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Mens insana in corpore sano

Uno degli effetti dell'arte nigrescente è di far evolvere il carattere vitalistico, egocentrico e autoreferenziale dell' io nel carettere melanconico che vive quotidianamente periodi di introversione della pulsione psichica che attiva, quasi fosse una necessità fisiologica, la riflessione, l'autoanalisi, la ricerca del senso delle cose, degli eventi e delle esperienze.

Il sacrificio dell'energia sessuale è causato dalla frustrazione amorosa, dalla fine di un rapporto o da esperienze traumatiche e conflittuali sul piano degli affetti e dei sentimenti. Dante, ad esempio, è profondamente frustrato dal fatto di non essere ricambiato da Beatrice che prima sposa altro uomo e poi muore prematuramente.

La frustrazione dell'amore e la morte dell'amata gettano un'ombra sulla sua vita, ma ha l'effetto di innescare un flusso incessante di energia emotiva che produce quell'introversione creativa della libido considerata dagli alchimisti il "fuoco segreto" della trasformazione alchemica.

Di solito, finché la libido scorre liberamente all'esterno e incontra ragionevoli gratificazioni nel mondo, l'individuo si sente soddisfatto. Quando però viene frustrato, la sua libido si rivolge su se stessa, e quel che accadrà dipende in massima parte dall'atteggiamento che egli assume a questo punto.

Se la libido regredisce a livello autoerotico la persona si autocommisera in forme infantili. Se invece non si limita a soffrire per gli effetti della frustrazione, e non cade nelle tentazioni autodistruttive che preludono ai sintomi nevrotici, e tenta di lavorare "artisticamente" sul disagio psichico, il conflitto emotivo e l'oscillazione inconscia determinata dalla regressione, allora il flusso di libido, di matrice maschile, cambia polarità e diventa energia psichica evolutiva, chiamata dagli alchimisti la "nostra femmina".

Jung entra in disaccordo con Freud proprio su questo nodo cruciale e intuisce la possibilità per ogni individuo di evolvere, non diversamente dalla prassi buddista, nelle "figure femminili" (l'anima maschile) e nelle "figure maschili" (l'animus femminile), attraverso un lavoro di integrazione creativa delle polarità opposte.

L'energia psichica femminile è infatti artefice dei processi di metamorfosi delle sensazioni, delle emozioni e dei sentimenti del "cuore" in consapevolezza psichica (Eva), sensoriale (Elena), intuitiva (Vergine) e cognitiva (Sophia), i quattro angoli che strutturano il mandala buddhista. Ma affinché si compia la trasformazione il mandala , simbolo della psiche compresa nella sua totalità conscia e inconscia, deve essere circondato da un muro o da un anello di fuoco, a significare che il "vaso" deve essere chiuso ermeticamente.

La trasformazione della libido sessuale in coscienza creativa è uno degli aspetti più misteriosi della psiche umana. L'arte rappresenta il prodotto più elevato della trasmutazione della mente istintiva in mente sensoriale, poiché l'introversione dell'energia psichica fa emergere dal profondo l'archetipo del serpente che si mangia la coda, oppure l'unione incestuosa di fratello e sorella, simboli della libido che ritorna su di, non in senso regressivo, bensì al fine di creare qualcosa di nuovo nell'interiorità.

Lo sviluppo della consapevolezza creativa, che si concretizza spesso nel rapporto di coppia, permette all'uomo di integrare i valori affettivi peculiari dell'anima femminile (percezione, cura, protezione, affetto, sacrificio e comprensione del cuore), mentre la donna può assimilare le qualità dell'anima maschile (azione, coraggio, fiducia, stima, rispetto ed esperienza della libido).

opera di Luca Guglielmo . "Mens insana in corpore sano"

Sherlock Holmes e l'immaginazione creativa

La neuroscienza (Jackendoff, 1990) distingue il cervello, la mente computazionale e la mente fenomenologica, soggettiva e qualitativa, prodotto alquanto misterioso e sede della coscienza. Nel pensiero buddhista il fenomeno della coscienza è discontinuo: un momento di coscienza sorge, sembra indugiare per un istante e poi svanisce, per essere sostituito dal momento successivo; l'impressione, però, è che sia continua.

