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equilibriarte.org : Alessio Sciurpa : blog : category: Daniel Quinn

Daniel Quinn - Ishmael - riduzione VII

(il dialogo si svolge tra un gorilla e un uomo. L’uomo ha risposto ad un’inserzione che recita: “MAESTRO cerca allievo. Si richiede un sincero desiderio di salvare il mondo. Presentarsi di persona.” Giunto all’indirizzo indicato, l’uomo scopre che il maestro, Ishmael, è in realtà un gorilla.)

Ishmael "Dunque, concludendo, si può dire che i Prendi sono coloro che conoscono il bene e il male, mentre i Lascia sono coloro che vivono nelle mani degli dèi. E le creature che vivono nelle mani degli dèi sono quelle che si trovano nelle condizioni necessarie per evolversi, perché è così che si svolge l’evoluzione. Gli esseri pre-umani sono diventati uomini perché partecipavano alla competizione generale; perché non se ne consideravano esenti; perché si trovavano ancora dove avviene la selezione naturale. Poi, i Prendi hanno detto: “Ne abbiamo abbastanza di vivere nelle mani degli dèi. Niente più selezione naturale per noi”. A questo punto, visto che, secondo la storia dei Prendi, la creazione si è conclusa con l’avvento dell’uomo, mi chiedo: come si deve vivere per far diventare vera una storia simile? Per far in modo che la creazione si concluda con l’avvento dell’uomo?"
"Sembra proprio che si debba vivere come vivono i Prendi. Se continuiamo così non ci sarà nessun successore dell’uomo, né di tutte le specie che con noi si estingueranno. Per dare realtà alla loro storia, i Prendi devono mettere fine alla creazione così come la conoscono."
Ishmael"Già. E se la principale premessa della storia dei Prendi è che “il mondo appartiene all’uomo”, si può affermare che la premessa della storia dei Lascia è quella contraria, e cioè che “l’uomo appartiene al mondo”. Ed è solo accettando la premessa dei Lascia che la creazione, seguendo la legge dell’evoluzione, prosegue all’infinito. E, oltre a questo, sembra che l’evoluzione, partendo dai primi semplici organismi e arrivando a tutto ciò che esiste oggi, tenda alla complessità. E alla consapevolezza e l’intelligenza, potremmo anche dire. Come se tutte le creature fossero sul punto di conquistare la consapevolezza e l’intelligenza. Quindi è evidente che in questo pianeta gli dèi vedessero un giardino traboccante di creature consapevoli e intelligenti. E, se fosse così, anche il destino dell’uomo sarebbe chiaro. L’uomo sarebbe il primo, colui che annuncia la via, che traccia la pista. Il suo destino è quello di essere il primo a scoprire che tutte le creature hanno una scelta: contrastare gli dèi e perire nel tentativo, o farsi da parte e lasciare spazio al resto. In questo senso il destino dell’uomo sarebbe quello di diventare il padre di tutte le altre creature, concedendo a ciascuna la propria occasione. Per quanto strano direi che è un destino ancora più grandioso di quello che sognano i Prendi per se stessi. Ed è questo il punto: la gente ha bisogno di qualcosa di più di rimproveri che la facciano sentire colpevole e impotente. Ha bisogno di qualcosa che non sia soltanto la visione di una catastrofe. Ha bisogno di una visione del mondo e dell’umanità in cui credere, per non cadere in un totale annichilimento."
"E’ così! E allora cosa devo fare, se desidero sinceramente salvare il mondo?"
Ishmael "La storia della Genesi dev’essere ribaltata. Per prima cosa, Caino deve smettere di uccidere Abele. Questo è essenziale se volete sopravvivere. I Lascia sono, per il mondo, la più importante specie in via d’estinzione. E non perché siano esseri umani, ma perché soltanto loro possono dimostrare ai distruttori del mondo che non esiste un unico modo giusto di vivere. E subito dopo, ovviamente, dovete sputare il frutto dell’albero proibito. Dovete rigettare, definitivamente e senza remore, l’idea che voi sappiate chi deve vivere e chi deve morire su questo pianeta."
"Questo è un programma per l’umanità, non per un uomo solo. Che cosa devo fare io?"
Ishmael "Tu dovrai insegnare ad altre cento persone quello che io ho insegnato a te, e ispirare ognuno di loro a essere un maestro per altri cento."

