TommasoAniello
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#17742 06/06/2006 02:27 PM Mi hanno chiesto di presentare una mostra a Cagliari Assemini il 25 Giugno, mi sono regolato così:
Precorrendo il futuro democratico che sarà?
Quando ragioniamo d'arte stiamo parlando di un qualche cosa di sciamanico che in qualche modo precorre il tempo.
Di un qualche cosa di profondamente ambiguo impossibilitato a manifestarsi senza l'interazione e l'integrazione dello sguardo dello spettatore, ragion per cui mi sento d'affermare che non esiste arte od artista senza lo sguardo dello spettatore.
Detto questo, provate ad immaginare un sistema dell'arte dove tale ragionamento sia applicabile, esiste sul serio la centralità dello spettatore? L'attuale sistema dell'arte è veramente democratico, liberista e meritocratico?
L'arte sembrava avere conquistato la sua libertà di ricerca artistica e l'artista sua indipendenza culturale e professionale già agli inizi del novecento, purtroppo così non è stato, si è solo assistiti passivamente ad un passaggio di consegne dal potere culturale pubblico, statalista ed accademico mosso ad arte da Napoleone III ad uno privato e privatizzato transnazionale, così è andato meravigliosamente in frantumi il sogno anarchico dell'indipendenza professionale dell'artista targato Courbet.
In pochi oggi riflettono sul fatto che senza un Theo gallerista privato parigino non ci sarebbe un Vincent che tenga, su come Dalí, Magritte ed Ernst abbiano mandato in frantumi la rivoluzione surrealista e su come Duchamp suo malgrado sia stato mercificato e saccheggiato anche più di Pablo Picasso nonostante ad un certo punto abbia preferito giocare a scacchi piuttosto che dipingere perché stufo di sentire stupido quanto un pittore.
Sì, perché dal Rinascimento ad oggi l'artista (eccezione fatta per Courbet e Duchamp) è sempre stato una pedina nelle mani del potere imperiale o cortigiano, oggi però tutta l'industria culturale globale sembra deliberatamente omettere che il genio rinascimentale d'artista è figlio della volontà del principe di creare un distacco culturale (qualitativo?) tra quello che si consumava a corte e quello che poteva permettersi un signorotto locale qualunque, ragion per cui si saccheggiavano a bottega dal Ghirlandaio e dal Verrocchio giovani talentosi, li si faceva stravaccare a corte e si debellava il potere delle potentissime corporazioni d'arti e mestieri e dei suoi committenti, proprio quello che succede oggi quando galleristi e curatori crescono giovani ibride menti ancora non formate in nome di una catena di Sant'Antonio sistemica gestita dall'alto che in realtà non esiste.
REVOLUTION:
Oggi sta succedendo però qualche cosa d'anomalo, certi artisti hanno svelato la menzogna ed hanno chiaramente compreso che il canto della sirena della libertà di ricerca artistica può non passare per tappe obbligate, che un altro sistema dell'arte è possibile, a patto che la centralità di giudizio sia democraticamente attribuita allo spettatore generico e non all'utente specializzato (gallerista, critico, curatore o collezionista) in perenne conflitto d'interessi.
Eccomi quindi a dovere presentare io artista scartato di produzione, senza la protezione di un curatore, critico o gallerista, che da sempre ha rifiutato la delega, una mostra di artisti visivi che naturalmente si sono cercati e trovati e che naturalmente mi hanno cercato e trovato visto che in passato qualcuno di loro è stato un mio spettatore ed interlocutore, contribuendo così nel suo ruolo di spettatore critico e non passivo alla mia formazione permanente d'artista precario a tempo determinato ( quelli a tempo indeterminato sono già stati consegnati ai posteri da musei obbligatori permanenti privatizzati).
Ed allora il mio sguardo incolto e popolano, privo di pregiudizi si è interrogato dialogando con tali opere e forse completandole, su che cosa sia il gesto d'artista.....
Il gesto d'artista è nel quotidiano rito del thé (Simona Russo) o nella matrice onirica rivoluzionaria surrealista (Giovanni Pola)?
Nella serialità ripetitiva del gesto ritmico quotidiano mai eguale a sé o nell'incontrollato ed inconfessato sogno liberatorio?
L'arte deve muovere da un istinto domato dalla ragione?
Qualche opera afferma l'esigenza dell'arte di sfuggire al controllo della ragione, partendo dalla ragione stessa, traducendo così il gesto artistico istintivo in un attimo di disobbedienza nei confronti del grande fratello server centrale della ragione (Noemi Riva).
Dialogando con queste opere mi chiedo anche cosa sia oggi la pittura, e mi rispondo che può essere figlia di una idea militante espressiva e melanconica (Antonio Oggiano) così come gestualmente vitale, spirituale e rilevatrice (Andrea D'Ascanio).
