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equilibriarte.org : Antonio De Rose : blog

Dove sei per tutta la vita?

Non posso parlarti con questo rumore assordante degli aerei.
Non fanno altro che dividerci ancora, di più.

Dove sei per tutta la vita?






Antonio De Rose
marzo 1997

TOSCANA AUTORI: Antonio De Rose

Fresca di stampa, l'AntologiaTOSCANA AUTORI, per i tipi della Ibiskos Editrice Risolo, contiene tre miei testi dall'Editore selezionati per l'occasione e finalisti nel relativo Premio.

Li riproduco di seguito, per quanti ancora non li conoscessero.


A.D.

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SEI COME IL GIORNO CORRE

Sei come il giorno corre
a volte in direzioni sbagliate
e molto, troppo più giovane il caso
continua a girare, sfinisce
con la nuova energia della distanza

Tragicamente lesto, un rumore descrive
la fortuna, tra le tue braccia una parola
oscura: Sei come mi possiedi


PASSO D’AUTORE

Viene per intero a voi, la quiete
origine di un vento che mi affida
il passo breve

Di tutta l’aria incisa, la città esiste
e spasmi (un ridere) affilano i miei occhi
le unghie accusano - I brandelli
sono lune

Dentro il fuoco dei grovigli, nelle
scarpe fisse ai piedi, quali àncore
di piccole aperture


ATTI

All’indietro nell‘infanzia, a corto
Di inquietudine (non l’ha mai avuta)
Erano le dieci del mattino, tutti
Tutti sulla neve (è fatta di sogno)
Io pensavo, quando non ho nulla
Penso a te

Lunga vita alta sfioriva, è giugno
Saturno amore (guidami con voce)
È la fame di luoghi lo sanno, tutti
Tutti stupiti (aveva fatto fuoco)
Il paesaggio l’erba dell’autunno
Cercano te

Appena si nasconde, un’orda
Passa il pianto (si tratta di destino)
A che serve il dispetto, di tutti
Tutti soltanto (il volere è breve)
I miei occhi dopo i tuoi occhi
Ricavano per te





LIBRI: Le stanze del cielo, di Paolo Ruffilli

NELLA PAROLA CALMA, LA CHIAVE E UN ALTRO VERSO

Nota a Le stanze del cielo di Paolo Ruffilli


Perché non si incontra realmente mai nessuno.
E’ una tensione insopportabilmente intima e dolorosa, lo spazio della risposta nello spazio: “nella gabbia contro il muro”; è la realtà della reclusione, “causa” della più recente fatica poetica di Paolo Ruffilli.
Molte espressioni nella parola di oggi prendono la strada oscillante tra l’assunzione della lingua anestetizzata del quotidiano, e il verso collocato nell’intarsio per induzione meccanica. La parola, perde il suo ritmo, la direzione principale per il belvedere, e devia per il sentiero illuminato a giorno esclusivamente sull’autore.
Per la poesia di Ruffilli invece luce e visione sono le stimmate dell’oscurità. Nel dire, si drammaturgizza il dolore nei suoi connotati … e il corpo scompare. “L’odore di vita” si guarda intorno e trova “tutto spostato indietro / tutto più lontano”.
Nelle Stanze del cielo la realtà della reclusione è scandita da un ritmo dei versi a-temporale e per spazi anonimi, perché solo tali e in questo modo descrivibili, nel loro stereotipo.
“Ma che significa punire?”, dalle pagine interiori della prigione, diafano e opaco anche il rifiuto (“tenevano difesa / in coro dall’offesa”) finisce per essere salvezza accecante (“ma chi può vivere senza prospettive?”); i personaggi appaiono non come ombre e movimenti sfocati ma in tutta la loro cruda materialità. Il segreto personaggio diviene la gabbia che, d’artificio, si trasferisce in toto dentro il corpo, fin dentro il suo spazio vitale. Il corpo occupa, per l’escluso, la più “intima”, “fruttuosa” occasione per “un altro nome”.
Altro non resta dunque che riconoscere il meccanismo, e cercare quel po’ di riparo (“la sete, il desiderio”), a empire ogni giovinezza più di fatti, non meno di futuro.


Antonio De Rose

Dignità

La pozza d’acqua piovana riflette
i cieli ferrati di una piccola stazione
La campagna, tra gatti e favori
in tema di prossimità ha un brusìo cupo
di topi che rovinano su nasi bitorzoluti
Qualcosa che è diritto fasullo
mito manchevole del luogo

Anche questo, più di tutto spoglia d’impulso
un gusto di voglie ritrovate
Calma rabbia di realtà, nome
di un caso strano e familiare
si arrendono al sonno più vicino
Dopo soltanto, si sbagliava


Antonio De Rose

Maggio_08


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