(riduzione da "Ishmael" di D.Quinn)

Daniel Quinn - Ishmael - riduzione VI

(il dialogo si svolge tra un gorilla e un uomo. L’uomo ha risposto ad un’inserzione che recita: “MAESTRO cerca allievo. Si richiede un sincero desiderio di salvare il mondo. Presentarsi di persona.” Giunto all’indirizzo indicato, l’uomo scopre che il maestro, Ishmael, è in realtà un gorilla.)

Ishmael "Che cosa significa comunemente “cultura”?"
"Direi che è il complesso di tutto ciò che rende un insieme di persone un popolo. Si tratta di un accumulo di conoscenze che passa da una generazione alla successiva e comprende informazioni e tecniche ma anche credenze, teorie, costumi, leggende, storie, superstizioni, pregiudizi, atteggiamenti… insomma, tutto."
Ishmael "Bene. Pare che, finché non sono arrivati Darwin e i paleontologi ad appiccicare alla storia tre milioni di anni di vita umana, nella vostra cultura si ritenesse che la nascita dell’uomo e quella della sua cultura fossero eventi simultanei, anzi che fossero lo stesso evento. In altre parole si dava per scontato che coltivare la terra fosse un atto istintivo per l’uomo come per l’ape lo è produrre miele. Secondo i Prendi, ad ogni modo, la vita umana ebbe inizio con l’Homo habilis. L’Homo habilis trasmise le sue conoscenze ai propri figli e discendenti, e quindi all’Homo erectus. La specie erectus a sua volta trasmise questa eredità ai sapiens, e questi ultimi ai sapiens sapiens. E questo insieme di conoscenze, alla fine, a chi andò?"
"Direi che andò ai Lascia, perché i Lascia, ancora adesso, continuano a trasmettere la loro cultura nella forma in cui l’hanno ricevuta; noi invece no, perché diecimila anni fa i Prendi hanno detto: “Stupidaggini! Non è così che devono vivere gli esseri umani” e hanno buttato tutto alle ortiche. E questo fatto è evidente, dal momento che tra i Prendi non c’è più traccia degli atteggiamenti e delle idee che si incontrano ovunque tra i Lascia. E’ Madre cultura che dice che così dev’essere. Il passato è pattume, è qualcosa da lasciarsi alle spalle, da cui fuggire."
Ishmael "Ma, naturalmente, Madre cultura non insegna che “tutto” il passato debba essere scartato. Tutto ciò che riguarda la produzione fu salvato. Ed ecco “perché le cose sono andate così”. Ciò che ha valore nella tua cultura è la conoscenza di quello che funziona per la produzione. Invece, ciò che ha valore nelle culture Lascia è la conoscenza di quello che funziona per la gente. E ogni volta che i Prendi annientano una cultura Lascia, dal mondo scompare una saggezza messa alla prova fin dalla nascita dell’umanità. Allo stesso modo, ogni volta che i Prendi annientano una specie vivente, dal mondo scompare una forma di vita messa alla prova fin dalla nascita della vita stessa, e scompare oltre ogni possibilità di recupero. E’ la memoria stessa del genere umano e di tutti gli altri viventi che i Prendi annientano. E se ci si ferma a chiedersi il perché di questa condotta, si scopre che Madre Cultura ha instillato nei Prendi l’idea che i cacciatori-raccoglitori conducessero una vita infelice, costretti a lottare al limite della sopravvivenza. Ma questa è solo una favola. La verità è che l’uomo si è adattato alla vita su questo pianeta esattamente come le altre specie e, in qualità di onnivoro, le sue possibilità di nutrimento erano immense. La sua intelligenza e la sua abilità manuale lo mettevano in grado di vivere confortevolmente in condizioni che avrebbero schiacciato ogni altro primate. Inoltre, in pratica, non esistevano predatori che cacciassero l’uomo: l’uomo non era la prima scelta nel menù di nessuna belva feroce. I cacciatori-raccoglitori, ben lontani dal vagare disperati in cerca di cibo, sono tra le specie più prospere sulla faccia della Terra, e ci riescono impiegando solo due o tre ore di quello che voi chiamate “lavoro”, il che li colloca tra le classi più agiate del pianeta. Eppure i Prendi sono ancora convinti di aver strappato agli dèi il controllo sul mondo; e questa convinzione affonda le radici proprio nella rivoluzione agricola, che diede e dà ai Prendi la sensazione di controllare la propria sopravvivenza, a partire dal controllo che credono di esercitare sulla produzione di cibo. Quindi, in definitiva, è questa la base della vostra rivoluzione: volevate governare da soli la vostra vita, e lo volete tuttora, ma in effetti lo stato d’incertezza del domani, tra i Lascia, era notevolmente inferiore al vostro. Non potevano perdere il lavoro e non c’era nessuno che dicesse: “Fammi vedere i soldi, altrimenti non ti do da mangiare, i vestiti o la casa”."