La relativa discontinuità dell'esperienza cosciente trova riscontro nel fatto, dimostrato dalla neuroscienza, che il cervello ha un ritmo di attività periodica (corticale alfa) che dipende da come la corteccia visiva compie il "trattamento" sequenziale delle immagini. Ciò lascia supporre che ci sia un collegamento tra il sistema della percezione e l'esperienza cosciente.

Tutta l'attività cooperativa delle rete neuronali e dei vari livelli e mappe impiega un certo tempo per arrivare al culmine e dipende da un ritmo dominante di circa 0,15 secondi, tempo minimo necessario perché possa insorgere una percezione descrivibile e riconoscibile, mentre per sviluppare una attività di concettualizzazione più complessa il periodo critico può durare fino a 0,5 secondi.

La mente fenomenologica è la sede dell'inconscio. Se la descrizione di un'immagine impiega 0,15 secondi per essere riconosciuta dal cervello, allora diventa plausibile che certe immagini vengono a priori rimosse, scartate e "cestinate" con un semplice clik.

Se certe concettualizzazioni impiegano invece un tempo quattro volte più lungo per essere generate, diventa concreta l'ipotesi che la coscienza funzioni secondo il modello delle "bozze multiple", per cui durante questo lasso di tempo possono prodursi addizioni, interposizioni, emendamenti e riscritture di contenuto.

Anche in questo caso la formulazione di un pensiero, di un concetto e di un'opinione , oppure la semplice registrazione di un'immagine, viene "falsata" da tutto ciò che abbiamo sedimentato nella memoria attraverso l'educazione, lo studio e l'esperienza personale. E' noto il fenomeno di distorsione della realtà che si verifica quando molti testimoni diversi assistono a uno stesso evento.

La mente rappresenta un fondo magmatico, oscuro e tenebroso come l'inconscio più buio e impenetrabile, oppure può diventare il laboratorio creativo da cui far emergere i prodotto più originali della percezione, dell'intuizione e dell'ispirazione.

L'ultimo film che ha come protagonista Sherlock Holmes descrive un singolare processo della mente: l'immaginazione creativa. Attingendo da tutte le informazioni raccolte durante la fase di "indagine", il protagonista visualizza i punti deboli dell'avversario e, ripercorrendo le fasi precognizzate dall'immaginazione, riesce a riesce a colpirlo esattamente nei punti prestabiliti.

Ciò significa che è possibile risvegliarsi dal "torpore" e rimuovere il velo di "maya" che avvolge la mente di idee preconcette, censure, inibizioni e riconoscere le illusioni che ci impediscono di vedere la realtà. L'alchimista non fa che compiere un processo artistico di "accelelerazione" della mente, stimolando la percezione a correre veloce sulle ali di mercurio, come solo l'adrenalina (e i funghi allucinogeni di Don Juan) riescono a fare.

Esistono varie tecniche per eccitare, stimolare, espandere e accelerare la mente. L'alchimia raggruppa queste tecniche all'interno di una precisa pratica, chiamata "via Secca", difficile e pericolosa da portare a termine. Esiste invece una via più lunga e soddisfacente che gli alchimisti definirono la via Umida in grado di produrre un cambiamento lento e graduale della sostanza mentale.

La via Umida è il sentiero dell'Arte. Pernety si definiva un artista e teorizzava dodici stadi di trasformazione della materia mentale. Potete leggere il significato della trasformazione artistica della mente sul sito http://premiodiafrodite2009.jimdo.com/arte-nigrescente/

Per intraprendere la via umida è indispensabile compiere tre operazioni simboliche: 1. Celebrare le nozze di Saturno (la razionalità maschile) con Venere (la percezione); 2. Allinearsi al ciclo di Giove (la razionalità femminile) che compie la rotazione intorno al sole in 12 anni. 3. Studiare l'arte alchemica.

Opera di Luca Guglielmo - Medusa - da "Cartacce"
http://www.equilibriarte.org/site/lucaguglielmo/portfolio/6600

Cerbero, il Sè inconscio

La psicologia alchemica individua nell'essenza epi-genetica di ogni essere un nucleo di forze primordiali che giacciono dormienti all'interno del corpo umano.

