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equilibriarte.org : Alessio Sciurpa : blog : category: Documenti

La Storia si ripete

Da "SCIPIONE E ANNIBALE - LA GUERRA PER SALVARE ROMA" di Giovanni
Brizzi - Laterza 2007

"(All'indomani di Zama i Romani) tormentati da uno stato anormale e
disordinato della mente (...) avevano preso (...) a scrutare il
Mediterraneo, considerando con sospetto qualsiasi movimento si
verificasse entro il loro orizzonte." (pag.324)

"(...) la classe dirigente romana aveva accreditato agli occhi del suo
stesso popolo l'idea che una minaccia mortale gravasse ormai
stabilmente sulla penisola. Ciò aveva permesso al senato di ottenere il
consenso per ogni misura ritenuta necessaria a difendersi; (...) le
modifiche apportate alla prassi della dichiarazione di guerra, volte a
permettere un più sollecito avvio delle ostilità, avevano abolito,
insieme con le cautele formali e di procedura, anche tutti gli scrupoli
etici che si erano sempre opposti, finora, all'apertura indiscriminata
di un conflitto." (pag.325)

La Storia (con la S maiuscola) si ripete. Il che vuol dire che la si
dimentica.
Basterebbe sostituire "Romani" con il nome di una delle superpotenze
mondiali e "Mediterraneo" con "l'intero pianeta"...

Guerra agli animali - Il business del randagismo

(dati L.A.V. 2006)

Sull’abbandono degli animali si è innestato un giro di affari stimato intorno ai 500 milioni di euro: alcuni privati hanno costruito la loro fortuna grazie a convenzioni miliardarie con amministrazioni locali compiacenti, spesso aggiudicate con gare d’appalto al ribasso d’asta, alle quali corrispondono strutture fatiscenti, veri e propri lager dove è impedito l’accesso a chiunque e da dove i cani non usciranno mai.
Le strutture pubbliche sono spesso insufficienti o a volte totalmente inesistenti; in questi casi diventa più semplice per le amministrazioni incapaci di trovare soluzioni che tengano conto del rispetto degli animali, dare in appalto esterno a privati la gestione dei canili. Il contributo economico elargito per ogni cane può variare da 2 a 7 € al giorno e gli appalti possono arrivare a raggiungere cifre altissime a volte milionarie. Diventa chiaro pertanto l’interesse nel settore dimostrato da persone senza scrupoli. In modo sempre più frequente negli ultimi anni, attraverso un’opera di monitoraggio operata dalla LAV e grazie alle segnalazioni giunte all’associazione, è stato possibile denunciare realtà in cui i canili sono strutture sovraffollate, inadatte, prive delle condizioni igienico-sanitarie necessarie, in cui i cani sono malnutriti, senza alcuna assistenza veterinaria, vittime di ogni sorta di maltrattamenti.
Il primo dato impressionante nei canili gestiti per lucro è quello della mortalità, che arriva fino al 60% dei cani ospitati. I casi di maltrattamento sono all’ordine del giorno: in un canile di Nola (LE) sono state folgorate le corde vocali di 190 cani per ovviare all’inquinamento acustico, senza che questo grave fatto abbia poi impedito solo pochi mesi dopo il rinnovo della convenzione. All’interno di questi canili fatiscenti i cani vengono ammassati in anguste gabbie, in manufatti edili incompleti, in recinti superaffollati e coperti solo da tettoie di lamiera. Le cucce e/o i ripari non sono quasi mai presenti, anche le ciotole per il cibo sono spesso un miraggio. Spesso non sono rispettati nemmeno i requisiti minimi per legge, ovvero i 2 metri quadri a cane. Il Decreto parla di brevi periodi di stabulazione, i randagi richiusi nei canili privati ci rimangono tutta la vita.
Sentenza della corte di cassazione, il sovraffolamento è maltrattamento di animali: “Il fatto di avere custoditi i cani in condizioni di eccessivo sovraffollamento in box particolarmente angusti integra il reato di cui all’art. 727 c.p.”. Questo è il principio affermato recentemente dalla Corte di Cassazione in una sentenza (III Sez. pen. sentenza n. 2774 del 24/1/2006 (Ud. 21/12/2005) a carico di un gestore di un canile per il reato di maltrattamento di animali. La Suprema Corte ha anche affermato che per il reato di detenzione di animali in condizioni incompatibili con la propria natura, non occorre che vi siano “lesioni dell’integrità fisica, potendo la sofferenza consistere in soli patimenti”. Non solo, ma per la Cassazione, se si percepiscono soldi pubblici per la custodia degli animali, le condizioni di detenzione devono essere particolarmente accurate.
Dal 1° agosto è in vigore la nuova legge Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate: con questa storica riforma del codice penale, finalmente maltrattare gli animali diventa un delitto. Forze dell’ordine e Magistratura ora hanno a disposizione uno strumento di repressione efficace.
Migliaia i casi di maltrattamento perpetrati sugli animali, ogni anno, nel nostro Paese, ogni giorno gli animali sono vittime di torture e maltrattamenti. Fino a ieri, i responsabili di questi gravi atti non erano perseguibili per legge, basti pensare che l’oggetto del reato non era la salute o l’integrità dell’animale, bensì il sentimento di pietà, compassione dell’uomo offeso, se presente, quando l’animale subisce crudeltà o maltrattamenti.
Da oggi maltrattamento, abbandono, combattimenti e doping di animali, saranno puniti con pene più severe e il reato non sarà più estinguibile con l’oblazione (pagamento dell’ammenda). Questo risultato è stato reso possibile dalla grande mobilitazione della LAV da anni impegnata per cambiare una legislazione che ritenevamo inadeguata.
Con il sostegno di oltre 600.000 firme, nel 2002 abbiamo la LAV ha presentato in Parlamento una Proposta di Legge contro il maltrattamento. Nel corso dell’iter parlamentare tale proposta è stata modificata ed ha subito dei ridimensionamenti, ciononostante la legge finale approvata resta un valido ed innovativo strumento di repressione contro le violenze sugli animali, allineando finalmente l'Italia alle normative degli altri Paesi Europei.