(riduzione da "Ishmael" di D.Quinn)

Daniel Quinn - Ishmael - riduzione V

(il dialogo si svolge tra un gorilla e un uomo. L’uomo ha risposto ad un’inserzione che recita: “MAESTRO cerca allievo. Si richiede un sincero desiderio di salvare il mondo. Presentarsi di persona.” Giunto all’indirizzo indicato, l’uomo scopre che il maestro, Ishmael, è in realtà un gorilla.)

Ishmael "Un giorno gli dèi stavano discutendo sull’amministrazione del mondo. Mentre discutevano arrivò la primavera e sui monti le nevi presero a sciogliersi e a raccogliersi in torrenti, e uno degli dèi disse: “Sarebbe un delitto lasciare che le acque sommergessero la terra, poiché innumerevoli creature verrebbero spazzate via e morirebbero”. E subito un altro ribattè: “Ma sarebbe un delitto anche non lasciare che le acque sommergessero la terra, poiché così le paludi e gli stagni si seccherebbero e le creature che vi abitano morirebbero”. Finalmente uno di loro ebbe un’idea. “E’ evidente che ogni nostra azione è buona per alcuni e malvagia per altri, quindi non dobbiamo fare niente del tutto, in tal modo nessuna delle creature che vivono nelle nostre mani ci chiamerà assassini”. E un altro disse: “Ma anche non fare niente sarà un bel per alcuni e un male per altri. Le creature che vivono nelle nostre mani diranno: ‘Noi soffriamo e gli dèi non fanno niente!’”. E poiché alla fine gli dèi avevano deciso di arginare l’inondazione delle acque primaverili, le paludi e gli stagni si seccarono e le migliaia di creature che vi abitavano morirono maledicendo gli dèi. E udendo tutte quelle maledizioni, gli dèi gemevano: “Abbiamo trasformato il giardino in un luogo di terrore, e tutti coloro che vi abitano ci odiano e ci chiamano tiranni e assassini. E non hanno torto perché, grazie all’azione o all’inazione, noi un giorno facciamo del bene e il giorno dopo del male senza sapere che cosa sia giusto”. A quel punto uno di loro disse: “Ma non abbiamo creato nel giardino un certo albero i cui frutti danno al conoscenza del bene e del male? Dunque cerchiamolo e mangiamo quei frutti, così scopriremo di che conoscenza si tratta”. E quando gli dèi ebbero trovato l’albero e mangiato dei suoi frutti, i loro occhi si aprirono e tutti dissero: “Adesso sì che abbiamo la conoscenza necessaria a curare il giardino senza diventare degli assassini e senza meritarci le maledizioni di tutti coloro che vivono nelle nostre mani”. E mentre così parlavano, un leone si mise in caccia e gli dèi dissero: “Oggi è il turno del leone di patire la fame, e il cervo che avrebbe catturato può avere un altro giorno”. Così il leone, rimasto senza preda, fece per maledire gli dèi ma loro gli dissero: “Rasserenati, perché noi sappiamo come governare il mondo e oggi è il tuo turno di essere affamato”. E il leone fu sereno. Il giorno dopo il leone si mise in caccia e gli dèi gli mandarono il cervo che avevano risparmiato il giorno prima. E quando il cervo si vide perduto fece per maledire gli dèi, ma loro gli dissero: “Rasserenati, perché noi sappiamo come governare il mondo e oggi è il tuo turno di morire come ieri era il tuo turno di vivere”. E il cervo fu sereno. Gli dèi quindi dissero: “Questa è davvero una conoscenza appropriata agli dèi: la conoscenza di chi deve vivere e di chi deve morire”. Quando gli dèi videro che Adamo si stava svegliando, commentarono: “Ecco una creatura tanto simile a noi che potrebbe quasi fare parte del nostro gruppo. Quale durata di vita e quale destino gli assegneremo?” Uno disse: “Potremmo fare in modo che si conquisti una vita lunga quanto quella del pianeta. Nei giorni dell’infanzia ci prenderemo cura di lui come di tutte le altre creature del giardino, ma nell’adolescenza inizierà a comprendere di possedere capacità molto più grandi. Quindi l’occupazione dell’adolescenza di Adamo sarà quella di cercare l’altro albero del giardino: l’Albero della Vita. In tal modo sarà lui stesso a scoprire come conquistarsi una vita lunga quanto quella del