Questo insieme di forze genetiche, archetipiche e culturali, chiamato Plèroma (il Sè inconscio), può rimanere per tutta la vita un meccanismo automatico statico che ha il compito di far rispettare l'ordine naturale di codificazione degli istinti (sopravvivenza, conservazione, equilibrio, generazione) e delle pulsioni ad essi associati.

Oppure può diventare un meccanismo dinamico e creativo, al punto di generare un flusso ininterrotto di energia mentale (Mercurio) da cui può evolvere ogni forma di conoscenza di, della natura e dell'universo.

Tutto ciò che accade nella vita dell'individuo dopo il risveglio dell'energia mentale dinamica inizia ad assumere un preciso significato per chi studia i processi inconsci della psiche. La mitologia greca ha codificato nel mito di Eracle l'intero processo di risveglio, sviluppo e trasmutazione della mente inconscia in consapevolezza, comprensione e conoscenza del mondo interno (anima) e del mondo esterno (animus).

L'opera alchemica si configura come un processo naturale di trasmutazione della mente inconscia in coscienza di (Anima) e coscienza di relazione (Animus) preordinato dagli archetipi che sono programmati geneticamente a "intervenire" e subentrare uno all'altro per portare a compimento le "12 fatiche di Eracle"

Le prove materiali (nigredo), psichiche (rubedo), cognitive (iosis) e spirituali (albedo) costringono l'alchimista a diventare consapevole di essere facilmente spodestato, manovrato e illuso dalle tre forze coercitive (istinti, pulsioni e libido) che si attivano automaticamente nel corpo in condizioni di stress, o che rimangono latenti, nascoste nel cono d'ombra della psiche.

Al termine delle prove l'alchimista "scende" dentro se stesso, nelle regione infernale, fino a incontrare Cerbero, il custode della Pietra, il mostro tricefalo messo a guardia dell'Ade. Cerbero non è un mostro da uccidere. Eracle nella sua ultima prova lo soffoca, lo addormenta, lo stordisce poiché Cerbero è una "struttura biogenetica" (il Sè inconscio) che ha il compito di difendere (il Se psichico), proteggere (il Se razionale), guidare (il Se intuitivo) e sostenere (il Se principiale) l'Io dai pericoli esterni, dalla precarietà, dall'ansia e dalla possibile disintegrazione della ragione.

Prima di accedere nell'Ade, l'inferno in cui Plutone tiene prigioniera l'anima creativa di Proserpina, l'alchimista deve realizzare il Sè psichico al fine di riuscire a contenere, controllare, veicolare e trasformare l'energia psichica (la libido) in coscienza creativa.

Immagine di un mosaico: Eracle addomestica Cerbero

Adone, Venere e il cinghiale bianco

“Da quel che sappiamo risulta con certezza che la psiche originaria non possiede ancora coscienza alcuna di. La coscienza di si è andata formando nel corso di uno sviluppo che appartiene parzialmente all’epoca storica. Anzi è probabile, considerate le notevoli che la coscienza ha di differenziarsi notevolmente, che oggi questa si trovi ancora su di un gradino relativamente basso. Comunque sia, sembra che, grazie al suo grande sviluppo e alla conseguente autonomia, essa abbia dimenticato la sua dipendenza dalla psiche inconscia. Di questa liberazione essa mena gran vanto” (Jung, 1942-1954).








I neuroscienziati concordano nell’affermare che la coscienza è un fenomeno cerebrale circoscritto in un piccolissimo numero di neuroni e che la maggior parte delle attività corporee sono inconscie. E’ difficile dare una definizione esauriente di coscienza.

Partendo dalla differenza tra percezione e sensazione, Humphrey (1998) spiega la coscienza in questi termini: “Essere coscienti significa essenzialmente provare sensazioni: avere rappresentazioni mentali, affettivamente cariche di di cosa succede a me, qui e ora”.

Siamo stati addestrati fin da piccoli a prestare attenzione ai pericoli e alle cose che ci circondano e impariamo precocemente a sviluppare una specifica coscienza dis-giuntiva assegnando a ogni cosa il suo nome, il suo significato, la sua causa, la sua ragione e il suo perché. Dobbiamo cercare di comprendere il mondo esterno per sopravvivere, adattarci e relazionarci con la realtà e in questo senso la coscienza viene definita dalla neuroscienza come funzione in grado di filtrare l’azione finalizzata al successo dell’Io nell’ambiente.

