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dalla superficie alle profodità

equilibriarte.org : Ivan Favale : blog : Nuovo cinema international

Nuovo cinema international

Con leggerezza mi accorgo di una tirannia delle natiche se è possibile. E di una manipolazione dei seni, con leggerezza, di una sporca dozzina, il bacino, seni di fiera. CON TRANQUILLITÀ DI UN CUORE STRIATO DEI FILAMENTI VEGETALI, UN FEGATO E UNO STOMACO INIZIATI ALLE GOCCE DI BENESSERE DELL’ERBA. La mano selvatica mi ispeziona, sento dolore, sento piacere. Sento la musica quando non sei con me. Mi ubriaca la nota stonata, la nota nera, vibrante mi entra nella vena e nei lapilli di sangue e linfa, come flebo di mare ed acqua salmastra. Mi vergogno e sento fiero ammalarmi di fumo di corteccia e liquidi ignobili dei tuoi boschi sconosciuti.
Ora.
Il momento di riaprire la scena, la tenda rossa,la siepe dorata, con note sottili di vino rosso, rubino, rubio, lattice. Mi invaghisco di cioccolato ed anice, di alcool smunto da una vacca ubriaca. Ero veramente in costanza constatato.
Sento di sciare sulle tue cosce come lo sportivo più goffo dell’universo conosciuto.
Siamo messi malissimo a non poter suonare lo strumento per mancanza di dita, mancanza di arti.
Mi esasperano gli ex carabinieri con pizzetto o micro tale.
Sicuramente su questo tappeto autostradale aumenta il grip, aumenta il gap, la desolazione dei giorni di ricotta, l’assuefazione in dissolvenza.
Ti senti furiosa piccola mia. Mi aspetto di bere due o tre litri d’acqua per mantenere idratata questa nostra lunga, splendida storia d’amore, per quei quindici sedici minuti di onestà.
Non è questo il modo di scrivere, mi rendo conto, dopo un’aura di Chianti, dopo un aureo afflato di casa chiusa, serrata, umori erotici autogeni.
Riprendendo l’autarchia, non mi spetta nemmeno una goccia di oceano, nemmeno una dolce inquinatissima perla di sale.
Lascio perdere le tenerezze, perfide scorrevolezze, per potermi un attimo, tre secondi, perdere sulla spiaggia di soia di Rimini bruna. Siringhe e conchiglie e strane rocce sotto i piedi che non permettono autentica riflessione. Il vento portator di sale è tra i capelli questo è vero ma…la mia sacca di urina e quella mia di spezie e di vivande, è colma oltremisura e mi spinge alla terra e alla sabbia e ai detriti di un sepolcro instabile. Tre giorni dopo sarei stato peggio e meglio. Risorto ed atterrato. Atterrito e molestato da gente tralasciata dalla propria donna, danzante sul ventre sul bicchiere di ghiaccio.
Ti scarto dolcezza mia, nel senso che ti spoglio e ti disavanzo. Per gustare la tua nocciola, la tua pesca oppure il frutto dei tuoi timori. Rinuncio ai tuoi sessi, orifizi di miele industriale. Vorrei soltanto leccare il verbo poetico della tua mente spensierata e speculativa assieme. Il seme delle tue manie, gambe tese e segreti di pelle.
Ci facciamo di ebano percorrendo le tue vette di granelli, le tue spoglie bianche.
Parlare l’italiano insieme a te in un delirio di galateo di sapori e di lingua e di anfratti materni. Stupida e stupita mi accorri e mi seduci con le tue vene sotto pelle. Scorre, a trentanove anni, la sequenza di immagini di natura naturale. I gas ti inebriano, le coppie si separano. Le gonne si stringono sul ventre delle scelte difficili.

comments

Daniela Tollis 06/25/2008 01:12 PM
Le immagini si susseguono serrate, con metafore ricercatissime dure ed incantate.
Ti leggerò ancora, Ivan.

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