diario/diaria
Saturday April 12, 2008
25-26-27
APRILE
FIRMA ANCHE TU PER I REFERENDUM ABROGATIVI
Si tratta dei nostri soldi e della nostra informazione!
1- ABOLIZIONE DEI FINANZIAMENTI PUBBLICI ALL’EDITORIA
-I finanziamenti pubblici all’editoria ammontano a quasi 100 MILIONI di euro. Dobbiamo
eliminare queste sovvenzioni per liberare l’informazione dagli sprechi e dal servilismo.
-I finanziamenti creano dipendenza economica di un giornale nei confronti di chi gli concede il
finanziamento stesso.
-L’editoria assistita è la negazione di un’editoria libera e, prima ancora, di un’editoria
incoraggiata e capace di produrre pluralismo e professionalità.
Alcuni quotidiani finanziati con il
denaro pubblico e Direttori:
Copie stampate:* Copie vendute* Finanziamenti ricevuti:
Il Corriere della Sera -Paolo Mieli 844.418 624.232 23.500.000 €
Il sole 24 ore -Ferruccio de Bortoli 431.254 336.006 19.200.000 €
Repubblica -Ezio Mauro 799.841 588.235 12.000.000 €
La Stampa -Giulio Anselmi 427.993 304.570 7.000.000 €
L’Unità -Antonio Padellaro 126.180 60.447 6.500.000 €
Libero -Vittorio Feltri 235.821 126.549 5.300.000 €
Il Foglio -Giuliano Ferrara 22.500 13.000 3.500.000 €
Il Campanile Nuovo -Paolo Festuccia 5.000 1.500 1.150.000 €
[…] Per un totale di circa 100 milioni di euro!
* Fonte: ADS 2006. Dati medi sulle copie mediamente stampate (esclusi gli abbondanti scarti) e vendute (escluse le consegne gratuite)
2- ABOLIZIONE DELL’ALBO DEI GIORNALISTI
-L’accesso alla professione di giornalista deve essere libera da ogni vincolo burocratico e
corporativo.
-L’ordine dei giornalisti, creato dal regime fascista (ed ESISTENTE SOLO IN ITALIA!), ha creato
una casta asservita ai Poteri Forti.
-L’ordine dei giornalisti risulta inutile ed obsoleto nell’era digitale dove l’informazione sempre più
nasce dal basso.
3- ABOLIZIONE DEL D.LGS. 177/2005
-La legge Gasparri garantisce il solo duopolio Mediaset – Rai, ostacolando fortemente l’esistenza
di altri operatori radiotelevisivi.
-A causa della legge Gasparri l’Italia sarà condannata a pagare un risarcimento danni agli
operatori che sono rimasti esclusi dal sistema radiotelevisivo.
-Non solo, l’Unione Europea sta per aprire una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia che
rischia di pagare fino a 400.000 euro al giorno a causa della legge Gasparri.
Per firmare è necessario solo un Documento d’Identità. Ma se porterai anche la tua Tessera Elettorale ci aiuterai
notevolmente per la vidimazione delle firme. Grazie per il tuo contributo.
category: Parlando di me - April 12, 2008 02:47 AM [edited: April 12, 2008 02:57 AM]
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Monday March 17, 2008
Si terrà al Forte di Bard dal 18 marzo al 31 agosto la mostra -Terra. Materia e simbolo. Arte, video e photo.- In concomitanza con l'Anno Internazionale della Terra indetto dall'Unesco, l'Associazione Forte di Bard propone un evento espositivo dedicato all'elemento terra, curato da Enrico Crispolti e Pierluigi Carofano, con il sostegno della Regione Autonoma Valle d'Aosta, della Compagnia di San Paolo e della Fondazione CRT e il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dell'Unesco.
Raramente la nostra vita quotidiana ci porta a un contatto diretto con l'elemento terra. Essa e' in parte nascosta sotto cio' che l'uomo vi ha costruito. La possibilità di svelare e far idealmente riaffiorare cio' che e' celato ai nostri occhi e' il principio che muove la mostra. La terra e' nelle mani dell'uomo: l'esortazione affinche' se ne prenda cura e' il messaggio finale. Il percorso espositivo, allestito nei locali dell'Opera Carlo Alberto, affronta il profondo legame tra la terra e l'uomo articolandosi in quattro sezioni: storico-artistica, fotografica, iconografica e interattiva/esperienziale.