Tuttavia, nonostante “il grande sviluppo e alla conseguente autonomia” della sua coscienza, l’individuo permane a un livello di consapevolezza di che, per quanto funzionale agli scopi, perfettamente educato alle finalità di gruppo ed efficiente nel modellare le decisioni e le scelte, “sembra abbia dimenticato la sua dipendenza dalla psiche inconscia.”

La trama di “Adone e il cinghiale bianco” descrive gli effetti ineluttabili, disastrosi e spesso mortali provocati da tale dimenticanza. Accade prima o poi, che l’irruzione di un evento o di una reazione di natura psichica, destabilizzi l’ordine in cui la coscienza razionale si era abituata a modulare le proprie risposte in rapporto all esigenze esterne. Il rappporto che la percezione (Venere) instaura con l’azione impulsiva (Marte) induce un intervallo di tempo indispensabile per provare non solo quelle sensazioni che sono all’origine della “consapevolezza interna” (Marte/Venere), ma anche quel tipo di sensazioni che sono prerogativa di una primaria consapevolezza esterna (Adone/Venere) che si dimostra spesso chiaroveggente.

Quando le due funzioni di Venere sono dis-giunte, l’individuo (Adone) sviluppa una consapevolezza estetica privo di consapevolezza di per cui, per quando possa apparire “educato”, è incapace di contenere le passioni dell’Io. Una parte di rimane inascoltata, inespressa e spesso negata ed è inevitabile il suo doppio (Marte) sia “geloso” al punto da provocare una “compensazione inconscia” (il cinghiale bianco) che altera improvvisamente gli schemi di comportamento, modifica le risposte alle sollecitazioni psichiche e provoca la “morte” delle certezze, la fine delle illusioni, delle convinzioni personali e della presunzione di razionalizzare le relazioni umane, fondate invece su “regole di gioco” che vengono sempre eluse, disattese, falsate e trasferite sul piano simbolico da una forza di compensazione a cui è impossibile opporsi.

A questa forza irrazionale e imprevedibile la ragione scientista ha dato il nome di inconscio, ma per gli antichi era sinonimo di fato, destino, vocazione, carattere, daimon, fondo dell’anima e “follia divina”, a seconda delle situazioni in cui contrastava l’azione. Niente può opporsi al potere perturbante dell’inconscio, la cui forza di compensazione origina dell’Equilibrio Universale che gli orientali hanno ben delineato con i concetti di Karma (obbligo che trascende la volontà umana) e Dharma (vocazione che trascende la limitatezza umana).

Occorre quindi orientare la coscienza a ‘dialogare’ con la percezione psichica, sensoriale, intuitiva di Venere in grado di avvertire Adone di astenersi dalla “caccia” per non cadere vittima della violenza inconscia con cui la “Legge di equilibrio” dispiega il suo potere di opposizione.

La vicenda mitologica fa emergere il ruolo svolto dalla percezione nel mitigare, contenere e a volte inibire le passioni dell’Io. L’equilibrio biopsicosomatico (terrestre) e l’equilibrio universale (celeste) coincidono con “l’Amore di Venere” che, nella visione terrena del simbolo, equivale alle raccomandazioni della madre, ai consigli del partner e ai suggerimenti dei consulenti.

All’interno, invece, di una visione psicologica, Venere diventa la “funzione trascendente” in grado di integrare la coscienza razionale all’interno di un “cerchio più grande”, metafora utilizzata da Jung per descrivere un aumento di personalità che emana dalla conoscenza dell’inconscio, i cui confini non possono essere limitati, ma solo avvertiti e ampliati dalla percezione dell’individuo che trae ispirazione dall’universo simbolico generato dalla consapevolezza delle sensazioni, dalle emozioni e dai sentimenti dell’anima.

“Per conseguenza, non può essere delimitato neanche l’ambito della personalità che si va gradatamente sviluppando. Ho chiamato questo processo di attuazione: “processo di individuazione”. (Jung, 1942 - 1948)


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