pianeta”. Uno però obiettò: “L’impresa potrebbe essere lunga e frustrante, per Adamo, e dopo qualche migliaio d’anni di ricerche potrebbe perdere ogni speranza di rintracciare l’Albero della Vita. Se questo accadesse, potrebbe essere tentato di mangiare i frutti dell’Albero della Conoscenza del Bene e del Male”. Altri replicarono: “Ma i frutti di quell’albero nutrono soltanto gli dèi. Adamo non potrebbe assimilarli”. Allora il primo rispose: “Il pericolo non è che acquisisca la nostra conoscenza ma che si convinca di averla acquisita, semplicemente per aver mangiato il frutto di quell’albero. A quel punto Adamo potrebbe dire: ‘Ho mangiato dell’Albero della Conoscenza, quindi adesso so governare il mondo bene quanto gli dèi’. In preda a questa arroganza, Adamo potrebbe guardarsi intorno nel giardino e dire: ‘Qui è tutto sbagliato. Perché dovrei condividere il fuoco della vita con tutte queste creature? Questo è male. Li ucciderò tutti e sarà una cosa buona. Gli dèi, poi, hanno posto un limite alla mia crescita come a quella di ogni altra creatura. I limiti sono un male. Io crescerò senza limiti prendendo per me tutto il fuoco della vita che fluisce nel giardino, e sarà una cosa buona’. Distruggerà il giardino e lo ridurrà in rovina. La sua progenie brulicherà sulla Terra come uno sciame di locuste, la denuderà, affogherà nelle sue stesse immondizie, odierà la sola vista dei propri simili e impazzirà. Ma gli parrà di dover continuare, perché crescere senza limiti gli sembrerà giusto, mentre accettare i limiti della legge sbagliato. E quando alla fine tutto il giardino sarà soggiogato al suo uso e consumo e ogni razza inutile alla sua crescita sarà eliminata e tutto il fuoco della vita fluirà nella sua progenie, egli vorrà crescere ancora. Se andasse così Adamo divorerebbe il mondo in un sol giorno, e alla fine di quel giorno divorerebbe se stesso”. E quando gli altri dèi ebbero udito questo, capirono che tra tutti gli alberi del giardino soltanto l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male poteva distruggere Adamo. Così gli dissero: “Potrai mangiare i frutti di ogni albero del giardino tranne quelli dell’Albero della Conoscenza del bene e del Male, perché se li mangerai, morirai”.
Ed è da questa conclusione che si può dedurre che la storia sia stata scritta dal punto di vista dei Lascia. Se fosse stata scritta dai Prendi, infatti, la conoscenza del bene e del male non sarebbe mai stata proibita ad Adamo: gli sarebbe stata affidata. Se l’avesse scritta un popolo con le vostre credenze culturali, questo evento non sarebbe mai stato chiamato la Caduta, ma l’Ascesa o… la Liberazione. Ora, sempre secondo la vostra storia, fu il popolo che viveva tra le rive dei fiumi Tigri ed Eufrate, nella Mezzaluna Fertile, a dare inizio alla rivoluzione agricola. Il territorio occupato dai Prendi all’epoca era circondato da popoli che non praticavano l’agricoltura. Quattromila anni più tardi, a nord della penisola arabica, i semiti, gli antenati degli ebrei, sono testimoni di un evento che si svolge di fronte a casa loro: l’espansione dei Prendi. Nel corso di quattromila anni, la rivoluzione agricola si è diffusa verso occidente e verso oriente, mentre a meridione i semiti la bloccano. E i semiti non erano agricoltori, altrimenti avrebbero preso parte a ciò che stava accadendo tra i Prendi. Quindi credo si possa dire fossero Lascia, anche se non più cacciatori-raccoglitori. Avevano sviluppato un altro tipo di adattamento che sarebbe diventato tradizionale per i popoli semitici: la pastorizia. E quello che successe a quel punto è ciò che accade sempre ai confini dell’espansione dei Prendi: i Lascia vennero sterminati affinché altra terra potesse essere adibita a coltura. Sul confine che separa gli aratori del suolo dai pastori semitici, si confrontarono Caino e Abele. Ma gli studiosi della Bibbia ben difficilmente avrebbero potuto intendere le storie narrate in quel testo come una propaganda bellica dei semiti."

