dalla superficie alle profodità
Friday September 28, 2007
SurfaceArt - whites' painters writings [Hardstractism]
1. I would not know how to tell it in Italian... arte di superficie? It would be well us Superficial but it already exists or something of the kind has existed and it is not what him it intends here.
SurfaceArt is painting and other multidimensional expressions lthat doesn't stupidly lose themselves in the technical imitation of the reality, rather they simulate the formalities of demonstration of it, the onset of the phenomenon, the expression of the existence. In this perspective it is the game, wicked and marvelous together, of the perception that has a lot of levels of depth that depend on a certain propensity to approach to the reality. Way of living is to also learn to live and to install us in this world. To go in the depths and in the ravines is to slip well from the surface, from the peak, spring board, base of departure. Surface and fund coincide and they are not separate that from lower case letters crumbs of endless meanfull. And it is really in this de-scalation that the emergency of the being recognizes, the subject that he does under our eyes. The artist is the one that more who risks him in this excursion in the sense and in the ethos of the things. No fear. The works of art are very lighter than this meat that am forming into a ball. I hope to succeed in gathering here some artist that better of me he succeeds in explaining with to act poetic the spirit of the SurfaceArt. For now it is everything. (candidacies are accepted and you gatecrash!)
Ivan
2. I forgot. The SurfaceArt doesn't hide to be painting or words or other poetic material. The painted Surface is what is, I mix of signs, manipulation, doesn't represent out something of itself. At the most of its shine is inspired of it, but it makes only its same places. This way the SurfaceArtist doesn't have fear of the troublesome sounds and his word it doesn't simulate the nature but it is the same sound of the poetry. The SurfaceArtist is not afraid to show the clots of color or the brushstrokes, but it goes from there fierce. Don't worry him about the artifices "realistic" but it deals him with the chromatic cacophonies without taking around anybody with contained to effect.
3. in the "preferred" of Ivan Favale (who writes) there are examples (them despite) of SurfaceArt, that is "Spazialista" (art of space) and informal, the white's lover as color and concept of departure, from the simple thoughts to those complexes.
4. The SurfaceArt is for the pure ones, children immediately understand it and they make sense of it.
5. SurfaceArt can seem snob but instead it is simple and cleaning up.
6. SurfaceArt is slightly Achrome,
but we don't have problems with the color, only that we dirty it to personalize and we don't use it in academic way.
Ivan Favale
September 28, 2007 01:24 AM
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Wednesday September 26, 2007
Bianche figurazioni assopite
bianche figurazioni fette d'ingiuria
bianche, i corpi
cadono
stanno in quiete bianca
chiara
come poggiare velo su ferita
bianche statue di meditazione
rincorrersi ai pensieri
appese in una stanza
assente e stesa di sensibilità
umido straccio sulla fronte
quando si sta bene
e si regna
in assoluta armonia.
Lucidità tutto l'anno
di bianche figurazioni al risveglio
immagini influenti
determinano una giornata
a forma di cascata marmorea.
Certe esecuzioni sono agghiaccianti.
Certe conclusioni aberranti.
E la musica scivola in cattedra
di traverso
come un maestro con la toga del sapere,
timido e rispettoso verso coloro che non sanno.
Ed è tutto un delirio di arancione
sul portale dei santuari del dolore.
Ma siamo bianchi
e spegniamo degli arti i dolenti
bollori
in acque lattee.