Guerra agli animali - Zoomafia

(dati L.A.V. 2006)

La criminalità organizzata si è adeguata, in termini strutturali e di strategie operative, alla nuova realtà interna ed internazionale per mantenere inalterate le posizioni raggiunte e sfruttare la nuova situazione al fine di trovare settori alternativi di guadagno. Tra i nuovi business si registra quello legato allo sfruttamento degli animali - combattimenti tra cani, corse clandestine di cavalli, traffico di fauna selvatica, ecc.-, tanto che il Ministro degli Interni nella relazione annuale del 1998 sul fenomeno della criminalità organizzata nel nostro Paese, e la DIA nell’ultima relazione semestrale sulle attività svolte, ricordando i dati e l'analisi del Rapporto Zoomafia della LAV, hanno individuato proprio nella zoomafia uno dei nuovi allarmanti sbocchi economici e di riciclaggio dei sodalizi criminali. Le associazioni criminali Cosa nostra siciliana, la Sacra Corona Unita pugliese, la N'drangheta calabrese, la Camorra campana, a prescindere dalle particolarità di ciascun sodalizio, appaiono caratterizzate da aspetti comuni quali, tra gli altri, l'utilizzo di animali per scopi illegali. D'altra parte va evidenziato che anche in territori ritenuti vergini da infiltrazioni della criminalità organizzata, operano sodalizi criminali dediti ai traffici contro gli animali, che pur non essendo qualificabili come associazioni mafiose, sono caratterizzati da un'alta pericolosità sociale, dalla disponibilità di ingenti supporti economici e da collegamenti con analoghe associazioni estere.
La LAV ha istituito nel 1998 l'Osservatorio Nazionale Zoomafia, una struttura finalizzata all'analisi, anche sotto il profilo criminologico, dello sfruttamento degli animali da parte delle organizzazioni criminali. L'Osservatorio, che rientra a pieno titolo fra i sistemi di controllo informale della criminalità, è nato dall'esigenza sempre più crescente di analizzare e studiare in modo sistematico tale fenomeno e individuarne i possibili sviluppi.
L'Osservatorio, diretto dal dott. Ciro Troiano, collabora con tutti gli organi di Polizia giudiziaria, con la magistratura, con vari osservatori sulla criminalità e le mafie. Pubblica annualmente il "Rapporto Zoomafia" e due edizioni dedicate in modo specifico alla Campania e alla Sicilia.

Combattimenti clandestini

Ogni anno in Italia più di 5.000 cani sono vittime dei combattimenti collegati alle scommesse clandestine. La lotta, in cui questi animali sono crudelmente aizzati e costretti a sbranarsi da padroni senza scrupoli, è il risultato di violentissime forme di addestramento, vere e proprie torture, inflitte ai cani fin da cuccioli. A causa di questi maltrattamenti che ne condizionano il comportamento, Pit Bull, Rottweiler, Bull Mastiff, ed altre razze sono considerati veri e propri "mostri", possenti e crudeli creature pronte ad uccidere ed aggredire. E così, oltre alle violenze subite, questi animali diventano vittime di una criminalizzazione sempre più diffusa. I cani impiegati nei combattimenti sono le prime vittime del lucroso giro delle scommesse. Il giro di affari delle scommesse clandestine è stimato in 775 milioni di euro l'anno. La singola scommessa può partire da un minimo di 250 euro fino ad arrivare a decine di migliaia nei combattimenti tra "campioni". I combattimenti tra cani sono in mano a gruppi criminali organizzati ed è stato accertato il coinvolgimento di persone appartenenti alla camorra. Bande di criminali internazionali controllano il traffico di cani da Paesi esteri e la loro diffusione in Italia. Le persone coinvolte nei combattimenti sono migliaia e spesso anche minorenni.

Guerra agli animali - Palii, feste e altri spettacoli

(dati L.A.V. 2006)