Riscopro la pittura come possibilità comunicativa per raccontare e raccontarsi ed innamorarsi della stessa idea del fare pittorico (Carlo Deperu) per poi rivelare il suo stesso inganno visivo (Alessandra Pilleri).
Qualche opera mi ricorda poi che la pittura è anche uno strumento che serve ad indagare e conoscere la realtà e l'essenza profonda delle cose, uno strumento d'analisi ed indagine introspettivo e proiettivo(Elga Mangone) e qualche altra mi dice che niente è più bello del grafismo descrittivo libero per raccontare e scoprire l'essenza intima delle cose, certi segni e certi gesti ancestrali sono a disposizione di tutti e possono essere compresi da tutti in maniera transculturale (Maria Paola Porcu).
Scopro con piacere che il filo rosso dell'arte che si interroga su che cosa sia veramente pubblico e/o privato ed a chi sia rivolta, selezionando il suo pubblico politicamente e responsabilizzando il suo utente sulla grande truffa economica globale che ruota attorno al valore simbolico dell'arte, non si è ancora esaurito, ecco allora qualcuno che ironizza sulla serialità pop e consumistica di Warholiana memoria impoverendola e ricampionandola attraverso la fotocopia d'autore, arrivando così a concepire una auto produzione house d'artista (Roberto Serra).
Qualche pittore di razza interpreta la pittura come strumento per auto affermare il sé d'artista, per portarmi ad interrogare su chi possieda chi....
L'artista possiede la sua pittura o nel momento in cui la concepisce urge condividerla con uno spettatore attivo e critico?
Chi si cerca veramente di possedere?
Il media della pittura?
Lo spettatore?
L'oggetto che si crea?
L'impulso pittorico artistico di matrice erotica?
Quello che è certo è che certa pittura aiuta a scaricare nevrosi d'artista esistenziali e filosofiche come queste ed a tradursi praticamente in una inquieta, sincopata e luminosa sinfonia pittorica (Antonello Orgio).
Alla fine di questo percorso ribelle, fortemente voluto da questi artisti che hanno deciso di affrontare lo spettatore senza l'apparato di protezione curatoriale, galleristico e privatistico, forti della loro autonomia, dignità professionale e dell'onestà etica della propria ricerca artistica, un opera mi avvisa facendomi riflettere su eventuali prese di posizione concettuali, consigliandomi di non propormi come uno spettatore campione, gli spettatori sono una moltitudine eterogenea e qualcuno potrà leggere questi lavori e questa mostra in maniera diametralmente opposta rispetto alla mia e non sbaglierà certamente, l'arte è un codice di comunicazione ambiguo, ricampionabile all'infinito dallo spettatore, questa mostra sarà sempre incompleta fino a quando mancherà un punto di vista, il tuo, lettore incapace di gustarsi una mostra priva di una presentazione critica (Francesca Pili).
Domenico Mimmo Di Caterino, artista precario a tempo determinato e scartato di produzione, attualmente okkupante la rubrica Apocalittici e (Cass)integrati su Flash Art. |
TommasoAniello
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#17746 06/06/2006 03:06 PM Quello che scompare dietro l'occhio vigile del grande fratello (se preferite chiamatelo pure TOnno Tondo su carta igienica):
forum attiviARTE E POLITICAVIDEO-COSA IN RICICLO
<>
VIDEO-COSA IN RICICLO
senso bidialogico )
MANI DI MUFFA......
del collettivo P.A.Aff.. ( Posse Precaria Artisti Affamati ) è una video-discussione un po' diversa dalle altre. Non è la solita riunione amichevole per strada oppure seduti al tavolino del Caffè dell'epoca è un vero e proprio litigio tra artisti - FUORI -.
Difatti troviamo un G. Cilento più strafottente del solito, un A. Milanese già con un piede fuori dal collettivo e D. M. Di Caterino più incazzato, anche perché i vaneggiamenti 68ttini di Milanese erano veramente fuori luogo e da film sci-fi.
Don Donato di Casoria, per la regia, scelse una fotografia blu tipica degli sbagli di bilanciamento del bianco proprio per ottenere un effetto più anologico ( anche se girato in digitale ) e più elettronico, difatti tutto appare più confusionario e sgranato amplificato dal fatto che è tutto girato in piano sequenza e la camera è uno strumento più audio che visivo per questo i personaggi diventano la loro voce e la loro bocca compreso i movimenti delle labbra, le fuoriuscite di saliva e di cosa si ha sulle gengive e la lingua.
L'aspetto che più mi interessa è il fatto che anche se ci sono le possibilità si sceglie, consapevoli di non essere affatto i primi, di non montare e per questo tutto rimane perfettamente nudo, integrale somiglianti alle video-cose di E. Ghezzi
Attendo la posta ................ !