category: bianche scritture - September 26, 2007 07:53 PM [edited: September 27, 2007 12:35 AM]
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Tuesday September 25, 2007
Immaginiamo di camminare in un campo coltivato. Ci siamo alzati dal banchetto fatto di parenti e amici. Nel casolare si respira allegria, ma il vino ci ha intontiti. O forse ci ha resi più svegli e più riflessivi ad un tempo. Ad un tratto il desiderio di alzarsi. Divincolarsi da certi intrecci di sguardi. Slegarsi dal senso impoltronito delle abitudini civili, sociali e relazionali. Cerchiamo fuori, senza curarci del brivido post-prandiale, alla ricerca di un nuovo legame. Nella natura. Comunemente, quando si andava a scuola, si intendevano per natura l’alberello ed il verde, anche durante le più seccanti lezioni di filosofia. Cartesio: Cartesio è un prato, è una natura e a scuola non si arrivava mai alla fine del programma. I filosofi migliori, le storie migliori, i romanzi migliori non si studiavano per mancanza di tempo. Cartesio si. I maestri del sospetto, Freud, Nietzsche e Marx, no. Questi tre autori indagano sui buchi neri della natura. Le ombre, le immagini dietro agli alberi. Ma torniamo al nostro uomo. Cammina a perdita di orizzonte. Il casolare è ormai lontano. Non case, non oggetti. Solo una dimensionalità alterata, un respirare ed un percepire che sono tutt’uno col nostro pensare, come in un intenso cromatismo di Rothko. La nostra esistenza è un soffio mentale e un alito di esperienze. I solchi nella terra scandiscono il nostro incedere. In queste situazioni il prato, il tappeto di granuli di terra, sono una realtà nuova, percepibile secondo scansioni spaziali e temporali lente. Personali eppure universali. Immaginiamo di inciampare in questa distesa di reale. Cosa cela questo drappo di realtà cartesiana? Nasconde le tracce la cui ispezione è stata avviata dai maestri di cui sopra. C’è un bel quadro di Giuseppe Tarantino, Riscoperta della verità, e con questo centriamo l’argomento del discorso, che ci illustra, se così si può dire, la situazione che stiamo descrivendo. Lo stesso andare al di là dell’esperienza cartesiana. Oltre la superficie, dice il nostro autore. Superficiale non vuol dire negativo. In questo caso, anzi, la negazione è nell’andare oltre. Nell’esondazione. La superficie è la posizione. La tesi. Il dire. La coccinella esplora il nostro dito senza aver paura del baratro. Ispezionare la realtà, averci a che fare, con uno sguardo artistico, vuol dire percorrere il lato visibile ed avere il coraggio di inoltrarsi nella foresta nera dei significati. Transitare dalla superficie all’abisso senza interruzioni di cognizione sensibile. Il senso nuovo che si va ad indagare è una vera e propria direzione. Un “dove stiamo andando?”. L’arte si interroga e lo fa senza colori a volte. Soltanto con tonalità più o meno intense di disgusto verso il guardare stolto di chi cerca una descrizione sterile del patinato. L’arte, invece, è superficie che va toccata e valicata in un processo di familiarizzazione che poi sfiorerà anche gli anfratti, le zone d’ombra. I materiali di Giuseppe Tarantino sono affabili. A volte la realtà, nelle sue opere, subisce delle ammaccature, delle distorsioni, delle influenze, delle pieghe. Il supporto, ad un certo livello artistico, è un campo nel quale si giocano importanti partite di significato. La ricerca si mantiene su fragili equilibri, tanto per rispondere ai detrattori dell’arte concettuale. Qui il senso dinamico del pensiero dell’uomo non si spegne in un tecnicismo freddo ma preserva la sua armonia musicale. La tramatura iconica di Tarantino è accostabile alla elettronica calda dei Depeche Mode e non sottomette il godimento estetico al diktat intellettuale. Lo Spazialismo aveva la sua anima furiosa. Il nostro autore, assimilata la lezione dei maestri, concede di più al gusto dell’osservazione e non ci espone al terrore dell’ignoto. Lo spago svolge un ruolo verificatore. Si insinua tra i reparti, messaggero di quella certa insolenza artistica che va a guardare sotto i tappeti. Le superfici acromatiche sono foriere di ricerche in profondità che l’uomo affronta immergendosi e riemergendo a pelo di senso. Ci si imbatte in significazioni complesse affrontate in semplicità o, al contrario, in argomentazioni limpide sottostratificate da ordinate ramificazioni. Tutto si gioca sul legame (si direbbe, per essere alla moda, “rete”) e sui rimandi che si affacciano ai nostri occhi negli spaghi dell’autore. Oltre la superficie non è la tenebra inquietante ma il possibilismo, l’incontro con un ulteriore modo di spiegare la realtà dell’essere quotidiano. La poesia è imprigionata in certi momenti di Tarantino, ma il momento che chi scrive preferisce è quello dei legami. Splendidi legami. In questo ciclo la realtà è sfibrata e ricomposta a seconda dei tiranti che ci lasciano intravedere discorsi di lacci e grinze dispieganti un alfabeto di pieni e vuoti, passibili di cambiamenti tonali, come per le corde di un’arpa metafisica. Il segno di Giuseppe Tarantino è gentile e prepotente senza che le due cose siano contrapposte. La verità non è unica e i legami sono infiniti. Il dentro e il fuori confinano e non c’è cesura netta tra essi. Questa esperienza stratificata ed in continuo movimento è un manifesto del nodo concettuale. Contemporanea capacità (e dovere) di adattarsi e rinnovarsi di fronte alla mutevole creazione/distruzione della realtà, sia materiale che ideale. Il significato dell’opera di Tarantino è, a mio avviso, nella direzione del raccoglimento e della riflessione, della articolazione condivisa di nuove soluzioni. Mi sembra un modo molto sincero di fare arte e di accostarsi alle voci della natura. L’uomo è fresco, dinamico e dopo aver stretto in mano un pugno di terra, lo porta con sé, nelle proprie tasche. Si incammina verso il casolare. Riabbraccia i propri compagni riconciliato con l’essere, perdendo ciottoli sulle mattonelle di cotto, illuminate di nuova luce.