Si stima che in Italia ogni anno, tra sagre, feste paesane e palii, si svolgano un migliaio di manifestazioni con utilizzo di animali, delle quali, un terzo circa, si conclude con la loro morte. Si tratta per lo più di riti dal carattere sacro-profano , in genere in onore di santi e madonne locali, legati ad ataviche paure di carestie, epidemie ed a quant’altro affliggeva l’umanità; nessun spirito sacro o l’espressione di una sincera devozione, possono però trovare spazio oggi nel crocifiggere e terrorizzare una colomba legata ad ali spiegate su di una ruota cosparsa di petardi ad Orvieto, nell’insaponare e braccare un maialino a Capaci, nello strattonare per le vie e poi sacrificare un bue a Roccavaldina, nello sgozzare capretti a San Luca o nel sottoporre buoi ad uno sforzo spropositato per sei interminabili ore al solo scopo di trascinare un obelisco di 100 quintali a Mirabella Eclano.
Contraria a queste manifestazioni, pericolose per l'incolumità pubblica e degli animali, la LAV da sempre sollecita le Autorità competenti affinché prestino maggiore attenzione ed assumano iniziative che rendano obbligatorie alcune misure preventive. I Palii ad esempio si svolgono solitamente su tracciati urbani, inadatti a gare di velocità, su piste con fondo riportato, raggi di curvatura ridotti, tra protezioni rigide. Tutto si svolge in pochi minuti sottraendo a telecamere e spettatori la vista dei cavalli infortunati e differendo nel tempo la loro soppressione. Nei centri minori, si lanciano purosangue in folli corse su pericolosissimi percorsi cittadini dal fondo asfaltato o lastricato: cavalli zoppi e fondi proibitivi portano i cavalli a schiantarsi e morire contro muri e transenne ad Avola, Menfi, Solarino, Ronciglione, Siena, Udine ed Asti, a fracassare la testa del fantino a Castel del Piano. Al Sud, il fenomeno è aggravato dai reggenti mafiosi che colgono in queste manifestazioni, al pari dei combattimenti tra cani, l’opportunità d’incrementare l’attività delle scommesse clandestine. Seguono a cascata, in forme sempre più povere e patetiche, le innumerevoli sagre, le corse di buoi (Chieuti, Montefalco), asini (Premosello, Masera, Galliate, S. Maria a Monte, Cembra, Calliano, S. Maria a Monte, Castelsilvano, Benetutti, Alba), le “ruote della fortuna” fatte girare per intere giornate con sopra un porcellino d’India (Montalcino), la palombella stordita dai petardi a Orvieto, la corsa delle oche a Montagnano, Lacchiarella, San Miniato, la caccia alle rane (San Casciano Bagni) e persino alle zanzare (Valle Lomellina) premiate con maiali, struzzi, agnelli, anatroccoli, quasi a suggellare un destino inesorabile: morire da protagonisti o morire da comparse. Pesante l’impatto diseducativo sui giovani nel vedere l’adulto deridere o sopraffare il soggetto debole. Eppure il nostro Paese si è dotato di norme che fissano principi di tutto rispetto per gli animali e pongono divieti ad ogni forma di abuso nei loro confronti. Ogni Sindaco, tra le proprie funzioni ha anche il ruolo, attribuitogli dal DPR 31 marzo 1979, di massima autorità tenuta a far rispettare le leggi a tutela degli animali che vivono nel territorio comunale ed a prevenire ogni forma di maltrattamento. L'articolo 727 del Codice Penale, che punisce il maltrattamento di animali, è riuscito solo in parte a bloccare questi spettacoli diseducativi. Gli organizzatori (in genere comuni o parrocchie) sono restii a sostituire gli animali veri con fantocci mentre veterinari, prefetture e procure, ancora oggi, non brillano per coraggio. Tuttavia, grazie a questi strumenti, ottenuti dopo anni di impegno, in alcune località si è potuto imporre la modifica degli aspetti cruenti di “tradizioni” apparentemente immutabili: a Roccavivara non si prende più a mazzate un gallo seminterrato ed a Calvello non si sgozzano più polli, conigli, capretti appesi ad una corda da persone bendate, infine a Pontenure non si fa più volare l’asino dal campanile.

Guerra agli animali - Il circo

(dati L.A.V. 2006)

Non è possibile, allo stato attuale, stabilire con esattezza quanti circhi vi siano in Italia. I dati degli impresari circensi parlano di 150-180, ma questa stima è in eccesso se si considera che spesso un’unica struttura assume più insegne. A parte i pochi e noti litigiosi nomi, il panorama del circo italiano è rappresentato da una miriade di piccoli impresari, e il totale delle strutture non supera i 100-130 unità. Quella dei circhi con animali è un’attività obsoleta che riesce a sopravvivere soltanto grazie ai cospicui finanziamenti pubblici, e che registra un crollo verticale del pubblico pagante. Lo spettacolo è basato su una continua violenza perpetrata agli animali: dalle condizioni di detenzione, spazi ristretti, catene e gabbie, al trasporto in carrozzoni/contenitori, per finire con l’addestramento, spesso coadiuvato con bastoni, fruste, finalizzato a soggiogare l’animale alla volontà dell’uomo e costringerlo a ripetere ridicoli ed innaturali esercizi. E’ difficile dire con precisione quanti animali siano attualmente prigionieri dei circhi perché manca un’anagrafe ed è impossibile eseguire un censimento serio, vista l’abitudine dei circensi di scambiarsi gli animali e parcheggiarli, a volte, in zoo o strutture fisse. Si stima comunque che in Italia siano almeno un migliaio gli animali costretti a questa vita, in molti casi si tratta di animali così detti “pericolosi”, tenuti legalmente prigionieri grazie ad una modifica “pro-circo” della legge che ne aveva vietato la detenzione. Così bisonti, ippotami, elefanti, tigri, leoni, orsi, coccodrilli e tanti altri, abbruttiti dalle allucinanti condizioni di detenzione, attraversano la nostra Penisola e costituiscono anche un rischio per la popolazione, come dimostrano le decine di incidenti occorsi negli ultimi anni.

Il circo senza animali

In Francia ed Inghilterra il circo senza animali è una realtà, ma anche nel nostro paese si incominciano a muovere i primi passi come nel caso del Circo di Paride Orfei ed altre iniziative che stanno iniziando ad affermarsi. Tra i circhi senza violenza il più grande di tutti è il Canadese “Cirque du Soleil”. Non ha mai usato animali; attualmente ha 4 troupe itineranti nel mondo e da almeno 10 anni non riceve contributi pubblici, arrivando ad incassare da solo 8 volte quanto tutti i circhi italiani nel loro complesso.