Rispondi a questo messaggio dondonatocasoria, 19/05/2006 15.45.37
Re: VIDEO-COSA IN RICICLO
diamo una mano a geenio e sregolatezza
donato ti amiamoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo (un saluto alla macchietta che ti porti appresso..tox )
Rispondi a questo messaggio nzone, 19/05/2006 15.50.19
Re: VIDEO-COSA IN RICICLO
ATTENZIONE !!!!!!!!!!!
Il segurnte audio-visivo nasce per una fruizione esclusivamente di rete, soltanto che abbiamo avuto problemi con il tape perché troppo lungo per questo pesante da assorbire, un problema che risolveremo presto.
grazie per l'interessamento
Rispondi a questo messaggio dondonatocasoria, 19/05/2006 22.19.31
Re: Re: VIDEO-COSA IN RICICLO da aha
LOOSE CHANGE
la repubblica parlava negli articoli di questi giorni a proposito della
pubblicazione del video dell'attacco al pentagono del 9.11 di questo
documentario, "LOOSE CHANGE".
ne ho visto una sola parte, ma a prima vista pare ben realizzato e
documentato.
dura poco più di un'ora. tratta l'ipotesi del complotto che starebbe dietro
gli attentati del settembre 2001. la pearl harbour del XXI secolo per
giustificare le guerre a venire e la restrizione delle libertà
individuali...
http://video.google.com/videoplay?docid=-8260059923762628848&q=loose+change
__________________________________________________________________
***** MODIFICATO DA dondonatocasoria il 20/05/2006 10.52.36 *****
***** MODIFICATO DA dondonatocasoria il 20/05/2006 10.53.07 *****
Rispondi a questo messaggio dondonatocasoria, 20/05/2006 10.53.07
Re: Re: Re: VIDEO-COSA IN RICICLO da aha
w l'arte, w la politica
Rispondi a questo messaggio andrea.sterpa, 21/05/2006 21.13.35
Re: Re: Re: Re: VIDEO-COSA IN RICICLO da aha
DIPENDENTI......INDIPENDENTI
il video-incontro/scontro tra il P.A.Aff.. ( ex Mario P-esce fuor d'Acqua ) e Zak Manzi&company, un incontro " amichevole " di discussione avvenuto nel 2003 al Caffè dell'epoca a Piazza bellini in Napoli.
Una discussione ossessivamente monotematica, pseudo-frustrante sia per i personaggi , sia per chi lo vede........una realtà di mercato commentata da artisti di sistema e artisti al di fuori, una discussione che non arriva completamente a niente ritornando al punto di partenza.
Il punto di partenza potrebbe essere il fatto che cmq vada viviamo sommersi.
continua .............
***** MODIFICATO DA dondonatocasoria il 02/06/2006 8.25.01 *****
Rispondi a questo messaggio dondonatocasoria, 02/06/2006 8.25.01
Re: Re: Re: Re: Re: VIDEO-COSA IN RICICLO da aha
Tra pre, iper e altro in relazione alla modernità:
La crisi dell'artista è alterità rispetto al sé creativo o è un suo modo
essenziale primario d'espressione?
Il pesce è fuori e non parla.
Manca la materia?
Manca la forma?
La flash art è un feticcio ingenuo dove vengono spenti gli orgasmi
rivoluzionari dell'artista, Oliva non scrive più? Quale phard usa?
Soprattuto Sgarbi si sta masturbando in questo momento?
Il fuoriuscito pesce che prassi rivoluzionaria deve adottare?
Sarebbe meglio un messaggio nella bottiglia utopico per le generazioni a
venire, sottolineando così il desiderio altro rispetto al regno della
tecnica sulle sovrastrutture?
Oppure prendere le distanze dalla presa di distanza e mantenere una
coerenza ovviamente mutabile?
Maurizio Cattelan sul Pesce a Fore.
Rispondi a questo messaggio dondonatocasoria, 02/06/2006 17.03.41
Re: Re: Re: Re: Re: Re: VIDEO-COSA IN RICICLO da aha
iper ---> coop
Rispondi a questo messaggio pattume, 02/06/2006 17.09.40
Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: VIDEO-COSA IN RICICLO da aha
dimenticavo un riferimento alla nuova iperarte
(ma non vuole essere pub)
Rispondi a questo messaggio pattume, 02/06/2006 18.53.12
.Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: VIDEO-COSA IN RICICLO da aha
Esistono artisti che saranno sempre e comunque sommersi, nonostante limpide emersioni di livello locale, artisti figli di terre che per loro sventura non hanno mai conosciuto l'esportazioni imperiali delle teorie illuministiche ma solo invincibili armate culturali colonizzatrici e clonanti.
