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equilibriarte.org : Alessio Sciurpa : blog : Daniel Quinn - Ishmael - riduzione VI

Daniel Quinn - Ishmael - riduzione VI

(il dialogo si svolge tra un gorilla e un uomo. L’uomo ha risposto ad un’inserzione che recita: “MAESTRO cerca allievo. Si richiede un sincero desiderio di salvare il mondo. Presentarsi di persona.” Giunto all’indirizzo indicato, l’uomo scopre che il maestro, Ishmael, è in realtà un gorilla.)

Ishmael "Che cosa significa comunemente “cultura”?"
"Direi che è il complesso di tutto ciò che rende un insieme di persone un popolo. Si tratta di un accumulo di conoscenze che passa da una generazione alla successiva e comprende informazioni e tecniche ma anche credenze, teorie, costumi, leggende, storie, superstizioni, pregiudizi, atteggiamenti… insomma, tutto."
Ishmael "Bene. Pare che, finché non sono arrivati Darwin e i paleontologi ad appiccicare alla storia tre milioni di anni di vita umana, nella vostra cultura si ritenesse che la nascita dell’uomo e quella della sua cultura fossero eventi simultanei, anzi che fossero lo stesso evento. In altre parole si dava per scontato che coltivare la terra fosse un atto istintivo per l’uomo come per l’ape lo è produrre miele. Secondo i Prendi, ad ogni modo, la vita umana ebbe inizio con l’Homo habilis. L’Homo habilis trasmise le sue conoscenze ai propri figli e discendenti, e quindi all’Homo erectus. La specie erectus a sua volta trasmise questa eredità ai sapiens, e questi ultimi ai sapiens sapiens. E questo insieme di conoscenze, alla fine, a chi andò?"
"Direi che andò ai Lascia, perché i Lascia, ancora adesso, continuano a trasmettere la loro cultura nella forma in cui l’hanno ricevuta; noi invece no, perché diecimila anni fa i Prendi hanno detto: “Stupidaggini! Non è così che devono vivere gli esseri umani” e hanno buttato tutto alle ortiche. E questo fatto è evidente, dal momento che tra i Prendi non c’è più traccia degli atteggiamenti e delle idee che si incontrano ovunque tra i Lascia. E’ Madre cultura che dice che così dev’essere. Il passato è pattume, è qualcosa da lasciarsi alle spalle, da cui fuggire."
Ishmael "Ma, naturalmente, Madre cultura non insegna che “tutto” il passato debba essere scartato. Tutto ciò che riguarda la produzione fu salvato. Ed ecco “perché le cose sono andate così”. Ciò che ha valore nella tua cultura è la conoscenza di quello che funziona per la produzione. Invece, ciò che ha valore nelle culture Lascia è la conoscenza di quello che funziona per la gente. E ogni volta che i Prendi annientano una cultura Lascia, dal mondo scompare una saggezza messa alla prova fin dalla nascita dell’umanità. Allo stesso modo, ogni volta che i Prendi annientano una specie vivente, dal mondo scompare una forma di vita messa alla prova fin dalla nascita della vita stessa, e scompare oltre ogni possibilità di recupero. E’ la memoria stessa del genere umano e di tutti gli altri viventi che i Prendi annientano. E se ci si ferma a chiedersi il perché di questa condotta, si scopre che Madre Cultura ha instillato nei Prendi l’idea che i cacciatori-raccoglitori conducessero una vita infelice, costretti a lottare al limite della sopravvivenza. Ma questa è solo una favola. La verità è che l’uomo si è adattato alla vita su questo pianeta esattamente come le altre specie e, in qualità di onnivoro, le sue possibilità di nutrimento erano immense. La sua intelligenza e la sua abilità manuale lo mettevano in grado di vivere confortevolmente in condizioni che avrebbero schiacciato ogni altro primate. Inoltre, in pratica, non esistevano predatori che cacciassero l’uomo: l’uomo non era la prima scelta nel menù di nessuna belva feroce. I cacciatori-raccoglitori, ben lontani dal vagare disperati in cerca di cibo, sono tra le specie più prospere sulla faccia della Terra, e ci riescono impiegando solo due o tre ore di quello che voi chiamate “lavoro”, il che li colloca tra le classi più agiate del pianeta. Eppure i Prendi sono ancora convinti di aver strappato agli dèi il controllo sul mondo; e questa convinzione affonda le radici proprio nella rivoluzione agricola, che diede e dà ai Prendi la sensazione di controllare la propria sopravvivenza, a partire dal controllo che credono di esercitare sulla produzione di cibo. Quindi, in definitiva, è questa la base della vostra rivoluzione: volevate governare da soli la vostra vita, e lo volete tuttora, ma in effetti lo stato d’incertezza del domani, tra i Lascia, era notevolmente inferiore al vostro. Non potevano perdere il lavoro e non c’era nessuno che dicesse: “Fammi vedere i soldi, altrimenti non ti do da mangiare, i vestiti o la casa”."