Guerra agli animali - Zoo e bioparchi, acquari e delfinari

(dati L.A.V. 2006)

In Italia vi sono ad oggi un centinaio di strutture fisse che detengono animali per fini espositivi. Gli zoo nascono per questo scopo e sono tra i responsabili della decrescita della fauna, soprattutto esotica, avvenuta nell’ottocento. Solo in maniera del tutto occasionale sono serviti per salvare specie di fauna in via di estinzione. Quando nel 1919 fu ucciso l’ultimo Bisonte europeo, si riuscì a ripristinare una piccola popolazione in natura ricorrendo ai pochissimi animali che vivevano allo stato semi naturale all’interno di una tenuta nobiliare. Il caso del Bisonte europeo è riportato dai sostenitori degli zoo attuali come uno dei principali successi per la salvaguardia delle specie in via di estinzione. Pochi ricordano però che di bisonti europei ve ne erano due. Negli stessi anni in cui il primo si salvava casualmente, la sottospecie caucasica si estingueva per la morte dell’ultimo esemplare detenuto da un trafficante di animali di Amburgo.
Il motivo per cui gli zoo oggi stanno riuscendo a salvarsi sta proprio nella presunta possibilità di tutelare specie in via di estinzione. Eppure tra le 5926 specie animali classificate dall’Unione Internazionale per la Conservazione della natura in pericolo di estinzione, solo 130 sono oggetto dei programmi di conservazione che hanno coinvolto gli zoo e solo 16 sono ritornate in natura con costi elevatissimi. I costi elevati non sono certamente un elemento di critica contro la necessità di mantenere elevata la biodiversità del nostro pianeta ma possono senz’altro essere messi in discussione nel momento in cui le motivazioni scientifiche servono per supportare il mantenimento di quelle attività commerciali che rappresentano, con i loro introiti, l’unico vero fine dei moderni zoo i quali detengono, senza alcun altro valido motivo, migliaia di animali prigionieri.
La LAV è contraria agli zoo, acquari e delfinari perché ritiene immorale privare della libertà ogni essere vivente; ritiene altresì ascientifico ogni studio condotto su animali costretti in spazi inevitabilmente ristretti e critica fermamente il pseudo fine educativo a cui sarebbero destinati.

Guerra agli animali - Animali esotici

(dati L.A.V. 2006)

Non esiste ad oggi una normativa specifica che reprima il commercio di specie animali esotiche partendo dall’esigenza prioritaria di tutelare gli animali in quanto tali. La dimostrazione di ciò viene proprio dall’unica disposizione esistente a livello internazionale ed alla quale anche l’Italia ha aderito. Si tratta della Convenzione di Washington sul commercio mondiale di specie
di flora e fauna in via di estinzione. L’impostazione di tale normativa rivela già in fase concettuale i suoi limiti: per provvedere a limitare o vietare il commercio di una specie animale occorre che questa arrivi in uno stato tale di depauperamento da farla considerare in via di estinzione. La salvaguardia dei superstiti delle scorrerie dell’uomo è divenuto poi un vero e proprio business per vecchi e nuovi serragli che giustificano la propria attività commerciale con la protezione di alcune specie in pericolo. Mostre di rettili ed altri animali esotici continuano a proporre indisturbati diseducativi esempi di animali prigionieri in spazi ristretti ma tutti (quasi sempre) in regola con la Convenzione di Washington.

Il commercio internazionale delle specie esotiche

Ogni anno nel mondo un giro di affari pari a settemila miliardi di lire annue (3,5 miliardi di euro n.d.r.), metà dei quali clandestino, alimenta il commercio di animali esotici. Tre milioni di pelli di rettili, 15 milioni di pellicce, 350 milioni di pesci tropicali, solo per considerare le fonti legali, evidenziano da soli il massacro. In Italia, in soli cinque anni, sono stati legalmente importati (vivi o morti) più di un milione di rettili, tra cui centinaia di coccodrilli ed alligatori. Oltre quattro milioni di uccelli e quasi quattrocentomila mammiferi tra cui migliaia di scimmie. Di quasi tutti non se ne sa più niente. Dal 1997 molte specie di mammiferi e rettili appartenenti alla fauna esotica, non possono essere più detenuti in quanto definiti per legge “pericolosi”. Chi li possedeva doveva comunicarne il possesso alla Prefetture. Le denunce presentate sono state appena 4.000! Molte altre specie esotiche non sono considerate ne in via di estinzione ne tanto meno pericolose. Per loro, anche sul piano legale, continua la mattanza.

Chi commercia con gli animali esotici

I destinatari di una delle più grandi depredazioni della fauna esotica mai avvenuta nella storia del mondo sono soprattutto europei (Russia compresa) nord americani e giapponesi. Floride organizzazioni criminali sono attive soprattutto in america latina, penisola indocinese e molti parsi africani. La mortalità degli animali durante il trasporto sfiora in alcuni casi il 90%. Milioni di pesci per gli acquari vengono chiusi in piccole buste dopo essere stati allevati, spesso per pochi dollari di guadagno, in ex risaie così convertite. Stessa fine per i coloratissimi pesci marini tropicali scippati alla vita delle barriere coralline. Pappagalli ed altri uccelli narcotizzati e stivati in spazi angusti per essere poi magari importati regolarmente grazie a triangolazioni commerciali e false certificazioni attestanti il rispetto della Convenzione di Washington. Questo ignobile commercio può avvenire fin quando ci ostineremo a tenere nelle nostre case animali esotici come ad esempio iguane, pesci e tartarughe tropicali ma anche ragni, insetti, scorpioni. Anche se nati in cattività (si tratta comunque di una quota molto bassa) gli animali non nascono predisposti per vivere in una teca di vetro. La loro semplice detenzione è già una violenza.

