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"Luca Rossi - Whitehouse"

Arte Contemporanea - Aperto da: Domenico - 12.10.2009 21:14
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Utente disattivato
#185897 12.10.2009 21:14
Sono molto affascinato dal lavoro di "luca rossi" ( vedi al sito http://www.whitehouse.splinder.com/ )ma essendo un curioso/pignolino vorrei monitorarlo meglio per cui ripropongo in ordine temporale le sue osservazioni qui in questo forum, ecco la più recente

Non è questione di precipitare nel relativismo in cui tutto influenza l'artista e quindi l'artista vero è una sorta di social network diffuso. In fondo questa dinamica c'è sempre stata. La questione è che oggi, tale dinamica, si incontra con una fase di postproduzione estrema. Non solo i "nuovi artisti" sono DJ che rielaborano il 900 (e qui' ci poteva stare) ma costoro stanno rielaborando gli stessi mix, gli stessi elaborati di ieri. In questo modo la pasta, fatta di farina e acqua, ritorna ad essere farina e acqua. L'appiattimento e l'omologazione dei contenuti costringe, facilita e permette la prevaricazione del sistema. E quindi il curatore che come una chef sceglie gli ingedienti-artisti, eccetera, eccetera. In italia alla prevaricazione e alla postproduzione dobbiamo aggiungere altri due ingredienti fatali: esterofilia e precarietà.

L'ultima strategia, usata da diversi artisti, per reagire, più o meno consapevolmente, a questo stato di cose, è il famigerato "spazio no profit" autogestito. E fin quì bene. Anche questa soluzione-reazione è spuntata perchè gestita e sottoposta alle medesime "regole" novecentesche. Alla fine tale opportunità diventa solo una moneta di scambio con cui gli artisti nazionali possono creare network internazionali (tra spazi no profit) per poter promuovere il proprio lavoro e scambiarsi le esperienze.


Voglio pensare che abbiamo ancora bisogno di oggetti, video e installazioni. Forse però le cose migliori continuano semplicemente a discendere dai migliori ingredienti del '900. I giovani, accompagnati in una competizione serrata e precaria, non hanno la possibilità di osare e fallire. Una paese, un continente "per vecchi" sta formando giovani vecchi, nascosti dietro un conservatorismo inconsapevole. E' di ieri la notizia che il progetto di Alberto Garutti (di costruire una piccola sala del museion di bolzano nel giardino di un quartiere periferico, dove esporre a rotazione le opere del museo "centrale") è stata trasformata (così pare) in una project room per i famigerati "giovani artisti". E fin quì bene. Però poi i due giovani hanno applicato la medesima strategia di Garutti che prima di arrivare al suo progetto (com'è nelle sue corde) ha interpellato gli abitanti del quartiere, sviluppando il suo atteggiamento "etico ed amoroso" (sue parole). Gli abitanti del quartiere sono stati invitati a proporre le loro idee da realizzare dentro alla saletta periferica del Museion. Il pericolo è che dietro a questa strategia eticamente corretta, buonista e non criticabille ci possa essere un vuoto, semmai una precarietà. Questo crea paura e quindi un atteggiamento protezionistico, conservatore. Mi sembra che Garutti, negli ultimi anni, sia più "giovane" dei giovani che forma (nel suo corso a brera).

Mi ritorna in mente anche l'articolo colto e ruffiano di Luca Trevisani sull'utimo flash art. Articolo impeccabile, perfetto, non criticabile. Come si fa a criticare un giovane che dice "Grazie" a Bruno Munari? Grande figura del 900. Come dire grazie a Obama. C'è questa tensione malsana nel rassicurare e compiacere la platea a partire dai 20-30 anni. Non è questione di essere sempre critico e contrario. Ma un giovane, semmai, potrebbe affrontare le ombre di Munari, le ombre di Garutti. Non i loro "errori" si intenda. Ma le loro questioni irrisolte. Le loro ombre sono le ombre del 900, le ombre che ci hanno portato fin quì. E invece c'è questa urgenza di apparire colti, silenziosi e bravi. Ovviamente abbracciando un relativismo totale dove tutto può funzionare ed essere sostenuto in modo colto. C'è tutta una vita per essere colti. Forse, inconsciamente, si pensa che si sarà artisti solo da giovani e che quindi bisogna fare tutto e subito: colto,saggio, giovane, cool ecc ecc.

E invece i giovani artisti (fino a 40 anni) vivono prima una storicizzazione precoce (per legittimare subito il mercato e la loro fase formativa) e poi una deriva eterneamente "giovanilistica" che li pone nell'oblio dell'illusione e della delusione. Sulla soglia di brera, iuav o istituti vari, il giovane e il suo lavoro sono già statue di sale. Questo può anche andare. Ma viene eliminata una preziosa occasione di crescita del lavoro. Si perde la possibilità di mettersi in discussione, di osare e di fallire. Si diventa burocrati, impiegati di lusso, artigiani concettuali. E' il sistema che guida, non l'artista. Il sistema prevarica e fa sì che l'opera perdi di centralità (le foto sono vuote). Allora l'artista diventa qualcun'altro. E' più artista oggi paolo zani (gestore della galleria zero) che giorgio andreotta calò. Calò alchimizza due buoni ingredienti del 900 (long+matta clark), sperando di arrivare su posizioni proprie, ma è zani che gestisce il contorno, lo chef, il "curatore" in termini sciamanici. Questa cosa succede sempre. La redazione di Mousse e Kaleidoscope diventano gli artisti. Massimiliano Tonelli è un artista. Milovan Farronato è un artista. Eccetera eccetera. Se la pratica si amplia sinceramente si deve accettare questo. Si parla sempre di più in termini di film: se il regista dirige e scrive un film,l'attore che ruolo ha? L'artista che ruolo ha? La componente autoriale dov'è? Forse bisognerebbe allontanarsi e lavorare su questo vento che avvolge le cose. Mettere in dubbio l'ostinazione-ossessione di mostrare oggetti, di mostrarsi sempre secondo lo stesso linguaggio, prigionieri di un ruolo prevaricato.

