Art & Photography Lab
Tuesday July 8, 2008
Siamo fatti della stessa sostanza delle stelle
category: fotografia - July 8, 2008 12:22 PM
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Monday July 7, 2008
Un imprenditore siciliano "riciclava" scarti di produzione
Tornavano sugli scaffali sotto forma di altri prodotti caseari
La truffa dei banditi della tavola
rivendevano formaggio avariato
di PAOLO BERIZZI
CREMONA - Nel formaggio avariato e putrefatto c'era di tutto. Vermi, escrementi di topi, residui di plastica tritata, pezzi di ferro. Muffe, inchiostro. Era merce che doveva essere smaltita, destinata ad uso zootecnico. E invece i banditi della tavola la riciclavano. La lavoravano come prodotto "buono", di prima qualità.
Quegli scarti, nella filiera della contraffazione, (ri) diventavano fette per toast, formaggio fuso, formaggio grattugiato, mozzarelle, provola, stracchino, gorgonzola. Materia "genuina" - nelle celle frigorifere c'erano fettine datate 1980! - ripulita, mischiata e pronta per le nostre tavole. Venduta in Italia e in Europa. In alcuni casi, rivenduta a quelle stesse aziende - multinazionali, marchi importanti, grosse centrali del latte - che anziché smaltire regolarmente i prodotti ormai immangiabili li piazzavano, - senza spendere un centesimo ma guadagnandoci - a quattro imprese con sede a Cremona, Novara, Biella e Woringen (Germania).
Tutte riconducibili a un imprenditore siciliano. Era lui il punto di riferimento di marchi come: Galbani, Granarolo, Cademartori, Brescialat, Medeghini, Igor, Centrale del Latte di Firenze. E ancora: Frescolat, Euroformaggi, Mauri, Prealpi, e altre multinazionali europee, in particolare austriache, tedesche e inglesi. E' quello che si legge nell'ordinanza del pm cremonese Francesco Messina. Un giro da decine di milioni di euro. Una bomba ecologica per la salute dei consumatori.
Le indagini - ancora aperte - iniziano due anni fa. A novembre del 2006 gli uomini della Guardia di Finanza di Cremona fermano un tir a Castelleone: dal cassone esce un odore nauseabondo. C'è del formaggio semilavorato, in evidente stato di putrefazione. Il carico è partito dalla Tradel di Casalbuttano ed è diretto alla Megal di Vicolungo (Novara). Le due aziende sono di Domenico Russo, 46 anni, originario di Partinico e residente a Oleggio. E' lui l'uomo chiave attorno al quale ruota l'inchiesta. E' lui il dominus di una triangolazione che comprende, oltre a Tradel e Megal, un terzo stabilimento con sede a Massazza, Biella, e una filiale tedesca. Tradel raccoglie, sconfeziona e inizia la lavorazione. Megal miscela e confeziona. A Casalbuttano i finanzieri trovano roba che a vederla fa venire i conati. Prodotti caseari coperti da muffe, scaduti, decomposti e, peggio ancora, con tracce di escrementi di roditori. Ci sono residui - visibili a occhio nudo - degli involucri degli imballi macinati. Dunque plastica. Persino schegge di ferro fuoriuscite dai macchinari. La vera specialità della azienda è il "recupero" di mozzarelle ritirate dal mercato e stoccate per settimane sulle ribalte delle ditte fornitrici, di croste di gorgonzola, di sottilette composte con burro adulterato, di formaggi provenienti da black out elettrici di un anno prima. "Una cosa disgustosa - racconta Mauro Santonastaso, comandante delle fiamme gialle di Cremona -. Ancor più disgustoso - aggiunge il capitano Agostino Brigante - , è il sistema commerciale che abbiamo scoperto".
Non possono ancora immaginare, gli investigatori, che quello stabilimento dove si miscela prodotto avariato con altro prodotto pronto è lo snodo di una vera e propria filiera europea del riciclaggio. Mettono sotto controllo i telefoni. Scoprono che i pirati della contraffazione sono "coperti" dal servizio di prevenzione veterinaria dell'Asl di Cremona (omessa vigilanza, ispezioni preannunciate; denunciati e sospesi il direttore, Riccardo Crotti, e due tecnici).
