Luciano Ponzio
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Luciano Ponzio (1974), Artist-chercheur, he carries out research along the experimental lines of what he calls “differimentismo”. He is a researcher of Semiotics at the University of Salento-Lecce. His main research field is semiotics of the artistic text, with special reference to the theoretical and artistic production of Kazimir Malevich in relation to Bakhtinian aesthetics and Peircean semiotics. Currently the focus of his research is on iconic-homological likeness between writing and painting and on the inseparabile relation between art and life for a constructive and creative dia-logics between artistic language and representational reality. Books: Icona e Raffigurazione. Bachtin, Malevic, Chagall (Adriatica, Bari, 2000), Visioni del Testo (Graphis, Bari, 2002; nuova ed. 2003), Lo Squarcio di Kazimir Malevic (Spirali, Milano, 2004) and Differimenti (Mimesis, Milano, 2005). He collaborated with Athanor (Meltemi, Roma), Corposcritto (Edizioni dal Sud, Bari), Semiotica (Mouton de Gruyter, Berlin - New York), Cybernetics (Copenhagen), Odradek (Roma), Symbolon (Siena). Catalogue: Differimentismo, edizioni dal sud, Bari, 2005, 94 pp. color, 80 pictures, ita/eng.
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July 24, 2008 01:07 PMfavourites
"L’arte non vi chiede se piace o non piace,
come non vi è stato chiesto niente quando sono state create
le stelle del firmamento. […]
Ma per voi è difficile scaldarsi davanti al volto di un quadrato,
abituati come siete al calore di un bel musetto."
(Kazimir Malevic)
"Che cos’è disegnare? Come ci si arriva?
È l’azione di aprirsi un varco attraverso un invisibile muro di ferro,
che sembra trovarsi fra ciò che si sente e ciò che si può.
In che modo bisogna attraversare questo muro,
dato che non serve a niente colpire con forza?
Bisogna minare questo muro
attraversandolo con la lima,
lentamente e con pazienza."
(Vincent Van Gogh)
"Su un piatto tondo tondo in porcellana reale
posa una mela
E dinnanzi le sta
un pittore della realtà
cerca invano di dipingere
la mela com'è
ma
lei non ci sta
la mela ha qualcosa da dire [...]"
(Prévert, Promenade de Picasso)
“Se un fotografo si mette su questa via di recupero di tutta la realtà che gli passa sotto gli occhi, per lui l’unico modo di agire con coerenza è di andare fino in fondo: da quando apre gli occhi al mattino a quando va a dormire, scatti almeno una foto al minuto, fotografi tutto, ci dia un fedele assoluto journal delle sue giornate. Fino al
momento in cui non diventerà pazzo. Perché come nel tenere un diario e in genere nella
letteratura autobiografica, così nella fotografia – insomma in
queste cose che sembrano il colmo
del rispecchiamento della
realtà, della sincerità, della razionalità chiarificatrice, – c’è sempre in agguato un tentacolo
di pazzia”
(Italo Calvino, La follia del mirino, in Il Contemporaneo, p.12)
“La mission de l’art n’est pas de copier la nature, mais de l’exprimer!
Tu n’es pas un vil copiste, mais un poète!”
(Frenhofer, Le Chef-d’Oeuvre Inconnu de Balzac)
"An icon is a sign which would possess the character
which renders it significant, even though its object
had no existence; such as a lead-pencil streak
as representing a geometrical line"
(C.S. Peirce)
“Non ho nessun nome”, disse una Cosa
“e quando tu mi chiami Questo, - tu guardi
qualche altra cosa e ti distogli da me”
(P.Valéry, Quaderni)
“Ehi,
uomo,
la terra stessa
invita al valzer!
Su, ricama il cielo a nuovo,
inventa e metti in mostra nuove stelle,
così che, graffiando freneticamente i tetti,
verso il cielo si arrampichino le anime degli artisti”
(V. Majakovskij, Ehi!, 1916)
"Il teatro della crudeltà
non è il simbolo di un vuoto assente,
di una spaventosa incapacità di realizzarsi
nella propria vita d'uomo.
È l'affermazione
di una terribile
ma ineluttabile necessità.
[...]"
(A. Artaud, Il teatro della crudeltà, 1947)
"Il pittore realista: 'Fedele alla natura, in tutto!'
E da che cosa parte: quando mai la natura si risolve in un quadro?
Infinito è il più piccolo frammento di mondo!
Talvolta dipinge quel che gli piace.
E che cosa gli piace? Quel che sa dipingere"
(Nietzsche, La gaia scienza)
"Vi è una immensa differenza tra il vedere una cosa senza matita in mano e il vederla mentre la si disegna. O meglio, sono due cose assai differenti che si vedono. Anche l'oggetto più familiare ai nostri occhi diventa tutt'altro, se ci si mette a disegnarlo: ci accorgiamo che lo s'ignorava, che non lo si era mai veramente veduto"
(Paul Valéry, Degas Danza Disegno)
"L'idea di una pittura universale, di una totalizzazione della pittura, di una pittura totalmente realizzata,
è un'idea senza senso.