(riduzione da "Ishmael" di D.Quinn)

comments

Attilio Geva self deleted member 06/03/2008 10:29 AM
"nella rivoluzione agricola, che diede e dà ai Prendi la sensazione di controllare la propria sopravvivenza, a partire dal controllo che credono di esercitare sulla produzione di cibo"

Su questo punto consiglio di dare un'occhiata a "Armi, Acciaio e Malattie" di J. Diamond che tratta, fra l'altro, l'abbandono dello stile di vita del cacciatore/raccoglitore in favore di quello del contadino.

Mi limito a citare due frasi che ci fanno capire come sarebbe illusorio credere ad una metafora dove l'uomo avrebbe "scelta" una strategia piuttosto che un'altra. In realtà i cacciatori tendevano a mangiarsi tutto il mangiabile in relazione al territorio ed all'incremento della popolazione (che non sempre fu idilliaco come ci fanno vedere i film sui Sioux) e furono EVOLUTIVAMENTE portati verso la stabilizzazione agricola. Ci impiegarono migliaia di anni con molti andirivieni e ripensamenti evolutivi del tutto inconsapevoli.

Ecco cosa dice Diamond:

"...sgombriamo il campo da qualche fraintendimento. L'agricoltura non fu né scoperta né inventata, come saremmo portati a pensare; né ci fu una scelta meditata e ponderata tra i due stili di vita ... I primi agricoltori non poterono scegliere o decidere un bel nulla proprio perché non avevano mai visto nessun altro coltivare la terra, e non sapevano cosa avrebbe portato. Invece, come vedremo, la produzione di cibo fu un'evoluzione che prese il via come sottoprodotto di scelte spesso inconsce. ... ci vollero migliaia di anni per abbandonare quasi totalmente la dipendenza dalla raccolta di cibo in favore della produzione del medesimo."
pagg.: 78 e 79

Che poi, purtroppo, quelle strategie evolutive inconsce siano all'origine di alcuni effetti "collaterali" di cui, ahimè, beneficiamo ancora adesso, è un fatto inoppugnabile ben sintetizzato dal titolo del libro di Diamond.
Alessio Sciurpa 06/03/2008 10:15 PM
...indubbiamente Quinn tende a semplificare (in alcuni passaggi magari eccessivamente) ma non credo le sue idee siano in contrasto con quelle di Diamond (che provvederò a leggere quanto prima). In effetti, però, credo il lavoro di Quinn sia viziato da una visione a posteriori e (forse) in una qualche misura "moralistica".
Nel libro di Gould "Gli alberi non crescono fino in cielo" si precisa che per evoluzione si debba intendere "adattamento localizzato e temporaneo" e non (come nell'uso comune) "progresso" (come progressione verso qualcosa). In tal senso la rivoluzione agricola può sicuramente essere intesa come una "evoluzione" (anche se non riguarda più la natura ma il formarsi di una cultura). Alcuni popoli, per motivi ambientali ad esempio, potrebbero aver trovato maggiore facilità nella coltura; altri, quelli che Quinn chiama "Lascia" e che ancora oggi vivono come 10.000 anni fa, ancora per ragioni ambientali potrebbero non essersi trovati nelle condizioni di sviluppare gli stessi usi. Credo potrebbe essere questo l'anello di congiunzione tra Quinn e Diamond (ad ogni modo sarebbe inutile difendere le posizioni di Quinn da un punto di vista scientifico. Si tratta di un romanzo dichiaratamente "new age"... con tutte le debolezze del genere).
Grazie per l'attenzione e il commento esauriente!

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