La prima delle quattro sezioni -Terra. Materia e simbolo- e' collocata nelle sette sale delle Cannoniere. Si tratta di un percorso storico-artistico che presenta opere comprese in un arco cronologico che va dal Basso Medioevo sino all'età contemporanea e in un'area geografica che abbraccia l'Europa occidentale. Ogni sala contiene la messa in scena di una tematica correlata all'elemento terra. L'esposizione si apre con l'installazione multimediale e interattiva -Strati di pelle: terra da scoprire-, realizzata appositamente dallo studio Ennezerotre: attraverso immagini che, alla presenza del visitatore si trasformano le une nelle altre, e' mostrato il mutare, lo spogliarsi del paesaggio artificiale che torna ad essere naturale.
Nella prima sala, la terra e' vista come uno dei quattro grandi elementi che compongono il cosmo: e' la materia di cui siamo fatti, e' l'elemento da cui tutto parte e che tutto regge. A rappresentare questo concetto, tra le altre opere, il capolavoro del fiammingo Louis Finson, I quattro elementi, in cui la terra e' rappresentata come una vecchia in una postura soggiogata, nella sua funzione di sostentamento di tutti gli elementi. La vita e, in prospettiva religiosa, la creazione, hanno origine dalla terra, come ci ricorda la formella di Donatello con la Creazione di Adamo ed Eva.
Il percorso prosegue nella seconda sala. Qui la terra e' la madre da cui proveniamo, come attestano gli stessi racconti della creazione. Proprio in quanto nostra origine, la terra e' la nostra casa, il luogo della stabilità e cio' da cui traiamo nutrimento. Le opere in mostra giocano anche sull'opposizione, antropologica e sociologica, tra civiltà di terra e di mare. La terra rimanda alla sicurezza e alla stabilità, al mondo dell'economia e della casa. L'uomo si aggrappa con tutte le sue forze ad essa per sottrarsi alla furia degli elementi, come in Temporale sulla valle del Piave di Marco Ricci, dove l'arrivo improvviso della burrasca contrasta con l'arcadico paesaggio dove gli armenti pascolavano sino a quel momento serenamente.
La terza sala vuole mostrare la vita della terra, i suoi moti e le sue metamorfosi. Pur avendo forma opposta alla mobilità del mare, la terra ha vita ed energie represse. La sua stabilità contiene una forza profonda e sconvolgente. Dietro all'ordine della superficie, vi e' un ribollire profondo, che, liberandosi, puo' diventare minaccioso. Il tema dell'eruzione dei vulcani e dei terremoti ne e' magnifico esempio. In mostra opere quali Natura di Lucio Fontana, il Cretto di Alberto Burri, Adorazione del Bambino, di Antonio Corna.
La superficie corrugata del mondo e' tale non solo per la naturale varietà della terra, ma perche' l'uomo la solca. Quando l'uomo, in cerca di avventure, solca i mari, i flutti si richiudono cancellando le tracce del suo passaggio, quando l'uomo solca la terra, la -costringe- a dare frutto: la quarta sala presenta i frutti del lavoro dell'uomo. Di tutto questo esiste, a partire dal Medioevo, un vasto repertorio iconografico, una vera e propria enciclopedia figurata del lavoro della campagna, mantenuto inalterato sino a tutto l'Ottocento. In mostra opere quali Paesaggio Lombardo di Umberto Boccioni, San Martino di Vincenzo Campi e Pace sulle ferite della terra di Renato Guttuso.
I solchi non solo costringono la terra a dare frutto, ma la ordinano anche come un elemento costitutivo della società e della storia - basti pensare alla leggenda della fondazione di Roma, il cui confine e' delimitato da Romolo con un aratro. In mostra Romolo di Corrado Cagli e l'incisione di Felice Campi con il Suolo di Roma al momento della sua fondazione. Solcare la terra significa prima di tutto prenderne possesso, circoscriverla e modularla. I solchi diventano allora confini, tema della quinta sala.