(riduzione da "Ishmael" di D.Quinn)

Daniel Quinn - Ishmael - riduzione IV

(il dialogo si svolge tra un gorilla e un uomo. L’uomo ha risposto ad un’inserzione che recita: “MAESTRO cerca allievo. Si richiede un sincero desiderio di salvare il mondo. Presentarsi di persona.” Giunto all’indirizzo indicato, l’uomo scopre che il maestro, Ishmael, è in realtà un gorilla.)

Ishmael "...allora chiediamoci: in cosa il vostro comportamento differisce da quello delle altre creature?"
"Mmm… per quanto ne so ci sono alcune cose che i Prendi fanno e il resto della comunità no, e sono tutte fondamentali nella loro civiltà. Una è che sterminano i loro avversari, il che non succede mai in natura. In natura gli animali difendono il proprio territorio e le proprie prede e invadono il territorio degli avversari per appropriarsi delle loro prede, ma in nessun caso uccidono tanto per uccidere. Un’altra cosa è che i Prendi distruggono sistematicamente il cibo dei loro avversari per dare spazio al proprio. Inoltre i Prendi impediscono ai loro avversari l’accesso al cibo, mentre in natura la regola è: puoi impedire ai tuoi avversari l’accesso a quello che stai mangiando, ma non al cibo in generale. In sintesi, la nostra politica è: ogni centimetro quadrato di questo pianeta ci appartiene."
Ishmael "Quindi potremmo dire che, al contrario, la legge della comunità della vita stabilisce che è possibile competere, ma solo fino ai limiti delle proprie necessità, senza eliminare tutti i nostri avversari né distruggere il loro cibo né tanto meno impedire loro l’accesso al nutrimento. In altre parole competere non è scatenare una guerra. A questo punto mi domanderei: cosa sarebbe successo se la legge fosse stata abrogata dieci milioni di anni fa? Come sarebbe ora la comunità della vita?"
"Credo che ci sarebbe una sola forma di vita a ogni livello di competizione."
Ishmael "E al contrario la legge della comunità della vita che cosa favorisce?"
"La differenziazione?!"
Ishmael "Esatto. La differenziazione è un fattore di sopravvivenza per la comunità. Una comunità che comprende cento milioni di specie può sopravvivere quasi a ogni tipo di catastrofe planetaria. Invece una comunità di cento o di mille specie ha un valore di sopravvivenza praticamente nullo. Quello che è tipico della cultura Prendi, al contrario, è che più avversari vengono eliminati, più esseri umani possono venire al mondo. Nel momento in cui ci si dichiara esentati dalla legge della competizione limitata, ogni cosa al mondo diventa un nemico da sterminare, eccetto il proprio cibo e il cibo del proprio cibo. Come vedi, il fatto che una sola specie si dichiari estranea a questa legge ha lo stesso effetto che se lo facessero tutte. Il risultato è una comunità nella quale la differenziazione viene progressivamente eliminata per permettere l’espansione di una singola specie. Il punto è che “Intensificare la produzione per nutrire una popolazione più vasta conduce a un’ulteriore crescita della popolazione”. (Peter Farb “Umanità”) mentre in natura ogni specie non smette di moltiplicarsi finché non glielo impedisce la mancanza di cibo. Ma Madre Cultura si ostina ad insegnare che una simile legge non si applica all’uomo, perché nella vostra cultura non esiste alcuna autentica fiducia nel controllo mondiale delle nascite. In natura, quando una specie si moltiplica al di là delle sue risorse alimentari, si ha una diminuzione della popolazione, finché non si ristabilisce un equilibrio. Il continuo aumento della produzione alimentare in uso tra i Prendi, invece, non permette alla popolazione di diminuire, nemmeno alle popolazioni più povere, perché il cibo viene importato dall’esterno. E’ in questo modo che la fame diviene una condizione cronica."