L'emersione relativa, in questi talvolta affermatissimi artisti locali, genera automaticamente una frustrazione difficile da debellare.
Il motivo di tale nevrosi è da ricercarsi proprio in questo meraviglioso sistema dell'arte interplanetario ed intergalattico interconnesso.
Da cosa deriva la frustrazione dell'artista sardo emerso localmente?
Forse proprio dalle radici della sua storia (quella antiaccademica).
Storia che trova la sua massima espressione nel libro inchiesta del giornalista Sergio Frau "Le colonne di Ercole", dove si configura uno scenario storico secondo il quale l'antica "Ichnusa" sarebbe la mitica Atlantide.
Senza entrare in discussioni di merito, tale documento (storico o giornalistico che sia) è espressione "alta" di un malessere locale diffuso, di una terra che strategicamente ha avuto in passato un ruolo fondamentale, dal punto di vista mercantile e della diffusione dei saperi, ridotta oggi ad essere terra periferica e colonizzata sotto "embargo" culturale.
Difficile accettare tacitamente, da parte degli addetti ai lavori del sistema specialistico e specializzato dell'arte sarda, il ruolo predestinato di produttori di un prodotto locale che sarà sempre e comunque sommerso (dai tempi di Atlantide).
Quanti degli attuali lettori di Flash Art non residenti in Sardegna conoscono Maria Lai, Pinuccio Sciola o Caterina Lai?
Pochissimi , molti dei lettori però conosceranno sicuramente Greta Frau o Salvatore Garau ma loro si muovono su traiettorie galleristiche private transcontinentali, traiettorie omologate ed omogeneizzate che speculano ed investono sulla sardità negandola e piegandola al "marketing etilico puro".
Perché esistono delle emersioni artistiche locali destinate a rimanere parziali?
Pinuccio Sciola in Sardegna è una istituzione, perché ha un valore di mercato relativo rispetto ad una Greta Frau?
Sarebbe più corretto dire un Greta Frau, poi vi spiegherò bene il perché...
Una risposta potrebbe essere ricercata in certi territori che dovrebbero essere italici in teoria, praticamente invece sotto "embargo" culturale ed artistico dal dopoguerra (ragionando storicamente sulla invincibile armata anarco liberista privatizzata).
Una di queste terre di nessuno dell'arte e della cultura contemporanea è l'amata terra Sarda.
Anni che percorro l'isola in lungo ed in largo e ci sono veramente poche da raccontare che non siano sarde (quantomeno d'acquisizione); questo di per sé non costituirebbe affatto un grosso problema, il grosso problema è invece che tutto quello che nell'isola sembra essere pacifico ed indiscutibile dal punto di vista artistico (oserei dire fondamentalista) non ha nessun tipo di risonanza culturale "in continente", per cui come potrebbe mai diventare transcontinentale?
Due eccezioni (come già accennato); un Garau che mi sono ritrovato davanti anche al Pan (no, non pensate al partito di estrema destra Messicano) e la pietistica favoletta di Greta Frau, due mirabili ed esotiche costruzioni di mercato costruite ad arte dagli "indigeni" locali per impressionare il mercato globale:
il primo gioca sul legame musica jazz e pittura astratta (ancora?), l'altro invece si nasconde sotto falsa identità quando tutti sanno che in realtà altro non è che un mediocre pittoruncolo accademico che senza questa drammatizzazione nessuno mai avrebbe considerato, Allocco mi sembra sia il cognome.
Terra strana la Sardegna, la globalizzazione artistica guidata dall'invincibile armata anarco liberista dell'impero privatizzato non sembra averla penetrata fino in fondo.
Certo anche quì sono comparsi certi artisti locali geneticamente modificati (AGM), di taglio ultrapop che imitano in microscala Mark Kostabi, penso ad entità inodore ed insapore come Bobbi Maroni-giù, il quale con tutta la sua produzione sembra monitorare che non sarebbe forse il caso di fermarsi solo e semplicemente alle apparenze quando si ragiona seriamente sul senso della ricerca artistica contemporanea.
Bobbi Maroni-giù fino a qualche tempo fa gestiva anche una galleria privata (in palese conflitto d'interesse culturale, non c'éra mostra dove non compariva l'artista che gestiva la sua stessa galera-ria), patinata e lussuosa in una delle strade più lussuose e trafficate di Cagliari.
L'operazione di autopromozione mercantile è durata un anno, un anno di mostre come "da Picasso a Bobbi Maroni-giù", un anno per rendersi conto che in Sardegna non può nascere un altro Kostabi, ci sarà pure differenza fra il centro dell'Impero privatizzato anarco liberista e la periferia isolana della periferia continentale... Anche a Cagliari esiste una collezione d'arte contemporanea aperta al pubblico ma privatissima di fatto, mi riferisco a quella del "Tiscali Campus" del "leader maximo" locale.