Guerra agli animali - Allevamento parte II

(dati L.A.V. 2006)

L'allevamento intensivo dei polli

L’allevamento intensivo dei polli al momento non è disciplinato da alcuna legge specifica, nazionale od europea. A causa di questo vuoto legislativo le condizioni di vita e di salute dei polli sono tra le peggiori della moderna zootecnia: rinchiusi in capannoni sovraffollati in cui la densità è talmente elevata che non riescono a muoversi e passano così il 75% del loro tempo immobili, appollaiati sui propri escrementi. Il corpo è stravolto da un’esasperata selezione genetica che ha “gonfiato” talmente tanto il petto che le zampe fanno fatica a sorreggerne il peso e, molto spesso, si spezzano. In tali condizioni i polli si ammalano facilmente: dermatiti, zoppie, rotture delle zampe, infezioni, asciti, collassi cardiaci, sofferenze e altre gravi patologie sono la realtà quotidiana di questi allevamenti. Veri e propri lager, nei quali i polli sono considerati prodotti e non esseri viventi che soffrono e si ammalano.

Le sofferenze della carne – il trasporto

Ogni anno decine di milioni di mucche, vitelli, maiali, pecore, agnelli, cavalli, asini, polli e conigli, percorrono migliaia di chilometri dai luoghi di allevamento a quelli di macellazione. Il trasporto avviene prevalentemente tramite autocarri, ma anche per via aerea e per mare; la durata di un viaggio può essere superiore ai quattro giorni e le distanze coperte di oltre 2.500 chilometri. E così pecore scozzesi sono portate a morire in Abruzzo, cavalli russi in Puglia e Sardegna, maiali olandesi in Sicilia o mucche tedesche, dopo la traversata del Mar Adriatico, in Libano o in Egitto. Gli animali, costretti fra l'allevamento quasi sempre intensivo e l'uccisione, sono sottoposti durante il trasporto ad un'intensa ed ulteriore sofferenza. Esseri senzienti come noi che viaggiano stipati all'inverosimile, al caldo ed al freddo, senza cibo, acqua e senza soste adeguate; lo stress e la paura sono così intensi da provocare ripercussioni dirette sul loro stato di salute, sui prodotti di origine animale ed in alcuni casi anche la morte sugli autocarri prima della conclusione del viaggio.

Itticoltura

I pesci sono gli animali più massicciamente uccisi a scopo alimentare: miliardi e miliardi di abitanti del mare finiscono nelle reti ogni giorno. A miliardi, soffocano lungamente e silenziosamente, debolmente guizzando per ore, sotto gli occhi di tutti, nei mercati di tutto il mondo. Altri arrivano già morti, hanno boccheggiato sulle navi. Altri invece sono bolliti vivi. Altri fritti vivi, spellati vivi ecc. E’ certo che i pesci hanno un sistema nervoso più che sufficiente a farli soffrire. Eppure non ci sono leggi e regole per la loro uccisione: a stento, esiste un decreto legislativo del tutto disatteso che stabilisce che “i prodotti della pesca immessi vivi sul mercato debbono essere tenuti costantemente nelle condizioni più idonee alla sopravvivenza”. Perché questa disattenzione? Primo: non urlano. Così, la loro guizzante o artigliante agonia di morte può svolgersi sui banchi del mercato, sui moli, nei secchielli, cioè sotto gli orecchi e occhi di tutti. I macelli degli urlanti animali di terra sono da molto tempo spostati lontani dagli occhi e dagli orecchi, per non urtare le sensibilità e ridurre il consumo di carne. Secondo: gli animali di terra richiedono azioni – sgozzamento, pistole, scosse elettriche, anidride carbonica - per essere ammazzati I pesci, basta lasciarli fuori dall’acqua. Ci vorrà tempo, ma moriranno da soli. I più sfortunati sono i pesci d’allevamento, che non hanno nemmeno diritto alla vita libera prima dell’esecuzione. Non ci sono regole per il “benessere” dei pesci allevati.

Guerra agli animali - Allevamento parte I

(dati L.A.V. 2006)

Vacche e vitelli brucanti su verdi pascoli, galline razzolanti, maiali alla ricerca di ghiande, tutto ciò corrisponde alle loro
esigenze naturali ma ormai nulla è più lontano dalla realtà per il 99% degli animali “da reddito”, rinchiusi negli allevamenti intensivi. Fino agli anni ‘60, la carne in Europa era molto costosa: ai prezzi correnti una gallina sarebbe costata 50.000 lire. Ciò dipendeva dal fatto che il rapporto fra zootecnia e agricoltura era diretto. Tot cereali o foraggi coltivati in azienda, tot animali allevati. Ad un certo punto avviene il cambiamento, si impone in Europa il modello Usa: gli europei imparano che non serve essere agricoltori e avere terreni per allevare: basta un capannone. Nasce la produzione zootecnica industriale, interi settori della zootecnia tradizionale scompaiono, si riduce sempre più l’area dei pascoli e delle foraggere, aumenta il numero dei capi per azienda.