(riduzione da "Ishmael" di D.Quinn)

Daniel Quinn - Ishmael - riduzione III

(il dialogo si svolge tra un gorilla e un uomo. L’uomo ha risposto ad un’inserzione che recita: “MAESTRO cerca allievo. Si richiede un sincero desiderio di salvare il mondo. Presentarsi di persona.” Giunto all’indirizzo indicato, l’uomo scopre che il maestro, Ishmael, è in realtà un gorilla.)

Ishmael "Perché essere umani vi costringe a rovinare tutto?"
"Perché ci deve essere qualcosa di fondamentalmente “sbagliato” negli esseri umani. Qualcosa che rende la gente stupida e distruttiva, avida e imprevidente."
Ishmael "Non penso sia così. Non c’è nulla di fondamentalmente sbagliato negli esseri umani. Se sono chiamati a recitare una storia in accordo col mondo, vivono in accordo col mondo, come fanno i Lascia. Ma se devono esibirsi in una storia diversa, nella quale agiscono in contrasto col mondo, come nel vostro caso, vivono in contrasto col mondo. Se il copione prevede che siate padroni del mondo, è logico aspettarsi che vi comportiate come tali. E in questo senso il mondo diviene un nemico da piegare e sottomettere alla vostra volontà. Ho fatto caso che una delle caratteristiche della cultura dei Prendi è la loro appassionata e incrollabile dipendenza dai profeti. L’influenza di persone come Mosè, Buddha, Confucio, Gesù Cristo e Maometto è semplicemente enorme, nella storia dei Prendi. Ma cos’hanno di tanto importante i profeti? Qual è il loro scopo sulla Terra?"
"Io credo che lo scopo sia di metterci sulla retta via e dirci come dobbiamo vivere."
Ishmael "D’accordo, allora ricapitoliamo. Secondo la mitologia dei Prendi, primo: esiste in loro qualcosa di fondamentalmente sbagliato; secondo: non hanno alcuna conoscenza certa sul modo in cui devono vivere, tanto da avere bisogno di profeti che li illuminino al riguardo. A me sembra che ci sia un rapporto, tra questi due fatti, perché il difetto fondamentale dell’uomo è appunto questo, e cioè che non sa come deve vivere. Sulla Terra la comunità della vita funziona bene da tre miliardi di anni. I Prendi, però, si tirano indietro inorriditi di fonte a questa comunità, giudicandola caotica, feroce e sregolata, in cui ogni creatura vive nel terrore di morire. Ma i Lascia non la pensano così. In realtà si tratta di una comunità ordinata. Le piante verdi sono il cibo dei mangiatori di piante, i quali sono il cibo dei predatori; ciò che rimane è il cibo degli animali che si nutrono di carcasse, che restituiscono alla terra il nutrimento necessario alle piante verdi. E’ un sistema che ha funzionato alla perfezione per miliardi di anni. Questo accade perché esiste una legge che nella comunità viene seguita invariabilmente. Perfino gli uomini devono la propria esistenza a questa legge. La legge non protegge soltanto la comunità nel suo complesso ma anche le singole specie e perfino gli individui. Poi, però, circa diecimila anni fa, un ramo della famiglia Homo sapiens sapiens disse: “L’uomo è esente dalla legge. Gli dèi non volevano vi fosse soggetto”. E subito dopo costruì una civiltà che si prendeva gioco della legge in ogni suo aspetto. Allora chiediamoci: in cosa il vostro comportamento differisce da quello delle altre creature?"