La qualità fisica della materia terra ha permesso all'uomo, sin dalla sua apparizione sul pianeta, d'interagire con essa creando forme. Non a caso il termine plastica rimanda all'arte di modellare la creta. La sesta sala e' dedicata a questo tema. Esposte terrecotte di vari periodi, tra queste l'inedito ritratto di Costanza Bonarelli, modello per il marmo del Museo Nazionale del Bargello, capolavoro di Gian Lorenzo Bernini. E sempre del Bernini il modello per il San Gerolamo della Cappella Chigi Saracini nel Duomo di Siena.
A tre ritratti seicenteschi di San Francesco d'Assisi, conclusione del percorso storico-artistico, e' affidato il messaggio della settima sala. Il Cantico di frate Sole testimonia un particolare e inedito sentimento per la natura, vista come un tutto unitario cui apparteniamo e che rimanda immediatamente a Dio, come al suo e al nostro creatore. La francescana fraternità tra tutte le creature libera gli uomini dalla paura e li consegna a un amore reciproco che nasce dal sentire l'universale paternità di Dio. In questo contesto la Madre terra manifesta la sua munifica benevolenza. La terra e' nelle nostre mani. Possiamo schiacciarla e sbriciolarla, rinchiuderla e conservarla, proteggerla e sprecarla, farla crescere e germinare. Possiamo persino gettarla. Singolare destino dell'uomo che diviene signore di cio' da cui proviene.
La seconda sezione, -Sguardi della terra contemporanea-, ospita un percorso fotografico con immagini di sei fotografi valdostani. A partire dai temi affrontati nel percorso storico-artistico, Davide Camisasca, Diego Cesare, Francisco De Souza, Stefano Sarti, Marco Spataro e Stefano Torrione propongono, ognuno con la propria sensibilità, una serie di scatti capaci di trascendere dal contesto in cui sono stati realizzati, il territorio della Valle d'Aosta.
Nella terza sezione, -Le parole della terra-, e' proposta un'installazione multimediale dedicata alla rappresentazione della terra nelle diverse tradizioni e culture popolari. Grazie alla semplice interazione con un monitor, il visitatore potrà scegliere l'area geografica da cui partire per approfondire l'origine e il significato di alcuni termini che ricorrono nelle altre sezioni della mostra.
-La terra e' nelle nostre mani-, e' la riflessione suggerita nella quarta e ultima sezione. Al visitatore viene offerta la possibilità di raccogliere un sacchetto di terra con alcuni semi e scegliere cosa farne: disperderla, portarla con se' e far crescere i semi, riaffidarla al Forte di Bard per dare vita ad un'aiuola. Un gesto semplice ma allo stesso tempo di alto valore simbolico, a significare che la terra e' nostra e spetta a noi decidere cosa farne.
Durante i mesi della mostra saranno inoltre organizzati sul territorio incontri di approfondimento sui temi dell'esposizione. Si terranno laboratori didattici e visite guidate alla mostra. Questo nuovo progetto espositivo risponde alla missione del Forte di Bard - diventare un centro internazionale di riferimento culturale dell'arco alpino - e alla peculiarità della sua offerta, mirata a soddisfare le esigenze di un pubblico eterogeneo, che ricerca nella visita al Forte un'esperienza culturale, emozionale e ludica. Multimedialità, multidisciplinarietà e interattività sono caratteristiche che animano la mostra, coerentemente con il Museo delle Alpi e l'intero progetto allestitivo del Forte.
Mostra ideata e promossa da
Associazione Forte di Bard per la valorizzazione del turismo culturale del Forte di Bard
Soci fondatori
Regione Autonoma Valle d'Aosta / Re'gion Autonome Valle'e d'Aoste
On. Luciano Caveri, presidente
Compagnia di San Paolo
Franzo Grande Stevens, presidente
Fondazione Cassa di Risparmio di Torino
Andrea Comba, presidente
Socio sostenitore
Finaosta S.p.A.