Condizioni di allevamento

È opinione diffusa che gli animali zootecnici siano abituati alle condizioni di vita degli allevamenti intensivi, non avendone mai conosciute altre. È stato invece accertato che i bisogni e i comportamenti degli animali allevati dalla “moderna” zootecnia sono quasi gli stessi dei loro antenati selvatici. Le caratteristiche fondamentali, non cambiano certo in pochi decenni di allevamento intensivo. Nell’ultimo decennio del secolo, il mondo delle leggi sulla zootecnia è cambiato grazie a efficaci lotte animaliste e a una crescente sensibilità collettiva. Ma tuttora, le leggi europee e italiane per la protezione degli animali da reddito tutelano più i profitti del settore zootecnico e la garanzia di bassissimi prezzi. Nessuna direttiva europea né legge italiana prevede ad esempio il diritto a un sia pur minimo spazio esterno. Negli allevamenti intensivi gli animali trascorrono la loro breve vita in spazi ristretti, sovraffollati, con luce artificiale dove non è possibile per loro esplicare comportamenti naturali. Tutto ciò è causa di gravi sofferenze, stress, sterotipie che sfociano in vere e proprie patologie fisiche. Per prevenire o curare tali malattie legate ai metodi innaturali di allevamento, agli animali sono somministrati farmaci di sintesi in quantità. Grandi protagonisti della zootecnia intensiva sono gli antibiotici: in Europa gli animali di allevamento ne consumano 5 mila tonnellate, di cui 1500 per favorire, artificialmente, la crescita di polli, suini, tacchini e vitelli. Gli antibiotici sono dati a tutti gli animali, sia sani che malati. Basta qualche pollo malaticcio a giustificare una dose somministrata a 100.000 o 200.000 animali. E l’ombrello protettivo di farmaci e antibiotici, somministrati con il mangime, viene continuamente intensificato per via della selezione di microrganismi resistenti con pericolose conseguenze per la salute degli uomini consumatori dei prodotti di origine animali.

Allevatori

La fase propriamente agricola degli allevamenti intensivi ha un peso economico limitato , in Italia l’unica forma di allevamento ancora in mano a conduttori diretti è quello delle razze bovine e ovine autoctone, e delle vacche da latte Tutto il resto della zootecnia è dominato dell’agroindustria, sempre più internazionale. Gli allevatori sono dei semplici ingrassatori, gli animali sono di proprietà di pochi industriali oligopolisti, spesso in grado di concentrare in sé tutta la filiera: produzione dei mangimi, fornitura degli animali e degli input, cure farmaceutiche, trasformazione in carne, distribuzione.

Guerra agli animali - Test chimici

(dati L.A.V. 2006)

Ogni anno in Europa circa 700.000 animali vengono uccisi nei laboratori per testare la tossicità delle sostanze chimiche: costretti ad ingoiare pesticidi, vernici, colle disinfettanti; ad inalare vapori chimici, a verificare sulla propria pelle e sui propri occhi la capacità corrosiva ed irritante di questi prodotti. Tutti gli animali utilizzati muoiono: uccisi dagli effetti dannosi dei test, oppure soppressi alla fine della sperimentazione. Tutto questo per ottenere risultati inapplicabili all’uomo perché ogni specie animale risponde in modo diverso alle sostanze con cui entra in contatto, così quello che risulta innocuo per un ratto, un coniglio, un cane o perfino per una scimmia può essere nocivo per l’uomo.
Molte sostanze sperimentate sugli animali, ritenute sicure ed immesse sul mercato, si sono rivelate pericolose per l’uomo, solo per citare le più diffuse:
Amianto: il ratto si è dimostrato 300 volte meno sensibile dell’uomo all’insorgenza del cancro per inalazione delle fibre d’amianto, ma nonostante questo rimane la specie più utilizzata nei test di inalazione
Benzene: impiegato nei combustibili, nelle plastiche e nelle vernici è innocuo per il ratto mentre è altamente tossico per l’uomo
Metanolo: rende cieche le persone ma non gli animali su cui è stato sperimentato.
Oggi è possibile verificare e conoscere gli effetti reali delle sostanze chimiche sull’uomo tramite metodi alternativi alla sperimentazione animale che forniscono risultati scientificamente affidabili e realmente applicabili all’uomo.
Circa 45.000 animali ogni anno muoiono sfigurati da rossetti, intossicati da profumi, bruciati da creme e saponi. Eppure sono più di 10.000 gli ingredienti già disponibili per le aziende e molti i metodi alternativi di ricerca.
Diversi sondaggi in tutta Europa hanno dimostrato che la maggioranza delle persone non crede che sviluppare nuovi cosmetici sia una valida giustificazione per uccidere animali, nonostante ciò si continuano a commercializzare cosmetici sperimentati su animali Grazie ad una grande Campagna internazionale coordinata dalla Coalizione Europea contro la Vivisezione, abbiamo ottenuto una Direttiva Europea che prevedeva il divieto di vendita di cosmetici sperimentati su animali, a partire dal 1998. Termine posticipato prima al 2000 e poi al 2002.
La Direttiva 2003/15/CE ha sancito un nuovo allungamento dei tempi: il bando totale ai test cosmetici su animali praticati all'interno delll'UE e il divieto di commercio di cosmetici sperimentati su animali, è slittato al 2013
Fino a quella data, possiamo orientare i nostri consumi su cosmetici realizzati senza sperimentazione sugli animali, scegliendo solo dalle aziende che aderiscono allo "Standard Internazionale Non Testato su animali", l'unico riconosciuto a livello internazionale.

Il REACH

L’unione Europea dovrà emanare una normativa denominata REACH che prevede la regolamentazione delle sostanze chimiche e la verifica della tossicità di 30.000 sostanze, immesse sul mercato senza controllo e potenzialmente dannose per l’uomo. La proposta attuale ha tra i suoi obiettivi lo sviluppo dei metodi alternativi ma nella pratica prevede ancora l’utilizzo di animali, (si stima che saranno uccisi nei laboratori fino a 50 milioni di animali).