(riduzione da "Ishmael" di D.Quinn)

Daniel Quinn - Ishmael - riduzione II

(il dialogo si svolge tra un gorilla e un uomo. L’uomo ha risposto ad un’inserzione che recita: “MAESTRO cerca allievo. Si richiede un sincero desiderio di salvare il mondo. Presentarsi di persona.” Giunto all’indirizzo indicato, l’uomo scopre che il maestro, Ishmael, è in realtà un gorilla.)

Ishmael "Ecco dunque quale potrebbe essere la premessa della vostra storia: “il mondo è stato creato per l’uomo”. Ora, rifletti sulle conseguenze di una premessa simile."
"Se ammettiamo che il mondo sia stato creato per noi, allora vuole dire che ci appartiene e dunque possiamo farne quel che vogliamo."
Ishmael "Esatto. Ed è appunto ciò che è successo negli ultimi diecimila anni: avete fatto del mondo quel che volevate. E naturalmente eravate convinti di essere nel giusto, perché vi apparteneva! Ora torniamo un passo indietro e chiediamoci: perché il mondo e l’universo “avevano bisogno” dell’uomo? Immagina il mondo senza l’uomo. Come ti sembra?"
"Vediamo… il mondo senza l’uomo… c’è… la giungla."
Ishmael "Vuoi dire la natura, con le zanne e gli artigli insanguinati… i draghi primordiali che si confrontano nella melma. E che cosa ti succederebbe se fossi lì?"
"Diventerei uno di quelli che i draghi fanno a pezzi nella melma."
Ishmael "Esatto. E gli dèi non volevano che il mondo da essi creato fosse solo una giungla, vero? Dunque, senza l’uomo il creato era incompleto; era nel caos, in uno stato di anarchia primordiale. E quindi il mondo aveva bisogno di un sovrano. Aveva bisogno dell’uomo. A questo punto, allora, potremmo dire che “il mondo è stato creato per l’uomo, e l’uomo è stato creato per governarlo”.
E tu questa la chiami “scienza”? Io direi piuttosto che si tratta di mitologia. La vostra storia in pratica vi dice che non era possibile diventare pienamente umani vivendo nel fango accanto ai draghi. Per diventare pienamente umani, gli uomini dovevano tirarsi fuori dal fango. Il resto, in fondo, non è che una conseguenza di questo atto. Secondo i Prendi, gli dèi hanno concesso loro la scelta tra una vita breve e gloriosa oppure una lunga e anonima assieme alle altre creature. E i Prendi hanno scelto una vita breve e gloriosa."
"Sì, è un sottinteso comunemente accettato. La gente scrolla le spalle e dice: “Beh, questo è il prezzo da pagare per avere l’acqua corrente, il riscaldamento autonomo, l’aria condizionata, l’automobile e tutto il resto”."
Ishmael "Io non credo sia così, ma passiamo oltre. Finora abbiamo stabilito che “il mondo è stato creato perché l’uomo lo conquistasse e lo governasse, e sotto il governo dell’uomo era destinato a diventare un paradiso. Ma i Prendi hanno sempre avuto la sensazione che il mondo fosse ben lontano dall’essere un paradiso. E questo “ma” è destinato a spiegare ogni difetto del vostro paradiso… guerre e brutalità, povertà e ingiustizie, corruzioni e tirannie, la fame nel mondo e l’oppressione, la proliferazione nucleare e l’inquinamento. Perché essere umani vi costringe a rovinare tutto?"