Dalle intercettazioni emerge la totale assenza di scrupoli da parte degli indagati: "La merce che stiamo lavorando, come tu sai, è totalmente scaduta... ", dice Luciano Bosio, il responsabile dello stabilimento della Tradel, al suo capo (Domenico Russo). Che gli risponde: "Saranno cazzi suoi... " (delle aziende fornitrici, in questo caso Brescialat e Centrale del Latte di Firenze, ndr). Il formaggio comprato e messo in lavorazione è definito - senza mezzi termini - "merda". Ma non importa, "... perché se la merce ha dei difetti. .. io poi aggiusto, pulisco, metto a posto... questo rimane un discorso fra me e te... " (Russo a un imprenditore campano, si tratta la vendita di sottilette "scadute un anno e mezzo prima"). Nell'ordinanza (decine le persone indagate e denunciate: rappresentanti legali, responsabili degli stabilimenti, impiegati, altre se ne aggiungeranno presto) compaiono i nomi delle aziende per le quali il pm Francesco Messina configura "precise responsabilità".
Perché, "a vario titolo e al fine di trarre un ingiusto profitto patrimoniale, hanno concorso nella adulterazione e nella contraffazione di sostanze alimentari lattiero-casearie rendendole pericolose per la salute pubblica". Il marchio maggiormente coinvolto - spiegano gli investigatori - è Galbani, controllato dal gruppo Lactalis Italia che controlla anche Big srl. "Sono loro i principali fornitori della Tradel. Anche clienti", si legge nell'ordinanza. Per i magistrati il sistema di riciclaggio della merce si basa proprio sui legami commerciali tra le aziende fornitrici e la Tradel. Con consistenti vantaggi reciproci. Un business enorme: 11 mila tonnellate di merce lavorata in due anni. Finita sugli scaffali dei discount e dei negozi di tutta Europa. Tremila le tonnellate vendute in nero. E gli operai e gli impiegati? Erano consapevoli. Lo hanno messo a verbale. Domanda a un'amministrativa: "Ha mai riferito a qualcuno che la merce era scaduta o con i vermi?". Risposta: "No, tutti lo sapevano".
(4 luglio 2008)
www.repubblica.it
NB.
Si trattava di merce che doveva essere smaltita, destinata ad uso zootecnico. E invece i banditi della tavola la riciclavano. La lavoravano come prodotto "buono", di prima qualità.
Non è bastato scatenare l'encefalite spongiforme nei bovini grazie ad un'alimentazione sbagliata?
Il fatto di "destinare ad uso zootecnico" trasforma cibo avariato in qualcosa di buono e legale perché dato agli animali? Il rispetto per le normative nei confronti degli animali dove sono finite? Difficile anche pensare che gli animali "nutriti" in tal modo non possano essere in buona salute.
Meno male che sono vegana!
category: Notizie - July 7, 2008 03:36 PM [edited: July 7, 2008 03:39 PM]
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Sunday July 6, 2008
Milano al centro di un traffico di falsi d'autore:
sette arresti negli Usa, venti indagati in Italia
MILANO (5 luglio) - Un traffico di opere d'arte grafica, dipinti e sculture contraffatti di maestri moderni e contemporanei, esemplari venduti in tutto il mondo, soprattutto sul sito internet eBay, è al centro di un'inchiesta avviata lo scorso autunno dalla Dda milanese in collaborazione con l' Fbi e la polizia spagnola. Fino ad ora sono sette le persone arrestate, tutte negli Stati Uniti.
Sette arresti negli Stati Uniti. Sul fronte statunitense sono sette le persone arrestate fino ad ora: si tratta di quattro cittadini statunitensi e tre europei, due dei quali italiani, accusati a vario titolo di truffa e frode postale. Il dipartimento di giustizia dell'Illinois ha scoperto un complesso sistema di frodi realizzato dalla banda di falsari, in particolare tramite eBay, ai danni di circa 80 mila persone. Il gruppo, grazie ai complici inseriti nel mondo dell'arte, era riuscito a smerciare opere contraffatte per 5 milioni di dollari (circa 3,1 milioni di euro) negli Stati Uniti, Canada, Australia, Europa e Giappone. L'altro troncone riguarda due persone, una delle quali è un mercante d'arte di New York. In caso di condanna, gli imputati rischiano una pena massima di 20 anni di carcere e una multa fino a 250 mila dollari.
