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Random event: Mostra-mercato dell'antiquariato di Imbersago - Imbersago (LC)

rivoltella

Claudio Lorenzoni

www.equilibriarte.org/jimmyrivoltella
artist
member since November 20, 2007

bio

CREDO NEL SOLE ANCHE DI NOTTE




www.myspace.com/jimmyrivoltella

www.jimmyrivoltella.blog [...] com





Jimmy Rivoltella e la «quarta dimensione»

il passato non è passato,
ma custodito, e rimane per sempre;
siamo noi che lo dimentichiamo e ci allontaniamo da esso,
ma poi, a seconda delle circostanze, esso si rivela di nuovo come eterno presente…
il passato non è passato,
esso si conserva eternamente da qualche parte
e in qualche modo continua ad essere reale
e ad agire.


Il tema del tempo non è sconosciuto all’arte di Jimmy Rivoltella. Anzi si può proprio dire che il tempo lo voglia inscatolare nella sua concezione tipica, compreso ovvero tra la luce dell'idea del progressivo movimento della storia verso la sua pienezza divinizzazione.
Le nuove opere di Jimmy sono legate alla sua concezione platonica della realtà (l'idea dei due mondi) e, soprattutto, alla convinzione che al centro delle questioni più fondamentali della filosofia e della teologia -- e quindi anche di quella del tempo – ci sia la questione dell'«uno e molti».
Che il tempo rappresenti, assieme allo spazio, una dimensione costitutiva e perciò innegabile della realtà, è la tesi che Jimmy, attraverso i suoi collage, cerca di approfondire.
Nelle opere di Jimmy tutto scivola dalla memoria, passa attraverso la memoria, si dimentica.
Tutto oscilla in una transitorietà e dimenticanza che, da parte dell'uomo, vengono avvertite come un doloroso confronto con la sua fine sempre più prossima: la morte. La realtà di morte ricorda all'uomo il suo esistere nel tempo, così come la coscienza della temporalità della vita ricorda l'esistenza della morte.
Jimmy s’ispira alla filosofia di Florenskij quando ci vuole dire che l'esistenza nel tempo è per natura sua un morire, un'avanzata lenta ma ineluttabile della morte. La vita nel tempo è un'inevitabile sottomissione alla “rapace”. Vivere e andar morendo è la stessa cosa, e la morte non è altro che un tempo diverso, più teso, più effettivo, che attira maggiormente l'attenzione su di sé. La morte è un tempo istantaneo, il tempo una morte prolungata.
In poche parole nelle sue sovrapposizioni, Jimmy vede la nascita e la morte come i poli di un'unica realtà: Il Tempo.
Solo così, attraverso la «quarta dimensione» della realtà l'uomo è capace di una visione più integrale della realtà. Perché una realtà è conoscibile nell'insieme della sua esistenza solo quando vengono prese in considerazione tutte le singole tappe della sua linea temporale di sviluppo.
Questo tempo non è un tempo esteriore, vale a dire un tempo delle cose senza vita privo di chiara individualità. E perciò il tempo di questa immagine non può essere giudicato in base ad altri tempi a esso estranei, e per avvicinarsi a esso con la sua misura è necessario o entrare nel tempo proprio dell'immagine data ed esaminarla come un'unità chiusa in sé, o invece elevare la nostra contemplazione sino all'immagine che unisce attraverso sé quell'immagine e le altre dalle quali vorremmo partire. Allora questa nuova immagine in rapporto a quelle, particolari, sarà il loro spazio generale, con un suo tempo particolare, cioè lo spazio a quattro dimensioni, e queste immagini particolari, in rapporto all'immagine generale, saranno le cose che in essa si trovano, connesse fra loro da un'interazione di forze e di energie.
L'uomo, come una cosa in mezzo alle cose del mondo, viene trasportato insieme alle altre sulla superficie del fiume del tempo. Ma egli non sa niente di ciò, perché non è cosciente in generale di quello che avviene in lui. Il tempo si è disgregato, e ciascun suo momento nella coscienza esclude del tutto qualsiasi altro. Il tempo è diventato per la coscienza soltanto un punto, ma non un punto di pienezza, che assorba in sé tutto il tempo, bensì un punto di svuotamento dal quale è stato estratto e cacciato via qualsiasi tipo di varietà, movimento, forma.
Vi è in particolare poi un periodo della vita di Jimmy, nel quale viene sperimentato ciò che egli, riguardo al tema del tempo, ha cercato di elaborare concettualmente nelle sue opere. Il primo periodo è la sua infanzia, vissuta in una continua agitazione interiore davanti ai fenomeni della natura. Osservando, per esempio, gli strati dei collage, c’è il «tempo pietrificato», cose che gli suscitano in lui l'impressione che i tempi passati non sono mai irrevocabilmente fuggiti, ma che dormono soltanto, come tanti strati uno sull'altro, e che in qualsiasi momento il tempo può svegliarsi e tornare di nuovo vivo.
Il passato non è passato, questa è la sensazione più evidente che sovviene osservando le opere di Jimmy. Si percepisce la realtà vischiosa del passato e cresce la sensazione di eternità.

