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equilibriarte.org : Alessio Sciurpa : blog : Guerra agli animali - Allevamento parte II

Guerra agli animali - Allevamento parte II

(dati L.A.V. 2006)

L'allevamento intensivo dei polli

L’allevamento intensivo dei polli al momento non è disciplinato da alcuna legge specifica, nazionale od europea. A causa di questo vuoto legislativo le condizioni di vita e di salute dei polli sono tra le peggiori della moderna zootecnia: rinchiusi in capannoni sovraffollati in cui la densità è talmente elevata che non riescono a muoversi e passano così il 75% del loro tempo immobili, appollaiati sui propri escrementi. Il corpo è stravolto da un’esasperata selezione genetica che ha “gonfiato” talmente tanto il petto che le zampe fanno fatica a sorreggerne il peso e, molto spesso, si spezzano. In tali condizioni i polli si ammalano facilmente: dermatiti, zoppie, rotture delle zampe, infezioni, asciti, collassi cardiaci, sofferenze e altre gravi patologie sono la realtà quotidiana di questi allevamenti. Veri e propri lager, nei quali i polli sono considerati prodotti e non esseri viventi che soffrono e si ammalano.

Le sofferenze della carne – il trasporto

Ogni anno decine di milioni di mucche, vitelli, maiali, pecore, agnelli, cavalli, asini, polli e conigli, percorrono migliaia di chilometri dai luoghi di allevamento a quelli di macellazione. Il trasporto avviene prevalentemente tramite autocarri, ma anche per via aerea e per mare; la durata di un viaggio può essere superiore ai quattro giorni e le distanze coperte di oltre 2.500 chilometri. E così pecore scozzesi sono portate a morire in Abruzzo, cavalli russi in Puglia e Sardegna, maiali olandesi in Sicilia o mucche tedesche, dopo la traversata del Mar Adriatico, in Libano o in Egitto. Gli animali, costretti fra l'allevamento quasi sempre intensivo e l'uccisione, sono sottoposti durante il trasporto ad un'intensa ed ulteriore sofferenza. Esseri senzienti come noi che viaggiano stipati all'inverosimile, al caldo ed al freddo, senza cibo, acqua e senza soste adeguate; lo stress e la paura sono così intensi da provocare ripercussioni dirette sul loro stato di salute, sui prodotti di origine animale ed in alcuni casi anche la morte sugli autocarri prima della conclusione del viaggio.

Itticoltura

I pesci sono gli animali più massicciamente uccisi a scopo alimentare: miliardi e miliardi di abitanti del mare finiscono nelle reti ogni giorno. A miliardi, soffocano lungamente e silenziosamente, debolmente guizzando per ore, sotto gli occhi di tutti, nei mercati di tutto il mondo. Altri arrivano già morti, hanno boccheggiato sulle navi. Altri invece sono bolliti vivi. Altri fritti vivi, spellati vivi ecc. E’ certo che i pesci hanno un sistema nervoso più che sufficiente a farli soffrire. Eppure non ci sono leggi e regole per la loro uccisione: a stento, esiste un decreto legislativo del tutto disatteso che stabilisce che “i prodotti della pesca immessi vivi sul mercato debbono essere tenuti costantemente nelle condizioni più idonee alla sopravvivenza”. Perché questa disattenzione? Primo: non urlano. Così, la loro guizzante o artigliante agonia di morte può svolgersi sui banchi del mercato, sui moli, nei secchielli, cioè sotto gli orecchi e occhi di tutti. I macelli degli urlanti animali di terra sono da molto tempo spostati lontani dagli occhi e dagli orecchi, per non urtare le sensibilità e ridurre il consumo di carne. Secondo: gli animali di terra richiedono azioni – sgozzamento, pistole, scosse elettriche, anidride carbonica - per essere ammazzati I pesci, basta lasciarli fuori dall’acqua. Ci vorrà tempo, ma moriranno da soli. I più sfortunati sono i pesci d’allevamento, che non hanno nemmeno diritto alla vita libera prima dell’esecuzione. Non ci sono regole per il “benessere” dei pesci allevati.

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