Ivan Favale
category: Pittura Materica Gestuale Segnica Agita - September 25, 2007 02:20 PM [edited: September 25, 2007 09:41 PM]
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Saturday September 22, 2007
Immagine e narratività.
September 22, 2007 05:24 PM
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Thursday September 20, 2007
1. (Giovedì 25 Agosto, ore 23.58)
Milioni di anni fa ed oggi un semplice e decisivo atto deliberato: infierire sull’oggetto mondo, il farsi spazio dell’uomo, vita come taglio. Offendere l’esistenza per realizzare la propria libertà di agire. La forza di questa libertà è pura vulnerabilità. Fragilità e senso di colpa per la linea calpestata e confusa. L’artista si preoccupa di ricomporre l’alfabeto disfatto e disperso nella sabbia, di ricongiungere i frammenti di una stele appartenente alla civiltà madre, alla montagna di pietra, memoria della memorie, la grande pietra che presuppone l’uomo.
L’azione audace dell'uomo consiste nel cambiare e sformare e interrompere, secondo le sue esigenze, la forma dell’esistenza. Tale scempio è conseguenza e condanna dell’inadeguatezza e della irrimediabile incapacità di vivere in armonia con se stesso e con la natura. Egli ha osato rompere il filo primigenio per insicurezza ed inettitudine. Le mani dell’artista curano i precari brandelli della narrazione originaria, che tuttavia continua a scorrere in una dimensione parallela e assai lontana da quella percorsa dall’individuo umano. La montagna madre abbraccia da sempre i passi ubriachi dell’uomo - bambino. Un bosco di sassi, un albero di sostegno, accompagna e contiene l’essere che è istante e lo misura come fossile. Oggetti d’artificio, nell’uso quotidiano, rubano tempo e spazio all’uomo che si ritorce contro la “fluente” natura, intralciandone l’esuberanza dei racconti.
La narrazione disturbata prosegue per frammenti-interfaccia disseminati lungo il cammino dell’uomo, attraverso i corpi che rimandano alla ancestrale vitalità dell’essere.
Tali volumi s’incontrano talvolta, concentrati in uno spazio ristretto, quasi a conversare e scambiarsi frantumi di alfabeto, in una complessa intertestualità che G. C. è in grado di riconoscere e di accarezzare come giardiniere di una vegetazione pietrificata.
Nel cortile della casa dello scultore si affollano presenze sacerdotali come sentinelle poste a difesa e rappresentanza dei segni del linguaggio naturale.
2. (Venerdì 26 Agosto, ore 10.11)
Un volto quasi umano, dalla radice minerale, lasciato fluire nella sua narrazione naturale, fiorisce dalle terre come interfaccia di comunicazione interdimensionale: due spazi, violato l’uno, incontaminato l’altro.
Secondo queste leggi, pietre riconosciute e riscoperte da C. rivelano, lungo lo sgorgare diegetico, un alfabeto inquieto e di non facile decifrazione. È l’artista a leggere e rendere leggibile la pietra rinvenuta già scritta. C., per così dire, ripulisce la tramatura testuale riportandone alla luce il complesso corpo sintattico. Tale corpo organico dialoga apertamente con le civiltà co-narratrici e prestoriche.