Remato scoria mediaticamente appare come una sorta di leader maximo cubano, certa stampa di sinistra però rivela che sembra stia progettando di adattare le ex miniere del Sulcis Iglesiente a complesso turistico, si tratterà comunque di mala informazione (o di mala dittatura del popolo).
Sembra che la compagna (un vero giglio)dell'attuale governatore (ma queste sono voci di popolo da non prendere minimamente in considerazione), gestisca anche una galleria/galeria:
"Il capitale capitombolo" mi sembra si chiami,
Niente di anomalo dato che l'arte è da sempre servita a distinguere chi ha il potere politico, culturale e sociale da chi non lo ha, pensate che nonostante tutto, ancora oggi qualche artista etico e qualche studentello accademico sono convinti che l'arte visiva sia semplicemente comunicazione.
Tale spazio mercantile espositivo con la sua dea madre, giglio in fiore, deus ex machina ha aperto le porte della sua galera-ria ad una platea di giovanissimi, permettendo anche di pagare a rate tali presunte opere d'arte costruite a tavolino.
Tra gli artisti in scuderia della galera-ria "Il Capitale Capitombolo" c'è anche Greta Frau (come volevasi dimostrare).
Divertente poi constatare come il socio in affari della compagna del leader maximo, un suo amico di vecchia data che sembra lo abbia anche sospinto in campagna elettorale dichiari di non avere nulla a che fare con il medesimo, salvo però dichiarare di avere regalato un opera di Greta Frau al medesimo senza avere preteso un euro in cambio.
Vanto del capitombolo è la quotazione londinese di questo Allocco accademico che per vendere quadri si è manifestato pittore sotto mentite spoglie.
Questo mercato locale per diventare globale ha bisogno di nascondere oneste maestranze artigianali, come quella di tale Allocco pittore sassarese, dietro l'improbabile mito di una sensuale immunologa tedesca priva dell'uso delle gambe per un incidente sulla Sassari-Olbia qualche problema identitario serio lo ha.
Il mito costruito ad arte racconta poi che una setta di sue ex compagne di scuola la stia curando da anni nella gallura e lei le ritragga per riconoscenza, cosa si direbbe pur di vendere un quadro...
Insomma un buon artista deve sfondare in questo sistema? Deve dichiarare una qualche anomalia che attragga il pubblico consumante...
Esilarante è poi ascoltare il gallerista di fiducia del leader maximo, suo vecchio amico di lungo corso, dire frasi come: io sono contro il sistema dell'arte, la nostra galleria è l'unica che offre ad i giovani artisti un posto dove dipingere, noi l'arte e gli artisti li finanziamo....
Peccato che non ci sia un giovane artista uno a confermare tale dichiarazioni propagandistiche.
Una curiosità nel duemilaquattro in piena campagna elettorale, il leader maximo ha fatto grandi promesse agli artisti campidanesi con tanto di cena, promessa tradotte di fatto nella galleria IL CAPITOMBOLO.
Una curiosità in tutte le gallerie cagliaritane (non molte a dire il vero, siamo per fortuna ancora lontano dagli eccessi Napoletani o Milanesi) sono presenti gli stessi giovani (?)artisti (e gli stessi curatori presenzialisti), quasi come se ruotassero in blocco, quasi come facessero parte di una stessa offerta o "pacco" (nel senso partenopeo del termine) promozionale, non citerò nessuno di loro dato che sono anche troppo citati e di riflesso già troppo sopravalutati localmente (all'interno di circuiti economici chiusi è facilissimo inflazionarsi).
Intanto (ribadisco) grandi "big" della storia dell'arte locale contemporanea come Pinuccio Sciola, Tonino Casula (lui sul serio grandissimo anche se si è occupato solo di comunicazione...) o la Lai nessuno sa chi siano fuori dall'isola.
Non saranno mai un logo garanzia di qualità artistica planetaria come i più fortunati campani della transretroguardia Benito Uliviana, loro si che hanno il bollino blu tutte le annate e tutte le stagioni.
Pinuccio Sciola è lo scultore pubblico dell'isola, di quest'isola però lui sembra farne un uso quasi privato al punto che sembra essere un suo grandissimo studio all'aperto (il sogno di ogni scultore).
Non esiste piazza, comune, stazione ferroviaria, città mercato, orto botanico o rassegna sarda dove non sia presente una sua scultura.