Guerra agli animali - La caccia

(dati L.A.V. 2006)

In Italia - tra mammiferi, insetti, uccelli, pesci, rettili, ecc. - esistono quasi 58.000 specie di animali. E questo numero è destinato naturalmente a crescere con il proseguire delle ricerche faunistiche, sempre che la mano distruttiva dell'uomo ne dia il tempo. Le minacce a tale magnifico patrimonio di vita e biodiversità hanno una comune origine, la pretesa umana di assoggettare la Natura alle proprie esigenze, ma diverse manifestazioni: dall'uccisione per l'alimentazione, al commercio, alla distruzione degli habitat naturali, all'inquinamento, alla caccia, alla pesca, all'antropizzazione dell'ambiente. Il diritto alla vita non è attualmente riconosciuto a nessuna di queste migliaia di specie che vivono con noi, in quanto la fauna è considerata una "risorsa" da sfruttare per le utilità umane. Nemmeno nelle zone protette (Parchi, riserve e simili) gli animali e la natura sono liberi di evolversi. Ogni anno oltre 100 milioni di animali, sono vittime di una guerra condotta, per un periodo inferiore a cinque mesi, da un esercito di circa 730 mila cacciatori italiani. Allodole, conigli, cinghiali, volpi, lepri, anatre, caprioli, merli, colombacci, cervi, pernici e tante altre specie, inseguiti, terrorizzati dagli spari, addentati dai cani, attirati con i richiami vivi (uccelli usati come esche), braccati dai cacciatoti nei campi o uccisi dagli stessi nascosti negli appostamenti, finiscono agonizzanti sotto i colpi di potenti fucili automatici. Molti, i più “fortunati”, muoiono quasi subito trafitti da una scarica di pallini; altri rimangono solo feriti e vanno a morire tra atroci sofferenze in luoghi nascosti. Questo è ciò che accade nei nostri boschi e campagne, da settembre a gennaio; una vera e propria strage compiuta da chi imbraccia un fucile e distrugge la vita.

La caccia alle foche

La stagione di caccia alle foche, il più grande e crudele massacro di mammiferi marini nel mondo. Una violenza e una barbarie autorizzata dal Department of Fisheries and Ocean Canadese che, non soddisfatto del massacro di un milione di animali nel passato triennio (dati 2006 n.d.r.) ha deciso di innalzare il numero di foche che i cacciatori possono uccidere a 335 mila. La caccia è iniziata lo scorso 25 Marzo, e comporterà la barbara uccisione dei cuccioli che nascono i primi del mese, vittime preferite dai cacciatori sia per la morbidezza del manto sia per la facilità di cattura. In soli cinque giorni, dal 25 al 30 marzo, i cacciatori del Golfo di San Lorenzo hanno già superato di circa 1000 animali la quota stabilita per le uccisioni dei cuccioli di foca. Il Department of fisheries canadese si è trovato così costretto a chiudere la caccia in quell’area. Circa 5600 foche al giorno (per un totale di 28000 animali) sono state uccise a colpi di fucile, dal momento che le condizioni del ghiaccio non consentivano ai cacciatori, se non in casi eccezionali, di scendere sul pack per uccidere i piccoli con il tradizionale bastone (hakapik); molti cuccioli, ormai morti, sono stati recuperati in acqua, dove avevano tentato invano di rifugiarsi. La morte a cui vanno incontro questi animali è la più violenta e crudele immaginabile: un team di veterinari indipendenti ha documentato che il 42% delle foche esaminate erano state scuoiate vive, e il 40% viene colpito ripetutamente prima di morire.
Per il governo canadese questi animali vengono uccisi in “maniera umanamente accettabile” (termine che significa sempre meno quello che è nell’intendimento comune n.d.r.)
In Italia grazie alla campagna della LAV, è stata approvata una prima moratoria alle importazioni di pelli di foca, che segna un primo storico passo avanti nella lotta contro il commercio di pelli di foca. Con la nuova legislatura, compito della LAV sarà ottenere il bando definitivo alle importazioni di tutti i prodotti di foca tramite l’approvazione di una nuova legge.

Guerra agli animali - Animali da pelliccia

(dati L.A.V. 2006)

Li chiamano animali “da pelliccia” per il loro manto; ogni anno nel mondo oltre 30 milioni di visoni, ermellini, volpi, zibellini, scoiattoli, lontre, castori e altri animali, vengono uccisi negli allevamenti intensivi o catturati allo stato selvatico con le trappole, in nome di una moda crudele: la pelliccia. Un capo di abbigliamento che nasconde la sofferenza di tanti animali: per confezionare una pelliccia di visone sono necessari fino a 54 animali, per una di volpe 24, per gli ermellini si arriva fino a 200 esemplari. I metodi di uccisione di questi animali sono veramente crudeli: dalla camera a gas alla rottura delle ossa cervicali, dalla corrente elettrica ai colpi sul muso e sulla nuca. Ma anche la loro breve vita negli allevamenti intensivi è fatta soltanto di sofferenza e privazioni: sono richiusi, singolarmente, in gabbie piccolissime con il fondo in rete metallica che lacera loro le zampe, e in inverno, per far sì che il loro pelo diventi più folto, sono tenuti sempre al gelo; allo stesso modo, non disponendo di una copertura, d’estate sono costretti a rimanere sotto il sole, il che li porta molto spesso alla morte per disidratazione. Inoltre, a causa dello stress dovuto all’isolamento forzato in spazi ridottissimi, spesso si verificano fenomeni di aggressività verso i propri simili e di automutilazioni degli arti.