Maggio 2008





LA VANITA' E' UN VIAGGIO INDISCRETO

Le opere di Jimmy Rivoltella rivelano una realtà osservata attraverso un vetro appannato, una realtà quotidiana che traspare sotto uno strato sottile di materia. Jimmy fa sue le suggestioni scaturite da chi gli sta intorno, dalle loro cose, spesso buttate e le rielabora, le trasforma in una chiave personale, originale e vera, giocando con la materia e con il disegno. Scompone e ricompone, accumula e seleziona accuratamente, in un suo archivio, i ritagli di giornale, i fogli, disegni di amici, di sconosciuti. Ama che il suo lavoro venga “contaminato” dalla presenza di altri. Vuole che chiunque passi nella sua vita lasci un segno, o un di-segno, che poi riutilizza come materiale fertile, come materia prima del suo fare creativo. Sembra incredibile infatti che le opere di Jimmy, a prima vista astratte, si rivelino così affini alla quotidianità, alla vita di tutti i giorni.
Il procedimento operato è quello del “collage” di natura schwittersiana, ossia della raccolta del frammento vissuto e con valore documentario. Con un fare alchemico il collage diventa pittura, strato per strato, di segni e colori, di materie e pigmenti con l’emozione a fare da collante, il più forte e decisivo”. Per dare vita alle sue opere che non possono, inoltre, definirsi semplice pittura, l’artista utilizza un materiale estremamente sensuale al tatto, morbido, liscio, ma al contempo delicato e fragile: la cera, la colla vinilica, smalti sintetici trasparenti. Con una tecnica particolare, Jimmy, piega la materia alle sue esigenze creative trasformandola in una sottile lastra quasi trasparente che cela, in parte, i disegni sottostanti, racchiusi come sottovuoto e protetti quali oggetti preziosi. L’ultimo strato dei quadri è dunque viscoso, malleabile e trasparente, affinché tutto ciò che è stato assiepato dentro si possa sempre scorgere. Il passaggio finale contiene un aspetto quasi sacrale, nella ritualità preparatoria della materia che servirà a coprire pezzi della nostra vita, un rito che si rinnova ogni volta che il lavoro di accumulo e deposito è compiuto. La modalità di riutilizzo del materiale di scarto è quindi essenziale nell’opera di Jimmy, che rielabora così la poetica del Nouveau Réalisme di Tinguely, Matter, Thor, della Hoch, Hausmann e di Cornell.
L’artista afferma che la casualità ha una certa influenza sul risultato finale. Anche se il materiale è selezionato precedentemente, l’opera nasce da un accostamento casuale che ci rimanda ad una poetica surrealista, ad una scrittura automatica formata da fogli e disegni, insomma alla tecnica del collage, del papier collè e più propriamente del Merzbau di Schwitters. E’ il sentimento, l’irrazionalità che guida infatti Jimmy nel prediligere una foto piuttosto che un’altra, un disegno piuttosto che un adesivo, la cera invece della colla.



