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Random event: Un punto nell'infinito - Messina

dipingeremo

Comitato Estate Celestiniana

www.equilibriarte.org/dipingeremo
organization
member since January 1, 2008

bio

SE SEI UN GIOVANE PITTORE E VUOI PARTECIPARE AL CONCORSO DIPINGEREMO, INVIA IL TUO CV ARTISTICO, INSIEME A 5 IMMAGINI IN FORMATO .JPG DI TUOI LAVORI (max. 200 kb OGNUNO) ALL'INDIRIZZO EMAIL: dipingeremo@gmail.com

La partecipazione prevede per gli artisti l'ospitalità offerta dal C.E.C. nei giorni interessati dall'evento.




Nel 2006 nasce a Sulmona il Comitato Estate Celestiniana, tra dieci associazioni culturali operanti sul territorio, con il fine di dedicare, lungo il percorso che porta all’Eremo di Sant'Onofrio, ove visse il papa del "gran rifiuto" dantesco (Celestino V), attività artistiche e convegnistiche e recuperare così il senso più intimo e profondo del messaggio laico, di pace e perdono universale, del papa eremita, al secolo Pietro Angeleri.

Momento centrale dell'evento, che si svolge dal 17 al 19 Agosto di ogni anno, è il concorso internazionale riservato a giovani artisti "Dipingèremo", gara estemporanea 'sui generis', a tema, con i pittori impegnati a realizzare le loro opere sul sentiero che conduce all'Eremo.

Ai primi classificati va la Pietra del Morrone ed un consistente premio in denaro.

Celestino V, prima ancora che Papa capace di rifiutare il soglio pontificio in vista di valori trascendenti, fu principalmente uomo semplice e umilissimo che, votatosi alla solitudine e alla riflessione, trascorse in armonia con la natura e con gli uomini buona parte della propria esistenza di frate eremita sul Monte Morrone, ai cui piedi Sulmona si stende.
Il valore di un tale messaggio va oltre qualunque questione inerente a credo e confessioni religiose, e si amplifica alla luce dei fatti che attualmente continuano ad insanguinare il Medio Oriente e molte altre zone della terra.


PUBBLICHIAMO UNO STRALCIO DEL COMMENTO CHE CI HA LASCIATO LO SCRITTORE ANTONIO PAOLACCI, CHE HA CURATO LA NUOVA INIZIATIVA DEL 2007, UN LABORATORIO DI SCRITTURA SULL'EREMO. L'ARTICOLO INTEGRALE A QUESTO INDIRIZZO: www.estatecelestiniana.it/?page_id=78


"Io ero qui per la prima volta e partivo da un presupposto. Sulmona doveva essere una specie di riassunto, un bignami, mi dicevo, un bignami di tutta la nazione. Mi piaceva questa idea, la trovavo brillante. Perché è provincia, mi dicevo. Perché l’Italia è fatta soprattutto di provincia e la provincia italiana si somiglia tutta. Poi qui l’occasione era ghiotta: il tema era l’accoglienza, l’integrazione, un argomento difficile che in provincia la gente avrebbe affrontato in modo schietto, scoprendosi. Cercavo, in questa valle, prove di cose che penso da tempo. Pensieri di massima: che in Italia, in provincia, l’ignoranza è direttamente proporzionale alla spocchia; che a parte le etnie o gli idiomi diversi, esistono divisioni profonde tra modi di pensare e agire, cioè tra persone singole, dirimpettai, amici e parenti. In provincia, in Italia, le persone confluiscono in grossi blocchi, mi dicevo, simili a tribù trasversali."

[...]

"Chi organizza manifestazioni come questa, conosce quanto possa essere difficile arricchire un posto di cultura, idee e civiltà, conosce non solo l’impegno che ci vuole, ma anche gli effetti dell’ostilità e della resistenza che in provincia, in Italia, riescono a impedire molte cose. Sembrano posti splendidi, questi, piccoli paradisi di calma e operosità. Lo sono a momenti. Lo sono grazie a poche persone, cocciute, pazienti, disposte a realizzare qualcosa senza calcolare i guadagni. Funziona così: quando s’incontra qualcosa di buono, qui da noi, dietro ci sono sempre e soltanto loro.

Guardavo la valle dall’eremo, quindi, e mi facevo raccontare le storie di Sulmona. Una, dei tempi della guerra, s’intitola: E si divisero il pane che non c’era. Un titolo che era diventato un libro, mi dicevano, un libro che non conosco, di cui però il titolo ha cominciato a vorticarmi in testa, come un concetto calzante. L’ultima sera i pittori, insieme, hanno steso cartoni a terra e colore sui cartoni. Era un impasto unico di piedi, mani e pennelli. Funzionava di per sé. Non discorsi, né forme molto sensate. Niente di traducibile, e certo niente di immediatamente utile. Colore che restava a terra, ecco tutto, un’impronta per ricordare il traffico di persone. La guardavo, quell’impronta che andava formandosi, e mi veniva in mente che per un paio di giorni qui a Sulmona non abbiamo fatto altro che scambiarci cose che non c’erano. Un baratto continuo. Di vocaboli, modi di dire, musiche, tradizioni, comparazioni, ricette di cucina e naturalmente arte, sistemi vari di comunicazione, idee. A Sulmona ho sentito ragazzi palestinesi intonare Tammurriata nera, canticchiare per strada Bella ciao. Li ho visti ballare su musica country. Addò pastena ‘o grano ‘o grano cresce, diceva la canzone, riesce o nun riesce, sempe è grano chello ch’esce." (Antonio Paolacci)