events calendar: Paesaggi della mente
I paesaggi mentali di Massimo Bardi, dallo spazialismo di L.Fontana all'arte concettuale, sfiorando le avanguardie
Lodi:
Galleria Oldrado da Ponte via Oldrado da Ponte,9 → Google™ Maps
Saturday September 1, 2007 - Tuesday September 18, 2007
gallery: Dambros
Nelle sue opere Bardi ha saputo sperimentare la lezione dello spazialismo di Fontana e la materia “piagata” di Burri, inserendo una forte carica emotiva nella sua pittura astratta. In questo, si riconosce anche l’adesione all’arte concettuale di Maraniello e Spagnulo, ma è Bardi stesso che disegna le coordinate della sua pittura. “Da dove parte l’amore l’odio, la gioia, il dolore? Certamente dall’emozione, emozione che nasce dall’anima! Un anima che quando si libera dai canoni comuni del vedere e del sentire lascia spazio a quell’impulso che si chiama istinto. L’istinto è libertà che fa raggiungere quell’estasi che si chiama creatività. Creare vuol dire per me meditare su qualsiasi oggetto del vivere quotidiano anche il più semplice e anonimo, ma che suscita in me quell’emozione che scatenerà una metamorfosi. Usare oggetti di nessun valore canonico e darle nuova vita sotto altri connotati”. Una vera e propria reincarnazione della materia. Questa è l’arte di Bardi. In questa affermazione/presentazione c’è tutta l’idea che sta alla base dell’arte concettuale. Questo tipo di arte non è teorico o esplicativo di teorie, ma è essenzialmente intuitivo e coinvolge tutti i sensi e i processi mentali dell’individuo artista. C’è l’arte come idea, che rimette in dubbio le funzioni, i sistemi, i punti, persino i segni, per creare immagini, ancora immagini in una sorta di rimando perpetuo, in continuo divenire. C’è molto del grafismo sperimentale dell’arte povera, della minimal art nelle tele di questo artista Livornese; ma la svolta, che rende riconoscibile l’opera bardiana è l’impatto energetico di forte contemporaneità, dove tutto lo spazio utilizzato delle forme impastate, invita noi osservatori a cercare di tentare una coordinata impossibile di cosa è fuori e dentro, sotto e sopra. E questa vana ricerca diventa simbolo di un senso che continua a rimane sospeso nell’interrogativo di chi scruta: e’ così importante che l’opera comunichi un’unica forma? Bardi ci invita ad attraversare e a riflettere spiritualmente all’interno della sua idea di arte e di non fermarsi banalmente alla sola esteriorità del bello. Spesso il bello si nasconde, sta a noi scorgerlo, anche tra le pieghe di ciò che per canone viene definito brutto.
C’è un’opera che suscita meraviglia all’interno della mostra lodigiana, e che invito a leggere con attenzione. Un diario autobiografico, cruda narratività in forma puramente pittorica. Suggestivo e potente, istintivo e emozionale, e amaro come la vita. In questa prospettiva, e solo attraverso questa, i dipinti e i brevi scritti possono essere colti, non c’è altra storia, se non quella di un suo apprezzato e potente precedente, il Diario di Frida Khalo.
Flora Tumminello
Event reported by Dambros


