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TTT666

Giuseppe Tattarletti

www.equilibriarte.org/giuseppe.tattarletti
artist
member since March 31, 2008

bio

GIUSEPPE TATTARLETTI
Nato a Como nel 1966, si diploma presso il liceo artistico G. Terragni nel 1984. Dal 1985 è disegnatore industriale professionista. Si laurea nel 1996 in Composizione Architettonica al Politecnico di Milano. Espone come pittore, scultore e progettista di architetture monumentali dal 1988.
ESPOSIZIONI PERSONALI:
“DELL’ESSERE E DEL NULLA”
Galleria Arte Contemporanea e Dintorni, Como, 2005.
“WAR (CONTRO IL NULLA)”
Galleria Arte Contemporanea e Dintorni, Como, 2006.
“PULPITO DELLE PASSIONI TRISTI”
Studio ESP, Como, 2006.
“IL PENULTIMO GRADINO”
Biblioteca Civica G. Mazzini, Arenano (GE), 2006.
“UN MONDO AL CONTRARIO”
Galleria Arte Contemporanea e Dintorni, Como, 2007.
ESPOSIZIONI COLLETTIVE dal 2005:
2005
PITTURA E SCULTURA A CAVALLASCA - Cavallasca, Villa Imbonati
FRAMMENTI DELL’ALTRA PARTE DEL CORPO – Como, Studio ESP
2006
OBSESSION…O – Como, DSM
2007
AQUA – Menaggio, D’Art Visual Gallery
LINGUAGGI CONTEMPORANEI – Cesano Maderno, Ziqqurat Expò
EROS – Menaggio, D’Art Visual Gallery(collettiva)
ATMOSFERE CROMATICHE – Genova, Ars Habitat
CAMERE CON VISTA – Menaggio, D’Art Visual Gallery
ARTE E SPIRITUALITA’ – Menaggio, D’Art Visual Gallery)
LA LUCE - Cavallasca, Villa Imbonati
SEGNI 20X20 – Torino, Cavallerizza Reale
2008
REVOLVER – Como, Centro Diurno DSM


DOMINANCE AND SUBMISSION
“Il volere sottolineare le assurdità di un mondo che nei fatti spesso si rivela essere il negativo dell’immagine che tutti vorremmo vedere è una scelta che appare necessitata dall’urgenza di tentare, attraverso la creazione artistica, di reintrodurre in una prospettiva umana esperienze che appaiono la negazione assoluta del concetto di umanità genericamente inteso, dimenticando che i mostri che compivano atti orribili erano comunque uomini. Certo, si trattava di uomini sprofondati nell’abisso della follia più bieca perché intrisa dell’ideologismo nella sua forma più deteriore, ma pur sempre di uomini, esseri i cui corpi ci appaiono ridotti a freddi involucri divenuti contenitori di idee disumane, quasi fossero automi incapaci di riconoscere nelle loro vittime anche solo un frammento di identità di sé stessi.
In questo sovvertimento assoluto di ogni valore, meccanismo funzionale alla massimizzazione della volontà di dominio che, ovviamente, più facilmente si manifesta nei confronti di chi viene descritto come diverso, ecco apparire nelle opere di Tattarletti i poveri corpi straziati dei sottomessi, confusi e quasi fusi tra loro, che finiscono con il formare un orrido humus dal quale non possono che nascere aridi arbusti, rami metallici spinosi che certamente non svolgono la loro naturale funzione di protezione per nuovi fiori o nuovi frutti, ma, all’opposto, si integrano in un meccanismo di propagazione di morte e di costruzione di una spirale di terrore che annulla le coscienze e consolida il consenso verso i dominatori.”
A. Piras


WAR
“Che sia un vissuto individuale o collettivo, si tratta di due piani che si incontrano sullo stesso punto comune e, in coro, raccontano. Morire in guerra è una delle tante possibilità di interruzione dell'esistenza. Singoli individui. Masse. Di fronte alla guerra, la morte viene messa in ombra dalla storia. Tutti diventano piccoli protagonisti, tutti scompaiono. Tauarletti come artista segna e fa ricordare. Il cancello di Auschwitz. La bomba atomica. Sangue su un marciapiede. Bandiere. Le torri gemelle. La morte: la guerra. I colori di Tattarletti riescono a raccontare i lampi nel cielo, le visioni della mente, l'ingresso nelle porte della percezioni delle pallottole. Esplosioni nel cielo. Spari. Distruzioni. Omicidi di massa. Famiglie spezzate. Soldati caduti.
Piano A, quello delle immagini. In alcuni casi, le tinte selezionate dall'artista sono in bilico tra l'anticipazione del presagio di morte e il momento ultimo e definitivo di distruzione. In altri, cristallizzano un momento storico. Senza diventare visione del passato. E' la presenza nel presente. Spesso inseguita da bianche presenzialità. La morte bianca.
Piano B, quello delle parole. La guerra, veicolata dal tubo catodico, è raccontata dalla televisione con la freddezza della cronaca e il cinico entusiasmo da telecronaca sportiva. Parlare della guerra è difficile. Tattarletti ci riesce nel modo più semplice e assolutamente non retorico. Semplici frasi. Didascalie calde nella loro asciuttezza. Per non dimenticare i pensieri che attraversano la mente. Vittime. Tutto qui.
Proprio l'unione di queste due componenti è il punto di forza dell'espressività artistica di Tattarletti in questo ciclo di opere. In questo modo, le opere risultano accessibili, chiare, immediate. E, soprattutto, si completano senza finire nell'increscioso pentolone del banale. Bravo l'artista, a smarcarsi dalla banalità. I colori lottano tra loro e raccontano sensazioni. Le riflessioni che ne scaturiscono, le trasformano in emozioni. Si aprono quadri su mondi scomodi. L'evocazione della pittura, unito insieme a quello della parola, fornisce una visione superiore alla fotografia e al fotogramma di guerra. Per fortuna, c'è chi ha il potere di fissarle con un pennello. La realtà della pittura batte l'artificio del piccolo schermo.”
C. Galimberti