Giuseppe Cilea, presidente
Con il Patrocinio di
Presidenza del Consiglio dei Ministri
Ministero per i Beni e le Attività Culturali
UNESCO - Commissione Nazionale Italiana
Coordinamento e sviluppo progetto
Associazione Forte di Bard per la valorizzazione del Turismo culturale del Forte di Bard
Comitato Scientifico
Pierluigi Carofano
Enrico Crispolti
Daniele Lupo Jallà
Ugo Perone
Comitato Organizzativo
Associazione Forte di Bard per la valorizzazione del Turismo culturale del Forte di Bard
Roberto Domaine
Sergio Musumeci
Pietro Passerin d'Entre'ves
Joseph Gabriele Rivolin
Le sezioni della mostra
Terra. Materia e simbolo
a cura di
Enrico Crispolti
Pierluigi Carofano
Sguardi della terra contemporanea
Fotografie e testi di
Davide Camisasca
Diego Cesare
Francisco De Sousa
Stefano Sarti
Marco Spataro
Stefano Torrione
Le parole della terra
ricerca iconografica di
Lucia Impelluso
Catalogo Silvana Editoriale. Prezzo: 25 - in mostra, 29 - in libreria.
Ufficio stampa
SPAINI & PARTNERS T. +39 050 36660 / 050 36985
Guido Spaini guido.spaini@spaini.it
Matilde Meucci matilde.meucci@spaini.it
Associazione Forte di Bard
Via Vittorio Emanuele II -11020 - Bard (AO)
Orari: martedi'/venerdi' dalle 10.00 alle 18.00 - sabato/domenica e festivi dalle 10.00 alle 19.00 - chiuso il lunedi'
dal 19 luglio al 31 agosto aperto tutti i giorni, lunedi' inclusi, 10.00 - 19.30
Biglietto mostra: Intero: euro 8; Ridotto: euro 6; Ragazzi: euro 4
Sono previste visite guidate in mostra
Info. Associazione Forte di Bard - T. 0125 833817
Sono previste agevolazioni per gruppi e famiglie.
category: Arte e i suoi dotti requisiti - March 17, 2008 08:01 PM [edited: March 17, 2008 08:04 PM]
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Wednesday March 12, 2008
Paul McCarthy è uno di quegli artisti che dividono il mondo in due. Il suo lavoro si abbatte sul pubblico senza mezze misure, separandolo in fedeli seguaci e accaniti detrattori. Nel corso degli anni non è arretrato di un centimetro, attraversando impermeabile tre decadi segnate da stravolgimenti formali e non. Ancora oggi, in un’epoca dominata dall’immagine e arricchita di artisti più o meno indebitati al suo lavoro (Gelitin, Jason Rhoades, Christoph Büchel, Mike Nelson), questo mix esplosivo di simbologie freudiane, azionismo viennese, traumi infantili, cultura popolare americana, demenza, sesso e cibo, continua a colpire e a disturbare anche un pubblico a prova di bomba come quello dell’arte contemporanea. Un percorso, quello di McCarthy, che trova le sue origini in un posto improbabile come Salt Lake City, dove nacque nel 1945. Proprio sulle rive del lago che bagna la cittadina dello Utah, venticinque anni dopo Robert Smithson realizzò la sua Spiral Jetty, opera seminale della Land Art. Nessuno ha mai indagato a fondo la questione, ma viene spontaneo chiedersi se McCarthy, che in quegli anni stava muovendo i primi passi nel mondo dell’arte, non abbia inconsapevolmente individuato in quella scultura macroscopica e monumentale l’ingrediente mancante per diventare una delle voci più originali dell’arte americana. Fino a quel momento, infatti, l’arte di McCarthy non si differenziava troppo da quella di molti artisti della sua generazione. Forse la documentazione scarna e rigorosamente in bianco e nero dei tempi contribuisce a questo senso di appiattimento, ma è innegabile che le sue prime azioni (ai tempi il vocabolo ‘performance’ non era ancora stato inventato), per quanto rilevanti all’interno di un percorso personale, non avevano ancora quelle tinte forti e dissacratorie che avrebbe acquisito in seguito. In un periodo in cui Bruce Nauman misurava a grandi passi lo studio e Lawrence Weiner creava dei fori nei parchi nazionali con una serie di microesplosioni, McCarthy sembrava solo uno dei tanti artisti americani intenti ad esplorare quella nuova possibilità di fare arte indicata da Allan Kaprow anni prima. Eppure a ben vedere già nei primi esperimenti documentati su