Durasse ancora milioni d'anni, il mondo, per i pittori, se ne resteranno,
sarà ancora da dipingere, finirà senza essere stato conquistato"
(M. Merleau-Ponty, L'occhio e lo spirito)
"Per fingere le parole la poesia supera la pittura, e per fingere fatti la pittura supera la poesia [...] Ma la pittura non per sapere i suoi operatori dire sua ragione, è restata lungo tempo senza avvocati, perché essa non parla, ma per sé si dimostra e termina ne' fatti; e la poesia finisce in parole, con le quali come briosa se stessa lauda"
(Leonardo da Vinci, Scritti)
"Per l'artista è difficile accettare l'ostilità della società nei confronti del proprio lavoro. Eppure, proprio questa ostilità può essere la molla che fa scattare in lui l'autentica liberazione. Affrancato da un falso senso di sicurezza e di comunità, l'artista è in grado di abbandonare il suo libretto di assegni, così come ha abbandonato altre forme di sicurezza [...]"
(Rothko)
"Compito scherzoso: ritrai te stesso senza specchio, senza le illazioni che ricaveresti dalla tua immagine riflessa in uno specchio. Esattamente come ti vedi con l'occhio della mente, senza guardarti"
(P.Klee)
"Il disegno, se non il disegnatore o la disegnatrice, è cieco. In quanto tale e nel momento in cui si compie, l'operazione del disegnatore avrebbe qualcosa a che vedere con l'accecamento. In questa ipotesi oboculare (aveugle deriva da ab oculis: non da o attraverso gli occhi, ma senza gli occhi) resta da capire come il cieco possa essere un veggente, come abbia talvolta la vocazione da visionario"
(J. Derrida)
"Se vogliamo comprendere il linguaggio nella sua operazione originaria dobbiamo immaginare di non aver mai parlato, sottometterlo ad una riduzione senza la quale ci sfuggirebbe ancora riportandoci a ciò che essa significa, guardarlo come i sordi guardano coloro che parlano, confrontare l'arte del linguaggio con le altre arti dell'espressione, tentare di vederlo come una di queste arti mute"
(M. Merleau-Ponty)
"Nessun nome. Nessun ricordo oggi del nome di ieri; del nome d'oggi, domani. Se il nome è la cosa; se un nome è in noi il concetto di ogni cosa posta fuori di noi; e senza nome non si ha concetto, e la cosa resta in noi come cieca, non distinta e non definita; ebbene, questo che portai tra gli uomini ciascuno lo incida, epigrafe funeraria, sulla fronte di quella immagine con cui gli apparvi, e la lasci in pace e non me ne parli più. Non è altro che questo, epigrafe funeraria, un nome. Conviene ai morti. A chi ha concluso. Io son vivo e non concludo. La vita non conclude. E non sa di nomi, la vita. Quest'albero, respiro trèmulo di foglie nuove. Sono quest'albero. Albero, nuvola; domani libro o vento; il libro che leggo; il vento che bevo. Tutto fuori, vagabondo"
(Pirandello)
"[...] rimase per un attimo in estasi dinanzi all'opera ch'egli aveva compiuto; ma continuando a contemplarla, subito tremò e si fece pallido e, atterrito, scoppiando in un urlo: 'Ma questa è la vita, che ho creato!' si volse a guardare la sua beneamata, la quale era morta!"
(Il Ritratto Ovale, Poe)
"Ogni Stato è l’apparato mediante il quale avviene la regolarizzazione del sistema nervoso degli uomini che vi abitano; nello Stato vi sono individui definiti “uomini che pensano come lo Stato” e che formano nel sistema in questione le idee dello Stato. Sono uomini, nei quali è già stata uccisa la coscienza individuale soggettiva. Essi sono stati convertiti alla generale norma statale di pensiero, alla norma di una determinata costruzione della “direzione delle correlazioni tramite l’immagine”. Gli uomini ai quali non appaiono nel negativo le immagini, le idee dello Stato, sono posti in un’altra categoria, la categoria di coloro che non pensano come lo Stato: questi uomini possiedono nel loro negativo un’immagine diversa, una diversa comprensione della struttura e dei rapporti degli elementi costituenti la norma speciale; il loro elemento aggiunto diverge dalla norma di Stato passata o futura.
Queste personalità sono fluttuanti, non limitate dalla norma generale, sono elementi vaganti nel sistema dello Stato, pericolosi per la norma dello Stato e per il movimento del suo meccanismo.
Essi si ritengono liberi, ad esempio “liberi artisti, liberi pensatori”, cioè uomini che non si sottomettono ai sistemi in vigore, e lo Stato li considera dei criminali, capaci di violare di continuo la norma, di creare nuove immagini, non a caso vengono chiamati “liberi pensatori”.
[…] Lo Stato vuole che il cervello del libero pensatore lavori nel suo sistema, il sistema dello Stato, e che sulla superficie della sua tela costruisca lo stesso quadro di rapporti".
(Kazimir Malevic, 1926)
books and writers
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films and directors
www.youtube.com/watch?v=oJfZ7cAFdYc
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Maria Novella Petruso 06/19/2008 09:10 AM





