
Cosa c’entra la spocchia del misero potere con un tema così umano e folle quanto l’Arte?
Perché a Roma anche gli uscieri dei ministeri si sentono ministri?
In fondo che ne sa questa persona di chi sono io o di cosa rappresento o di chi conosco?
Come fa a sapere quanto e come potrei essere utile alla sua di vita?
Coma si fa a decidere di "investire" o meno su un essere umano (con tutte le potenzialità e le possibilità che può avere) solo sulla base del fatto che si scriva una mail o si telefoni?
Ma veramente l'Umanità si sta riducendo al servizo di questi "travet" dell'esistere?
Vivrò bene la mia avventura artistica anche senza questa persona (non credo che mi ricontatterà mai, eheheh), ma non vendo la mia dignità di uomo e di professionista a chi in fondo vende la propria educazione ed umanità per raggiungere ciò che vuole. Anche se la propria preparazione lo merita.
Solo un problema di classe che, come tutti sanno, non è acqua. E a Roma l’acqua del Tevere è anche sporca.
Ad Maiora
September 27, 2008 09:29 AM [edited: September 27, 2008 10:07 AM]
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