Daniele Bianchi
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nondormomai
L’angoisse oggettiva e mediata nell’opera di Daniele Bianchi
Nel guardare le opere di Daniele Bianchi è impossibile esimersi dal considerare l’angoscia che ne determina. L’angoscia nei dipinti di questo artista non è quella di Jean Paul Sartre, in cui l’uomo consapevole della propria libertà cade in questo stato d’animo, ma è piuttosto quella che conduce alla filosofia di Martin Heidegger che concentra i suoi scritti sul vivere quotidiano, e nel rapportarci agli altri e alle cose che ci circondano. I personaggi “realistici” di Daniele Bianchi sono prostrati e delusi, in quello che Heidegger definisce con “l’esserci nel mondo”. L’artista evidenzia il conformismo dell’uomo spersonalizzato nell’era della globalizzazione e della società di massa , dove prevalgono i luoghi comuni del “si dice e si pensa” o per dirlo come il mai superato Herbert Marcuse “QUESTA SOCIETA' CHE SODDISFA MENTRE REPRIME E REPRIME MENTRE SODDISFA” .
Daniele Bianchi non si maschera, e così non maschera i suoi personaggi dietro rassicuranti affermazioni appartenenti a tutti, i suoi uomini hanno la consapevolezza di essere stati gettati nel mondo, e da qui il dolore e l’angoisse che ne scaturisce: sono prostrati perché autentici; la loro consapevolezza nasce dalla certezza di saper ascoltare i propri sentimenti e stati d’animo.
Oscar Quinto Belardinelli
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Marco Besana 01/21/2008 09:59 AM