La parte italiana dell'inchiesta. Sul fronte italiano, invece, le indagini, coordinate dal pm Rossana Penna e condotte dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico e culturale di Monza, hanno portato finora al sequestro di numerose opere false tra Lombardia, Lazio, Toscana e Alto Adige. Gli indagati sono una ventina, 15 dei quali accusati di associazione per delinquere finalizzata al traffico transnazionale di opere d'arte e di altri reati. Tra gli indagati, per il pm ha depositato la richiesta di arresto al tribunale del Riesame, anche il pittore milanese Renato Volpini.
I promotori delle truffe, secondo gli inquirenti, sono Elio Bonfiglioli e Oswald Aulestia Bach, originario di Barcellona, entrambi già al centro di indagini in Usa (in Italia sono già stati incriminati) e in Spagna. I due, che sono stati rinviati a giudizio insieme a altre quattro persone, avrebbero commissionato le opere d'arte a pittori e stampatori, in particolare di Milano e Firenze.
Le opere, grazie a galleristi e mercanti d'arte compiacenti, venivano esportate a San Paolo del Brasile, San Francisco, Chigago, Miami, Barcellona, Monaco e in altre città. I falsi Mirò, Picasso, Botero, Chagall, Fontana, Manzoni e così via venivano venduti ad appassionati o collezionisti ignari di aver acquistato a caro prezzo, un falso.
La falsa firma di Mirò. Lo scorso 3 novembre, come hanno documentato gli investigatori, Elio Bonfiglioli, uno dei personaggi principali coinvolti nella vicenda, dopo essere uscito dall'abitazione del pittore Renato Volpini con sottobraccio un rotolo di carta, si incontrò in una via semicentrale di Milano con Oswald Aulestia Bach. Bonfiglioli, in mezzo alla strada e seminascosto solo dalle auto posteggiate «srotolava il rotolo che aveva con sé», mentre Aulestia «con in mano un lapis, apponeva una firma in calce sui diversi fogli» che componevano lo stesso rotolo, appoggiandosi sul vetro della macchina usata da Bonfiglioli per presentarsi all'appuntamento. Bonfiglioli aveva poi riposto il rotolo nella propria autovettura dopo aver consegnato, però, qualche foglio ad Aulestia. In base a quanto appurato le opere d'arte grafiche contraffatte, così come la firma falsa apposta, erano del grande pittore catalano Joan Mirò.
Le tecniche di restauro. Eccole, le curiose pratiche di restauro dei falsi: quando le opere contraffatte perdevano il colore bisognava laccarle, quando invece erano raggrinzite si poteva ricorre a qualche colpo di ferro da stiro e, se erano macchiate, bastava spruzzare un po' di Viava. Per invecchiare le etichette con il numero progressivo della tiratura bastava invece un po' di thè E'quento emerso dalle intercettazioni telefoniche della Procura milanese.
Le cornici di Ikea. Per le cornici si passava all'Ikea dove, tra i tanti modelli, era facile trovare qualche spunto da copiare. Elio Bonfiglioli, uno dei principali indagati, il 5 novembre dell'anno scorso, parlando al telefono, spiega alla sua interlocutrice che era stato fermato alla dogana dell'aeroporto JFK di New York: «Mi hanno aperto la valigia, hanno preso le grafiche per domandarmi che sono che non sono...'che son poster' gli faccio in regalo...». Il 20 marzo di quest'anno Oswald Aulestia Bach, un altro indagato, conversando con Bonfiglioli gli spiega: «Ieri sono andato...questo pomeriggio...all'Ikea... (parola incomprensibile) quando sono ritornato da lui... passato per l'Ikea per vedere le cornici etc, etc...martedì mi metto al lavoro per farli questi pezzi».
www.ilmessaggero.it
category: Notizie - July 6, 2008 10:27 AM
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Friday July 4, 2008
Il vento porta con sé pensieri
li trascina nell'aria secca
li rivolta tra le foglie del giardino,
tra le pagine del libro aperto
innanzi a me
nel verde del tuo nome.
Maria Cecilia Camozzi
(and like the sky - foto di m∆tt c∆plin)
category: Poesia - July 4, 2008 10:25 PM [edited: July 4, 2008 10:26 PM]
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