CARICHIAMO LA RIVOLTELLA

Rivoltella racconta la sua storia nelle contraddizioni del tempo.
Reclama la libertà di vita e di memoria.
Indaga nell’inconscio come momento liberatorio. Lancia messaggi inquieti consapevole della parzialità del suo essere e del suo sentire.
Il relativo della sua arte è una tessera del grande mosaico della emozione, della rabbia, del furore delle urgenze che girano intorno.
Le sue certezze vivono la precarietà di un assoluto irraggiungibile e la consapevolezza del relativo artificiale che lo assedia.
Vive di paradigmi, di trasposizioni virtuali di orizzonti dimenticati, di assenze programmate di presenze ingombranti tra immagini negate e apparenza delle cose.
Nelle stanze della memoria le tracce sono indelebili e certe, rappresentano il lungo viaggio verso le origini anche se, a volte, la messa a punto dell’inconscio accorda nuove sintonie e collassi del passato, determina carature di insondabile e misterioso, destruttura l’emozione nell’improbabile dell’immaginario, dimentica l’icona certa e riconoscibile per nuovi codici di comunicazione.
Rivoltella decongestiona l’arte dall’assunto dell’immagine e la centralità della figura.
Da una parte corpi e volti condensano e accerchiano interrogativi permanenti ed universali dell’uomo, sbloccano paesaggi dell’anima percorsi da tattili inquietudini, un universo “altro” vissuto e sentito come parabola, indagine, pretesto feticcio, provocazione, racconto, paradosso; dall’altro risica all’osso la materia, lievita verso straniti algidi brividi di tensione, verso stanze di compensazione, mimetiche e circostanziate.
Vuole raggiungere l’altrove senza volere andare oltre.
Emerge chiaramente il dolore e la consapevolezza della sconfitta dell’artista, che fa del suo tempo il momento stabile della nuova incertezza tutta sospesa tra l’enigma e la soluzione, che non propone felicità ma disagio.
E forse paure da risolvere dentro.

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RIVOLTELLA, LA VANITA' NON HA ALIBI

Il lavoro di Jimmy Rivoltella si inserisce in quella particolare tradizione che potremmo definire intimista. Gli artisti che appartengono a questa tendenza non sono mai molti e, proprio per loro natura, tendono a lavorare fuori dalle correnti alla moda. Jimmy esprime la risonanza che le cose hanno in se stesse e l'eco che hanno in lui. Si serve di tutti i mezzi che l'arte di questo secolo gli mette a disposizione: assembla diversi oggetti di recupero, vi disegna e scarabocchia sopra, li scombina e ne cancella l'immagine superficiale dipingendovi sopra. Utilizza vecchie carte geografiche, pagine di libri antichi, fotografie inizio secolo, accogliendone il simbolismo. La sua è un'arte fortemente simbolica ed allusiva. La ricerca espressiva si concentra su di una poetica della memoria, riflette sugli oggetti dimenticati del nostro mondo quotidiano come se si presentassero a noi dalle soffitte della vita, per parlarci del loro passato, per interrogare il nostro presente. Gli oggetti, una volta de-situati, sono ricontestualizzati, manipolati, sottratti alla loro funzione d’uso, aprendosi in questo modo a un nuovo rapporto con il reale. Jimmy ama conservare i colori della polvere, il ricordo dei padri... Su queste premesse nasce il suo raffinato gusto per il riordino e la ricomposizione di materiali umili – spesso senza l’intervento pittorico - materiali spesso di scarto.
Oggetti di ogni sorta: rimodellati, sovrapposti e ritoccati, secondo un ordine di musicale equilibrio. Jimmy riscopre la memoria attraverso gli oggetti del quotidiano. Immagini e situazioni che tornano dal passato e ci (ri)portano in un mondo parallelo, che forse non finirà mai.
Lavori ricchi di energia e passione, creativi e coerenti. C’è in ballo la sua anima, i suoi ricordi. Le emozioni vengono raccontate attraverso una pittorica discreta, fugace, leggera senza volume senza colore. Jimmy tende a sfissarsi dal resto per sospendersi nel “resto”, nell’altrove, nell’appartato, si arrampica sull’albero genealogico alla ricerca di un Io forse perso nell’estrema autodefinizione. Non ci sono alibi. Questa è la poesia dell’esistenza.

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“sono in quella fase della vita in cui tante persone che ho amato sono morte, e vado in giro portando con me i loro fantasmi. Io oramai parlo con i miei fantasmi più di quanto parlo con persone reali”