nastro, collettivamente chiamati Basement Tapes, si intravedono degli elementi che poi diventeranno una costante nel lavoro dell’artista, come ad esempio la totale assenza di una struttura narrativa, la pressione claustrofobica dello spazio e una persistente ripetitività. Soffermandosi nel dettaglio, in Ma Bell fa la sua prima apparizione il liquido, sotto forma di olio da motore; in Face Painting - Floor, White Line (1972) il corpo diventa protagonista, prendendo il posto del pennello e lasciando una traccia di vernice sul pavimento. Ma è probabilmente in Whipping A Wall And A Window With Paint (1974), dove i passanti vedevano McCarthy ‘ingabbiato’ in una vetrina spargere vernice sui muri, che ci si rende conto della violenza e del ruolo dello spazio nell’universo dell’artista. La battaglia spirituale tra vuoto e realtà, che per ammissione stessa di McCarthy fu il fulcro di una seria crisi psicologica a inizio anni Settanta, si manifestava in modo scontato ma pregnante, tracciando un solco che arriverà ad ospitare i semi di creazioni future come Hot Dog (1974), Death Ship (1981) e Bossy Burger (1991). In netto contrasto col rigore formale dei tempi, i set delle azioni di McCarthy diventavano dei veri campi di battaglia. L’importanza dell’oggetto non era negata, anzi, una strana forma di feticismo si faceva strada investendo giocattoli, bottiglie e macchie di ketchup di un valore aggiunto intenso quanto fastidioso. Bossy Burger si è guadagnato un posto importante nella produzione di McCarthy, ed è facile capirne il perché. Mad Magazine oggi è poco più che un esercizio di satira fumettistica, ma in quegli anni era una bibbia della controcultura. La decisione di utilizzare il simbolo della rivista – Alfred E. Neuman – come personaggio centrale, associata alla scelta del set di Tre Nipoti E Un Maggiordomo, forse la più rassicurante serie televisiva mai esistita, garantisce già le premesse per un contrasto drammatico. McCarthy/Neuman si aggira per lo spazio senza una logica precisa, prigioniero di un mondo sospeso nell’oscurità del vuoto, dove la realtà, osservata dall’esterno, diventa un gioco assurdo e inutile. Bossy Burger sta all’arte come Aspettando Godot di Beckett sta al teatro. Difficile restare indifferenti davanti ad un’allegoria così sinistra della condizione umana. Le singole immagini o un’osservazione parziale possono trarre in inganno e far sorridere, ma attraversare per intero i 50 minuti di Bossy Burger è un’esperienza angosciante. McCarthy ha individuato nell’uso della maschera una delle ragioni per cui la differenza tra oggetto e performance è minima. I fori della maschera gli permettono una visibilità limitata, creando una specie di cornice naturale intorno all’azione, come quando si usa una telecamera. Si tratta di una giustificazione tecnica poco illuminante, che però serve per soffermarsi su un altro punto: la maschera non ha solo una funzione scenografica o di protezione, diventa anche un processo di impersonificazione fisica e spaziale. Al’interno della maschera diventa difficile respirare, la voce cambia. Vista dalla prospettiva dell’artista, diventa una componente architettonica restrittiva, come le pareti e i mobili che lo circondano. La diffidenza e il disperato cinismo di McCarthy verso il mondo e la sua cultura non devono far pensare che sia privo di umorismo. Painter (1995) prende di mira il ruolo dell’artista e il blocco della creatività. McCarthy/pittore cerca di dipingere ma non ci riesce. Inveisce contro de Kooning ed esprime tutta la sua frustrazione contro l’opera incompiuta e il mondo che la aspetta. È un’azione corrosiva che trova spazio e integrità anche perché McCarthy, al contrario del suo alter ego in Painter, non sembra malato di narcisismo. La sua presenza è continua ma confusa, irriconoscibile e intercambiabile, nascondendosi con estrema naturalezza anche nei lavori a quattro mani realizzati con Mike Kelley e Jason Rhoades, come Fresh Acconci (1995) e