Venite in Sardegna a parlare d'arte e tutti vi parleranno di Pinuccio Sciola, quasi come se in questa terra fosse l'unico scultore vivente (intorno a lui ed alla sua trachite sonora solo "plastica bruciata", lo si ritrova anche suonare con Paolo Fresu ed Antonello Salis, va bene la valorizzazione degli artisti locali ma in questo caso si rasenta l'estremismo.
Certo è vero, Mastro Pinuccio ha confezionato bene i suoi spot d'arte, agli amanti dell'arte sarda lui racconta di essere riuscito dove anche il grande Michelangiolo ha fallito, con le sue pietre sonore è infatti riuscito a fare parlare la scultura, peccato che le sculture di Michelangiolo parlino anche senza emettere suoni mentre invece quelle di Pinuccio non emettessero suoni non avrebbero motivi d'esistere, peccato che le arti plastiche siano prima di tutto comunicazione visiva e non acustica sonora ed ancora peccato che prima di lui ci siano stati i futuristi con le loro macchine intonarumori (Russolo) e personaggi come Calder con le sue sculture mobili.
Pinuccio Sciola è uno che si concede anche il lusso ed il vezzo d'artista di commentare dibattiti politici quando divengono eventi mediatici televisivi come quello tra "Bellachioma" e "Mafalda" (giusto per citare il guerrigliero semantico dell'informazione politica Italiana Travaglio Marco), ossia quel dibattito politico moderato e corretto "all'americana" dove la politica è riuscita a fare più audience del calcio (diventasse regola tale eccezione anche il mondo dell'arte diverebbe più ricco ed etico).
Il commento di tale evento decisivo per la sorte mediatica e culturale del nostro paese dalle pagine del "Giornale di Sardegna" di Mastro Pinuccio Sciola a mezzo stampa è stato: io non guardo in televisione quei due pagliacci.
Commento niente male per chi attraverso l'impegno politico d'artista si è ritagliato una notorietà artistica locale da fare invidia da queste parti (pensate un poco) anche a Catenella Canellan.
Intanto in continente non sanno neanche chi sia questo indiscutibile artista sardo.
Il responsabile di tale dissonanza di giudizio critico e storico chi è se non il "nuovo ordine globale dell'arte" ed i conflitti tra culture locali e marketing interconnesso globale?
Altrimenti a chi ed a cosa imputare queste strane distrofie ed ipertrofie valutativo artistiche?
Certo Pinuccio ha il grande merito di avere somministrato il "virus" locale di San Sperate ed Orgosolo, di tale Virus ha però in qualche maniera accusato una devastante reazione antivirale che lo ha portato poi a nascondersi dietro un esasperato formalismo, finendo con il dimenticare che l'arte ha un unico grande obiettivo: l'uomo.
Ragione per cui da scultore scartato di produzione mi trovo costretto a non sollevare tanto di scalpello davanti al suo lavoro.
Sciola, la Lai e Bobby Maroni-giù sono tra gli artisti locali presenti nella collezione Tiscali, accompagnati e valorizzati da qualche "big" italico minimalista e da uno scultore svedese al quale piace vendere nuvole artificiali; il vero incredibile spettacolo del Tiscali Campus sono i sorrisi di plastica che le guide elargiscono ad i visitatori, sorrisi degni di Citizen Berluskane anche se non siamo in presenza del Mausoleo di Arcore by Cascella.
Sassari dal canto suo ha il fiore all'occhiello politico dell'Accademia di Belle Arti, Accademia che raccoglie tutti gli artisti scartati di produzione dal sistema con qualche protezione accademica....
Cagliari e Sassari non sfuggono alla logica della sommersione degli artisti locali, nonostante di tanto in tanto ci sia qualche emersione pubblica priva di pubblico con il bollino di qualche storico critico pellegrino sgarbato ma sempre presente.
Programmazione ed infiltrazione imperiale d'avanguardia invece a Nuoro, mi riferisco al Wonder WoMAN della wo-man Collina Carina, una sorta di Guantanamo nell'isola sotto embargo.
Tutti in continente conoscono la programmazione del Wonder WoMAN e qualche sardo non sa neanche cosa sia mai successo a San Sperate ed Orgosolo, ovvio che non parlo del banditismo ma di un arte che poche volte è stata così politica, sociale e spontaneamente al servizio di una comunità locale.
Le due curatrici etiche nelle quali mi sono imbattuto (senza spazi pubblici ovviamente), Margherita Coppola e Wanda Alì, in privato sono d'accordo con me quando mettono l'accento su di un microsistema dell'arte sarda che riproduce quello che in macroscala avviene in modo capillare e diffuso (gallerie/galere compreso).