Cina – orsi e volpi

Nel 2000 la WSPA – World Society for the Protection of Animals ha denunciato la presenza in Cina, di strutture in cui decine di orsi vengono mutilati chirurgicamente e “munti” per estrarre loro la bile. Questa pratica trae origine dall’antica medicina tradizionale cinese in cui si utilizzava l’acido ursodesossicolico estratto dalla bile degli orsi, per molte preparazioni. Oggi è possibile ricavare questo stesso principio attivo da numerose e più economiche fonti alternative che vanno dalle 54 specie prelevate nel mondo vegetale alla sintesi chimica. Gli stessi esperti di medicina cinese affermano che ormai non è più necessario continuare a sottoporre gli orsi a tali barbarie e violenze. Ma la logica del mercato è diversa, negli ultimi 20 anni la crescente domanda di prodotti a base di bile e il grande valore commerciale di parti di orso (come le zampe e la cistifellea) utilizzati per la preparazione di piatti considerati delle “prelibatezze”, hanno portato alla creazione di veri e propri allevamenti intensivi finalizzati all’estrazione della bile.
167 fattorie della bile e 9000 orsi rinchiusi, sono le cifre attuali di questo crudele business in Cina.
Gli investigatori della WSPA hanno visitato diversi allevamenti ed hanno rilevato delle pessime condizioni di vita per gli orsi, rinchiusi in gabbie di dimensioni molto ridotte in cui non possono muoversi, feriti a causa dello sfregamento continuo contro le sbarre, vittime di infezioni e malattie dovute al continuo asporto della bile e alla scarsa alimentazione. Alcuni di questi animali sono stati catturati mentre vivevano in libertà e venduti agli allevatori, altri invece sono nati già in cattività. Quando un cucciolo nasce nell’allevamento il suo sfruttamento passa per una triste serie di tappe predefinite. Inizialmente viene utilizzato per l’intrattenimento dei visitatori della fattoria. Dopo circa un anno, il cucciolo, divenuto adulto, comincia la sua vita in gabbia, prima in una dalle dimensioni leggermente superiori, (1,6 m x 1,6 x 2,6 m.), poi a tre anni, quando inizia l’estrazione della bile, in una dalla dimensioni talmente ridotte (1m x1m x 2m) da rendergli impossibile anche girarsi o stare eretto.

Un'investigazione, condotta da Swiss Animal Protection e EAST International, ha portato alla luce orrori inimmaginabili all’interno degli allevamenti di animali da pelliccia in Cina: animali rinchiusi in anguste gabbie di rete metallica, completamente spoglie e senza riparo. Una prigionia che provoca gravi effetti sul loro comportamento: stereotipie, passività, automutilazione, problemi di riproduzione, fino all'infanticidio. Al momento dell’uccisione gli animali, portati nei mercati all’ingrosso dove le grandi compagnie vanno ad acquistare le pelli, vengono storditi con ripetuti colpi alla testa, inferti con un bastone, con una barra metallica, oppure prendendo gli animali dalle zampe posteriori e sbattendoli a terra con violenza. Gli animali lottano, hanno convulsioni, infine giacciono tremanti a terra: molti rimangono vivi. Poi arriva l’accetta, ma non per finirli, per mutilare la zampe. La scuoiatura avviene quando molti sono ancora coscienti; anche alla fine respirano ancora e il cuore continua a battere, i movimenti del corpo e degli occhi sono evidenti per altri 5/10 minuti.
Dagli allevamenti cinesi provengono la maggior parte degli inserti che vedi nei parka, nei guanti, negli stivali e perfino nei peluche che affollano le vetrine. Articoli a basso costo e ad alto tasso di crudeltà.

Guerra agli animali - Vivisezione

(dati L.A.V. 2006)

Per vivisezione, o sperimentazione "in vivo", si intende qualsiasi esperimento eseguito su animali. Non tutti gli esperimenti prevedono la dissezione dal vivo, ma sono ugualmente cruenti ed invasivi nei confronti degli animali, per questo, ed anche per ragioni giuridiche, il termine vivisezione è usato come sinonimo del più generico "sperimentazione animale". Ogni anno, solo in Italia, più di 900.000 animali (G.U. n. 279 del 30-11-2001), circa 3.000 al giorno, vengono utilizzati sia nella ricerca di base che applicata. I test a cui vengono sottoposti sono spesso richiesti da leggi antiquate e forniscono risultati inapplicabili all'uomo e di conseguenza, oltre ad essere inutili, hanno di frequente frenato l'impiego di sostanze e tecniche valide, così come hanno causato molti danni, dai meno gravi e diffusi ai peggiori. Le stesse prove vengono ripetute successivamente, con altre forme e tempi, sul destinatario ultimo: l'uomo. Questo avviene dopo i risultati aleatori ottenuti su animali e frequentemente senza fornire alle persone che subiscono la sperimentazione una corretta ed approfondita informazione sui possibili rischi e benefici.
Gatti, cani, primati, cavalli, ratti, topi, mucche, maiali, pecore, piccioni, furetti, rettili, pesci, uccelli, provenienti da allevamenti o, per alcune specie, da catture in natura, sono gli animali più di frequente impiegati dalla sperimentazione. Ma non vi è una sola specie che possa essere modello sperimentale per un'altra. Ognuna è differente da un’altra per struttura fisica e biochimica; e poi gli animali “da laboratorio”, spesso selezionati o manipolati geneticamente, sono esseri viventi che nulla più hanno a che fare persino con i loro simili in libertà, così come le malattie che vengono indotte sperimentalmente nulla hanno a che fare con quelle che si manifestano naturalmente.


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