Proposition (1999). Rhoades, che conobbe McCarthy da studente, viene spesso considerato una versione ibrida del maestro, ma in effetti il suo lavoro nasce da premesse completamente diverse. Il caos di Rhoades è freddo, frutto di una meticolosa ricerca dove niente è considerato irrilevante. Quello di McCarthy nasce dal caso. Gli oggetti vengono acquistati il giorno stesso della performance o poco prima e la loro presenza trova spesso una logica solo dopo esser stata assoggettata alle cure splatter dell’artista. I critici di McCarthy hanno sempre sostenuto che l’uso del ketchup al posto del sangue sia la prova che la sua arte non sia altro che una versione spettacolarizzata e surrogata di Herman Nitsch e soci, ma è un’osservazione superficiale. McCarthy è cresciuto negli Stati Uniti, non nella Vienna post-bellica. Le origini della sua filosofia (o delle sue ossessioni) non vanno ricercate nel grigio clima di ricostruzione di una città europea torturata dalla guerra, ma nel gigantismo, nella televisione, nell’intensità cromatica, nell’estetica di una nazione in cui spesso la sobrietà viene sacrificata nel nome dell’entusiasmo. Le recenti uscite europee di McCarthy, dalla doppia mostra londinese da Hauser & Wirth e Whitechapel nel 2005 fino alla retrospettiva allo SMAK di Gent tutt’ora in corso, confermano invece come il pubblico europeo sia probabilmente più disposto a cogliere l’essenza del suo lavoro.
Non è un segreto che quando McCarthy si trasferì in California nel 1969, incarnò insieme a Mike Kelley il ruolo di artista anti-New York per eccellenza, una posizione che secondo alcuni gli è costata il successo nella grande mela. Anche nel febbraio del 2001, quando ci fu una vera e propria invasione a Manhattan con la retrospettiva al New Museum, l’installazione di The Garden da Deitch Projects, la ricreazione del suo studio in Madison Avenue sponsorizzata dal Public Art Fund e Santa Chocolate Shop da Luhring Augustine, l’accoglienza fu rispettosa ma non particolarmente esaltata. Grady Turner, che ai tempi lo intervistò per Flash Art, descrisse McCarthy come “un misto tra un biker e Babbo Natale”. E Babbo Natale, sei anni dopo, si prende la sua rivincita. La recente mostra da Maccarone Inc., è la cattedrale in cui il consumismo criticato da McCarthy e la sua arte viscerale convolano a nozze. L’artista ha costruito il sequel di Santa Chocolate Shop. Il cottage, presentato per la prima volta alla Biennale del Whitney nel 1997, cristallizzava l’incubo di un consumatore di cioccolato. Tolti gli attori rimangono i loro frutti: la galleria è stata mutata in una fabbrica che produce quotidianamente circa 1,000 statuette fallico/natalizie di cioccolato. Mentre i pezzi difettosi sono disponibili per un assaggio gratuito, quelli buoni sono venduti come strenna d’autore a poco più di 70 euro. Fonti della galleria dicono che le vendite si aggirano mediamente sui 100 pezzi al giorno. Considerando che la mostra è destinata a durare fino alla vigilia di Natale, cosa accadrà ai circa 3,000 pezzi residui? Sicuramente McCarthy ha già in serbo la risposta.
category: Arte e i suoi dotti requisiti - March 12, 2008 03:20 PM
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Monday February 25, 2008
Mi sono accorto di avere sempre meno tempo per riuscire a fare tutto quello che ho in testa già dalla mattina presto...Poi ultimamente sono per molto tempo anche in studio a lavorare su altri soggetti e su una serie nuova,poi dovrei stare dietro al giardino...ai miei pargoli...la casa...la suocera che è una PUNIZIONEDIDDIO...l'impegno politico che ora si fa sentire piuttosto poderosamente...il lavoro quotidiano che stà diventando un rogo per i miei paesi bassi...e al fine settimana non si può più fare tanta festa perche i Talleri europei sembrano fatti di aria e non di carta!
Meditiamo gente meditiamo!
category: Arte e i suoi dotti requisiti - February 25, 2008 02:40 AM
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