Margherita Coppola collabora da "free lance" su di un quotidiano locale, Wanda Alì è come una chiocciola iper protettiva con i suoi pulcini, si muove seguita da una serie di piccoli pulcini locali speranzosi di un posto al sole che non può arrivare mai, nonostante la finestrina su "Ex Art", un trash magazine d'arte che si presenta come un quotidiano (scadente) correlato da un tristissimo portale trash d'arte (?) che imita "flash art" senza averne la storia e lo stile.
L'Atlantide sommersa è anche territorio naturale di scontro tra coloni che valicano il mare con mire espansionistiche feudali, storia vecchia di secoli che oggi si esplica con convegni logo che di fatto si traducono in spot pubblicitari a favore del "leader maximo" locale con accenti smaccatamente politico polemici.
Lo spettro vivente di Don Benito Ulivo, pessimo imitatore di quello che è stato, compare così presso luoghi di formazione culturale (sic.) come la facoltà d'Ingegneria (Dipartimento Architettura), "non luogo" di formazione dove afferma: "gli unici governi illuminati in grado di promuovere l'arte contemporanea sono quelli di sinistra".
Pensando alle sue anali (acc. un errore di battitura) ed al suo Museo obbligatorio imposto malvolentieri ai pendolari metropolitani partenopei verrebbe voglia di votare "Ignoranza Nazionale".
Tra i fantasmi globalizzati che di tanto in tanto compaiono nella Atlantide riemersa c'è anche la sgarbata Bella chioma critica no global (sì, avete letto bene, in confronto io sono un principe azzurro dalle dolci e delicate maniere), lo sgarbato propone invece spot locali di valorizzazione del patrimonio artistico locale sommerso, strappa così facili e scontati applausi.
Lo sgarbato però ha il merito di puntare i riflettori (quando ci riesce) su dei signori nessuno della storia del mercato artistico del dopoguerra, artisti sconosciuti anche agli indigeni locali come Brancaleone Cugusi da Romana e le sorelle Coronèo.
In definitiva i cavalieri del nuovo ordine globale dell'arte s'inseguono e confrontano ovunque anche in isole di periferia del continente (c'è grande differenza tra Sicilia e Sardegna ma questo è un altro discorso sul quale sta lavorando per noi il leader maximo).
Un vero spazio pubblico con una programmazione locale di assoluta qualità (tanto di scalpello e pennello ad Alessandra Menesini) è l'ex Mattatoio, la sua programmazione da sola varrebbe il prezzo del biglietto per chi in continente e nell'extra continente è più interessato all'arte che al marketing di grandi aziende e banche che speculano sull'arte non investendo su di essa, bensì investendola.
Finisco ora l'articolo elencando una serie d'artisti scartati di produzione che non compariranno mai su una rivista specializzata d'arte contemporanea (Flash Art esclusa ovviamente):
Elisabetta Saiu, Josella Grussu, Marta e Mike Anatra, Daniela Puggioni, Tania Re, Mauro Atzeni, Antonello Dessì, Antonello Collu, Mauro Rizzo, Mauro Marras, Marcello Piu, Roberto Serra, Valentina Argiolas, Anna Giulia Ledda, Francesco Farci, Gigi Corriga, Gigi Usai, Daniela Putzu, Marina Putzolu, Gigi Floris, Massimo Lumini, Andrea Durante, Marcello Lembo, Caterina Lai, Cristiana Carta , Eleonora Pili, Eleonara Piu, Daniela Seu, Fra Luca da Carbonia, Nama, Alice Ibatici, MariaCristina Cannas .... e Mimmo Di Caterino (dato che qualche artista militante politico del Partito Sardo d'Azione mi ha garantito il permesso di soggiorno).
Apro una parentesi su Antonello Dessì e la sua rete di resistenza locale e culturale artistica al marketing globalizzato e privatizzato, "Plexus", storia oramai vecchia di venticinque anni che nessuno conosce (artisti sommersi locali coinvolti esclusi), Plexus è un movimento della moltitudine artistica locale intorno al mondo e sopra il sistema dell'arte che vede coinvolti solo artisti (un fratello maggiore del P.a.aff.), tale movimento di moltitudini artistiche sommerse parte da Cagliari (anche se gli addetti ai lavori Casteddai sembrano non saperlo o ingnorarlo, quante analogie con il P.a.aff. made in Naples) nel lontano 1982 (tanto per ribadire il concetto che negli anni ottanta non esisteva solo Don Benito Ulivo con la sua trans-retroguardia obbligatoria) ed è stato diffuso nientemeno che a Nuova York da un tale Dernini (Andrea Bellini mi senti?) nel Lower East side dove trapiantato è divenuto "Plexus International" (meravigliosa cosa i movimenti quando sono spontanei).
Plexus forse l'unico movimento culturale artistico nato in Sardegna dal respiro veramente International, numerosi sono stati gli scambi creativi e scientifici naturali e spontanei in venticinque anni (Cagliari, Roma, Nuova York, Dakar e prossimamente a Napoli tramite P.a.aff.).
