Thursday March 8, 2007
Mi chiedo se può esistere una forma d’arte che non sia “metanarrazione” o “metapittura” o “metafotografia” o “metaquelchevuoi”.
Si parla di metanarrazione indicando quel lavoro che trascende la narrazione. Le vive accanto, come se fosse la sua ombra, ma con una vita propria. E’ un racconto nel racconto. Come in un gioco di specchi, ogni frase rimbalza e, deformata, assume un significato diverso. Ma è sempre la stessa frase.
Non è così anche per un quadro? Non esiste forse una metanarrazione anche in un racconto che usa forme e colori al posto delle parole?
E che arte sarebbe se si limitasse ad esistere procurando un passivo passatempo?
E seguendo la ragnatela dei miei dubbi, devo io, pittore in questo caso, aiutarti a capire il mio metaracconto o ti devo lasciar le briglie sciolte e permetterti di impossessarti dei miei colori per dar vita ad un tuo metaracconto tutto personale.
Secondo voi?
category: pittura&varie - March 8, 2007 09:17 AM
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Saturday March 3, 2007
Incuriosita da due distinti signori che parlavano fitto-fitto davanti ad un mio quadro, mi sono avvicinata, in incognito, per ascoltare. “Ecco vedi? quel ramo che termina nel nulla…”. Accidenti se n’è accorto, mi ero ripromessa di finirlo, ma poi mi son scordata. “…ecco quel ramo solo abbozzato e tragicamente troncato simboleggia la caducità della vita, vedi come si perde nel cielo infinito?”. “Sì, è vero…e poi manca anche la firma…” ecchecaspita, ma come, non l’ho firmato?…eh no! è vero, non l’ho firmato! “…l’assenza della firma forse vuol mettere in risalto un continuum con la natura…la spersonalizzazione dell’artista…” Ascoltando quei due commentare così il mio quadro, mettendo in rilievo tutte quelle profonde sfumature, tanto interessanti, ma che, distratta come sono, mi erano completamente sfuggite, ecco.. mi è perfino venuta voglia di chiedere al gallerista di farmi conoscere la pittrice.
category: pittura&varie - March 3, 2007 08:40 AM
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Friday February 23, 2007
Lassù, prima di spedirci qui sulla terra, ci raggruppano, ci squadrano bene e ci dividono in tre file: quelli belli a destra, a far gli attori, quelli con la testa grossa a sinistra a far gli intelligenti, e, nella fila centrale, la più lunga, mandano tutti i normali, che poi finiranno per fare i normali anche qui. In un angolino, invece, vengono accatastati i molto seri e con gli occhiali, ecco..quelli faranno i critici. Capirete bene che quindi non è colpa loro se, appena nati, criticano subito la mamma, poveri ragazzi, è intrinseco alla loro natura il criticare. Crescendo i critici imparano ben presto a mimetizzarsi tra i normali, tra gli intelligenti e tra gli attori. Solo un occhio esperto riuscirà a smascherarli, senza difficoltà! C’è un bimbo che col nasino per aria e con il ditino alzato indica un quadro e “mamma, perché lì manca il colore?” Attenzione! Quella non è una piccola manina innocente, no, è l’arma del critico più spietato, quello mimetizzato da piccolo genio osservatore. Vi accorgete che un’anziana signora osserva il vostro quadro col naso incollato alla tela? Attenzione! Non è una povera vecchina che ha scordato a casa gli occhiali..no, è sempre lui, il critico, ma questo è il tipo più innocuo, basta dare un calcio al bastone ed è neutralizzato. Ma il vero nemico del pittore mediobasso, quello che io temo fra tutti, è il critico che, sicuro di se stesso, non ha bisogno di mascherarsi, e gira per la galleria proprio col suo aspetto vero. Dritto come un fuso, cappottino nero trequarti, girocollo nero, neri e a sigaretta i pantaloni. Con le mani dietro la schiena, severissimoe con gli occhiali a metà naso, talvolta tenuti vezzosamente a mo’ di lenti, si ferma un quarto d’ora davanti ad ogni quadro..poi si allontana, freddo ed imperscrutabile. Ecco, in quel quarto d’ora il pittore bravo pensa già, gongolando, all’articolo che uscirà il giorno dopo sulla Gazzetta: un signor Articolo, pieno di aggettivi introspettivi e di materiche ole similstadio. Un Articolo da incorniciare, assieme agli altri cinquecento, oppure da spedire al direttore della banca, sede centrale, come auguri di Natale. Noi pittori mediobassi, invece, riviviamo in quel quarto d’ora tutta la vita del nostro quadro. Lo rivediamo quando, tenero e appena nato, dipendeva dalle nostre pennellate. Ne risentiamo le proteste “questo blu non mi piace, voglio quello di prussia”. Riviviamo tutte le liti e le riappacificazioni e sentiamo ancora l’orgoglio del “ma questo l’ho fatto davvero io?”. Ma ecco che in un solo quarto d’ora, l’orgoglio di quella vita si trasforma in un “lo sapevo, non è poi così bello..anzi è brutto”. E tutto grazie ad un critico vestito di nero, che forse pensava solo ai fatti suoi. Forse..
category: pittura&varie - February 23, 2007 10:28 AM [edited: February 23, 2007 11:49 AM]
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