Rollero Stefano: “Ebrei, Cristiani, Mussulmani figli di Abramo dell'unico Dio : Pace siamo fratelli”
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“artisticamente”
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vernisage Tripersonale " Frammenti d'arte"
Quando l'immagine dice più delle parole.......progetto....
© 2007-2008 Rollero Stefano




Exhibition 2006; "Jews, Christians, Muslems, we are all son of same God. Peace be with us, brothers!"
Dimensione: reale. Materiali: stoffa, resine, cera, tempera. Oggetti complementari; bibbia, corano, candelabro a sette braccia, croce.
Il compito dell'arte è creare immagini che inducano chi osserva a guardare la realtà in modo diverso, una sorta di strumento utile per uscire dalla "normalità". Quando questo accade diventa tutto più sorprendente;infatti nello scambio tra fantasia, intuizione e suggestione degli eventi nasce la libertà di espressione artistica. Ma come tutte le libertà questa non è sempre garantita. Infatti è sicuramente il dialogo critico che permette all'arte di continuare a vivere nel tempo. Tramite la metaforaforica istallazione dell’Arabo con il candelabro Ebraico, la Bibbia, la Croce ed il Corano, ho personalmente voluto trasmettere l’insieme rappresentazione della pace, che ci costringe a guardare oltre la normalità dell'informazione, diventando cosi' oggetto di grande discussione. Si tratta di una sintesi dell'immagine, lascia intendere che la pace è il più grande bene umano, perché è la somma di tutti i beni messianici. Cosi', in contrapposizione, come la pace è appunto sintesi e simbolo di tutti i beni, così la guerra diventa sintesi e simbolo di tutti i mali. Non si può mai desiderare la guerra fine a se stessa, perché è sistematica violazione dei sostanziali diritti umani. Ed ogni azione contro questo "bene comune", questo "interesse generale" trova le sue radici nella paura, nell'invidia e nella diffidenza, generando i conflitti e nutrendo gli odi che causano le guerre. Ci vorrebbe un' intera storia di grazia per compiere tale cammino ; ma è questa la pace che è anche mèta delle vicendae umane. Dovendo affrontare la preparazione di un lavoro su "La pace nel segno dell’arte" rimasi colpito da un volantino del Sermig, che aveva pochi ma significative parole: "Ebrei Cristiani, Mussulmani figli di Abramo dell’unico Dio ; pace siamo fratelli" Tema dell’iniziativa: all’Arsenale della Pace, di Torino, tutte le sere alle 20 prosegue l’ora di silenzio, l’ora del "cuore disarmato"… Un momento di riflessione per credenti e non… Ed è proprio da questi particolari che ho maturato l’idea di questa installazione, perché fondalmentalmente la pace è possibile, ma è l'uomo che deve volerla. Ci sarà pace se ci sarà riconciliazione, se ci si chiederà reciprocamente perdono, se l'odio si scioglierà, se emergeranno rispetto, concordia, mansuetudine. Serviamo la pace con tutto il cuore, un cuore disarmato che ha cancellato le parole nemico, rancore, mio, per sostituirle con la parola "perdono". Non è la giustizia né la rivendicazione dei diritti a fare incontrare gli uomini, ma è la scelta della bontà che li rende ricercatori di giustizia, persone solidali. I buoni non sono mai stranieri nel mondo, non sono estranei a nulla e a nessuno. La bontà è disarmante: pone la persona prima di ogni altra ragione o interesse, considera l'altro non come potenziale nemico, ma come qualcuno con cui si può dialogare, fa incontrare gli uomini al di là delle diversità e fa sentire la diversità come ricchezza per aiutare a crescere.
Stefano Rollero.