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London art week

Pubblicato da
Domenico Olivero
il 05 ottobre 2017
Con Frieze Londra è il temporaneo centro mondiale dell'arte contemporanea

E’ in pieno fermento la settimana dell’arte contemporanea londinese che con al centro il doppio evento di Frieze propone tante occasioni di contemporaneità

Dopo anni di euforia si notano i primi segnali di declino, passate le grande innovative proposte tutto pare sempre più una minestrina alquanto acquosa e riscaldata. Gli aspetti negativa sicuramente i troppi eventi molta enfatizzati ma con poca sostanza. La ripetitività delle proposte, ovviamente se i primi anni tutto sembrava molto fresco, ora essere nuovi risulta sempre più difficile.

Ma godiamoci quello che c’è cercando fra le tante proposte.

Alla Tate Modern il parco giochi di Superflex è carino, più interessante la mostra sugli anni settanta della cultura afro negli Stati Uniti.

La Whitechapel propone una variegata serie di mostre, fra le tante valida quella su Leonor Antunes.

Alla Serpentine evito sicuramente l’ennesima sbrodolata di parole della Marathon, discreta la mostra su Torbjørn Rødland, poi punto oltre Hydin Park alla Wallace Collection per la bella mostra di disegni di El Greco.  

Mostre tranquille alla National Gallery con una selezione di opere di Edgar Degas e alla Royal Academy of Arts con un'ampia retrospettiva su Jasper Johns.

L' Estorick Collection guarda alle influenze fra l'arte italiana degli anni sessanta e quella inglese con l'esposizione "Poor Art | Arte Povera: Italian Influences, British Responses".

Guardiamo ora alle fieri, la sezione “Sex work” di Alison M.Gingeras è fra le cose più valide di questa edizione di Frieze, oltre ovviamente alla marea di proposte per tutti i gusti delle gallerie. Frieze Master è sempre ben struttura, con le proposta oramai storicizzata si va sul sicuro.

PAD Fair in Mayfair come sempre è più design che arte, esagerata ma divertente.

Quest’anno Sunday sembra migliorata un poco.

1:54 finalmente sta diventando un bel progetto curato con proposte fresche e abbordabili.

Dividono gli spazi e così si compensano The Other e Moniker, popolari e tranquille.

Concludiamo con un rapido sguardo alle gallerie londinesi con Hauser & Wirth che presente una bella ricostruzione dell'opera “Un Jardin d’Hiver” che Marcel Broodthaers fece nel 1974. Mentre la Lisson propone i recenti lavori di Allora & Calzadilla

 

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