La nascita di tale movimento è avvenuta in uno studio d'artista (quello di Dessì e non in una galera-ria storica, gli artisti isolani erano non i soliti Sciola e Lai, bensì nomi scarti di produzione artistica locale della creatività etica militante, come Mazzarelli, Borghi, Brundu, Saba, Hansen, Pau e Rombi.
L'operazione nasceva correlata da un pioneristico collegamento telematico con tanto di scambio estetico tra il Dipartimento di Fisica di Cagliari ed il Digital Art Exchange della Carnegie Mellon University di Pittsburg, non fosse per questa meravigliosa rubrica su Flash Art nessuno ricorderebbe tale storia per il semplice fatto che vede come attori protagonisti disinteressati e non a scopo di lucro artisti e scienziati e non curatori, critici e galleristi.
Sempre per parlare di artisti che fanno tutto da soli, Tonino Casula è un artista che si occupa da sempre di semiotica, negli anni settanta pubblicava dei capolavori sulla scienza della comunicazione visiva ed artistica presso Einaudi, libri che hanno letto tutti gli studiosi d'arte negli anni settanta come "TRA VEDERE E NON VEDERE" o "IMPARA L'ARTE"..., oggi questi capolavori sono stati mandati tutti al macero, sapete com'è un artista che scrive d'arte non tira molto..., poco professionale e specialistico, una cosa sarebbe da mandare al macero sul serio la vasta bibliografia Benito Uliviana che invece propinano a giovani menti creative in maniera obbligatoria sin dai primi anni di Accademia Di Belle Arti.
Quanta rabbia tra gli artisti sommersi sardi scartati di produzione, quanta rabbia tra gli artisti sardi emersi localmente ma scartati di produzione globalmente, questi ultimi di riflesso sembrano comportarsi come dei pargoli poco amati e compresi.
Eppure la meravigliosa terra sarda con i suoi immensi spazi naturali potrebbe costituire una vera fucina dove si possa produrre una arte in grado di porsi problematiche (oneste) di rapporto tra il prodotto artistico, il sociale e la democrazia.
La Sardegna è terra isolana ed isolata, forse anche isolante, sommersa, riemersa e poi di nuovo sommersa; caratteristiche ideali quelle di questa terra per chi voglia impostare una seria ricerca artistica.
L'isolamento periferico isolano della Atlantide sommersa è una condizione limitata e limitante, dove c'è il limite però l'arte si ingegna per superarlo, non può esistere ricerca artistica senza limiti e vincoli di partenza.
Molta della storia dell'arte contemporanea locale è fatta difatti da artisti sommersi e scartati di produzione continentale che in terra periferica un poco di visibilità la hanno avuta, penso all'espressionista emiliano Secondo Pantone (a dire il vero ottimo pittore) o al romano pop bravissimo a cantare la dolce vita in terra sarda Liberato Angelico.
Secondo Pantone lo si trova in importanti gallerie casteddaie (come "la bara eca", certo è un vero pittore, vicino al mio modo di sentire ed interpretare la pittura, la sua pittura è davvero di qualità, quello che non mi piace è invece il suo continuo lamentarsi con cantilene tipo: cosa dobbiamo fare noi artisti sardi per sopravivere alla nostra condizione periferica?
Io mi chiedo, se un artista sceglie di lavorare a Cagliari (dopo essere passato per Firenze) cosa ha poi da lamentarsi?
Un signor pittore (lo dico senza ironia), decide di vivere e lavorare a Cagliari, una terra sommersa e mai riemersa completamente, una terra che gli ha consentito di vendere bene le proprie opere (non solo in galera-ria ma anche e scaltramente in negozi d'arredamento su ordinazione), perché lamentarsi?
Logica la risposta, per quella inquietudine tipica degli artisti locali emersi e riconosciuti dove vivono e lavorano, sconosciuti agli addetti ai lavori del marketing globale privatizzato artistico.
Un artista napoletano isolano ed isolato come me, non poteva trovare terra adottiva migliore per meditare sulla propria ricerca sul senso del fare artistico.
Insomma tra Cagliari e Napoli non sembra proprio esserci il mare di mezzo (continuità territoriale di ritorno?), a Cagliari c'è un modo efficace per descrivere il rapporto economico che intercorre tra la terra sarda e l'impero di turno: pitta la legna e mandala in Sardegna.
Da una ex miniera del Sulcis Iglesiente (prima che si trasformi in una catena alberghiera), zona sud-ovest sardo, Domenico (Mimmo) Di Caterino.
Domenico Di Caterino
Rispondi a questo messaggio pesceazuppa, oggi 18.05
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Finalmente un forum libero.... |