In fondo il linguaggio e il ruolo degli artisti è ormai un archetipo debole e standard. La prevaricazione del sistema è quasi inevitabile, e ovviamente, difficilmente "confessabile" per il sistema stesso.



e questa la mia osservazione

Basta Munari, Basta Pasolini, basta.. questi grandi personaggi tirati per la giacca al fine di giustificare mediocrità del nostre presente, loro che hanno avuto il coraggio di innovare e di pensare.

Ammettiamo i nostri limiti e cambiamoli...

Che cosa vuol dire arte oggi e in che ambito essa ancora agisce?

Siamo in una fase di cambiamento, il mondo si sta spostando su altri linguaggi, quello della multimedialità mi pare il più evidente, e ancora oggi si fa arte con oggetti, figure statiche, limitate.

Forse cambiando elementi e consapevolezze si prenderà atto del mutamente in corso ovvio ed inevitabile, questo del web, dove l'arte non potrà più essere semplicemente un "prodotto materico" ma un insieme di energie e funzioni.

Ovvio che il "mercato" a bisogno di oggetti di consumo, ma l'arte non può essere solo questa.

Lo stesso Garutti mi pare che alle spalle ha gallerie come Studio e Minini, ma sa giostrarsi fra diversi livelli di creatività e di manufatti.

Sicuramente l'essere giovani è un elemento di debolezza e di forza, per il gallerista che può "giostrarsi" al meglio le scelte e le strategie.

Sono ancora troppo poche le occasioni di confronto e di crescita, progetti come lo IUAV o alcuni workshop come la Fondazione Spinola Banna o Ratti sono interessanti stimoli ma già arraccano col bisogno di figure straniere, sarà solo colpa del sistema o anche degli artisti che troppo spesso giocano a fare l'artista senza veramente esserlo?
#185932 13.10.2009 10:40
Lo scritto di Luca Rossi ( o chi per esso dietro lo pseudonimo) è piuttosto interessante e condivisibile.
Il punto principale a mio modo di vedere, è che il "giovane" artista, fin dall'accademia, viene indirizzato a creare il proprio unico riconoscibile "brand" per potere posizionare il suo prodotto sul mercato.
La mentalità puramente mercantile ormai ha prevaricato la creatività artistica pura, castrando sul nascere la possibilità di sviluppo di qualsivoglia vero nuovo artsta
Se il mercato, la vendibilità è la prima preoccupazione, il resto vien di conseguenza......
#185936 13.10.2009 10:59
e ancora oggi si fa arte con oggetti, figure statiche, limitate.

certo: perchè riuscire a creare UN OGGETTO che mantiene il suo fascino nel tempo HA UN SENSO.

oppure puoi farti un video ... come qualsiasi musicista. tra due mesi chi se lo ricorderà più?

perchè ci sono quadri che dopo 500 anni ancora affascinano (almeno chi ha la mia stessa natura culturale...) mentre i segni o tagli di "mostri sacri" più recenti a volte fanno proprio tristezza.....
#185937 13.10.2009 11:15
mentre i segni o tagli di "mostri sacri" più recenti a volte fanno proprio tristezza.....

ne riparliamo tra 400 annismile2
#185952 13.10.2009 13:59
ne riparliamo tra 400 anni
mi viene un brivido!!
già molti sono brutti e ingrigiti o sciupati adesso, tra 400 anni poi!!
magari acquistano fascino ;);)
#185954 13.10.2009 14:10
infatti il problema del mantenimento e del restauro delle opere della nostra epoca è già serio adesso! Lo spolveratore di installazioni
potrebbe essere un'idea imprenditoriale!
#185958 13.10.2009 15:56
spolveratore di installazioni
ci vorrebbe un bel bidone per il riciclo!:)
#185960 13.10.2009 16:04
si torna a quel caso in cui VERAMENTE la donna delle pulizie ha gettato nel bidone l'opera originale!

(e parla come mangi no????)
#185964 13.10.2009 16:24
ci vorrebbe un bel bidone per il riciclo!

macchè riciclo, spazza indifferenziata e morta li! Ma non per Fontana, per il 90% dei cosiddetti artisti contemporanei!rotfl
Utente disattivato
#185970 13.10.2009 17:37
Ma non per Fontana

Le centinaia di tagli di Fontana, la decina di piasciatoi di Duchamp e l'ottantina di merde d'artista di Manzoni sono opere commerciali a tutti gli effetti (produzioni seriali). A parte il fatto di non avere nessun valore artistico, hanno solo una immensa spinta propagandistica.
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