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dalla superficie alle profodità

equilibriarte.org : Ivan Favale : blog : category: bianche scritture

Bianche figurazioni

Bianche figurazioni assopite
bianche figurazioni fette d'ingiuria
bianche, i corpi
cadono
stanno in quiete bianca
chiara
come poggiare velo su ferita
bianche statue di meditazione
rincorrersi ai pensieri
appese in una stanza
assente e stesa di sensibilità
umido straccio sulla fronte
quando si sta bene
e si regna
in assoluta armonia.
Lucidità tutto l'anno
di bianche figurazioni al risveglio
immagini influenti
determinano una giornata
a forma di cascata marmorea.
Certe esecuzioni sono agghiaccianti.
Certe conclusioni aberranti.
E la musica scivola in cattedra
di traverso
come un maestro con la toga del sapere,
timido e rispettoso verso coloro che non sanno.
Ed è tutto un delirio di arancione
sul portale dei santuari del dolore.
Ma siamo bianchi
e spegniamo degli arti i dolenti
bollori
in acque lattee.

Un vecchio testo critico ed un recentissimo approdo in versi liberi

1. (Giovedì 25 Agosto, ore 23.58)
Milioni di anni fa ed oggi un semplice e decisivo atto deliberato: infierire sull’oggetto mondo, il farsi spazio dell’uomo, vita come taglio. Offendere l’esistenza per realizzare la propria libertà di agire. La forza di questa libertà è pura vulnerabilità. Fragilità e senso di colpa per la linea calpestata e confusa. L’artista si preoccupa di ricomporre l’alfabeto disfatto e disperso nella sabbia, di ricongiungere i frammenti di una stele appartenente alla civiltà madre, alla montagna di pietra, memoria della memorie, la grande pietra che presuppone l’uomo.
L’azione audace dell'uomo consiste nel cambiare e sformare e interrompere, secondo le sue esigenze, la forma dell’esistenza. Tale scempio è conseguenza e condanna dell’inadeguatezza e della irrimediabile incapacità di vivere in armonia con se stesso e con la natura. Egli ha osato rompere il filo primigenio per insicurezza ed inettitudine. Le mani dell’artista curano i precari brandelli della narrazione originaria, che tuttavia continua a scorrere in una dimensione parallela e assai lontana da quella percorsa dall’individuo umano. La montagna madre abbraccia da sempre i passi ubriachi dell’uomo - bambino. Un bosco di sassi, un albero di sostegno, accompagna e contiene l’essere che è istante e lo misura come fossile. Oggetti d’artificio, nell’uso quotidiano, rubano tempo e spazio all’uomo che si ritorce contro la “fluente” natura, intralciandone l’esuberanza dei racconti.
La narrazione disturbata prosegue per frammenti-interfaccia disseminati lungo il cammino dell’uomo, attraverso i corpi che rimandano alla ancestrale vitalità dell’essere.
Tali volumi s’incontrano talvolta, concentrati in uno spazio ristretto, quasi a conversare e scambiarsi frantumi di alfabeto, in una complessa intertestualità che G. C. è in grado di riconoscere e di accarezzare come giardiniere di una vegetazione pietrificata.
Nel cortile della casa dello scultore si affollano presenze sacerdotali come sentinelle poste a difesa e rappresentanza dei segni del linguaggio naturale.


2. (Venerdì 26 Agosto, ore 10.11)
Un volto quasi umano, dalla radice minerale, lasciato fluire nella sua narrazione naturale, fiorisce dalle terre come interfaccia di comunicazione interdimensionale: due spazi, violato l’uno, incontaminato l’altro.
Secondo queste leggi, pietre riconosciute e riscoperte da C. rivelano, lungo lo sgorgare diegetico, un alfabeto inquieto e di non facile decifrazione. È l’artista a leggere e rendere leggibile la pietra rinvenuta già scritta. C., per così dire, ripulisce la tramatura testuale riportandone alla luce il complesso corpo sintattico. Tale corpo organico dialoga apertamente con le civiltà co-narratrici e prestoriche.

3. (Sabato 27 Agosto, ore 12.18)
Riconoscere le proprie pietre, ripulirle, accarezzarle, per trovare la propria linea, il proprio racconto, il tracciato da ripercorrere come corda nella guida, è il farsi dello spazio come mediazione e ponte all’ulteriore spazio disponibile, estensione di infiniti movimenti di infiniti corpi, crogiolo di vitalità. Una dimensione libera e naturale, inviolata, come detto, parallela a quella frantumata, fucina delle profanazioni di massa.
Il sfera di C. non si compie nel martello o nell’imbracatura dei massi, ma nell’attitudine ad ospitare concettualmente una sorta di alfabeto di Minerva, decriptato con amorevole cura. La scrittura atemporale, che lo scultore rende pronunciabile, è fatta delle tessere composite di un mosaico minerale che sussume l’idea di uomo: non l’uomo che misura il tempo ma il tempo che misura l’uomo quindi.
Si va dalla propulsione della Forza(Sforzo) della lavorazione dell’artista, nell’officina dal tepore ctonio, agli innesti di pietra come risultato di una ricerca antropoestetica, appigli di memoria lontana, serbatoio mnestico di una idealità da riscoprire.

Ivan Favale





Artista ti oDIo
28/07/2007
di dreavilheadtz


ti prego smettila
di ruggire parole
affrescando pareti e palazzi


artista ti odio
ti prego basta parlare singhiozzando
gli ultimi versi
come arie di corpo


ti prego stramazza artista
prima di rovinare l’ultima tela bianca


artista t’ammazzo
basta suonare fino a mattino


artista fai pena
intriso di sentimenti che ti regalano


narciso calati le braghe
e risolvi l’umano sortilegio
piuttosto che cercare recensioni


artista ti odio
razza di ladro di odori
smettila di cucinare
pasticci di suoni in tempesta


artista sei l’ultimo codardo
della società
con le tue smancerie
ti odio
come queste macerie
di luce e bicrome

I.F.





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