(riduzione da "Ishmael" di D.Quinn)

Daniel Quinn - Ishmael - riduzione I

(il dialogo si svolge tra un gorilla e un uomo. L’uomo ha risposto ad un’inserzione che recita: “MAESTRO cerca allievo. Si richiede un sincero desiderio di salvare il mondo. Presentarsi di persona.” Giunto all’indirizzo indicato, l’uomo scopre che il maestro, Ishmael, è in realtà un gorilla.)

Ishmael "Da quando esiste l’uomo sono state recitate due storie fondamentalmente diverse. Una cominciò a essere recitata circa due o tre milioni di anni fa dalle persone che chiameremo Lascia, e viene recitata ancora oggi con lo stesso successo di sempre. L’altra cominciò a essere recitata circa diecimila anni fa dalle persone che chiameremo Prendi, ed è evidentemente sul punto di concludersi in una catastrofe."
"Un momento. Io non so di nessuna storia. Nessuna storia unica, voglio dire."
Ishmael "Parlo della mitologia della vostra cultura, perché ogni storia che spieghi il significato del mondo, le intenzioni degli dèi e il destino dell’umanità diventa necessariamente mitologia. E se vuoi capire “perché le cose sono andate così” devi cercare il mito della creazione nella vostra cultura."
"Ma noi non abbiamo nessun mito sulla creazione. Abbiamo conoscenze scientifiche. A meno che tu non ti riferisca al mito creazionistico della Genesi. Ma la storia di cui parlo io non è comunque un mito. Per alcuni aspetti è ancora in discussione, credo, e immagino che ulteriori ricerche potrebbero portare a qualche aggiustamento… ad ogni modo, vediamo… l’universo cominciò molto tempo fa, dieci o quindici miliardi di anni. In seguito, credo sei o sette miliardi di anni fa, nacque il nostro sistema solare. In un paio di miliardi di anni i pianeti si raffreddarono e si solidificarono. Dunque… nel brodo chimico dell’oceano primordiale la vita apparve più o meno tre o quattro miliardi di anni fa… batteri e microrganismi si evolvettero in forme di vita più complesse, che a loro volta cedettero il passo a specie ancora più complesse. A poco a poco la vita giunse anche sulla terraferma. Non so… esseri informi sulle rive degli oceani… anfibi. Gli anfibi si spostarono sulla terraferma ed evolvendosi divennero rettili. Dai rettili si svilupparono i mammiferi… circa… duecentocinquanta milioni di anni fa… comunque i mammiferi… non so… piccoli roditori in tane sotterranee, tra i cespugli, sugli alberi… Dai roditori sugli alberi vennero i primati. E dopo, forse dieci milioni di anni fa, una razza di primati scese dagli alberi e… da cosa nacque cosa, a una specie ne seguì un’altra e alla fine, circa tre milioni di anni fa, apparve l’uomo."
Ishmael "Mmm... Questo tuo resoconto della creazione finisce con le parole: “E alla fine apparve l’uomo”. Che significa?"
"Significa che la creazione è arrivata alla fine."
Ishmael "Quindi, quando “alla fine apparve l’uomo”, la creazione si concluse perché aveva raggiunto il suo obiettivo. Non esisteva nient’altro da creare."
"Beh, questo sembra sia sottinteso."
Ishmael "Non sempre è sottinteso. Nella vostra cultura la religione non ha peli sulla lingua. L’uomo è il prodotto finale della creazione; è l’essere per il quale è stato creato tutto il resto: il mondo, il sistema solare, la galassia e l’universo stesso… E questa non sarebbe mitologia? Vuoi dire che l’intero processo cosmico si è concluso tre milioni di anni fa, proprio su questo piccolo pianeta, con la comparsa dell’uomo? Forse l’evoluzione si è fermata di colpo solo perché è arrivato l’uomo?"

(riduzione da "Ishmael" di D.Quinn)


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