3. (Sabato 27 Agosto, ore 12.18)
Riconoscere le proprie pietre, ripulirle, accarezzarle, per trovare la propria linea, il proprio racconto, il tracciato da ripercorrere come corda nella guida, è il farsi dello spazio come mediazione e ponte all’ulteriore spazio disponibile, estensione di infiniti movimenti di infiniti corpi, crogiolo di vitalità. Una dimensione libera e naturale, inviolata, come detto, parallela a quella frantumata, fucina delle profanazioni di massa.
Il sfera di C. non si compie nel martello o nell’imbracatura dei massi, ma nell’attitudine ad ospitare concettualmente una sorta di alfabeto di Minerva, decriptato con amorevole cura. La scrittura atemporale, che lo scultore rende pronunciabile, è fatta delle tessere composite di un mosaico minerale che sussume l’idea di uomo: non l’uomo che misura il tempo ma il tempo che misura l’uomo quindi.
Si va dalla propulsione della Forza(Sforzo) della lavorazione dell’artista, nell’officina dal tepore ctonio, agli innesti di pietra come risultato di una ricerca antropoestetica, appigli di memoria lontana, serbatoio mnestico di una idealità da riscoprire.
Ivan Favale
Artista ti oDIo
28/07/2007
di dreavilheadtz
ti prego smettila
di ruggire parole
affrescando pareti e palazzi
artista ti odio
ti prego basta parlare singhiozzando
gli ultimi versi
come arie di corpo
ti prego stramazza artista
prima di rovinare l’ultima tela bianca
artista t’ammazzo
basta suonare fino a mattino
artista fai pena
intriso di sentimenti che ti regalano
narciso calati le braghe
e risolvi l’umano sortilegio
piuttosto che cercare recensioni
artista ti odio
razza di ladro di odori
smettila di cucinare
pasticci di suoni in tempesta
artista sei l’ultimo codardo
della società
con le tue smancerie
ti odio
come queste macerie
di luce e bicrome
I.F.
category: bianche scritture - September 20, 2007 02:39 AM [edited: September 27, 2007 12:33 AM]
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Wednesday September 19, 2007
Notte Bianca, giorni neri, calza a pennello… è uno spazio bianco in una dimensione nera
bianco e nero sono la stessa cosa: un piccolo spiraglio si dice, una frattura, una piccola negazione, una crepa,
una lesione che si fa largo strettamente per prendere una boccata di smog.
Uno spazio nero ed uno spazio bianco, cercano dilatazione, su tessuto, su una superficie, su pelle squamata, su tela,
sulle mura domestiche.
Pittura è vernice, materia, crosta di colore o mancanza, di pieni, scritture e cancellazioni, assenze ed evocazioni.
Non è un disegno, è un’immagine, un territorio fatto di grumi, di pennellate, sciabolate sincere e oscuri graffi, tracce coperte,
strati di materiali profumati o poco odorosi, oggetti sommersi per sempre, come relitti.
Assumono una nuova valenza,
soffocati o rivitalizzati dalla materia bianca, amnio, amniotìte, anafase, anabiosi, involucro vivificante, eternizzante.
Quindi: in questo spazio bianco e in questo spazio nero è racchiusa tutta la pittura dal 1850 a oggi!
biografie liquide rilasciate su supporti di fortuna. La vita della contemporaneità! Che scoperta! Ecco come si guarda un quadro…
non i colori o le forme, ma quel piccolo fiordo, rivolo di mucocroma che li fa inerire.
La pittura è fatta - non dal tetto o dalla montagna – ma dallo spazio negativo che li congiunge, quell’abisso spaventoso che rivela l’indicibile, quella voragine che non si chiude ancora, incivile, repressa,
il vero scandaloso ultimo spazio della libertà ( -ribellione- ) dell’uomo che non sa essere uomo, che cerca la propria umanità, nel “qui ed ora” che gli è concesso e che concede a se stesso, estensione spaventosa in cui si riconosce, un Narciso che vede la propria barbarie,
essenza mostruosa nelle acque increspate. Che verità scomoda in pochi centimetri di tela!
Non si preoccupi, chi lo preferisse, di tornare alle rassicuranti figure di colore e natura cartesiana, comode e confortevoli per un quieto alternarsi di giorni lavorativi e tempo libero, giorni occupati e hobby – time.
Una bella immagine (di bei riflessi è pieno il web) può essere consumata come uno snack al bar.
category: Pittura Materica Gestuale Segnica Agita - September 19, 2007 12:17 AM [edited: September 19, 2007 12:18 AM]
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